Le piante biocide

Come impiegare le piante biocide

Le piante biocide sono dei vegetali che sviluppano un’azione tossica nei confronti di numerosi funghi e nematodi presenti nel terreno che possono essere patogeni per le colture agrarie.

I composti responsabili di tale effetto tossico sono diversi e appartenenti a diverse classi di composti chimici: terpenoidi, glucosinolati, alcaloidi, tannini, fenoli e altri.

Questi composti, rilasciati dalla pianta, possono agire tal quali o subire una serie di trasformazioni ed esercitano la loro azione su alcuni parassiti dei vegetali. Tale azione può essere anche semplicemente repellente, come nei confronti di alcuni nematodi del terreno.

MECCANISMO D’AZIONE

Le piante biocide possono essere distinte in specie ad azione biofumigante e in catch crops o piante trappola.

Queste piante possono essere coltivate e trinciate per poi distribuirle come sovescio, incorporandole al terreno dove avranno anche un effetto di apporto di sostanza organica.

In alternativa, sono disponibili sul mercato prodotti sotto forma di pellet o sfarinati che vengono apportati al terreno ed esplicano la loro attività mediante liberazione di sostanze bioattive.

Efficacia

Le piante biocide si sono dimostrate efficaci nei confronti di nematodi galligeni (Meloidogyne spp.), nematodi cisticoli (Heterodera e Globodera) e nematodi longidoridi (es. Xiphinema index).

Inoltre sono molto utili per limitare i Coleotteri Elateridi e alcuni funghi del terreno che provocano malattie radicali alle piante coltivate (es. Fusarium, Gaeumannomyces, Pythium e Rhizoctonia).

Inoltre l’apporto di sostanza organica attuato mediante l’interramento delle piante biocide, produce notevoli benefici sulla fertilità e sulla struttura del terreno.

E’ importante ricordare che bisogna attendere 10 – 15 giorni dopo il sovescio prima di procedere con il trapianto o con la semina della coltura, per evitare fenomeni di fitotossicità dovuti alle sostanze che si sviluppano durante la degradazione dei vegetali usati per il sovescio.

piante biocide

piante biocide: Brassica juncea

Piante ad azione biofumigante

Questi vegetali contengono concentrazioni elevate di composti tossici per alcuni organismi.

In genere questi composti sono contenuti nella parte epigea e la loro azione si manifesta quando le piante vengono interrate nella pratica del sovescio.

Le sostanze liberate svolgono un’azione simile a quella dei fumiganti chimici, rivelandosi tossiche per nematodi, insetti (in particolare Coleotteri elateridi) e alcuni funghi terricoli patogeni per le specie coltivate. Inoltre esiste anche un’attività di devitalizzazione di semi delle infestanti.

Tra le piante più efficaci per essere usate come biofumiganti troviamo:

  • Brassica juncea: questa pianta, in seguito a trinciatura e sovescio libera isotiocianati efficaci contro nematodi e funghi fitopatogeni.

  • Ricinus communis: produce alcaloidi, efficaci contro funghi del terreno e nematodi

  • Sorgo: contiene elevate quantità di durrina che una volta idrolizzata produce acido cianidrico tossico contro molti organismi del terreno. Lo stesso discorso vale per il sudangrass.

Piante trappola (catch crops)

Queste piante hanno un elevato contenuto di composti tossici nelle radici.

I nematodi sono attratti dagli essudati radicali prodotti da queste specie e, una volta penetrati nelle radici, iniziano a nutrirsi. In questo modo vengono avvelenati e non riescono a completare il proprio ciclo di sviluppo.

In questo modo la popolazione di nematodi fitopatogeni del terreno si riduce fortemente.

La crescita veloce e competitiva delle piante trappola ha anche un effetto di eliminazione delle infestanti, che non riescono a svilupparsi.

In seguito, l’interramento delle piante ha un effetto ammendante e di apporto di sostanza organica.

Tra le specie più efficaci per essere usate come piante trappola troviamo.

  • Brassicacee: molte piante appartenenti a questa famiglia rilasciano nel terreno glucosilati che, tramite idrolisi enzimatica, producono isotiocianati e nitrile. Esempi di queste specie sono la senape, la rucola coltivata e il rafano.

  • Leguminose: alcune specie appartenenti al genere Crotalaria rilasciano alcaloidi tossici nei confronti dei nematodi.

  • Asteracee: molte piante dei generi Artemisia, Chrysanthemum, Tagetes e Zinnia, emettono sostanze tossiche per i nematodi del terreno.

Sfarinati e pellet

Sono prodotti disponibili in commercio che, apportati al terreno, svolgono un’azione biofumigante, ammendante e fertilizzante.

Vengono distribuiti su tutta la superficie interessata alla dose di 25 quintali/ettaro ed interrati a 15 – 20 cm di profondità. Il terreno va leggermente irrigato e si può seminare o trapiantare dopo 10 – 15 giorni.

Modalità di applicazione

Per aumentare l’effetto nematocida è fondamentale effettuare il sovescio (trinciatura e interramento dei vegetali) nel momento di massima presenza dei nematodi nel terreno.

La semina delle piante biocide viene in genere effettuata a file impiegando, indicativamente, le seguenti quantità di seme:

  • Rucola coltivata: 6 kg/ha

  • Rafano: 25 kg/ha

  • Brassica juncea: 10 kg/ha

  • Crotalaria juncea: 50 kg/ha

Per avere la massima efficacia si consiglia di effettuare il sovescio quanto le piante biocide sono in piena fioritura, poichè in questo momento è più elevato il contenuto in sostanze attive.

Devono quindi essere trinciate e subito interrate a circa 20 cm di profondità per evitare di perdere sostanze volatili importanti.

In seguito i primi 4 – 5 cm di terreno vanno mantenuti umidi e si consiglia di attendere 10– 15 giorni prima di procedere con la semina o il trapianto della coltura, per evitare problemi di fitotossicità.

Pubblicato in Difesa delle colture | Lascia un commento

La coltivazione della tradescantia

Come coltivare la tradescantia

La tradescantia è una pianta della famiglia delle Commelinacee, coltivata come ornamentale. Comunemente viene anche chiamata erba miseria ed è una comune pianta da appartamento.

In questo articolo vedremo le tecniche per la coltivazione della tradescantia che, essendo abbastanza rustica, non richiede particolari cure o attenzioni. E’ infatti perfetta per chi non ha molto dempo da dedicarle o per chi non ha il pollice verde.

La coltivazione dell’erba miseria è quindi alla portata di tutti e senza grandi sforzi potremo ottenere una pianta ornamentale perfetta per abbellire casa, balcone e terrazzo.

L’impiego principale della tradescantia come ornamentale è in vasi pendenti. Questa pianta tende infatti a crescere ed espandersi rapidamenti, ed appendendo i vasi forma delle magnifiche cascate verdi.

CARATERISTICHE BOTANICHE

La tradescantia è originaria dell’America, dove spesso cresce come pianta infestante e può arrecare gravi problemi.

Le numerose specie di questo genere sono sempreverdi e perenni ed hanno steli striscianti e ricadenti. Le foglie sono in genere piccole ed appuntite e i fiori vengono prodotti all’apice degli steli. Sono in genere piccoli, di colore variabile dal bianco al rosa e non hanno un grande valore ornamentale. Fiorisce in da marzo a settembre.

Tra le numerose specie esistenti di tradescantia, ricordiamo.

  • Tradescantia blossfeldiana: ha foglie lunghe e strette con pagina inferiore di colore porpora e pagina superiore verde scuro. Le piante adulte producono, tra marzo ed aprile, fiori lunghi circa 1 cm bianchi e con punte violacee.

  • Tradescantia zebrina: ha un portamento strisciante ed è quindi molto adatta a formare vasi sospesi. Le foglie, di consistenza carnosa, hanno due strisce argentate sulla pagina superiore (da cui il termine zebrina), mentre la pagina inferiore è rossa.

  • Tradescantia fluminensis: è la classica erba miseria con portamento ricadente. In primavera e in estate alle estremità degli steli pendenti si formano dei fiori bianchi piccoli e stellati. Eè una delle specie più comunemente coltivate.

  • Tradescantia sillamontana: ha foglie ovali, verde scuro sulla pagina superiore e porpora su quella inferiore. Le foglie sono ricoperte da una lieve peluria bianca; si differenzia dalle altre specie perchè cresce eretta fino a circa 40 cm, per poi ricadere. I fiori, prodotti in estate sono di colore rosa intenso.

