La coltivazione della ruta

I segreti per coltivare la ruta

La ruta (Ruta graveolens) è una pianta della famiglia delle Rutacee. E’ una pianta velenosa, ma viene usata  in erboristeria, sotto stretto controllo medico, per le sue proprietà medicinali. In un orto familiare ha interesse unicamente come ornamentale o per aromatizzare grappe o carni. La coltivazione della ruta è molto semplice e non richiede molto spazio: è sufficiente un’aiuola o un vaso.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La ruta può raggiungere un’altezza di 1 metro e può espandersi per 70 cm, arrivando a formare un piccolo cespuglio. Le foglie sono di colore verde – argenteo, ed emanano un odore forte e pungente. I fiori, di colore giallo, sono presenti all’apice dei fusti e fioriscono dall’estate fino all’inizio dell’autunno. I frutti, di colore nero, sono raccolti in piccole capsule.

coltivazione della ruta

ESIGENZE AMBIENTALI

Originaria dell’Europa meridionale, cresce spontaneamente dalla pianura ai 1000 metri di altitudine, nei campi incolti e nei terreni sassosi, sabbiosi ed asciutti. Per una crescita ottimale sono perfetti i terreni di medio impasto, senza ristagni idrici, ed esposti in pieno sole.

COLTIVAZIONE

La coltivazione della ruta è possibile in vaso, in un’aiuola, in serra o nell’orto familiare. Può essere propagata per seme o per talea.

Preparazione del terreno

Se si semina in vaso il terreno ideale sarà composto da un 50% di sabbia e un 50% di terriccio per semine, reperibile nei negozi di giardinaggio. Se si opta per la coltivazione in piena terra è sufficiente una zappatura o vangatura per affinare bene il terreno e facilitare la germinazione del seme.

Semina

Il periodo ideale per la semina è la primavera oppure l’autunno. I semi vanno posti in piccole buche profonde 2 cm, distanti circa 50 – 60 cm tra di loro. In ogni buca vanno depositati 2 – 3 semi, poi ricoperti da un sottile strato di terreno che va mantenuto umido. E’ possibile seminare in ambiente protetto (ad esempio una piccola serra) verso febbraio per poi trapiantare nell’orto o in un’aiuola in autunno. Le piante dovranno essere distanziate di circa 60 cm le une dalle altre e le innaffiature per favorire la germinazione del seme e il radicamento delle piantine trapiantate dovranno essere regolari ma non eccessive, per evitare marciumi causati da ristagni idrici.

Propagazione tramite talea

Un altro metodo per propagare rapidamente la ruta è la talea. Questo metodo può essere usato anche per coltivare la ruta sul balcone, mettendo la talea direttamente a dimora in un vaso con del terriccio misto a sabbia e mantenuto inumidito.

Le talee legnose, lunghe 15 – 20 cm, possono essere prelevate  in primavera o autunno e trapiantate direttamente a dimora.

Le talee semilegnose, lunghe 10 – 12 cm, vanno prelevate in estate e messe a radicare in un luogo protetto per poi essere trapiantate la primavera successiva.

Per favorire la radicazione delle talee possono essere usate delle polveri a base di ormoni radicanti, reperibili nei negozi di giardinaggio.

Cure colturali

La coltivazione della ruta prevede l’eliminazione manuale delle infestanti ed una leggera potatura in primavera per eliminare le parti secche o malate e favorire la ripresa vegetativa.

L’irrigazione, per le piante adulte, è necessaria solo in caso di caldo e siccità molto prolungati. Vanno eseguite preferibilmente di sera con acqua a temperatura ambiente, evitando gli eccessi.

Le concimazioni non sono sono necessarie, ma può essere utile apportare letame maturo o compost in inverno, per favorire la crescita nella primavera successiva. Sempre in inverno si può rincalzare leggermente la pianta, addossando della terra alla base del fusto, per proteggerla dai freddi dell’inverno.

RACCOLTA E IMPIEGO

Le foglie possono essere usate fresche in cucina per insaporire carni, insalate e grappe. Il momento migliore per raccoglierle è prima della fioritura. Per conservarle, vanno raccolti i rametti e lasciati essiccare in un luogo aerato e riparato dai raggi del sole.

In erboristeria la ruta viene usata in virtù delle sue proprietà digestive e sedative, ma l’uso scorretto può essere pericoloso. Presenta anche proprietà insetticide.

