La coltivazione dell’altea

L’altea (Althea officinalis) è una pianta perenne della famiglia delle Malvacee, presente allo stato naturale in gran parte dell’Europa, in luoghi umidi e lungo argini, fossi e canali.

La coltivazione dell’altea ha uno scopo prevalentemente ornamentale, ma questa pianta ha anche interessanti proprietà medicinali, in particolare come espettorante naturale. Uno dei prodotti ottenibili è lo sciroppo di altea, utile come sedativo della tosse.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’altea è una pianta erbacea perenne che può crescere fino a 150 cm di altezza. I fusti sono eretti e robusti, e le foglie presente una lieve peluria. I fiori, che si sviluppano lungo gli steli, sono di colore rosa o rosso e sono formati da 5 petali cuoriformi. Si trovano in genere a gruppetti di 7 – 12 e raggiungono i 5 cm di diametro.

Fioriscono generalmente verso luglio ed agosto, ma occasionalmente anche durante l’autunno o nella parte finale della primavera seguente alla semina.

ESIGENZE AMBIENTALI

L’altea cresce naturalmente in luoghi umidi cOme le rive dei fiumi e gli argini dei canali irrigui. L’ambiente ideale per la sua coltivazione è quindi temperato – umido, con esposizione soleggiata. In un’aiuola non deve essere posta all’interno della vegetazione fitta. Il terreno ideale è permeabile, senza problemi di ristagno idrico o di eccessiva presenza di malerbe.

Coltivazione dell'altea

COLTIVAZIONE

In genere, la coltivazione dell’altea a scopo officinale dura due anni: le radici vengono infatti raccolte nell’autunno dell’anno successivo alla semina o al trapianto.

Trapiantando in autunno per divisione dei cespi (si piantano porzioni di pianta con radici), il ciclo diventa annuale, ma è una tecnica possibile solo in zone con inverno mite.

Preparazione del terreno

In un orto familiare si può procedere con una buona zappatura o vangatura, effettuata in autunno, incorporando al terreno 5 kg di letame maturo o compost per metro quadrato.

Propagazione

Seme: nel caso si scelga la propagazione per seme è consigliabile usare contenitori alveolati con torba o terriccio universale. Quando le piantine avranno raggiunto un’altezza di circa 5 cm possono essere trapiantate nell’aiuola distanziandole di 50 cm sulla fila e 80 cm tra le file. Il periodo consigliato è il mese di aprile – maggio.

In alternativa si può optare per la semina diretta, impiegando 20 grammi di seme per 10 metri quadrati. Il periodo indicato è verso metà aprile; si semina a file distanti 80 – 100 cm.

Talea: radica facilmente per talea, avendo cura che il terreno nel quale vengono trapiantate sia umido e in ombra nelle ore più calde.

Cure colturali

Potatura: il periodo migliore per la potatura dell’altea è la primavera. I rami vanno tagliati a circa 20 cm dalla base, al di sopra del germoglio. E’ consigliabile eliminare anche i rami più piccoli e quelli secchi o malati. In questo modo si migliora l’arieggiamento della pianta e l’intercettazione della luce.

Per ringiovanire e dare nuovo vigore ad un arbusto vecchio e con crescita stentata bisogna attuare una potatura drastica, tagliando vicino alla base. In questo modo, la pianta tornerà a vegetare l’anno successivo.

Irrigazione: Il terreno va annaffiato abbondantemente ma non bisogna far ristagnare l’acqua per evitare l’insorgere di marciumi e problemi alle radici.

La coltivazione dell’altea e l’impiego erboristico

Oltre all’utilizzo in campo cosmetico, nella formulazione di creme idratanti per la pelle, l’altea presenta molte proprietà terapeutiche.

Fin dall’antichità infatti, questa pianta è tenuta in grande considerazione per le sue caratteristiche di erba medicinale. Ancora oggi viene usata per preparare decotti e infusi calmanti, decongestionanti e lassativi, grazie alla presenza di mucillagini. Ad essere usate sono soprattutto le radici ma anche le foglie.

In particolare l’altea può essere usata nel trattamento di infiammazioni alle mucose, contro faringiti e di sturbi dell’apparato digerente e per combattere la tosse (sciroppo di altea). E’ inoltre utile per contrastare l’irritazione di bocca e gengive usando lo sciroppo di altea come colluttorio.

In dermatologia viene usata contro i foruncoli e per le sue proprietà antipruriginose ed addolcenti, oltre che contro l’acne giovanile.

Lo sciroppo di altea è molto utile per combattere il catarro bronchiale grazie all’azione espettorante naturale.

Le radici vengono raccolte nell’autunno del 2° anno di coltivazione con l’aiuto di una vanga. Nelle coltivazioni professionali si possono ottenere 25 – 30 kg di radici secche ogni 100 m2 . Vengono quindi pulite e messe ad essicare. In seguito vengono tagliate a rondelle e messe nuovamente a seccare. Per la conservazione vanno bene vasi di vetro o sacchetti di carta o tela tenuti in un luogo buio ed asciutto.

AVVERSITA’ E DIFESA

Per una coltivazione a scopo hobbistico, non sono in genere necessari interventi di difesa antiparassitaria.

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La coltivazione dell’agrifoglio

Come coltivare l’agrifoglio

L’agrifoglio (Ilex aquifolirm) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Aquifoliacee. Chiamato anche aquifoglio o pungitopo maggiore,  questa pianta dalle bacche rosse molto ornamentali, è usata per abbellire i giardini o per essere impiegata in erboristeria.

Molto usati come piante beneauguranti fin dagli antichi romani durante la festa del soslstizio d’inverno, sono ancora oggi associate al periodo natalizio, per decorare le abitazioni con le loro bacche rosse e il verde acceso del loro fogliame.

La coltivazione dell’agrifoglio in un giardino ha un grande impatto estetico e il colore dei suoi frutti abbellirà qualsiasi siepe ornamentale, specialmente d’inverno, quando la maggior parte delle piante sono spoglie e senza colore.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’agrifoglio è una pianta dioica: esistono cioè piante femminili e piante maschili; entrambe producono fiori, anche se sono diversi. I fiori maschili sono di colore giallo, mentre quelli femminili sono bianco – rosati. Solo questi ultimi diventeranno frutti, caratterizzando la pianta con bacche rosse molto appariscenti conosciute da tutti. Quindi, se vogliamo che il nostro pungitopo sia pieno di bacche dovrà essere un esemplare femminile, ma sarà necessario almeno un maschio, per garantire l’impollinazione e la formazione dei frutti. La fioritura avviene a fine estate e continua in autunno.

L’agrifoglio è sempreverde ed ha una chioma densa e molto ramificata. Può raggiungere un altezza di 10 metri, anche se è raro che super i 4 – 5 metri.