  • Tradescantia pallida: resiste abbastanza bene all’inverno, è caratterizzata da foglie di colore porpora e fiori rosso intenso.

Coltivazione della tradescantia

Coltivazione della tradescantia

Coltivazione della tradescantia: esigenze ambientali

Le temperature ottimali per la coltivazione della tradescantia non dovrebbero mai scendere al di sotto dei 10 °C. In Italia, i problemi possono manifestarsi durante l’inverno, quando vanno poste in un luogo riparato o in casa. Per le temperature massime, durante l’estate, è invece raro che ci possano essere dei danni.

Necessita di una posizione luminosa, per avere una colorazione ottimale delle foglie. Non deve però essere posta direttamente ai raggi solari.

E’ importante una buona aerazione del locale nel quale viene coltivata.

COLTIVAZIONE

L’erba miseria viene in genere coltivata in casa, ma nel periodo primaverile – estivo possono essere spostate all’esterno. Vediamo ora gli interventi fondamentali per la coltivazione della tradescantia.

Propagazione

Il metodo di propagazione per eccellenza di questa pianta è la talea. Propagare la tradescantia per talea è facilissimo, in quanto ha un’ottima capacità di radicazione ed attecchimento. Spesso la radicazione avviene anche spontaneamente in fusti spezzati e caduti a terra.

Per moltiplicare l’erba miseria per talea è sufficiente staccare un ramo lungo 10 cm circa e piantarlo in un vaso contenente un terriccio universale. In alternativa si può mettere il ramo in acqua; in entrambi i casi la radicazione sarà rapida e sicura.

Si consiglia di effettuare un taglio obliquo, in modo da avere una superficie maggiore per l’emissione delle radici. Usate sempre una lama ben affilata, per avere un taglio netto e pulito.

Le foglie più in basso della talea vanno eliminate e il vaso va posto ad una temperatura di circa 20 – 22 °C. Queste sono condizioni ideali, ma l’erba miseria ha una elevata capacità di radicazione e non sarà difficile propagarla in questo modo. Basterà aver cura di mantenere il substrato inumidito.

Una volta che iniziano a comparire i primi germogli (in genere dopo due settimane), vuol dire che la talea ha radicato. A quel punto si aspetta che le talee si irrobustiscano. Una volta che sono sufficientemente grandi, si trapiantano nel vaso definitivo, sempre in gruppo, e si trattano come le piante adulte.

Rinvasare l’erba miseria

Il rinvaso può essere fatto ogni anno, all’inizio della primavera, usando un vaso poco più grande rispetto al precedente.

Il substrato ideale è un miscuglio composto da sabbia grossolana e terra da giardino o terriccio universale; in questo modo si garantisce un buon drenaggio dell’acqua in eccesso. Sempre per questo motivo vanno preferibilmente usati i vasi in terraccotta anzichè quelli di platica, in quanto essendo porosi consentono una miglior circolazione dell’aria.

Se intendete piantare la tradescantia in giardino, scavate una buca ampia e ponetevi sul fondo uno strato di ghiaia. Al centro mettete la pianta, senza rovinare le radici. Quindi ricoprite con del terriccio, compattate bene e annaffiate.

Come curare la tradescantia

La coltivazione della tradescantia richiede poche cure. Ecco di seguito alcuni consigli per farla vivere al meglio.

Irrigazione: va bagnata abbondantemente dalla primavera all’estate, mantenendo il terreno sempre umido ma non inzuppato d’acqua. In caso di giornate molto calde, si consiglia di nebulizzare l’intera pianta con acqua.

Durante l’autunno e l’inverno bisogna continuere a bagnare ma meno frequentemente, lasciando asciugare il terreno tra un’irrigazione e quella successiva.

Concimazione della tradescantia: va effettuata ogni 15 – 20 giorni impiegado un concime liquido da diluire nell’acqua di irrigazione. Bisogna concimare solo in primavera – estate ed impiegando le dosi più basse riportate sulla confezione.

Si consiglia di usare un fertilizzante completo, che oltre agli elementi principali (azoto, fosforo, potassio) contenga anche i microelementi, indispensabili per una crescita rigogliosa ed equilibrata della pianta.

Potatura: per garantire una crescita e uno sviluppo ottimale dell’erba miseria, si consiglia di cimare gli apici vegetativi con regolarità. Sempre per favorire uno sviluppo armonioso, si devono eliminare i rami che si sviluppano eccessivamente.

Nelle cultivar con foglie striate, dovete eliminare i rami con foglie senza striature, per evidare che prendano il sopravvento e si perda questa caratteristca ornamentale.

E’ importante usare sempre lame ben affilate, per garantire un taglio netto e preciso e ridurre il rischio di ingresso di microrganismi patogeni.

MALATTIE DELLA TRADESCANTIA

Anche l’erba miseria può ammalarsi e perdere vigore e lucentezza. Vediamo quindi come intervenire e come prevenire i principali problemi che possono manifestarsi.

Decolorazione delle foglie: la causa può essere la carenza di luce. La pianta va soostata in una zona luminosa, ma non esposta direttamente ai raggi solari.

Foglie che diventano scure: il motivo può essere la mancanza d’acqua. Controllate che il terriccio non sia secco. In caso affermativo, il vaso va immerso in acqua e bisogna aumentare la frequenza delle bagnature.

Foglie secche o annerite alle estremità: può essere causat dall’esposizione ai raggi diretti del sole.

Afidi: i pidocchi delle piante possono attaccare anche la tradescantia. Può essere trattata con prodotti chimici acquistabili nei negozi di giardinaggio. Alcuni prodotti possono essere distribuiti con l’acqua di irrigazione e vengono assorbiti dalla pianta.

Cocciniglia: questi insetti appaiono come delle macchie sulla pagina inferiore delle foglie. Sono adese alla superficie, ma vengono via se grattate con un’unghia.

Possono essere eliminate strofinandole con un batuffolo di cotone inbevuto di alcool. Sono inoltre disponibili prodotti specifici reperibili nei negozi di agricoltura e giardinaggio.

Pubblicato in Uncategorized | Lascia un commento

Peonie: come coltivarle

La coltivazione della peonia

La peonia (Peonia spp.) è una pianta ornamentale della famiglia delle Peoniacee. Esistono molte specie di peonia, alcune a portamento erbaceo ed altre a portamento arbustivo.

In questo articolo articolo scopriremo molte caratteristiche importanti sulle peonie: come coltivarle, le principali varietà e come intervenire in caso di malattie.

Le peonia sono conosciute in Europa dal 1656, grazie ad un rapporto della Compagnia Olandese delle Indie Orientali dove queste piante vennero descritte cme simili alle rose ma senza spine. Quando i primi esemplari giunsero in Europa, la loro fama era già diffusa, grazie alle decorazioni sugli oggetti cinesi di importazione.

Peonie come coltivarle

Peonie come coltivarle

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le peonie sono piante perenni erbacee o arbustive con fiori molto grandi e di colore variabile a seconda della specie e della varietà. Tutte le peonie perdono le foglie nella stagione invernale.

A seconda del tipo di portamento, le peonie vengono distinte in erbacee ed arbustive

Peonie erbacee

Presentano radici tuberose e in primavera germogliano emettendo nuovi getti. Possono raggiungere un’altezza massima di un metro e fioriscono verso il mese di maggio. In autunno la vegetazione muore, ma nella primavera successiva le radici produrranno nuovi germogli.

Le peonie erbacee hanno delle radici carnose, che accumulano sostanze di riserva e consentono ala pianta di superare la brutta stagione.

Sono particolarmente indicate per formare aiuole o bordure e possono essere impiegate anche come fiore reciso.

Peonie arbustive

Le peonie arbustive, dette anche peonie arboree, possono raggiungere, nel corso degli anni, i 2 metri di altezza.

Sono caratterizzate da fusti che lignificano di anno in anno e rimangono spogli durante l’inverno. In primavera emetteranno nuovi germogli e il cespuglio potrà espandersi fino a raggiungere i 4 metri di diametro nelle piante adulte.

I fiori, che sbocciano dalla primavera all’inizio dell’estate, possono raggiungere dimensioni notevoli e la pianta può raggiungere i 100 anni di età, anche se con una crescita molto lenta.