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La coltivazione dell’erba cipollina

L’erba cipollina, la cipolla in miniatura

L’erba cipollina (Allium schoenoprasu) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle liliacee, come l’aglio e la cipolla. Molto conosciuta come erba aromatica, viene usata in cucina per insaporire e aromatizzare numerosi piatti. La coltivazione dell’erba cipollina è molto semplice e può avvenire in un orto familiare ma anche in un vaso, in modo da poterla usare fresca al momento del bisogno per apprezzare al meglio le sue qualità. Oltre alle sue qualità in cucina, può essere coltivata anche come ornamentale in aiuole o giardini rocciosi.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’erba cipollina può raggiungere un’altezza di 50 cm, emana un forte odore di cipolla ed è perenne, caratterizzata da un ciuffo di foglie di colore verde intenso, lisce e di forma tubolare. Durante l’inverno però la parte aerea muore, ma la parte sotteranea riprende a vegetare in primavera. Le radici sono dei bulbi, simili a quelli dei cipollotti, anche se più piccoli. I fiori sono di colore lilla e fioriscono da giugno ad agosto.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Cresce bene sia al sole che all’ombra. I terreni sciolti e ben drenati sono perfetti per la sua crescita, specialmente se ricchi di sostanza organica. E’ comunque molto adattabile, ma soffre i ristagni idrici; per quanto riguarda l’inverno, non teme le gelate poiché la parte aerea muore ma tornerà a vegetare in primavera.

COLTIVAZIONE

La coltivazione dell’erba cipollina è molto semplice. Può essere seminata oppure si può partire da piantine acquistate in un vivaio o nei negozi di giardinaggio e poi trapiantate nell’orto familiare. Può anche essere coltivata in un vaso o in un’aiuola. Nell’orto familiare cresce bene vicino a pomodori, sedano, carote, e cetrioli.

Semina

Il periodo migliore per la semina è la primavera, verso maggio se si opta per la semina all’aperto. In un semenzaio protetto invece, può essere anticipata a marzo. Rispetto al trapianto, la propagazione per seme è più lenta. Nelle zone più miti si può seminare verso ottobre – novembre, per poi trapiantarla in primavera.

I semi vanno distanziati di circa 2 cm l’uno dall’altro e ricoperti leggermente. Quindi il terreno va inumidito, ma senza esagerare. La germinazione avviene in circa 10 giorni, durante i quali il terreno va mantenuto umido. Per la coltivazione dell’erba cipollina in vaso, è consigliabile usare un terriccio per piante fiorite, reperibile nei negozi di giardinaggio, aggiungendo un po’ letame maturo o di compost come fertilizzanti. Sul fondo disporremo uno strato a base di argilla espansa e cocci o ghiaia per consentire un ottimo drenaggio dell’acqua in eccesso.

Trapianto

Acquistando le piantine nei negozi di agricoltura e giardinaggio, si possono accelerare i tempi. E’ sufficiente trapiantare i cespi in primavera, nell’orto ad una distanza di 30 cm da un cespo all’altro, o in un vaso, scegliendo contenitori profondi almeno 25 cm.

Cure colturali

Essendo una pianta rustica non richiede particolari cure. Anche se coltivata in vaso, in inverno può rimanere all’esterno. Si può eventualmente disporre uno strato di paglia o altra pacciamatura per proteggere i bulbi da gelate troppo persistenti.

L’irrigazione, per le piante cresciute in piena terra, è necessaria solo in caso di periodi prolungati di siccità. In vaso, gli apporti di acqua saranno un po’ più frequenti, ma evitando ristagni idrici, anche nel sottovaso. In linea generale bisogna bagnare solo quando il terreno risulti asciutto anche in profondità.

I fiori vanno eliminati, in caso contrario la pianta entrerà in riposo vegetativo e rallenterà la produzione di foglie.

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RACCOLTA E CONSUMO

L’erba cipollina va consumata fresca, perché perde in fretta le sue proprietà aromatiche una volta tagliata. Le foglie vanno tagliate quando sono alte almeno 15 cm ed impiegate subito in cucina. Il taglio non danneggia la pianta, anzi, la stimola a produrre nuove foglie.