Anche le foglie, di colore verde intenso, sono molto particolari: quelle nella parte basale sono munite di spine ed hanno il margine ondulato, mentre le foglie apicali sono senza spine e con forma ovale.

pianta bacche rosse

ESIGENZE AMBIENTALI

L’agrifoglio è un arbusto rustico, che cresce bene anche in condizioni non ottimali. Predilige i terreni sabbiosi o comunque con un buon drenaggio e senza pericolo di ristagni idrici, ricchi di sostanza organica e leggermente acidi.

Può crescere anche in terreni con pH basico e in suoli pesanti, purchè non vi siano lunghi periodi troppo asciutti o con ristagno idrico

Per quanto riguarda l’esposizione gradisce sia il sole che la mezz’ombra, anche se, in piena luce, le foglie assumeranno una colorazione più chiara.

Sopporta minime invernali di – 15 °C; eventuali gelate tardive anche intense, rovineranno i rami più esterni, ma la pianta si riprenderà in fretta. Anche il caldo estivo è ben tollerato, ma non ci devono essere periodi prolungati di siccità.

COLTIVAZIONE

Per ammirare questa pianta a bacche rosse in giardino è sufficiente qualche piccola attenzione.

Propagazione

Seme: La pianta produce delle bacche rosse che contengono semi che, in natura, cadono e daranno origine a nuove piantine. Possiamo quindi raccoglierli, separarli dalla polpa e metterli ad asciugare in un luogo privo di umidità, magari sotto uno strato di sabbia perfettamente asciutta.

Una volta asciugati possiamo seminarli in un terricco universale, ma per germinare impiegheranno qualche mese. In questo modo non potremo però sapere prima di 3 – 4 anni se la pianta è una femmina e potra produrre le tipiche bacche rosse.

Talea: prelevando le talee da una pianta femmina, avremo la sicurezza che una volta adulta la pianta produrrà le bacche rosse. Le talee vanno prelevate a fine primavera – inizio estate, recidendo i rami che non hanno prodotto fiori. La parte basale delle talee va privata delle foglie e vanno immerse nell’ormone radicante e quindi piantate nel terreno. Devono essere tenute in un luogo fresco e all’ombra e innaffiate regolarmente in modo da non lasciar asciugare il terreno.

Preparazione del terreno

Non è necessaria una preparazione particolare del terreno; è sufficiente del terriccio universale per giardinaggio miscelato con letame maturo o compost, da porre sul fondo della buca dove verrano poste le piante acquistate in vivaio. Può anche essere coltivato in vaso, ma è necessario usare un vaso piuttosto grande, poichè mal sopportano i rinvasi.

Cure colturali

Irrigazione: le piante giovani hanno bisogno di annaffiature regolari, da aprile a settembre. Non bisogna però esagerare ma bagnare solo quando e il terreno è asciutto.

Per le piante più grandi sono in genere sufficienti le piogge, ma è opportuno intervenire in caso di siccità prolungata. Le innaffiature devono essere più frequenti per gli esemplari coltivati in vaso.

Altre cure: avendo uno sviluppo lento, non necessitano di potature a parte la normale pulizia dai rami secchi o rovinati a fine inverno. I trapianti e i rinvasi non sono indicati e possono causare la perdita delle foglie, problema che viene comunque superato nel giro di qualche settimana.

MALATTIE DELL’AGRIFOGLIO

Essendo una specie molto rustica le malattie dell’agrifoglio non sono così diffuse. Vediamo comunque i principali problemi ai quali questa pianta può andare incontro.

Le principali malattie dell’agrifoglio sono:

Marciumi radicali: sono causati da funghi e si sviluppano se il terreno rimane saturo d’acqua per lunghi periodi (settimane o mesi). Per prevenirli è sufficiente non eccedere con le bagnature.

Mancanza di bacche rosse: questo è uno dei problemi più sentiti, in quanto viene spesso coltivato proprio per l’aspetto che assume quando la pianta ha le bacche rosse ad ornare i rami. Ricordiamo che essendo una pianta dioica solo le femmine producono i frutti, ma un individuo maschile deve essere presente affinchè avvenga l’impollinazione. Per sapere se l’agrifoglio che abbiamo in giardino è femmina, dovremo attendere la fioritura, che avviene solo in esemplari che hanno almeno 4-5 anni. Per ovviare a questo problema, è opportuno acquistare in vivaio agrifogli che abbiano già le bacche, per essere sicuri che le produrranno anche nel nostro giardino, ovviamente in presenza di una pianta di sesso maschile.

Insetti: tra gli insetti che possono essere dannosi vi sono gli afidi che colpiscono i germogli giovani, rovinando il fogliame e la cocciniglia, favorita da clima caldo – secco.

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La coltivazione del peperone

Coltivare il peperone nell’orto familiare

Il peperone (Capsicum annuum), è una pianta della famiglia delle solanacee come il pomodoro e la patata. I primi esemplari di peperone furono portati in Spagna da Cristoforo Colombo nel 1504; probabilmente erano specie piccanti, impiegate come spezie. Attualmente è un’importante coltura orticola in tutta Italia.

La coltivazione del peperone in un orto familiare è molto comune e può dare grandi soddisfazioni. Il peperone inoltre può essere consumato fresco, cotto e conservato e usato in moltissime ricette. Povero di calorie e ricco di vitamina C è un importante alleato per la nostra salute.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il peperone ha un apparato radicale costituito da un fittone e da numerose radici secondarie ed arriva in genere a 30 cm di profondità. Questo apparato radicale non fornisce di solito un valido sostegno alla pianta carica di frutti, che necessita quindi di un tutore.

La pianta può raggiungere un’altezza di 1 metro, in funzione della cultivar e delle caratteristiche ambientali e di coltivazione.

I fiori si formano all’ascella delle foglie e delle ramificazioni e sono di colore bianco.

Il frutto, che viene consumato, è una bacca di forma, dimensione e colore molto variabili, a seconda della cultivar. Anche le caratteristiche gustative sono molto variabili e possono andare dal dolce all’estremamente piccante.

Coltivazione del peperone

ESIGENZE AMBIENTALI

I terreni ideali per la coltivazione del peperone sono quelli di medio impasto, con una buona dotazione di sostanza organica, pH 7 – 7,5 e un buon drenaggio dell’acqua. Terreni troppo basici possono impedire l’assorbimento di alcuni elementi nutritivi, con riduzione della produzione e della qualità.

La temperatura ottimale per la crescita è di 25 °C di giorno e 16 – 18 °C di notte. Improvvisi abbassamenti di temperatura possono causare deformazioni del frutto.