Possono essere usate con successo anche come piante isolate o per formare siepi. Oltre ai fiori, anche il fogliame ha un notevole valore estetico.

Peonia, come coltivarle: le esigenze ambientali

Le peonie sono piante rustiche e resistenti e si adattano bene a diverse condizioni ambientali. Il clima ideale è quello temperato, tipico della primavera in Italia. Indicativamente, le temperature ottimali si aggirano sui 20 – 22 °C. Gradiscono un’esposizione a mezz’ombra mentre è da evitare l’esposizione in pieno sole. Crescono bene a ridosso dei muri che proteggeranno la pianta dai venti che, se forti, possono danneggiarla. Sopportano molto bene il freddo e si adattano a diversi tipi di terreno preferendo quelli ricchi di elementi nutritivi, arricchiti da fertilizzazioni con letame o compost.

COLTIVAZIONE

Propagazione delle peonie

Divisione dei cespi: Le peonie arbustive possono essere propagate per divisione dei cespi, nel mese di settembre. Si devono impiegare esemplari adulti, dividendoli in 3 – 4 parti ciascuna con un adeguato numero di fusti e di radici. Piantandole in altrettanti vasi separati o in piena terra si otterrano diversi esemplari di peonia, in genere senza problemi di attecchimento.

Semina: la peonia può essere propagata per seme, anche se si tratta di un processo molto lungo, in quanto i semi hanno una germinazine lentissima. Questa tecnica viene impiegata dai vivaisti per ottenere nuove varietà. In genere occorrono circa 8 anni prima di veder fiorire una pianta ottenuta da seme. Inoltre, a causa della variabilità genetica, le nuove piante avranno caratteristiche diverse rispetto a quella dalla quale sono stati prelevati i semi.

Quando piantare la peonia: in alternativa, ed è la soluzione più comune, le peonie possono essere acquistate in un vivaio e trapiantate in piena terra o rinvasate quando ormai troppo grandi. Il periodo migliore per queste operazioni è la primavera avendo cura di scegliere, nel caso del rinvaso, un vaso poco più grande del precedente. Ricordiamo però che la peonia tende ad espandersi rapidamente anche in profondità, grazie allo sviluppo dell’apparato radicale, quindi in un vaso potrebbe trovarsi un po’ sacrificata.

Per quanto riguarda il terreno, va bene un terriccio per piante da fiore acquistabile nei negozi di giardinaggio. Sul fondo del vaso si consiglia di porre uno strato di ghiaia per consentire un raido deflusso dell’acqua in eccesso ed evitare i pericolosi ristagni idrici.

Cure colturali

Vediamo ore come curare una peonia, al fine di avere una pianta bella e sana e con una fioritura abbondante.

Come concimare le peonie: la concimazione riveste una notevole importanza per la coltivazione della peonia. Una nutrizione minerale adeguata migliorerà infatti la vegetazione e la bellezza della fioritura.

Potatura: può essere utile potare i cespugli di peonia per evitare che diventino troppo grandi ed assumano una forma disordinata. La cimatura favorisce la formazione di fiori più grandi; vanno inoltre sempre eliminate le eventuali parti secche o malate.

Quando bagnare la peonia: il fabbisogno d’acqua aumenta con l’avanzare della stagione e l’aumentare delle temperature. Il terreno non deve mai essere secco ma neanche presentare ristagni idrici che sarebbero deleteri per la salute della pianta. In caso di piogge frequenti, come nel periodo primaverile, non è necessario irrigare; in estate o in caso di siccità le bagnature dovranno essere più frequenti, anche giornaliere.

E’ sempre consigliabile irrigare al mattino presto o alla sera per svitare shock termici e per aviare che l’acqua evapori troppo in fretta.

QUANDO TAGLIARE I FIORI DI PEONIA

I fiori della peonia possono essere usati anche come fiori recisi, per abbellire le stanze delle nostre case. Per una maggior durata dei fiori è però consigliabile tagliarli quando i boccioli cominciano appena ad aprirsi, lasciando intravedere il fiore all’interno. In caso contrario, i fiori colti quando già completamente aperti avranno una durata limitata e comincieranno a sfiorire nel giro di pochi giorni.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Coltivazione della guzmania

Coltivare la guzmania in casa

La guzmania (Guzmania spp.) è una pianta sempreverde della famiglia delle Bromeliacee, come l’ananas. Viene coltivata come ornamentale e come pianta da appartamento.

In questo articolo troverai informazioni sulla coltivazione della guzmania e cosa fare se ti hanno regalato questa magnifica pianta da appartamento, in modo da farla vivere a lungo bella e sana.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La guzmania è caratterizzata da una rosetta di foglie rigide e compatte, dal cui centro si diparte un’infiorescenza colorata (di solito rossastra) dove sbocciano dei fiori bianchi di dimensioni ridotte.

Lo stelo fiorale viene emesso una sola volta nella vita, su piante di almeno 3 – 4 anni e la fioritura dura pochi giorni.

L’aspetto ornamentale più interessante è costituito dalle brattee, foglie modificate che assumono diverse colorazioni, in genere tendenti al rosso.

Alla base della pianta si sviluppano numerosi polloni, individui “figli” che possono essere estirpati e usati per produrre nuove piante.

Esistono molte diverse specie di guzmania, vediamo qui le principali

  • Guzmania berteroniana: di dimensioni notevoli, può superare i 70 cm di diametro. Ha foglie molto grandi, con infiorescenza di colore rosso intenso.

  • Guzmania zahnii: considerata una delle più belle la rosetta di foglie raggiunge i 50 cm di altezza, di colore rosso ramato al centro e fiori bianchi o gialli con brattee rossastre. Le foglie sono di colore verde oliva.

  • Guzmania conifera: caratterizzata da foglie rigide che formano una rosetta alta fino ad un metro, forma una infiorescenza di colorerosso vivo in tarda estate.

  • Guzmania musaica: le foglie sono verde chiaro, con disegni e striature molto ornamentali. L’infiorescenza, che si sviluppa in estate, ha un fiore giallo intenso con brattee rossastre.

  • Guzmania lingulata: è stata una delle prime a diffondersi come guzmania ornamentale da appartamento. Lo stelo che porta il fiore può arrivare a 40 cm di altezza ed è coltivata soprattutto per le brattee di colore cremisi. Esistono numerose cultivar che si differenziano per le dimensioni e per la forma delle foglie.

coltivazione della guzmania

Coltivazione della guzmania

Coltivazione della guzmania: esigenze ambientali

La guzmania è una pianta tropicale, originaria quindi di zone con clima costantemente caldo – umido.

E’ comunque una pianta rustica e per la coltivazione della guzmania in appartamento non sono necessarie troppe cure. Richiede una posizione soleggiata ma non deve essere posta direttamente ai raggi solari.

Il terreno ideale è soffice e con un buon drenaggio per evitare problemi di ristagni idrici, con un pH acido. I terricci disponibili in commercio per le orchidee sono perfetti anche per la guzmania.

In alternativa possiamo mescolare terriccio non calcareo e torba, oppure usare un comune terriccio universale mischiato in parti uguali con torba e sabbia grossolana.

COLTIVAZIONE

Come propagare la guzmania

La guzmania viene propagata tramite divisione dei polloni a fine inverno oppure all’inizio dell’estate.

Al momento del rinvaso i polloni vengono staccati, impiegando un coltello affilato e ben pulito. Quindi devono essere trapiantati in un nuovo vaso, possibilmente di dimensioni ridotte: questo favorirà l’emissione di radici da parte del pollone. Per le prime 2 – 3 settimane è opportuno mantenere il vaso coperto con un telo di plastica trasparente, per mantenere un’elevata umidità. La radicazione avviene nel giro di 5 – 6 mesi.

Il vaso non deve essere troppo grande, l’ideale sono 10 – 15 cm di diametro. In questo modo si favorisce la formazione delle radici e si riducono i rischi di ristagni idrici. Importante è porre sul fondo uno strato di materiale drenante.

Come coltivare la guzmania in casa

E’ facile coltivare la guzmania in appartamento. L’ideale è un locale luminoso, con grandi finestre esposte ad Ovest oppure ad Est. L’esposizione a Sud è sconsigliata, poichè nella stagione estiva i raggi solari diretti potrebbero danneggiare la nostra pianta.