In cucina si usa per aromatizzare pesce e carne. Può essere schiacciata in un mortaio con del burro o tritata per dare sapore a minestre, salse e sughi. Ricca di oli essenziali, ha proprietà depurative, antisettiche e stimolanti. Ha inoltre proprietà benefiche per il sistema cardiovascolare.

AVVERSITA’ E DIFESA

La coltivazione dell’erba cipollina non presenta in genere problemi di parassiti o malattie. Occasionalmente può essere colpita da afidi, in particolare su piante già sofferenti ed indebolite. In questi casi, per evitare l’impiego di insetticidi chimici, si possono impiegare i macerati d’aglio come antiparassitari.

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La coltivazione del dragoncello

Il dragoncello nell’orto familiare

Il dragoncello (Artemisia dracunculus) è una pianta perenne della famiglia delle Asteracee, come la camomilla e la lattuga. Chiamato anche estragone è coltivato per essere usato in cucina come pianta aromatica o in erboristeria per le sue proprietà curative. La coltivazione del dragoncello è molto semplice ed è perfetta per l’orto familiare.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

E’ una pianta erbacea perenne che può raggiungere un’altezza di 80 cm ed espandersa fino   a 70 cm in larghezza. Le foglie sono di forma lanceolata e di colore verde lucente. Firisce in estate e la fioritura dura fino all’inizio dell’autunno; i fiori sono di colore giallo – verde. Le dimensioni contenute consentono la sua coltivazione anche in vaso da tenere sul balcone, che andrà però rinvasato ogni due anni.

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ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del dragoncello è ottimale in zone soleggiate e riparate dal vento. Le gelate intense sono dannose, così come le temperature eccessive. Si adatta bene a diversi tipi di terreno, purchè non troppo compatti, anche se quelli ideali sono fertili e con un buon drenaggio dell’acqua.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del dragoncello è piuttosto semplice e non richiede molto lavoro. Anche se è una pianta perenne è consigliabile rinnovare la coltura ogni 3 anni.

Semina

Il dragoncello può essere seminato in primavera o in autunno, a file distanti 30 – 35 cm; i semi vanno quindi ricoperti con un sottile strato di terreno. Il terreno va quindi mantenuto umido per favorire la germinazione del seme, ma senza esagerare per evitare l’insorgere di marciumi. Quando le piante avranno raggiunto un’altezza di 10 cm vanno diradate, lasciandone una ogni 50 cm, in modo che possano espandersi liberamente.

Molto diffusa è la moltiplicazione per talea che prevede il prelievo di rametti apicali di circa 10 cm da piante madri sane e ben sviluppate nel periodo estivo. Questi rametti possono essere messi subito a dimora in un terriccio costituito dal 50% di sabbia, dal 25% di torba e dal 25% di terreno per semine. Quando saranno ben radicate possono essere trapiantate, rispettando le distanze di impianto sopra indicate. Per agevolare la radicazione si può usare della polvere radicante.

Un altro metodo per la propagazione è la divisione dei cespi, effettuato in primavera o in autunno.

Cure colturali

Non sono necessarie particolari attenzioni. Le infestanti possono essere rimosse manualmente, mentre l’irrigazione è necessaria solo in caso di prolungata siccità, in particolare se cade durante la fioritura.

Durante l’inverno è bene tagliare le parti secche e ricoprire le piante con un pacciamante per proteggerla dai freddi e dalle gelate.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

La raccolta può essere effettuata dall’estate fino all’autunno. Durante la raccolta delle foglie è bene non asportare più dei due terzi dei rami, per permettere alla pianta di ricrescere. I rametti raccolti possono essere usati freschi oppure seccati, appendendoli in un luogo caldo, asciutto e ventilato. Una volta seccato può essere conservato in vasi chiusi ermeticamente. Le migliori caratteristiche aromatiche si hanno però nel prodotto fresco.

In cucina il dragoncello viene usato per aromatizzare ed insaporire pesci, carni bianche e crostacei. Le foglie fresche possono essere consumate anche in insalata.