COLTIVAZIONE

Nella coltivazione del peperone in un orto familiare bisogna evitare di farlo seguire ad altre solanacee (patata, melanzana, pomodoro), cucurbitacee (zucche, zucchini, melone, anguria) e chenopodiacee (spinacio, bietole) per evitare attacchi parassitari e l’insorgere di malattie comuni a queste specie.

Molto indicata invece la successione con aglio o cipolla, oppure, nel caso di coltivazioni su grandi superfici, con cereali come frumento, orzo o mais.

Coltivazione del peperone

Preparazione del terreno

La coltivazione del peperone si avvantaggia di lavorazioni profonde (arature a 30 – 40 cm), ma questo non sempre è possibile in un orto familiare. Nel caso di terreni argillosi o compatti è bene eseguire le lavorazioni in autunno in modo da esporre il terreno all’azione degli agenti atmosferici.

In un orto familiare è importante zappare o vangare in profondità il terreno, incorporandone 3 – 4 chili a metro quadrato di letame oppure di compost.

Impianto

Il peperone viene generalmente trapiantato partendo da piantine acquistate in vivaio già pronte o ottenute da seme, seminati in alveoli o vasetti e poi trapiantate quando la piantina ha 4 – 6 foglie. E’ importante, nell’effettuare questa operazione, che non vi sia più rischio di gelate.

Sul terreno ben lavorato le piantine vengono trapiantate ad una distanza di 70 – 90 cm tra le file e 30 – 50 cm sulla fila. Le distanze minori sono indicate per le varietà con frutto più piccolo, come i peperoncini.

In una serra i trapianti possono essere fatti da gennaio – febbraio per ottenere produzioni primaverili, oppure ad agosto – settembre per avere produzioni invernali. In campo bisogna attendere la primavera per il trapianto, onde evitare il rischio di ritorni di freddo. Immediatamente dopo il trapianto bisogna irrigare, senza creare ristagni di acqua.

Cure colturali

Per avere una buona produzione, la coltivazione del peperone richiede qualche attenzione. Vediamo le principali operazioni da effettuare in un orto familiare.

Rincalzatura: nel caso del trapianto a file, la terra viene prelevata dall’interfila e addossata alle piante sulla fila. In questo modo si crea un solco tra le file, usato per l’irrigazione, e si ricopre di terreno la parte basale delle piante, favorendo la formazione di radici e l’ancoraggio del vegetale al terreno.

Tutoraggio: una pianta di peperone, carica di frutti, non è in grado di sorreggersi e va tutorata. In un orto familiare vengono in genere usati paletti o bastoni conficcati nel terreno vicino alla pianta. A questi la pianta viene legata, senza stringere troppo per evitare strozzature con la crescita del fusto.

Irrigazione: è molto importante, dato l’apparato radicale molto superficiale. L’apporto di acqua deve essere costante per tutta la durata della coltivazione, aumentando le dosi in corrispondenza delle maturazione dei frutti. Le carenze idriche si ripercuotono negativamente su peso, numero e qualità dei frutti.

E’ importante evitare di bagnare le foglie, per non creare condizioni di umidità eccessiva che favorirebbero lo sviluppo di marciumi e malattie fungine.

In un orto familiare è comune l’irrigazione per infiltrazione laterale tramite solchi, creati con la rincalzatura. Tale tecnica evita di bagnare le foglie ma può causare ristagni idrici e danni da asfissia alle radfici. E’ quindi importante impiegare un’adeguata quantità d’acqua, in modo che non permanga troppo a lungo sul terreno.

RACCOLTA

Il peperone presenta maturazione scalare, quindi sulla stessa pianta sono presenti contemporaneamente frutti in maturazione e altri che devono ancora maturare. La raccolta si protrae anche per 2 – 3 mesi; è consigliabile raccogliere i frutti ogni 5 – 8 giorni.

E’ importante tagliare il peducolo del frutto con coltelli o forbici affilati, senza produrre strappi che sarebbero dannosi per la pianta. I frutti vanno manipolati con cura per evitare ammaccature. I frutti possono essere consumati subito, conservati sott’olio, oppure in frigorifero, dove si conservano per 15 – 20 giorni.

AVVERSITA’ E DIFESA

La coltivazione del peperone può purtroppo andare incontro ad una serie di problematiche causate da insetti, funghi, batteri e condizioni ambientali. Vediamo qui solo i più importanti e come intervenire in un orto familiare.

Fisiopatie: sono causate da fattori ambientali e non da parassiti. Ne sono un esempio i danni da gelate, da carenza di acqua e le scottature da colpo di sole.

Botrite: causata dal fungo Botrytis cinerea, provoca marciumi con formazione di muffa grigia e può colpire ogni parte della pianta. Si previene evitando di bagnare le foglie durante l’irrigazione.

Funghi radicali: esistono numerosi fungi che attaccano le radici del peperone e le fanno marcire, causando la morte cella pianta. Tra i principali ricordiamo la cancrena pedale (causata da Phytophthora capsici), la sclerotinia, la verticilliosi (causata da Verticillium dahliae) e i marciumi da Pythium. In un orto familiare l’unica misura preventiva è evitare di creare ristagni idrici eccessivi nel terreno.

Insetti: l’insetto più dannoso per il peperone è la piralide (Ostrinia nubilalis), una farfallina le cui larve danneggiano i fusti e i frutti vicino all’attacco del peduncolo, favorendo poi successivi marciumi. In un orto familiare possono essere usati preparati a base di Bacillus thuringiensis var. kurstaki, specifico per lepidotteri e innocuo per l’uomo.

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La coltivazione della canna da zucchero

Una dolce coltivazione

La canna da zucchero (Saccharum officinarum) è una pianta della famiglia delle graminacee ed la più importante specie saccarifera coltivata nel mondo, per l’ottenimento dello zucchero di canna. Attualmente, in Europa, è coltivata soltanto in Spagna, mentre in passato era coltivata anche in Sicilia, dove fu introdotta dagli Arabi attorno al IX secolo dopo Cristo. Tipica delle zone tropicali e sub – tropicali, la coltivazione della canna da zucchero in un orto familiare ha un interesse unicamente hobbistico, ed è possibile solo nelle zone meridionali dell’Italia.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La canna da zucchero può raggiungere un’altezza di 3 – 4 metri ed è costituita da radici rizomatose e da fusti di forma ovale, pieni di un tessuto spugnoso dal quale si ricava lo zucchero.

Le foglie sono alterne e provviste da una guaina che avvolge il fusto, come avviene tipicamente nelle graminacee. L’infioresenza è una pannocchia, ma viene formata solo se le condizioni ambientali sono ideali.