Se fosse l’unica soluzione possibile si può intervenire ponendo la guzmania lontano dalla fonte di luce e schermando la finestra con una tenda leggera.

Durante la bella stagione (con minime non al di sotto dei 18 °C) è possibile spostare il vaso all’esterno, sempre in una posizione luminosa ma riparata dai raggi diretti del sole.

Per quanto riguarda le temperature, con la coltivazione della guzmania in appartamento, difficilmente avremo problemi. Questa pianta gradisce infatti temperature comprese tra i 18 e i 22 °C, tipiche della maggior parte delle abitazioni.

Sopportano anche temperature elevate, a patto che non manchi mai loro l’acqua e che ci sia una buona umidità ambientale. Bisogna invece evitare di esporle a correnti di aria fredda.

Cure colturali

Irrigazione: la guzmania può sopportare periodi di siccità del terreno senza soffrirne particolarmente, ma l’irrigazione è comunque importante. Si consiglia di bagnare abbondantemente ma di attendere che il terreno sia asciutto prima di innaffiare nuovamente.

Un accorgimento utile è quello di mantenere umido l’ambiente di coltivazione, posizionando il vaso su un sottovaso nel quale viene posta dell’argilla espansa. Aggiungendo qualche cm d’acqua si manterrà un’umidità adeguata.

Concimare la guzmania: la concimazione viene effettuata con un concime liquido per piante da appartamento contenente microelementi. Viene in genere somministrato ogni 15 giorni assieme all’acqua di irrigazione, anche se esistono prodotti che vanno spruzzati sulle foglie e garantiscono i risultati migliori. La fertilizzazione può essere sospesa durante l’inverno.

CURARE LA GUZMANIA

Anche se coltivata in appartamento, la guzmania può andare incontro ad alcuni problemi. In particolare può essere colpita da afidi, ragnetto rosso o cocciniglia. Siccome spesso la guzmania è coltivata in casa, si sconsiglia di effettuare trattamenti antiparassitari con prodotti chimici che potrebbero essere dannosi anche per l’uomo.

Si può invece cercare di eliminare manualmente i parassiti, magari lavando con attenzione la pianta con un batuffolo di cotone e un detergente neutro diluito in acqua.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Come coltivare il garofano

La coltivazione del garofano

Il garofano (Dianthus spp.) è un fiore della famiglia Cariophyllacee, coltivato come ornamentale in vaso, giardino, aiuole e bordure.

Alcune specie possono essere rinvenute allo stato spontaneo anche in Europa, altresono diffuse in gran parte delle zone temperate della Terra.

In questo articolo scopriremo come coltivare il garofano in vaso o nel giardino, per avere una fioritura bella ed abbondante.

La coltivazione del garofano non è molto impegnativa e il suo fiore ha un grande effetto ornamentale e può abbellire qualsiasi aiuola, terrazzo o balcone.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono circa 300 specie di garofano e moltissime varietà che si differenziano per forma, colore del fiore e dimensione.

Il ciclo, a seconda della specie, può essere annuale, biennale, oppure perenne.

L’altezza è molto variabile a seconda della specie e della cultivar: le varietà da fiore reciso possono raggiungere i 50 cm.

I fiori possono avere colori e forme diverse; possono inoltre essere singoli o doppi.

Le foglie sono lanceolate, di colore verde o tendente al bianco in alcune specie.

Vediamo ora le principali specie di garofano

  • Dianthus barbatus: chiamato comunemente garofano dei poeti è una specie perenne, ma dopo il secondo anno di coltivazione la fioritura inizia a scarseggiare. Fiorisce da maggio a luglio ed ha un’altezza variabile dai 15 ai 60 cm.

  • Dianthus carophyllus: coltivato come pianta per fiore reciso, nei giardini è coltivato prevalentemente in vaso. Può aver bisogno di tutori data l’altezza raggiunta ed è abbastanza sensibile al freddo.

  • Dianthus chinensis: originario dell’Asia, raggiunge un’altezza di 20 cm. Ha una fioritura molto bella e prolungata.

  • Dianthus plumarius: i fiori sono profumati, di colore variabile dal bianco al rosso. Molto resistente, si propaga facilmente per divisione del cespo. Perfetto per il giardino roccioso e come tappezzante, poichè si espande molto in fretta.

Come coltivare il garofano

Come coltivare il garofano

Come coltivare il garofano: esigenze ambientali

Il garofano predligie un’esposizione soleggiata e senza la competizione di altre piante. Non tollera i ristagni idrici, quindi il terreno deve essere ben drenato sia che venga coltivato in vaso, sia che venga coltivato in piena terra.

Sopporta bene la siccità estiva e può crescere anche in terreni calcarei.

COLTIVAZIONE

I garofani vengono generalmente venduti in vaso e possono essere trapiantati da settembre a maggio. Se il clima è caldo – secco si consiglia di piantarli durante l’inverno, mentre nelle zone più fredde è meglio attendere la primavera.

Preparazione del terreno e trapianto

Se vogliamo trapiantare i garofani acquistati in vaso nel nostro giardino, dobbiamo procedere come segue.

Il terreno va ripulito accuratamente da eventuali erbacce presenti e vangato o zappato con cura. In caso di terreno povero si può incorporare letame maturo o compost alla dose di 3 – 4 kg per metro quadro.

Le piante vanno quindi estratte dal vaso, cercando di non rompere il pane di terra. Si prepara quindi una buca grande circa 2 volte il vaso, nella quale va posta la zolla, in modo che la parte superiore sia a livello del terreno.

Bisogna quindi riempire la buca e comprimere bene il terreno alla base della pianta. A questo punto si può innaffiare, bagnando bene ma senza far ristagnare l’acqua. Nei giorni successivi bisognerà continuare a mantenere la terra umida, per favorire l’attecchimento.

Propagare i garofani

Semina: possono essere seminati ad inizio primavera o in autunno in serra, anche non riscaldata.

Una volta seminati il terriccio dovrà essere mantenuto costantemente umido ma senza ristagni d’acqua. La germinazione dei semi dovrebbe avvenire in circa 15 giorni.

Quando avranno emesso 4 – 5 foglie potranno essere trapiantati in vasi più grandi o in un’aiuola.

Talea: è un metodo molto comune per moltiplicare il garofano. Le talee vengono prelevate in estate, dai getti che non producono fiori. Il substrato ideale è una miscela di torba, sabbia e perlite, mantenute sempre umide. L’attecchimento e la radicazione avvengono in circa 30 giorni.

Cure colturali

Irrigazione: il garofano non ha elevate esigenze idriche e si adatta bene anche alla scarsità di acqua. Molto pericoloso è invece il ristagno idrico che provoca marciumi radicali con conseguente morte della pianta.

Concimare il garofano: può essere utile una concimazione con un prodotto granulare all’inizio della stagione vegetativa, per esaltare la fioritura. Non bisogna però esagerare perchè il garpfano è piuttosto sensibile agli eccessi di concimazione.

Potatura: non sono richiesti interventi particolari. I fiori secchi o appassiti vanno eliminati, in questo modo si stimolano ulteriori fioriture. A fine inverno si può effettuare una pulizia, eliminando le parti secche.

LE MALATTIE DEL GAROFANO

Il garofano può essere colpito da alcune malattie ed essere attaccato da insetti. Vediamo quali sono le principali avversità alle quali questo fiore può andare incontro per capire come coltivare il garofano al meglio e difenderlo dalle  malattie.

Malattie radicali: alcuni funghi attaccano le radici o la parte basale della pianta, causando marciumi che provocano la morte della pianta.

Tra questi patogeni possiamo citare Rhizoctonia solani, Sclerotium rolfsii, Phytophthora spp., Pythium spp. e Fusarium oxysporum.

Queste malattie sono spesso causate da un eccesso di acqua nel terreno, quindi si consiglia di non esagerare con l’irrigazione. Possono anche essere usati fungicidi specifici acquistabili nei negozi di agricoltura e giardinaggio.

Malattie fogliari: queste malattie, causate da funghi, colpiscono le foglie fino a fale seccare e cadere. Le più importanti sono:

  • Ruggine: causa la comparsa di pustole simili a macchie di ruggine. Queste macchie possono estendersi e confluire, fino a rovinare l’intero fogliame. La difesa si basa essenzialmente su prodotti chimici.