 

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La coltivazione del cetriolo

Il cetriolo, non può mancare nell’orto familiare

Il cetriolo (Cucumis sativus) è una pianta appartenente alla famiglia delle cucurbitacee, come la zucca, l’anguria e il melone. Molto coltivato negli orti familiari viene usata in cucina per preparare insalate e molti altri piatti. La coltivazione del cetriolo non è difficile e con un po’ di tempo e qualche attenzione potremmo avere un ottimo raccolto, che ci consentirà anche di risparmiare sulla spesa, offrendoci un prodotto sano e gustoso.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cetriolo è una pianta erbacea annuale con un apparato radicale che può raggiungere i 90 cm di profondità, inizialmente fittonante che diventa fascicolato nelle fasi successive di sviluppo della pianta. Il fusto presenta molti peli sulla sua superficie, e in presenza di supporti o tutori diventa rampicante. Le foglie sono ampie, lobate, di colore verde scuro sulla pagina superiore e argentate su quella inferiore.

La fioritura dura a lungo e parte dalla parte bassa della pianta per procedere verso l’alto. L’impollinazione è entomofila, cioè avviene grazie agli insetti (api e bombi).

Il frutto può essere lungo da 10 a 40 cm a seconda delle varietà ed è chiamato peponide dai botanici. Può essere leggermente spinoso e la buccia può essere di colore bianco, verde o bruno.

ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del cetriolo dà i migliori risultati nei terreni sciolti o di medio impasto, con buona capacità di trattenere l’acqua ma senza ristagni idrici. Il pH ideale è compreso tra 6 e 7, la posizione preferita quella soleggiata.

Per germinare il seme richiede temperature di almeno 15 °C, ed i ritorni di freddo possono essere deleteri per le giovani piante. Presenta inoltre elevato fabbisogno di acqua, come tutte le specie appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee. I momenti nei quali le esigenze idriche sono più elevate sono l’inizio della fioritura e l’ingrossamento dei frutti.

COLTIVAZIONE

In un orto familiare la coltivazione del cetriolo non dovrebbe essere ripetuta sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 4 anni. Può essere fatto seguire da colture di famiglie botaniche diverse come pomodoro, cavolfiore, finocchio, cipolle.

Preparazione del terreno

L’elevato sviluppo radicale del cetriolo richiede una buona preparazione del terreno e la lavorazione ottimale sarebbe un’aratura profonda. In un orto familiare può essere sufficiente una vangatura o una zappatura energica cercando di rompere bene le zolle, per rendere il terreno soffice e adatto all’espansione delle radici. In questa fase è consigliabile incorporare al terreno letame maturo oppure compost alla dose di 4 – 5 kg per metro quadrato di terreno.

Semina e impianto

Se si opta per la semina, possiamo effettuarla in semenzaio protetto verso febbraio – marzo, per trapiantare le piantine nell’orto verso aprile. Le distanze consigliate sono di 1 metro tra le file e 60 cm sulla fila, per consentire alle piante di espandersi e produrre molti frutti.

In alternativa si può seminare direttamente nell’orto, tra aprile e giugno. In questo caso i semi vanno posti (in numero di 3 – 4) direttamente in buche e ricoperti, rispettando le distanze sopra indicae tra le buche. Quando le piante germinate avranno 2 -3 foglie, si procederà con il diradamento, in modo da lasciarne solo una per buca.

Se non vogliamo ricorrere alla semina, possiamo acquistare i piantini in un vivaio e trapiantarli in primavera sempre rispettando le suddette distanze tra una pianta e l’altra.

Cure colturali

I cetriolo possono essere tutorati predisponendo delle reti di polietilene sulle quali la pianta si arrampica. Il fusto principale può essere cimato dopo la raccolta dei frutti, per stimolare la formazione di nuovi germogli e quindi di nuovi fiori e di nuovi frutti.

Le infestanti vanno rimosse manualmente, ma questa operazione è necessaria solo nelle prime fasi di sviluppo della pianta, poiché espandendosi molto tende a impedire alle malerbe di crescere.

L’irrigazione è molto importante, e l’acqua non deve mai mancare, ma non si devono formare ristagni idrici che potrebbero far marcire l’apparato radicale della pianta.

RACCOLTA

La raccolta inizia circa 2 mesi dopo la semina e va effettuata quotidianamente, preferibilmente al mattino. A temperatura ambiente il cetriolo si conserva solo 2 – 3 giorni, mentre in frigorigero può durare circa una settimana. Il cetriolo può essere consumato crudo in insalata o cotto nelle minestre. Viene impiegato inoltre per preparare applicazioni cutanee ad azione emolliente, rinfrescante e rassodante.