Zucchero di canna

Fusti per ottenere lo zucchero di canna

ESIGENZE AMBIENTALI

La canna da zucchero si adatta bene a divversi tipi di terreno, ma predilige suoli argillosi e limosi con un buon drenaggio. L’assenza di ristagno idrico è infatti una condizione essenziale per questa coltura. Si dimostra tollerante anche nei confronti del pH del terreno, riuscendo a crescere sia in terreni acidi (pH 4,5 – 5,0) che in terreni basici (pH 8,0 – 8,2).

La temperatura ottimale per la coltivazione della canna da zucchero è di circa 27 °C.

L’accumulo di zucchero è fortemente influenzato dall’andamento climatico. Per una buona produzione l’andamento climatico dovrebbe essere il seguente:

  • Un periodo caldo con una buona disponibilità di acqua, per favorire una crescita rigogliosa
  • Un successivo periodo asciutto e meno caldo, ma senza gelate, dalla maturazione alla raccolta, per favorire l’accumulo di saccarosio.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Nelle coltivazioni professionali il terreno viene arato ad una profondità di 35 – 40 cm, ben amminutato e concimato con concimi chimici. Per una coltivazione hobbistica è sufficiente una zappatura, eventualmente apportando 2 – 3 chili a metro quadro di letame o compost.

Propagazione

La coltivazione della canna da zucchero prevede la propagazione tramite talea. Queste vanno prelevate dalla parte mediana del culmo e poste nel terreno ad una distanza di 2 metri tra le file e 50 cm sulla fila. L’impianto viene effettuato a maggio – giugno.

Cure colturali

Fondamentale è il controllo delle infestanti che, in un orto familiare, viene effettuato manualmente. L’acqua non deve mai mancare, specialmente nelle prime fasi di sviluppo della coltura.

RACCOLTA

In un orto familiare la coltivazione della canna da zucchero non prevede una raccolta, che avrebbe senso solo su grandi estensioni e in un contesto professionale. Il massimo accumulo di zucchero si ha circa 1 anno dopo l’impianto; se tagliata alla base la pianta ricaccia e produrra nuovamente, con una possibile raccolta l’anno successivo. La durata della coltura può arrivare a 6 – 8 anni.

L’estrazione dello zucchero di canna viene effettuata tramite appositi macchinari che spremono e sfibrano il fusto, spremendone la linfa nella quale è contenuto lo zucchero. Questo liquido viene sottoposto a successive lavorazioni di depurazione e concentrazione.

Oltre che per il saccarosio, la coltivazione della canna da zucchero è interessante anche per la produzione di rhum, di cellulosa e di foraggio.

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La coltivazione della fava

Come coltivare la fava

La fava (Faba vulgaris) è una pianta appartenente alla famiglia delle fabacee, come il fagiolo, il cece e il pisello. Originaria dell’area mediterranea e medio – orientale è attualmente molto coltivata in Asia e in particolare in Cina.

La coltivazione della fava è adatta anche per un piccolo orto familiare e seguendo alcuni semplici consigli si potrà ottenere una buona produzione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La fava è una pianta erbacea annuale con una radice fittonante ben sviluppata e con numerose ramificazioni laterali. Gli steli sono robusti, di forma quadrangolare, senza presenza di peluria.

Il frutto è un baccello, di forma cilindrica o appiattita. Può presentare una lieve peluria e contiene da 2 a 5 semi che possono avere colore verde, marrone, violetto oppure nero, a seconda della varietà.

Coltivazione della fava

ESIGENZE AMBIENTALI

La fava non sopporta il freddo intenso e la siccità prolungata, anche se può tollerare temperature di – 6 °C.

Il terreno ideale deve essere fertile con una buona capacità di trattenere l’acqua, ma senza ristagni idrici. Cresce bene anche nei terreni argillosi e pesanti, con una buona dotazione di calcio. La presenza di sostanza organica è importante per avere una buona produzione, così come la dotazione in azoto.

COLTIVAZIONE

La fava è una pianta miglioratrice della fertilità del terreno, grazie alla simbiosi con alcuni batteri che le permette di fissare l’azoto atmosferico arricchendo il terreno. La rotazione è molto importante sia per consentire alla coltura successiva di sfruttare la fertilità residua, sia per limitare l’insorgenza di malattie e parassiti.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione della fava in un orto familiare non sono necessarie lavorazioni profonde e ripetute, che comunque favorirebbero la produzione; è sufficiente affinare bene il terreno con zappature e vangature per permettere alle radici di approfondirsi. In questa fase è consigliabile apportre letame maturo o compost alla dose di 3 – 4 kg per metro quadrato.

Semina

Nelle zone dell’Italia meridionale viene in genere seminata in autunno, a ottobre – novembre, per sfuggire alla siccità e al caldo eccessivo.

Al Nord si effettua invece la semina primaverile, da marzo fino a inizio giugno, anche se un ritardo nella semina comporta in genere una riduzione nella produzione.

In un orto familiare è consigliabile seminare a file distanti 50 – 80 cm, lasciando 15-20 cm tra una pianta e l’altra. La profondità di semina ideale è di 2 – 3 cm, ma i semi di fava più grossi sono in grado di germinare anche se posti ad una profondità maggiore.

Cure colturali

Oltre alla lotta alle infestanti che vanno estirpate manualmente è consigliabile effettuare una rincalzatura, prelevando il terreno tra le file e addossandolo alle piante. Questo, oltre a favorire la formazione di radici, protegge la pianta da eventuali ritorni di freddo.

Irrigazione: è importante in particolare a partire dalla fioritura. La siccità può influire negativamente sulla produzione ma anche un eccesso di acqua può essere dannoso, poiché induce un aumento della vegetazione (foglie, rami) a scapito del baccello.

Coltivazione della fava

Baccello di fava

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

In un orto familiare la raccolta viene effettuata a mano, quando i semi all’interno dei baccelli hanno raggiunto le dimensioni finali ma sono ancora teneri. A questo stadio sono ottimi per il consumo fresco e possono essere conservati tramite surgelazione.

Per utilizzare la granella secca, la raccolta va effettuata quando i baccelli sono di colore scuro, ma non eccessivamente secchi, per evitare che si aprano e lascino cadere i semi al suolo.

La fava è inoltre un ottimo alimento per gli animali da allevamento e può essere coltivata come foraggio sia fresco che secco.

AVVERSITA’ E DIFESA

La fava può subire l’attacco di afidi (Aphis fabae), anche conosciuti come pidocchi delle piante e dal tonchio, che attacca i semi. In un orto familiare non sono comunque richiesti interventi antiparassitari e le produzioni sono in genere soddisfacenti per l’autoconsumo.

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La coltivazione della lenticchia

Lenticchie, non solo a Capodanno

La lenticchia (Lens culinaris) è una pianta erbacea della famiglia delle Fabacee, come il pisello, il fagiolo e il cece. E’ tra le piante più anticamente coltivate dall’uomo, ritrovata in reperti archeologici risalenti a 8000 anni fa.