  • Alternaria: anch’essa provoca la comparsa di macchie, di colore marrone – brunastro, sulle foglie. E’ favorita da un eccesso di umidità.

  • Occhio di pavone: malattia del garofano molto nota, è causata dal fungo Heterosporium echinulatum. Colpisce tutte le parti verdi della pianta, con formazione di macchie tondeggianti marroni che possono confluire e provocare il disseccamento delle parti colpite. Si combatte con fungicidi specifici.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Coltivare la stevia in casa

Come coltivare la stevia

La stevia (Stevia rebaudiana) è una pianta erbacea della famiglia delle Asteracee come la camomilla e la calendula. Coltivare la stevia in casa è possibile e non richiede molto impegno; è sufficiente seguire i semplici consigli presenti in questo articolo per avere successo.

Originaria del Paraguay è conosciuta per le sue proprietà dolcificanti per le quali è conosciuta da tutti i consumatori di prodotti naturali e biologici.

La coltivazione della stevia in giardino o sul terrazzo è quindi un’operazione facile che ci consentirà di ammirare la crescita di questa bellissima pianta.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La Stevia rebaudiana è una pianta erbacea che può raggiungere un’altezza di circa 70 cm.

Le foglie sono di forma lanceolata e presentano una peluria molto lieve sulla pagina inferiore.

Tende a formare un intrico di ramificazioni, legnose nella parte basale, che possono facilmente essere danneggiate in caso di forte vento.

Coltivare la stevia in casa

Coltivare la stevia in casa

Coltivare la stevia in casa: esigenze ambientali

La stevia rebaudiana gradisce un terreno sciolto, non compatto e senza problemi di ristagno idrico; tollera discretamente l’acidità del terreno.

Cresce bene anche in mezz’ombra, ma l’ideale è una posizione soleggiata e al riparo dal vento forte. Il sole favorisce la sintesi delle sostanze dlcificanti e migliora la qualità del prodotto.

In condizioni ideali, la stevia può durare 3 – 4 anni.

COLTIVAZIONE

In Italia la stevia può essere coltivata come specie annuale, perchè se posta all’esterno non sopporta il gelo invernale. Quando la temperatura scende al di sotto di zero gradi la parte aerea muore. Possiamo quindi ritirarla in un ambiente protetto prima dell’inverno, oppure proteggerla con una pacciamatura di paglia o foglie per proteggere le radici durante l’inverno. In primavera la pianta tornerà a vegetare.

Semina

Il periodo indicato è la primavera, quando le temperature sono ormai miti e non vi sono più rischi di gelate tardive. L’ideale sono temperature tra i 20 e i 25 °C, senza sbalzi eccessivi e con un buon livello di umidità.

Se intendete coltivare la stevia in casa potete seguire questi consigli:

  • impiegate un vaso non eccessivamente grande con un composto di terra fine. Disponete i semi in superficie e ricoprite con un lieve strato di terra. Bagnate senza disperdere i semi e mantenete umido.

  • Posizionate il vaso in serra o in casa in una posizione soleggiata. La germinazione ovrebbe avvenire in una settimana circa.

  • Quando le piantine saranno sviluppate (indicativamente 3 – 4 foglie), trapiantatele singolarmente in un nuovo vaso, unendo al terreno del concime organico.

Trapianto

In alternativa alla semina potete acquistare in vivaio delle piante già pronte in vaso. Quando saranno cresciute andranno trapiantate in un vaso più grande. Per migliorare il drenaggio è possibile mettere sul fondo dell’argilla espansa.

Se intendiamo trapiantare più piante in piena terra, ricordiamoci di rispettare le distanze d’impianto di 50 cm tra le file e 20 cm sulla fila. In questo modo potranno svilupparsi e crescere liberamente.

Talea

E’ possibile propagare la stevia per talea con ottime probabilità di successo. E’ sufficiente recidere un rametto in tarda primavera, prelevandolo da una pianta adulta e trapiantarlo in un vaso con della terra fine e soffice, mantenuta umida. La radicazione non dovrebbe tardare e si avrà una nuova pianta identica alla pianta madre.

Cure colturali

Irrigazione: è necessario bagnare costantemente e con cura, senza lasciare asciugare completamente il terreno. Non bisogna però esagerare per non creare ristagni idrici che farebbero marcire le radici.

Potatura: per avere un cespuglio vigoroso e ordinato è opportuno cimare la stevia, come viene fatto con il basilico, tagliando la parte apicale. In queso modo stimoleremo l’emissione di nuovi germogli.

IMPIEGO DELLA STEVIA

La stevia è usata fin dall’antichità come dolcificante in sostituzione dello zucchero. Il suo potere dolcificante è 200 volte superiore a quello del saccarosio e questo la rende particolarmente interessante per i diabetici e per le diete.

Queste caratteristiche sono date dalla presenza di steviolo, un dolcificante che non influisce sui livelli di insulina ed è quindi adatto anche ai diabetici, oltre ad essere privo di calorie.

Oltre a questo, la stevia era impiegata da molti popoli indigeni del sud America per le sue proprietà antiossidanti e antinfiammatorie come pianta medicinale.

Coltivare la stevia in casa ci permetterà di avere il nostro dolcificante naturale in casa a costo zero. E’ infatti sufficiente far essiccare le foglie in un luogo ventilato ed asciutto, ma non al sole.

Una volta secche vanno sbriciolate con cura, fino ad ottenere una polverina che potrà essere usata al posto dello zucchero.

Le foglie possono essere usate anche fresche, in infusione a caldo o anche in infusione a freddo, con tempi più lunghi, per le bevande estive.

 

Pubblicato in Piante aromatiche e officinali | Lascia un commento

Dalie: coltivazione e cura

Come coltivare la dalia

La dalia (chiamata anche giorgina) è una pianta appartenente alla famiglia delle composite, come la calendula.

Viene coltivata come pianta ornamentale per il suo fiore, colorato e di grandi dimensioni.

Questo magnifico fiore è adatto a terrazzi, giardini ed aiuole, mentre non può essere coltivato in casa, in quanto non è una pianta da appartamento.

In questo articolo scopriremo molti aspetti sulle dalie: coltivazione e cura e come proteggerle dalle principali avversità alle quali possono andare incontro.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La parte più bella della dalia è sicuramente il fiore, molto ornamentale e vistoso. Fiorisce da luglio all’autunno; il fiore può essere di forma diversa con colore generalmente rosso e giallo, anche se essistono innumerevoli varietà con diverse sfumature.

Esistono molte varietà che si differenziano anche per le dimensioni: le dalie nane, alte non più di 25 – 30 cm, perfette per essere coltivate in vaso ed altre che superano il metro di altezza.

Le principali varietà di dalia sono le seguenti:

  • White star: chiamata anche dalia a fiore di cactus ha un fiore a forma di stella di colore bianco. Raggiunge un altezza di oltre un metro e fioriace da giugno ad ottobre.

  • Seattle: rustica, produce fiori bicolori gialli e bianchi e raggiunge un’altezza di 80 cm.

  • Gallery Pablo: alta solo 35 cm, è particolarmente adatta per coltivare dalie in vaso. Fiorisce da fine estate fino all’autunno.

  • Alabama: anch’essa perfetta per essere coltivata in vaso, fiorisce dalla primavera all’estate.

Dalie: coltivazione e cura ed esigenze ambientali

La dalia è originaria del Messico, anche se poi si è diffusa in tutta Europa. E’ comunque una pianta abituata al sole ed alle alte temperature (anche oltre i 30 °C). Non sopporta invece il freddo, quindi va posta al riparo in inverno.

Il terreno ideale deve avere un buon contenuto di sostanza organica ed essere ben drenato, senza pericolo di ristagni idrici.

Dalie: coltivazione e cura

Dalie: coltivazione e cura

COLTIVAZIONE

Come piantare le dalie

Le dalie possono essere coltivate partendo dal bulbo (anche se in realtà si tratta di un tubero). Vediamo quindi alcune informazioni essenziali per sapere come piantare le dalie.

Il terreno va lavorato in autunno, procedendo con una zappatura o vangatura. In questo momento si consiglia di incorporare al terreno letame o compost alla dose di 3 – 4 kg per metro quadro.

In primavera il terreno va spianato con un rastrello e si può procedere con l’interramento dei bulbi da fine marzo a meta maggio.