AVVERSITA’ E DIFESA

Anche in un orto familiare il cetriolo può incorrere in alcune malattie e parassiti. Vediamo i principali problemi e come prevenirli.

Mal bianco: è un fungo che, specialmente in estate, ricopre le foglie di una polvere bianca che può determinare la deformazione e il disseccamento delle foglie. In un orto familiare, se l’attacco non è particolarmente grave è sconsigliato effettuare trattamenti chimici.

Peronospora: causato da Pseudoperonospora cubensis, provoca la comparsa di macchie quadrangolari di colore giallastro sulle foglie. E’ favorita da un eccesso di umidità, si consiglia di non bagnare le foglie durante l’irrigazione.

Funghi radicali: causati da Pythium, Fusarium, Verticillium sono favoriti dai ristagni idrici nel terreno.

Insetti: la coltivazione del cetriolo può essere soggetta ad attacchi di afidi, acari, tripidi, ed aleurodidi. In un orto familiare, in caso di forti attacchi, si può intervenire con prodotti a base di piretro naturale, sospendendo i trattamenti prima della raccolta secondo quanto indicato sull’etichetta del prodotto.

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La coltivazione del finocchio

Il finocchio nell’orto familiare

Il finocchio (Foeniculum vulgare) è una coltura orticola della famiglia delle Apiacee (o Ombrellifere), come la carota, il cumino e l’aneto. Originario del Mediterraneo era conosciuto già dagli antichi Egizi. In cucina può essere usato sia crudo che cotto; la parte che viene consumata si chiama “grumolo”  ed è costituita dalle guaine fogliari. La coltivazione del finocchio è molto diffusa negli orti familiari e consente con poco sforzo di avere una buona produzione di un vegetale gustoso e ricco di proprietà nutritive.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il finocchio è una pianta erbacea biennale che nel primo anno di vita forma il grumolo, che è la parte basale che viene consumata, mentre al secondo anno produce fiori, frutti e semi. Il grumolo è costituito dalle guaine fogliari, che diventano spesse, carnose ed avvolgenti. Se il grumolo è di forma arrotondata il finocchio viene definito “maschio”, mentre se più allungato viene detto finocchio femmina.

Al di sotto del grumolo si trova la radice che è composta da un fittone che si allunga in profondità e forma numerose radici laterali.

Il fusto è la parte verde chiaro, eretta ed allungata che emana un profumo aromatico se schiacciata. Il frutto, che normalmente viene denominato come seme, si sviluppa solo al secondo anno ed è pertanto interessante solo per le ditte sementiere.

coltivazione del finocchio

ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del finocchio richiede terreni di medio impasto o sciolti, senza ristagni idrici, fertili e con buona dotazione di sostanza organica. Il pH ideale è compreso tra 5,5 e 7,0. Non si adatta a terreni troppo compatti, nei quali il grumolo non riesce a formarsi. Il clima ideale  è mite, anche se alcune cultivar sopportano brevi periodi di temperature prossime a 0 °C. Le temperature ottimali sono comprese tra 15 e 20 °C; temperature elevate diminuiscono la qualità della produzione. Da privilegiare l’esposizione soleggiata per avere una buona produzione.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del finocchio non dovrebbe essere ripetuta sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 3 – 4 anni. Non deve inoltre seguire altre ombrellifere come la carota o il sedano, perche molte malattie sono comuni. Può invece essere posto in rotazione con patata, pomodoro, fagiolo o pisello.

In passato veniva seminato tra le file negli uliveti, anche se l’ombreggiamento riduce la produzione. In un orto familiare può essere consociato con lattuga, spinacio, scarola.

Preparazione del terreno

Per le produzioni da reddito si esegue un’aratura profonda, seguita da erpicature per affinare bene il terreno. In un orto familiare è sufficiente una zappatura  o vangatura manuale; in genere non viene concimato, ma si sfrutta la fertilità residua derivata dagli apporti organici dati alla coltura precedente.

Semina

Il finocchio può essere seminato direttamente a dimora a partire da metà giugno, fino ad inizio agosto nelle zone settentrionali. Nel meridione possono proseguire fino a settembre.

Va seminato a file distanti 60 – 70 cm, ricoprendo i semi con circa 1 cm di terra. Durante la fase di germinazione è richiesta qualche attenzione in più: il terreno deve rimanere sempre umido, ma bisogna evitare accuratamente i ristagni idrici, ai quali il finocchio è molto sensibile. Con temperature di circa 25 °C il finocchio germina in 10 giorni.