La coltivazione della lenticchia è molto facile, e adatta anche ad un orto familiare. Molto amato in Italia, questo legume è tradizionalmente associato alle feste di Natale e Capodanno, ma può essere consumato sempre, grazie anche alle sue benefiche proprietà nutrizionali e alla sua ricchezza in proteine di alto valore biologico.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La lenticchia è una pianta erbacea annuale, ricoperta da una lieve peluria. Raggiunge un’altezza di 30 – 40 cm ed ha un fusto eretto, ramificato con fiori di colore variabile dal bianco al blu, riuniti in gruppi di 2 – 3.

La radice è fittonante, ma non raggiunge profondità elevate (in genere arriva fino a 30 – 40 cm).

I frutti sono dei baccelli che contengono 2 semi di forma tondeggiante ed appiattita. Il diametro delle lenticchie varia da 2 a 9 millimetri, a seconda della specie e della varietà. Il colore varia dal giallo all’arancio, ma esistono anche varietà verdastre o addiritture nere.

Coltivazione della lenticchia

ESIGENZE AMBIENTALI

La lenticchia ha una moderata resistenza alla sicittà e alle alte temperature e l’intervallo ottimale di temperatura per la germinazione è compreso tra 20 e 30 °C. I terreni ideali per la coltivazione della lenticchia sono quelli fertili e senza ristagni idrici. Nelle zone tropicali di origine cresce fino a 3300 metri di altitudine.

COLTIVAZIONE

La lenticchia è considerata una pianta miglioratrice della fertilità del terreno e spesso viene seminata prima del frumento.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione della lenticchia in un orto familiare si può procedere con una zappatura o vangatura, seguite da una fresatura per amminutare bene il terreno. L’ideale sarebbe un’aratura a 30 – 40 cm di profondità, attuabile però solo su superfici più estese.

Molto importante è la fertilizzazione organica; si consiglia di apportare 4 – 5 kg di letame maturo oppure di compost durante la preparazione del terreno, nel periodo autunnale.

Semina

La semina viene generalmente eseguita in autunno se l’inverno non è troppo rigido, oppure a gennaio – febbraio. Viene seminata a file distanti 30 – 40 cm, ponendo i semi a circa 4 cm di profondità. Se vengono deposti più superficialmente, la germinazione è favorita ma sono maggiori i rischi di predazione da parte degli uccelli e di effetti negativi dell’aridità.

Cure colturali

La lenticchia viene facilmente sopraffatta dalle erbe infestanti, quindi si consiglia di prestare particolare cura a questo aspetto. In un orto familiare le infestanti vengono rimosse manualmente o con una zappa; questa operazione può essere associata alla rincalzatura, che consiste nell’addossare della terra alla base della pianta, prelevandola tra le file.

RACCOLTA

I baccelli vengono raccolti quanto la pianta inizia a seccare, ma prima che inizino ad aprirsi facendo cadere i semi a terra. In un orto familiare la raccolta è manuale e i baccelli vengono poi essiccati al sole e quindi sgranati.

I semi sono destinati prevalentemente all’alimentazione umana e presentano notevoli proprietà nutritive. Molto ricchi in proteine (circa il 23%) e vitamine, sono un’importante fonte nutrizionale in India.

AVVERSITA’ E DIFESA

Sono stati segnalati attacchi di bruchi di Laria lentis e di peronospora causata da Peronospora viciae, ma in un orto familiare non sono in genere necessari trattamenti antiparassitari.

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La coltivazione della thunbergia

Coltivare la thunbergia in vaso

Thunbergia è un genere molto vasto di piante da fiore della famiglia delle Acantacee. Sono originarie dell’Africa e dell’Asia e vengono impiegate come ornamentali per giardini e terrazze, o per ornare reti dato che sono rampicanti. Possono essere coltivate anche in appartamento sia come rampicanti che come ricadenti in cesti o sospesi.

La coltivazione della thunbergia dà molte soddisfazioni data la bellezza delle pianta e in particolare del suo fiore. Vediamo quindi le tecniche per farla crescere al meglio.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Sono piante che crescono molto rapidamente con fiori grandi, molto decorativi e caratterizzati da una corolla tubulosa formata da 5 petali. Possono essere singoli o riuniti in grappoli, con colori variabili dal bianco al giallo – arancio, fino al blu – viola.

I fusti sono rampicanti e vanno sostenuti con tutori o tralicci, oppure lasciati ricadere da vasi sospesi. Tra le specie più coltivate, ricordiamo:

  • Thunbergia alata: specie sempreverde a crescita molto rapida, produce fiori lunghi circa 5 cm, di colore arancio – giallo, con una macchia centrale marrone o viola.
  • Thunbergia fragrans: i suoi fiori, larghi circa 3 cm, sono bianchi e profumati.
  • Thunbergia grandiflora: come dice il nome, i fiori di questa specie sono molto grandi e decorativi e arrivano a misurare 8 cm di lunghezza, di colore azzurro, portati in gruppi pendenti.

Coltivazione della thunbergia

ESIGENZE AMBIENTALI

La thunbergia può essere coltivata in casa, ma anche all’aperto nelle zone a clima mite. Necessita di un’esposizione in piena luce ma al riparo dal sole diretto e la temperatura non deve scendere al disotto dei 10 °C. Se le temperature scendono troppo la pianta perde tutte le foglie; in tal caso si può tentare di recuperarla tagliandola a 30 cm dalla base e aspettando che produca nuovi germogli. Le temperature ottimali sono comprese tra 21 e 24 °C, anche superiori se l’ambiente è ventilato.

Il terreno ideale è un miscuglio di terra di brughiera, terra silicea e terriccio di foglie in parti uguali.

COLTIVAZIONE

Propagazione

La thunbergia può essere propagata per seme nel periodo di febbraio – marzo. I semi vanno sparsi su un terriccio umido e lasciati ad una temperatura di 18 – 24 °C, mantenendo il terreno umido. Quando le piantine saranno alte 10 cm circa, andranno trapiantate in vasetti di 8 – 10 cm di diametro.

Un altro metodo per la propagazione è la talea, prelevata in primavera tagliando rami di circa 8 cm di lunghezza. Il taglio, netto e preciso, va fatto subito sotto un nodo e deve essere obliquo per avere una maggiore superficie per la radicazione. Le 2 foglie poste più in basso vanno eliminate.

La parte tagliata va cosparsa con una polvere a base di ormoni per stimolare la radicazione, acquistabile nei negozi di giardinaggio. Le talee così preparate vanno piantate in un vaso contenente terriccio formato da sabbia grossa e terreno fertile per vivaismo.