I bulbi vanno posti in buche profonde 10 cm circa rispettando le distanze di 100 cm tra una pianta e l’altra per le cultivar più alte, 70 cm per quelle medie e 40 cm per quelle nane.

Non appena i germogli raggiungeranno i 20 cm circa di altezza, andranno cimati eliminando l’apice al di sopra dell’ultima coppia di foglie. In questo modo si induce la pianta a formare un cespo ben ramificato.

Comprare una dalia in vivaio

E’ possibile acquistare piantine di dalia già in vaso, senza la necessita di dover piantare i bulbi.

In questo caso valgono i consigli riportati in questo articolo relativi alle cure colturali. E’ importante controllare che il terreno non sia troppo asciutto, perchè il vivaio potrebbe aver trascurato l’irrigazione. In tal caso bagnate prontamente, ma senza esagerare.

Cure colturali

Irrigazione: durante la stagione estiva è importante fornire abbondante acqua alla dalia. Ovviamente non bisogna creare ristagni che causerebbero marciumi del bulbo e delle radici.

In autunno, in concomitanza con le piogge, le irrigazioni possono essere ridotte. Bisognerà però intervenire più frequentemente in caso di siccità prolungata.

Concimazione della dalia: un apporto di concime può essere molto utile per migliorare la fioritura della dalia.

Si consiglia di usare un concime per piante da fiore a lenta cessione, acquistabile nei garden center, concimando ogni 15 – 20 giorni distribuendo il fertilizzante con l’acqua di irrigazione.

Potatura: per migliorare l’aspetto ornamentale della pianta, è importante rimuovere le parti secche e i fiori ormai appassiti. In questo modo la dalia sarà anche stimolata a produrre nuovi fiori.

Per indurre la pianta a formare fiori più grandi, bisogna procedere con l’eliminazione dei boccioli laterali, in modo da lasciare solo quelo apicale che si svilupperà maggiormente.

Tutoraggio: le varietà più alte, che superano il metro di altezza , avranno bisogno di essere tutorate, per evitare che cadano. Si possono usare dei comuni tutori in legno.

Come curare la dalia in inverno

La dalia non è adatta a sopportare il freddo invernale, quindi bisogna attuare alcuni accorgimenti per proteggerla durante la brutta stagione.

Nele zone dell’Italia meridionale, i tuberi possono essere lasciati nel terreno, in quanto gli inverni non sono particolarmente rigidi e non li danneggeranno; a primavera la pianta tornerà a vegetare.

Nelle zone più fredde, verso fine ottobre, i bulbi vanno estirpati dal terreno e posti in un luogo buio, fresco e asciutto. Si consiglia di conservarli stratificati in cassette dopo averli puliti accuratamente e averli fatti asciugare bene per qualche giorno.

COME CURARE LA DALIA

Anche la dalia si può ammalare ed essere colpita da parassiti che possono rovinarla o causarne la morte. Vediamo quindi quali sono le principali malattie della dalia e come combatterle.

Malattie fungine della dalia

Tra le malattie di origine fungina, analizziamo quelle che rivestono maggiore importanza.

Marciumi radicali: numerosi funghi del terreno, trai quali Rhizoctonia solani e Pythium ultimum, possono provocare marciumi della radice in particlare nelle prime fasi di crescita della pianta. La miglior prevenzione è evitare il ristagno di acqua nel terreno.

Sclerotinia sclerotiorum causa invece un marciume del fusto che, in caso di umidità elevata, si ricopre di una meffetta biancastra, costituita dal micelio del fungo. In caso di attacco bisogna intervenire con fungicidi specifici.

Muffa grigia: la muffa grigia o botrite si sviluppa in caso di umidità elevata e colpisce in particolare i germogli e le gemme fiorali causando danni anche molto gravi all’intera pianta.

La corretta distanza d’impianto tra le pianta migliora l’arieggiamento e diminuisce l’umidità, riducendo quindi il rischio di sviluppo di muffa grigia su dalia. In alternativa si possono usare fungicidi chimici.

Parassiti della dalia

Tra le avversità di origine parassitaria pericolose per questo fiore, ricordiamo le principali.

Afidi: i comuni pidocchi delle piante, possono colpire anche questo bellissimo fiore. Possono essere combattuti con insetticidi chimici o con prodotti naturali attivi contro gli afidi, come il macerato d’ortica. Le coccinelle possono essere molto utili perchè sono attive predatrici di afidi.

Ragnetto rosso: è un acaro che infesta anche le piante da fiore. Osservando con attenzione si possono notare le sottili ragnatele che produce e il ragnetto può essere visto con l’ausilio di una lente. Causa decolorazioni sulla pianta. E’ favorito da clima caldo – secco e può essere combattutto con prodotti specifici.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Come curare la gerbera

La cura della gerbera

La gerbera è una pianta ornamentale della famiglia delle Asteracee come la camomilla e il carciofo.

Viene coltivata per il suo fiore, molto grande e colorato. E’ ideale sia per l’impiego come fiore reciso che per essere coltivato in vaso o in un’aiuola oppure in terrazzo o sul balcone.

In questo articolo scopriremo come curare la gerbera e quali sono le caratteristiche principali di questo magnifico fiore. Conoscendo le sue esigenze fondamentali sarà facile crescere una pianta bella e sana.

Essendo coltivata in Europa fin dalla fine dell’800 esistono, oltre a diverse specie, moltissime varietà ed ibridi diversi che si differenziano per la forma, il colore e le sfumature del fiore.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La gerbera presenta un rizoma dal quale si dipartono delle radici che possono raggiungere un metro di profondità, se non contenute da un vaso.

Sempre dal rizoma si formano le foglie che dapprima tondeggianti, diventano lanceolate e lobate man mano che crescono, risultando simili a quelle del tarassaco.

Il fiore, di notevoli dimensioni, può essere bianco, rosa, rosso, giallo o viola, con innumerevoli sfumatore a seconda della varietà. Sono disponibili cultivar a fiore semplice e a fiore doppio.

La gerbera può raggiungere i 40-45 cm di altezza (in alcune varietà), anche se quelle comunemente coltivate nei giardini difficilmente superano i 35 cm di altezza.

Esistono circa 70 specie di gerbera, ma la più diffusa è la Gerbera jamesonii , con foglie che presentano una lieve e fitta peluria sulla pagina inferiore. I fiori compaiono da maggio e durano per tutta l’estate; possono avere colore variabile bianco, giallo o rosso più o meno intenso.

Come curare la gerbera

Come curare la gerbera

Come curare la gerbera: esigenze ambientali

E’ una pianta originaria del sud Africa, precisamente sugli altopiani ad un’altitudine di circa 1100 metri sul livello del mare.

Le precipitazioni annue di queste aree si aggirano sui 600 – 700 mm e le temperature si mantengono sui 15 – 20 °C. Questi valori rappresentano quindi l’ideale per la sua coltivazione. Sopportano i caldi estivi purchè il terreno sia umido; in inverno le temperature non devono scendere sotto i 5 °C.

L’esposizione ideale è luminosa, ma mai e alla luce diretta del sole. Cresce bene anche se osta in una zona riparata dagli alberi Vanno evitate anche le correnti di aria fredda.

Per quanto riguarda il terreno non è molto esigente e si adatta bene a diverse condizioni, purchè non vi siano ristagni idrici e il drenaggio sia buono. Il pH ideale è sub – acido. Per la coltivazione in vaso si consiglia comunque un terriccio generico per piante da fiore.

COLTIVAZIONE

Generalmente coltivata in vaso o in un’aiuola, si consiglia di incorporare al terreno del compost o del letame maturo. In questo modo, con l’aggiunta di un terriccio universale per piante da fiore, non saranno necessarie altre concimazioni.

La sua durata è di circa 3 – 4 anni.

Propagazione

La gerbera può essere propagata per seme, per microtalea o per divisione del cespo.

Semina della gerbera: non è molto usata poichè subentrando la variabilità genetica tipica della propagazione per seme, non si è sicuri di ottenere piante tutte simili e di elevato pregio qualitativo.

Il periodo indicato per la semina è verso di febbraio – marzo, oppure in autunno, in un terreno formato da sabbia e torba in parti uguali. I semi sono piccoli, devono essere posti orizzontalmente sul terreno e ricoperti con un leggerissimo strato di terriccio.

I vasi appena seminati vanno posti all’ombra ad una temperatura di 20 – 25 °C e il terreno va mantenuto umido.