Quando le piantine avranno raggiunto un’altezza di 5 cm, si può procedere con il diradamento, in modo da lasciare una pianta ogni 20 cm sulla fila. In questo modo tutte le piante potranno svilupparsi in maniera ottimale e formare un grumolo di notevoli dimensioni.

Trapianto

In alternativa alla semina diretta si può procedere con il trapianto, partendo da piantine acquistate in vivaio o prodotte da sé, partendo dal seme.

In questo caso si può seminare in contenitori impiegando terriccio per semine. Esistono in commercio appositi contenitori alveolati adatti per questo genere di semine. Dopo 30 – 40 giorni dalla semina, quando le piantine sono alte circa 10 cm e con le radici trattengono la terra dell’alveolo, possono essere trapiantate nell’orto. Il periodo migliore per il trapianto va da fine luglio a metà agosto. Se il clima è mite si può arrivare fino a novembre. Le distanze di impianto da rispettare sono di circa 60 cm tra le file e 20 cm sulla fila. In questo modo avremo 8 – 9 finocchi per metro quadrato.

Cure colturali

Per il finocchio, l’irrigazione è molto importante e va attuata con cura. Una carenza di acqua nelle prime fasi di sviluppo comporta una ridotta formazione di radici con conseguente scarsa produzione di grumoli. Bisogna irrigare senza esagerare ma in modo continuativo, specialmente nei periodi caldi.

Per quanto riguarda le piante infestanti, vanno rimosse manualmente o con l’aiuto di una zappetta.

Una pratica diffusa nella coltivazione del finocchio è l’imbianchimento. L’imbianchimento consente di rendere i grumoli perfettamente bianchi, migliorandone l’aspetto e la qualità. Viene eseguito tramite rincalzatura, circa 15 giorni prima della raccolta, quando i grumoli sono già formati. Il terreno viene accostato alle piante ricoprendo la parte basale, che in questo modo non riceve più i raggi del sole e tende a imbiancare per mancata sintesi di colorofilla.

coltivazione del finocchio

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

Appena i grumoli sono ben formati devono essere raccolti, senza attendere oltre per evitare che si deformino ed inizino a produrre gli scapi fiorali. Anche una raccolta troppo anticipata è dannosa, perché i finocchi avranno consistenza fibrosa. La raccolta va eseguita con cura, essendo sensibili alle ammaccature e si procede con l’eliminazione della radice e delle foglie più esterne, soprattutto se danneggiate o malate. Da 10 metri quadrati coltivati a finocchio, si possono ottenere 20 – 30 kg di grumoli. Ad una temperatura di 3 – 4 °C si conservano per circa 2 settimane, se avvolti in una pellicola trasparente.

AVVERSITA’ E DIFESA

La malattia più comune e dannosa che può colpire il finocchio è la sclerotinia, causata dal fungo Sclerotinia sclerotiorum. Questa malattia provoca un marciume basale che rovina irremediabilmente la pianta, che non può più essere consumata. In condizioni di elevata umidità, sulla parte colpita si forma un micelio di colore bianco candido, simile  a cotone. In un orto familiare la strategia migliore è la prevenzione, evitando i ristagni idrici ed estirpando ed eliminando le piante  colpite.

Tra le avversità animali ricordiamo chiocciole e lumache, che sono ghiotte di tutta la pianta e in particolare del grumolo.

 

 

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La coltivazione dell’aneto

L’aneto, dall’orto familiare alla cucina

L’aneto (Anethum graveolens) chiamato anche aneto puzzolente o aneto odoroso è una pianta erbacea annuale, appartenente alla famiglia delle Apiacee come la carota e l’angelica. E’ usato in cucina come erba aromatica, ma anche in erboristeria per preparare infusi e tinture con proprietà antiinfiammatorie e stomachiche. Ha un aroma forte e pungente, che ricorda il cumino. Essendo facile da coltivare è molto indicato per un orto familiare, dove può crescere con poche cure e con poco spazio a disposizione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’aneto può raggiungere un’altezza di 100 cm ed ha una lunga radice fittonante che arriva anche a 30 cm di profondità. Le foglie, alterne, sono di colore verde chiaro mentre i fiori sono riuniti nelle caratteristiche ombrelle che danno il nome alla famiglia botanica di appartenenza (ombrellifere o apiacee). Fiorisce in estate (giugno – luglio) ed i cosidetti semi, che vengono usati in cucina, sono in realtà i frutti secchi. Il peso di 1000 semi è di 1 – 2 grammi.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Originario del Medio Oriente, in Italia si trova negli incolti fino a 1000 metri di altitudine, anche se è raro trovarlo come spontaneo tranne che in alcune zone dell’Abruzzo e lungo il litorale Veneto e Ligure. Richiede un clima soleggiato e caldo (preferibilmente tra i 6 e i 26 °C) e riparato dai venti forti. Il terreno ideale è fertile, con pH neutro o sub-acido e di tessitura sabbioso-limosa.