Per favorire la radicazione della talea si può ricoprire il vaso con un sacchetto di plastica trasparente sistemando dei bastoncini in modo che la plastica non tocchi la talea. Il vaso va quindi posto in ombra ad una tenperatura di circa 25 °C e il terreno va mantenuto umido.

Quando compariranno i primi germogli, le talee possono essere trapiantate in vasetti e trattate come le piante adulte.

Cure colturali

La thunbergia va rinvasata a marzo, impiegando un vaso di dimensioni superiori al precedente. Questo è anche il momento per tagliare gli apici vegetativi delle piante giovani. Questa operazione stimola l’emissione di nuovi rami che daranno alla pianta un aspetto più rigoglioso.

I fiori appassiti vanno eliminati, per prolungare la fioritura. Si devono asportare anche i rami danneggiati o secchi.

Irrigazione: durante la primavera e l’estate va innaffiata regolarmente, riducendo poi l’acqua in autunno – inverno, avendo cura però di mantenere il terreno leggermente umido.

Concimazione: tra giugno e settembre si consiglia di somministrare un fertilizzante liquido da diluire nell’acqua di irrigazione, ogni 2 settimane.

Tutori: la thunbergia è una pianta rampicante, quindi devono essere predisposti dei tutori sui quali possa crescere e ai quali vanno ancorati i rami rampicanti. Vanno bene bastoni, griglie reti; in alternativa può essere coltivata come ricadente su vasi sospesi.

Coltivazione della thunbergia

AVVERSITA’ E DIFESA

La thunbergia può andare incontro ad alcuni problemi causati da condizioni ambientali di crescita non adeguate. Vediamo i principali.

Perdita di foglie: una causa frequente è l’esposizione a temperature troppo basse; la pianta va quindi spostata in un luogo più caldo.

Decolorazioni delle foglie: seguite dalla caduta delle stesse, sono in genere causate da un eccesso di acqua. Le irrigazioni troppo abbondanti possono inoltre portare a marciumi radicali, con conseguente morte della pianta.

Bruciature fogliari: causate da un esposizione al sole diretto; le foglie rovinate vanno asportate e la pianta posta in una zona con condizioni più idonee.

Tra i parassiti che colpiscono questa pianta in appartamento ricordiamo gli afidi, chiamati pidocchi delle piante, e gli acari che producono delle ragnatele sulla pagina inferiore delle foglie. Possono essere eliminati con prodotti reperibili nei negozi di giardinaggio.

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La coltivazione dell’erica

Coltivare l’erica in vaso

Erica è un genere di piante arbustive della famiglia Ericacee che comprende circa 700 specie che crescono spontaneamente in diversi habitat in Europa, Asia e Africa. Molto usate per i giardini rocciosi, o come tappezzanti, possono essere coltivate anche in vaso e tenute in casa.

La coltivazione dell’erica è molto semplice e alla portata di tutti e consente di avere una pianta ornamentale rustica e molto decorativa.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le diverse specie di Erica coltivate in vaso sono generalmente di altezza ridotta (di solito da 20 a 60 cm), ma in nature alcune specie possono arrivare anche a 150 cm. Erica arborea, può raggiungere altezze di 6 – 7 metri, diventando un vero e proprio albero.

Sono specie sempreverdi, con foglie piccole e aghiformi. I fiori spuntano in autunno e il colore può variare dal bianco al rosso scuro, a seconda della specie o della varietà.

Tendono a svilupparsi durante i mesi freschi, da settembre fino ad aprile, e ad avere un periodo di riposo vegetativo all’arrivo del caldo

Tra le specie più coltivate di Erica, ricordiamo:

  • Erica gracilis: molto compatta, con fiori generalmente rosso porpora, anche se esistono varietà a fiore bianco.
  • Erica melanthera: cresce in altezza fino a 60 cm e produce piccoli fiori rosa con stami neri.
  • Erica pageana: può crescere fino ad 1 metro di altezza; molto elegante, fiorisce in autunno con abbondanti fiori gialli di forma campanulata.
  • Calluna vulgaris: molto simile all’erica è in realtà il brugo; può anch’esso essere coltivato in vaso seguendo le medesime indicazioni.

ESIGENZE AMBIENTALI

La maggior parte delle specie di erica sono acidofile, quindi crescono bene in un terreno con pH acido. In commercio esistono molti terricci per queste piante. Le specie nostrane sono piuttosto resistenti al freddo, ma le specie africane sono più sensibili alle basse temperature e non tollerano temperature inferiori ai 5 °C.

E’ una pianta amante dell’umidità, che non tollera la siccità e le temperature elevate. L’esposizione ideale è luminosa ma senza luce solare diretta. Se viviamo in un luogo molto caldo, è consigliabile porle in ombra per chè il sole eccessivo non giova a queste piante.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Può essere moltiplicata facilmente per talea, prelevando rametti di circa 5 cm all’inizio della primavera o alla fine dell’estate, Questi vano piantati in un miscuglio di torba e sabbia e tenuti ad una temperatura compresa tra 18 e 24 °C, a mezz’ombra. Per favorire la radicazione si può impiegare polvere a base di ormoni radicanti, acquistabile nei negozi di agricoltura e giardinaggio. Il substrato va mantenuto umido e quando avranno emesso le prime gemme e raggiunto un’altezza di 8 – 10 cm potranno essere trapiantate in un nuovo vaso.

Cure colturali

Irrigazione: essendo specie acidofile, vanno irrigate con acqua non contenente calcare. Le annaffiature devono essere regolari e il terreno sempre umido ma mai zuppo di acqua.

Potatura: quando la fioritura è terminata, le piante possono essere potate, accorciando i rami che portano i fiori ormai appassiti. E’ importante effettuare questa operazione in primavera, dopo la fioritura, poiché in estate iniziano a produrre i nuovi boccioli fiorali, e potando in quel momento rischieremmo di asportarli, rovinando la successiva fioritura.

Concimazione: si può concimare ogni 15 giorni, impiegando un concime per acidofile. Se si utilizza un concime a lento rilascio, si può effettuare la concimazione una volta ogni 3 mesi.

coltivazione erica

AVVERSITA’ E DIFESA

E’ una pianta piuttosto rustica, e nella coltivazione familiare in vaso a scopo ornamentale non sono in genere previsti trattamenti fitosanitari.

Generalmente i problemi a cui può andare incontro sono legati a errate condizioni di coltivazione, come un terreno con ristagni idrici che favorisce l’insorgere di marciumi radicali.

Anche posizioni eccessivamente soleggiate, specialmente in zone a clima caldo, possono essere deleterie, portando al disseccamento delle foglie.