Per mantenere elevata l’umidità si può ricoprire il vaso o il vassoio nel quale si è seminato con un telo di plastica trasparente, che andrà rimosso quando i semi saranno germinati (dopo circa 15 giorni).

Siccome le radici sono assai delicate è consigliabile usare contenitori alveolati, deponendo un seme per alveolo. In questo modo sarà più facile estrarre le piantine per trapiantarle.

Quando le piantine saranno sufficientemente grandi da poter essere maneggiate andranno trapiantate in vasi singoli. Se le trapiantate direttamente all’aperto, il mese indicato è giugno; trapiantate ad una densità di 6-8 piante a metro quadro.

Divisione del cespo: verso fine inverno o ad inizio autunno le radici devono essere estratte dal terreno; bisogna quindi dividere il rizoma con una lama ben affilata; ogni porzione dovrà avere almeno una gemma (anche detta “occhio”).

Questi frammenti vanno trapiantati in altrettanti vasi singoli, dove daranno origine a nuove piante identiche alla pianta madre. Fondamentale è il buon drenaggio; irrigate solo se necessario.

Microtalea: questo tipo di ropagazione necessita di un laboratorio vivaistico attrezzato e non è quidi indicata per essere impiegata in ambito casalingo.

Cure colturali

Irrigazione: va bagnata con costanza da maggio a settembre, in modo che il terreno rimanga sempre umido ma non fradicio.

Le irrigazioni vanno ridotte al minimo in inverno, quando la pianta è in riposo vegetativo. In questo modo sopporterà meglio i mesi più freddi.

Concimazione della gerbera: si consiglia di impiegare un concime liquido da diluire nell’acqua di irrigazione ogni 2 settimane circa dalla primavera fino alla fioritura.

Per quanto riguarda la tipologia di concime l’ideale è un fertilizzante completo che contenga azoto, fosforo, potassio e microelementi.

In alternativa si può mescolare al substrato del concime granulare per piante da fiore.

Potatura della gerbera: in genere la gerbera non viene potata. Si consiglia comunque di eliminare la parti secche o malate, impiegando sempre attrezzi puliti e ben affilati.

Come curare la gerbera in inverno: dall’autunno le gerbere entrano in riposo vegetativo e il fogliame inizia a seccare e a deperire. Siccome non sopportano le gelate è consigliabile coltivarle all’aperto solo in zone con clima mite, in questo modo potremo vederle tornare a fiorire la primavera successiva.

Per aiutarle a passare la brutta stagione si possono ricoprire con paglia o foglie secche, in modo da costituire una sorta di isolante naturale dai rigori dell’inverno.

Nelle zone del nord Italia si consiglia di coltivarle in vaso e di ritirarle in ambiente protetto durante la brutta stagione.

Come curare la gerbera in casa

Se coltivate all’interno delle abitazione le gerbere possono essere forzate a fiorire anche in inverno. Se vogliamo godere della sua fioritura anche in questo periodo dobbiamo necessariamente porla in un luogo aerato e luminoso, senza sbalzi termici e senza correnti di aria calda.

Le bagnature dovranno essere moderate, mentre può essere utile vaporizzarle con un nebulizzatore. In primavera può essere posta all’esterno, ma difficilmente effettuerà una seconda fioritura prima dell’anno successivo.

AVVERSITA’ E DIFESA

Per sapere come curare la gerbera bisogna imparare a riconoscere i principali problemi ai quali può andare incontro. Vediamo quali sono.

Appassimento: la causa più probabile è la carenza d’acqua. La gerbera va innaffiata con regolarità, seppur senza esagerare.

Collasso della pianta: l’intera pianta apparre come collassata, con le foglie che si adagiano sul terreno. E’ probabile che si tratti di un problema radicale.

Tra i funghi che causano questo tipo di problema troviamo Phytophthora, favorita da un eccesso d’acqua. Si consiglia quindi di bagnare con attenzione poichè è molto difficile rimediare ad un attacco quando i sintomi sono ormai molto evidenti.

Patina di colore bianco sulle foglie e sulle parti verdi: molto probabilmente il responsabile è un fungo che attacca i vegetali e causa una malattia chiamata oidio o mal bianco. In seguito la foglie diventano contorte e cadono.

Si consiglia di intervenire rimuovendo le parti colpite; se l’attacco è più grave si può tentare di fermare l’infezione con fungicidi specifici.

Afidi: conosciuti anche come pidocchi delle piante sono piccoli insetti che si nutrono della linfa dei vegetali. Possono danneggiare gravemente la nostra pianta in caso di forti infestazioni.

E’ possibile preparare in casa insetticidi a base di macerato d’ortica, oppure rivolgersi ad un negozio di giardinaggio per acquistare prodotti specifici.

Acari: il ragnetto rosso è un acaro che può colpire moltissime piante, tra cui la gerbera. Provoca la decolorazione della foglie e forma delle sottilissime ragnatele. Siccome è amante del clima secco, può essere utile vaporizzare un po’ d’acqua sulla pianta per prevenirne la comparsa.

Per saperne di più

  • Gerbera.org: un sito, in inglese, su tutti gli aspetti relativi alla cura del gerbera

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Come curare una gardenia

Coltivare la gardenia

La gardenia (Gardenia spp.) è una pianta ornamentale della famiglia delle Rubiacee, originarie delle aree tropicali dell’Asia e dell’Africa e coltivata per la bellezza dei suoi fiori e delle sue foglie.

In questo articolo impareremo come curare una gardenia in vaso, per avere una fioritura abbondante e una pianta bella e sana.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono circa 250 specie di gardenia, ma la più coltivata e diffusa in Italia come ornamentale è la Gardenia jasminoides. Il suo nome deriva dal fatto che il profumo dei fiori ricorda quello del gelsomino; fiorisce da giugno a settembre ed è abbastanza rustica.

E’ un arbusto sempreverde con foglie di un bel verde intenso, lucide e molto ornamentali. I fiori, di colore bianco – crema sono molto profumati e si sviluppano all’ascella delle foglie.

In condizioni ideali può crescere fino a 2 metri di altezza, ma in casa il suo sviluppo è ridotto e raramente supera il metro.

Come curare una gardenia: esigenze ambientali

Per quanto riguarda la temperatura, in inverno non dovrebbe mai scendere sotto i 12 °C per evitare danni da freddo.

Durante il periodo primaverile – estivo deve essere posta in una zona luminosa ma senza subire i raggi diretti del sole. In particolare se le temperature superano i 22 °C è consigliabile spostarla all’ombra.

Come curare una gardenia

Come curare una gardenia

COLTIVAZIONE

Vediamo ora alcune indicazioni su come curare una gardenia, per garantirle un ambiente di crescita idoneo.

Propagazione della gardenia

La gardenia può essere propagata abbastanza facilmente per talea. Vediamo come fare.

La talea può essere fatta da gennaio a marzo o da agosto a settembre. Si prelevano delle talee recidendo i germogli più robusti, per una lunghezza di circa 10 cm. E’ importante tagliare con una lama ben affilata, per evitare sfilacciature dei tessuti che compprometterebbero la radicazione e favorirebbero lo sviluppo di malattie.

Le foglie più in basso vanno eliminate e si consiglia di immergere la parte tagliata in una polvere a base di ormoni radicanti, per favorire l’emissione di radici.

Le talee così preparate vanno poste in un substrato formato da sabbia grossa e torba, mantenendo il terriccio inumidito.

Il vaso va coperto con un foglio di plastica trasparente per mantenere elevato il livello di umidità e posto all’ombra ad una temperatura di 20 – 25 °C. Il terreno deve rimanere sempre umido.

Quando compariranno i germogli sarà segno che la radicazione è avvenuta. Si può quindi togliere la plastica e collocare il vaso in una posizione luminosa, ma non al sole diretto.

Quando saranno sufficientemente robuste e avranno prodotto nuovi germogli potranno essere trapiantate nell contenitore o nell’aiuola definitiva. Per la fioritura bisognerà attendere 2 – 3 anni.

Cure colturali

Rinvaso: il momento ideale per rinvasare una gardenia è l’inizio della primavera, tra marzo ed aprile.

La gardenia predilige un substrato acido, ricco di torba e leggero. Si consiglia di impiegare un miscuglio composto dal 50% di terriccio e 50% di torba. In alternativa, sono disponibili in commercio terricci specifici per il florovivaismo.