COLTIVAZIONE

La coltivazione dell’aneto non deve essere ripetuta sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 4 – 5 anni. Non va inoltre seminato vicino al finocchio poiché le due specie possono ibridarsi.

Preparazione del terreno

In autunno si comincia con una aratura oppure, in un orto familiare, una zappatura o vangatura cercando di amminutare bene il terreno. In questa fase è possibile incorporare 3 – 4 kg per metro quadro di letame maturo o di compost. Prima e dopo la semina è consigliabile compattare la terra con un rullo.

Semina

In primavera (marzo – aprile) viene seguita la semina diretta, sul terreno precedentemente preparato come indicato sopra. Si consiglia di seminare a file distanti 30 – 40 cm. I semi vanno ricoperti con uno strato leggero di terreno che va successivvamente mantenuto umido per agevolare la germinazione. E’ possibile effettuare più semine dalla primavera all’estate, in modo da avvere piante sempre fresche da usare in cucina.

Cure colturali

Per la coltivazione dell’aneto non sono necessarie particolari attenzioni. L’irrigazione è consigliata solo in periodi particolarmente secchi. Per le erbe infestanti, in un orto familiare, è sufficiente la rimozione manuale.

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RACCOLTA E UTILIZZAZIONE

La coltivazione dell’aneto in un orto familiare avviene prevalentemente come hobby, ma da questa pianta si possono ricavare diversi prodotti.

Seme: vengono raccolti quando le piante iniziano ad ingiallire, in genere tra settembre ed ottobre. A livello professionale si usano delle mietitrebbie che permettono si separare i semi dal resto della pianta. In cucina i semi sono impiegati per aromatizzare pane, salse, zuppe, pasta e cetrioli sotto aceto. I semi essiccati possono essere conservati in un contenitore chiuso ermeticamente.

Pianta intera: il periodo migliore è appena prima della fioritura (luglio – agosto). Può essere fatto un secondo taglio tra settembre ed ottobre. La pianta fresca o secca, opportunamente tritata, viene impiegata in cucina per insaporire insalate, zuppe, carne e pesce. Le foglie fresche si conservano nel congelatore, quelle secche in recipienti chiusi.

Olio essenziale: in questo caso le piante vanno falciate poco prima che i semi si colorino di rosso, in modo da avere una maggior quantità di sostanze utili negli oli essenziali che verranno estratti. Anche l’olio essenziale può essere usato come aromatizzante alimentare per condimenti, salse, patatine fritte e addirittura caramelle e chewing gum. Dai semi maturi si ricava invece un olio usato per saponi e profumi.

AVVERSITA’ E DIFESA

Occasionalmente l’aneto può essere attaccato da afidi e da lumache, ma per la coltivazione dell’aneto in un orto familiare non sono consigliati interventi con antiparassitari.