Se coltivate in un terreno basico possono andare incontro a clorosi con decolorazione delle foglie e scarsa produzione di germogli. Se i sintomi sono gravi si può arrivare alla morte della pianta.

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La coltivazione del fagiolo

Il fagiolo, legume per eccellenza

Il fagiolo (Phaseolus vulgaris) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle fabacee (anche chiamate leguminose) come il pisello, il cece e la cicerchia. Il suo seme è ricco di proteine e viene usato sia per l’alimentazione umana che per quella animale.

Molto diffuso in Italia, la coltivazione del fagiolo è molto comune in un orto familiare e con poche attenzioni si possono ottenere degli ottimi risultati, con una produzione abbondante e di qualità.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il fagiolo è una pianta annuale, con sviluppo molto rapido. Le radici sono abbastanza superficiali e si espandono lateralmente più che in profondità. I fiori hanno colore variabile dal bianco al lilla; a seconda delle cultivar la fioritura può protrarsi nel tempo o avvenire contemporaneamente su tutta la pianta.

Il frutto è un legume chiamato comunemente baccello, che contiene al suo interno i semi, in numero variabile a seconda della cultivar. Anche forma, colore e dimensioni possono cambiare a seconda della varietà coltivata.

Coltivazione del fagiolo

ESIGENZE AMBIENTALI

Il fagiolo si adatta bene alle zone a clima caldo o temperato. La temperatura ottimale per la crescita è compresa tra 18 e 24 °C; temperature oltre i 30 °C durante la fioritura ostacolano la formazione dei fiori, con conseguente danno sulla produzione di baccelli.

Dannosi allo sviluppo della pianta sono anche i venti caldi e asciutti, le brinate e le gelate. Temperature al di sotto di 2 °C possono essere letali.

Dato l’apparato superficiale poco profondo, sopporta male la carenza di acqua ma anche un’umidità eccessiva può essere dannosa, favorendo lo sviluppo di malattie fungine.

Per quanto riguarda il terreno, l’ideale sono suoli di medio impasto, senza ristagno idrico, con pH compreso tra 6 e 7. Terreni calcarei causano la produzione di baccelli e semi con tegumento ispessito, che si cuociono con difficoltà.

Coltivazione del fagiolo

COLTIVAZIONE

Il fagiolo, grazie alla simbiosi con alcuni batteri, migliora le caratteristiche del terreno, arricchendolo di azoto. La rotazione con altre colture è molto importante, sia per ridurre i rischi di malattie, sia per sfruttare l’azione miglioratrice di questa leguminosa. In un orto familiare può entrare in una qualsiasi rotazione con le altre specie coltivate, anche se è consigliabile non ripetere due volte di fila colture della stessa famiglia botanica.

Preparazione del terreno

In un orto familiare si procede con una zappatura o vangatura, affinando bene il terreno, apportando letame maturo o compost alla dose di 3 – 4 kg per metro quadrato.

Semina

Il fagiolo deve essere seminato quando non sussistono più rischi di gelate tardive e la temperatura del terreno è di almeno 11 °C. In generale, i periodi ideali per la semina sono:

  • Fagiolini: fine aprile – inizio maggio per la raccolta a inizio luglio. Se il clima lo consente può essere seminato a inizio luglio e raccolto a fine settembre – nizio ottobre.
  • Fagiolo: può essere seminato da marzo ad agosto, per raccogliere da maggio fino all’autunno.

In genere negli orti familiari il periodo più indicato per la semina è l’inizio della primavera, per raccogliere a fine primavera – inizio estate.

I semi vanno posti ad una profondità di 0,5 – 1 cm. Per quanto riguarda le distanze si consiglia di rispettare i seguenti valori:

  • Fagioli nani da sgusciare: 50 cm tra le file e 20 cm sulla fila.
  • Fagioli rampicanti: da 60 a 120 cm tra le file (a seconda della vigoria della cultivar) e 20 – 25 cm sulla fila.
  • Fagiolini: 50 cm tra le file e 25 cm sulla fila

Cure colturali

Per ottenere una buona produzione bisogna seguire alcuni consigli.

Rincalzatura: consiste nell’ammucchiare un po’ di terra attorno alla base della pianta, prelevandola tra le file. In questo modo si favorisce la formazione delle radici, che nel fagiolo sono superficiali e si crea una sorta di canale tra le file, utile per l’irrigazione.

Tutoraggio: se abbiamo scelto una varietà rampicante dobbiamo fornire alle piante un sostegno. Questo può essere una rete o dei semplici bastoni, alti circa 2 metri o più, posti vicino a ciscuna pianta in modo che possano arrampicarsi avvolgendo i tutori.

Irrigazione: fondamentale è l’umidità del terreno alla semina, per permettere al seme di germinare.

I fagioli rampiacanti hanno un sistema radicale più espanso e richiedono quindi irrigazioni meno frequenti, ma più abbondanti. Il fagiolo può sopportare alcuni giorni di carenza idrica, senza effetti negativi sulla produzione. I primi sintomi di stress idrico si osservano sulle foglie che diventano di colore verde scuro e si accartocciano.

Il periodo in cui è maggiore il rischio di danni da siccità va dalla fioritura all’ingrossamento dei baccelli. In questo periodo una carenza di acqua si ripercuote negativamente su qualità e quantità della produzione. Bisogna comunque considerare che un eccesso di irrigazione, con conseguente ristagno di acqua, può essere molto dannoso favorendo malattie e marciumi.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

In un orto familiare la raccolta è manuale, effettuata scalarmente quando i baccelli sono maturi. Vanno poi liberati dai baccelli, operazione molto semplice, anche questa fatta a mano. La raccolta può anche essere effettuata quando sono ormai secchi e gialli, ma non bisogna attendere troppo per evitare che si aprano e i semi cadano a terra.

I fagioli possono essere consumati subito oppure congelati e conservati, per utilizzarli al momento del bisogno. I fagioli rappresentano un alimento sano e nutriente, molto ricco di proteine ad elevato valore biologico e nelle diete vegetariane e vegane sono fondamentali, assieme agli altri legumi, per sostituire la carne e i prodotti di origine animale.

AVVERSITA’ E DIFESA

Purtroppo il fagiolo, anche in un orto familiare, può andare incontro ad una serie di malattie. Vediamo le principali.

Marciumi dei semi e delle piantine: sono in genere causati da un eccesso di acqua e di umidità nei primi stadi di sviluppo della pianta. Sono provocati da funghi come Fusarium, Pythium e Rhizoctonia.

Antracnosi: provocata dal fungo Colletotrichum lindemuthianum, causa la comparsa sulle foglie di macchie brunastre che possono comparire anche sui fusti e sui baccelli. E’ una delle malattie fungine più comuni sul fagiolo. Può essere trasmessa da seme già infetto.