Irrigazione: è importante controllare la qualità dell’acqua. Acque dure (troppo ricche di calcare) possono danneggiarla; si possono comunque usare facendole prima bollire o aggiungendovi qualche goccia di aceto.

Il terreno deve essere mantenuto umido ma non bisogna somministrare una quantità eccessiva di acqua per evitare di far marcire le radici.

Essendo una pianta amante dell’umidità, può essere utile spruzzare acqua sulle foglie, ma cercando di non bagnare i fiori che tenderebbero ad ingiallire.

Concimazione della gardenia: durante la primavera e l’estate si consiglia di concimare ogni 2 settimane con un concime liquido per piante da fiore con microelementi, diluito nell’acqua di irrigazione. Durante i mesi freddi è sufficiente concimare ogni 2 mesi.

Potatura: una volta che la fioritura è terminata i rami vanno accorciati per mantenere un portamento compatto. E’ importante che gli strumenti da taglio siano ben affilati e puliti.

AVVERSITA’ E DIFESA

Per capire come curare una gardenia al meglio, bisogna conoscere qualcosa sui problemi ai quali può andare incontro. Vediamo quindi quali sono le principali avversità che possono colpirla.

Caduta delle foglie: se le foglie cadono o si presentano ingiallite o scolorite, si tratta probabilmente di un problema a livello radicale. Si consiglia di eliminare le foglie colpite ed eventualmente rinvasare tagliando le radici marce o danneggiate. Per evitare questi problemi è fondamentale non esagerare con l’irrigazione per evitare ristagni idrici.

Foglie ingiallite: può essere causato da acqua troppo ricca di calcare. Questo causa una macata disponibilità del ferro del terreno è l’ingiallimento è sintomo di carenza. Si consiglia di impiegare un concime con chelati di ferro è usare un’acqua meno dura.

Cocciniglia: è un insetto che provoca la formazione di macchie brunastre sulla pagina inferiore delle foglie. Con una lente di ingradimento le cocciniglie sono visibili, adese alla pianta e vengono via grattandole con un’unghia.

Le foglie possono essere lavate con acqua e sapone neutro strofinando delicatamente, oppure con un batuffolo di cotone imbevuto d’alcool. Quindi risciaquate molto bene. Esistono anche prodotti antiparrassitari specifici reperibili nei negozi di giardinaggio.

Acari: il ragnetto rosso è un acaro che può colpire la gardenia. Le foglie tendono ad ingiallire, con macchie marroni e gialle. In seguito si accartocciano e cadono; si possono notare anche delle ragnatele molto sottili specialmente sulla pagina inferiore delle foglie.

Siccome gli acari sono favoriti da un clima secco, si consiglia di aumentare le nebulizzazioni sulla chioma della pianta, eventualmente si può impiegare un prodotto specifico, acquistabile nei negozi di giardinaggio.

Afidi: sono dei piccoli insetti di colore giallo, verde oppure nero che succhiano la linfa dalle piante. Sono chiamati volgarmente pidocchi delle piante e possono arrecare gravi danni ai vegetali colpiti, che assumono un aspetto deperito e malato. Possono essere combattuti con insetticidi specifici acquistabili nei negozi di agricoltura e giardinaggio.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Coltivare l’erba Luigia

Come coltivare l’erba Luigia

L’erba Luigia (Aloysia citriodora) è una pianta erbacea della famiglia delle Verbenacee. Questa pianta ha molti nomi comuni: oltre che erba luigia è conosciuta anche come erba Luisa, verbena odorosa, erba di Maria e con molti altri nomi, che a volte generano confusione essendo attribuiti anche a piante di altre specie.

E’ originaria del sud America, dove cresce allo stato selvatico ed è stata introdotta in Europa dai conquistadores.

Coltivare l’erba Luigia può essere interessante, ed è sufficiente seguire pochi semplici consigli per avere successo.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’erba Luigia è un arbusto che può raggiungere i 2 – 3 metri di altezza ed un’ampiezza di 1,5 metri.

Le radici sono robuste e fibrose; il fusto è legnoso, eretto e molto ramificato. La corteccia, verde nelle piante giovani, tende a diventare marrone nelle piante adulte.

Le foglie sono lanceolate e raggiungono una lunghezza di circa 7 cm. Di colore verde chiaro, emanano un gradevole profumo di agrumi.

I fiori, molto piccoli, sono raggruppati in infiorescenze e sono di colore variabile dal bianco al lilla chiaro. La fioritura avviene da giugno ad agosto e può prolungarsi fino all’autunno nelle zone a clima mite.

Coltivare l'erba Luigia

Coltivare l’erba Luigia

Coltivare l’erba Luigia: esigenze ambientali

L’erba Luigia gradisce un clima caldo, con temperature elevate durante il suo ciclo.

L’esposizione ideale è in pieno sole e al riparo dal vento. Nelle zone con inverni rigidi va ritirata in un luogo protetto durante l’inverno, oppure ricoperta con una pacciamatura di paglia foglie secche per proteggere le radici.

I terreni migliori sono quelli profondi, fertili, sciolti e senza problemi di ristagno idrico.

Diffusa nel bacino del Mediterraneo può vegetare fino a 800 di altitudine ai margini dei boschi o vicino alle coltivazioni di viti e noccioli.

COLTIVAZIONE

Coltivare l’erba luigia non è difficile e può essere propagata per seme, talea o propaggine.

Semina

La semina deve essere effettuata quando le temperature raggiungono almeo i 15 °C, temperatura alla quale la germinazione richiede circa 20 giorni.

Quando le piante sono grandi abbastanza da poter essere maneggiate vanno trapiantate in vasetti e dopo 2 anni possono essere messe a dimora. Si può coltivare l’erba Luigia, nell’orto, nel giardino o in un’aiuola.

Talea

E’ sufficiente prelevare delle porzioni di stelo verso fine primavera – inizio estate e porle a radicare in un luogo ombreggiato in un terriccio costituito da sabbia e torba. E’ possibile usare delle polveri a base di ormoni radicanti per stimolare la radicazione. Dopo 12 mesi le piantine potranno essere trapiantate.

Propaggine

Consiste nel coprire un ramo ancora attaccato alla pianta madre con della terra per stimolare la formazione di radici nella parte di ramo coperta dal terreno. Questa tecnica è meno indicata nel caso dell’erba Luigia perchè radica con più difficoltà.

Cure colturali

L’erba Luigia, se ben curata, può vivere anche per 15 anni.

Irrigazione: durante i caldi estivi è fondamentale irrigare, in quanto la siccità estiva provoca la caduta delle foglie. Bisogna però avere cura di non causare ristagni idrici nel terreno.

Potatura: è sufficiente eliminare le parti secche o malate e sfoltire la vegetazione in eccesso per arieggiare e favorire una miglior penetrazione della luce.

Concimazione: si consiglia di apportare compost o letame maturo prima del trapianto, incorporandolo al terreno alla dose di 3 – 4 chili per metro quadrato. Alla ripresa vegetativa si può somministrare un concime liquido o solubile completo, distribuendolo con l’acqua di irrigazione.

RACCOLTA ED IMPIEGO

Il momento perfetto per la raccolta delle foglie è poco prima della fioritura, quando la concentrazione in principi attivi è massima. La parti secche vanno eliminate subito.

E’ possibile fare 2 tagli all’anno: uno in estate e uno ad inizio autunno.

Il momento migliore per la raccolta è il mattino, perchè la quantità di oli essenziali contenuta è più alta. Una volta raccolte vanno essicate all’ombra e poi conservate in vasetti di vetro.

L’olio essenziale contenuto nelle foglie è ricco di sostanze come limonene, geraniolo e citrale. Può essere usato per produrre saponi e profumi, oppure in erboristeria grazie alle sue proprietà diuretiche, digestive e antispasmodiche.

In cucina le foglie fresche o secche possono essere impiegate per preparare liquori, infusi, marmellate o gelatine.

AVVERSITA’ E DIFESA

E’ una pianta molto resistente e poco attaccata dai parassiti; in una coltivazione familiare non sono di norma richiesti trattamenti con agrofarmaci.

Si ricorda di non esagerare con l’irrigazione, poichè il ristagno idrico potrebbe favorire lo sviluppo di marciumi radicali.

Pubblicato in Piante aromatiche e officinali | Lascia un commento