Ruggine: anch’essa causata da un fungo, provoca la comparsa di pustole (simili a ruggine) sulle foglie e sui baccelli. Utile la rotazione delle colture.

Tonchio del fagiolo: è un insetto coleottero che colpisce sia i baccelli in campo che i semi conservati nei magazzini. La larva vive e si nutre all’interno del seme, dal quale esce l’adulto provocando un vistoso foro.

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La coltivazione del nocciolo

Guida alla coltivazione del nocciolo

Il nocciolo (Corylus avellana) è un albero della famiglia delle betulacee, diffuso in tutte le regioni Italiane fino a 1300 metri di altitudine.

L’Italia è uno dei principali produttori mondiali di nocciole; le regioni più importanti sono il Piemonte, il Lazio, la Sicilia, la Campania e la Liguria. La coltivazione del nocciolo si adatta molto bene ad un frutteto familiare e anche poche piante potranno fornire una buona produzione, di un frutto buono, nutriente e facile da conservare.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il nocciolo è una pianta che può raggiungere un’altezza di 2 – 4 metri, con portamento cespuglioso e elevata attitudine pollonifera (i polloni sono dei rami che si dipartono dalla base della pianta). Le foglie hanno una lieve peluria nella pagina inferiore. Esistono diverse specie, anche selvatiche, ma Corylus avellana è la più conosciuta e coltivata.

E’ una pianta monoica, con fiori maschili e femminili distinti ma presenti sulla stessa pianta. I fiori femminili sono nascosti dentro piccole gemme e sono poco appariscenti. I fiori maschili sono delle strutture pendule e sono riuniti in gruppi di 2-4 all’estremità oppure all’ascella delle foglie dei rami e vengono chiamati amenti. Sono lunghi 5 – 10 cm si sviluppano verso fine estate ma fioriscono in inverno. Sono caratteristici e ben visibili. Le radici del nocciolo sono superficiali, la corteccia di colore marrone – grigiastro con dei solchi longitudinali.

Coltivazione del nocciolo

Infiorescenze maschile (amenti)

Il frutto viene chiamato dai botanici diclesio ed è costituito da un involucro legnoso che contiene un seme dolce e ricco di oli, chiamato nocciola.

Tra le cultivar più diffuse, ricordiamo:

  • Tonda Gentile delle Langhe: tipica del Piemonte, con ottime caratteristiche gustative, anche se poco adattabile al di fuori del Piemonte.
  • Tonda di Giffoni: diffusa in Campania, ha un frutto di medie dimensioni e di ottima qualità.
  • Tonda Romana: diffusa nella zona di Viterbo, anch’essa con qualità gustative ottime.

Coltivazione del nocciolo

ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del nocciolo richiede un clima mite, in quanto, data la fioritura invernale minime di circa – 8 °C sono sufficienti per danneggiare i fiori. Anche le gelate primaverili sono deleterie, in quanto possono danneggiare i giovani germogli.

Il terreno idelae è di medio impasto, meglio se collinare, senza ristagni idrici e pH neutro. Si può adattare anche a terreni argillosi, ma devono essere ben dreanti perche è sensibile all’asfissia radicale.

COLTIVAZIONE

Propagazione

In un orto familiare il metodo più semplice è acquistare in vivaio una pianta di nocciolo da impiantare nel frutteto. Il nocciolo può però essere propagato in diversi modi:

  • Polloni radicati: metodo molto pratico nei noccioleti professionali
  • Margotta di ceppaia: tecnica usata dai vivaisti
  • Talea legnosa e semilegnosa: usate solo a scopo hobbistico poiché il nocciolo radica con difficoltà per talea.
  • Innesto: tecnica molto diffusa in frutticoltura, ma poco usata nel caso del nocciolo anche se possibile.
  • Micropropagazione: tecnica che richiede appositi laboratori attrezzati e personale  addestrato.

Preparazione del terreno

La coltivazione del nocciolo in ambito professionale prevede  una preparazione del terreno accurata, con una ripuntatura, un’aratura leggera e un livellamento, con apporto di sostanza organica e dosi elevate di fosforo e potassio. In un frutteto familiare è sufficiente predisporre le buche per l’impianto, deponendo all’interno 3 – 4 chili di letame o compost, poi ricoperto da uno strato di terra. Le buche dovranno essere di dimensioni adeguate per accogliere l’apparato radicale della pianta.

Il periodo migliore per l’impianto di un noccioleto è l’autunno. Si consiglia di tenere almeno 5 metri tra una pianta e l’altra.

Cure colturali

La coltivazione del nocciolo non richiede particolari attenzioni; vediamo di seguito alcuni accorgimenti per ottenere i migliori risultati.

Potatura: la forma di allevamento tradizionale è il cespuglio che rispetta il naturale portamento della pianta, con diversi fusti che si dipartono dalla base. E’ anche la più facile da ottenere in un frutteto familiare, e basterà assecondare il naturale sviluppo dell’albero, eliminando rami secchi, malati o troppo fitti per avere dei buoni risultati.

Nei noccioleti professionali esistono anche forme più complesse come il vaso libero, la siepe e il monocono.

La potatura annuale prevede l’eliminazione del 10-15% della vegetazione e lasciando una buona dotazione di rami con lunghezza fra 20 e 25 cm. Bisogna inoltre considerare i seguenti aspetti:

  • Un ramo che ha fruttificato non porterà nuovi frutti, ma potrà originare nuovi rami
  • La maggior produzione si ha sui rami di un anno nella parte alta della pianta
  • I rami di un anno devono avere uno sviluppo di almeno 15 – 20 cm

Concimazione: se il terreno è fertile non è necessaria in un frutteto familiare e molte piante producono per molti anni anche senza apporti di concime. In alternativa si può distribuire del concime contenente azoto, fosforo e potassio in primavera.

Irrigazione: se la zona è siccitosa, l’irrigazione permette di migliorare la produzione in frutti.

RACCOLTA

I frutti maturano scalarmente nel giro di 3 – 4 settimane e la raccolta è manuale, da fine agosto a settembre. Le nocciole cadono naturalmente a terra quando mature, ed è possibile predisporre dei teli sotto le piante per agevolare la raccolta. Un ettaro di noccioleto può produrre anche 20 – 25 quintali di nocciole; la coltivazione del nocciolo con poche piante in un frutteto familiare può fornire una decina di chili di prodotto.

Il nocciolo e’inoltre una delle piante predilette dal tartufo bianco (Tuber magnatum) e dal tartufo nero (Tuber melanosporum).

AVVERSITA’ E DIFESA

La principale malattia del nocciolo è il mal dello stacco (Cytospora corylicola) che causa disseccamento e caduta di rami e foglie. Si previene con trattamenti a base di rame a fine estate e in primavera.

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