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La coltivazione del bosso

Come coltivare il bosso

Il bosso (Buxus sempervirens) è un albero della famiglia delle Buxacee. All’interno di questa famiglia vi sono circa 60 specie di alberi, arbusti e piante erbacee. Il bosso è molto comune nei giardini in quanto sopporta molto bene le potature e può essere modellato in forme diverse e molto artistiche. Più semplicemente può essere sfruttato per fare siepi ornamentali o per essere coltivato in vaso. La coltivazione del bosso è molto semplice e darà molte soddisfazioni anche ai meno esperti di giardinaggio. L’unica accortezza è prestare attenzione ai bambini, perché è una pianta velenosa che può provocare problemi gastrointestinali e vomito se ingerita.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il bosso è un arbusto sempreverde che può raggiungere un’altezza di 6 metri se non viene potato. Ha una crescita lenta e questo lo rende perfetto per l’arte topiaria o per fare una siepe perché mantiene a lungo la forma che gli viene data. Il fogliame è di colore verde scuro, lucido sulla pagina superiore e pallido in quella inferiore. I fiori, assai profumati, sono piccoli e verdi e sono presenti fiori maschili e fiori femminili. Fiorisce verso marzo – aprile, mentre i frutti (delle capsule legnose) si aprono in autunno, liberando i semi. Il legno è molto resistente, con corteccia rugosa di colore bruno – grigiastro.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Si adatta bene a zone siccitose ed aride, prediligendo i terreni basici. In natura si trova spontaneo sulle Alpi e sugli Appennini. Molto rustico, sopporta bene il freddo e il gelo (resiste fino a -15 °C). Cresce bene in mezz’ombra o al sole, ma si adatta anche se viene coltivato in piena ombra. I terreni ideali sono quelli ben drenati e gessosi, ma anche in questo caso si dimostra molto rustico e resistente.

COLTIVAZIONE

Impianto

Le piante da trapiantare sono in genere reperibili nella maggior parte dei vivai, essendo un albero molto comune. Il trapianto non è quasi mai problematico anche se si tratta di alberi di grandi dimensioni (che vengono trapiantati con il pane di terra). Questo grazie alla capacità del bosso di formare rapidamente una fitta rete di radici, che gli consente di assorbire acqua ed elementi nutritivi.

Il periodo migliore per l’impianto è l’autunno. Una volta acquistate le piante in un vivaio è sufficiente scavare una buca grande il doppio rispetto al pane di terra. Quindi sul fondo della buca si deposita uno strato di ghiaia (per favorire il drenaggio) e uno strato con letame maturo o compost, come fertilizzante. Quindi uno strato di terreno e poi possiamo mettere a dimora la pianta, ricoprendo con il terreno rimasto e compattando bene. Se la pianta è piccola sarà in genere venduta a radice nuda, se è più grande con il pane di terra.

Le distanze ideali sono di 60 cm tra una pianta e l’altra per creare una siepe, e di 20 cm per creare rapidamente delle bordure, potando le piante per farle rimanere molto basse.

Il bosso può essere propagato anche per seme, prelevandoli in autunno quando espulsi dai frutti. Questa tecnica è però molto lenta e si preferisce in genere ricorrere alla talea semilegnosa prelevandola in primavera. Le talee vanno però tenute in vaso per 3 anni prima di poterle trapiantare a dimora ed essere modellate con la potatura.

Cure colturali

La coltivazione del bosso, grazie alla sua rusticità, è molto semplice e richiede poco impegno.

Non necessita di irrigazione, tranne che nei periodi molto siccitosi. In genere però, la pioggia è sufficiente per soddisfare il fabbisogno idrico per la coltivazione del bosso.

In autunno e alla fine dell’inverno, si consiglia di apportare letame maturo o compost, interrandolo ai piedi della pianta.

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Potatura

Sopporta molto bene le potature, ed è la pianta più usata nell’arte topiaria per creare siepi e forme anche molto fantasiose. In genere si interviene in primavera e in autunno; se è stato trascurato si può intervenire verso maggio con una potatura energica per rinvigorire la pianta. Nel caso di pochi esemplari sono sufficienti delle cesoie, se invece abbiamo delle lunghe siepi è consigliabile intervenire con un tagliasiepi elettrico per velocizzare l’operazione.

AVVERSITA’ E DIFESA

Il bosso può essere attaccato da afidi e dalla cocciniglia, ma negli ultimi anni si è diffuso un nuovo e pericoloso parassita: la piralide del bosso (Cydalima perspectalis), giunta dalla Cina. Le larve si nutrono delle foglie, della corteccia e dei rami causandone il disseccamento in breve tempo. E’ necessario intervenire ai primi segni di presenza di questo pericolo parassita, impiegando prodotti a base di Bacillus thuringiensis, ammesso anche in agricoltura biologica e non tossico per l’uomo.

 

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La coltivazione del biancospino

Coltivare il biancospino, per frutti e fiori

Il biancospino (Crataegus spp.) è una pianta arbustiva della famiglia delle rosacee, come l’azzeruolo e altri alberi da frutto, molto ramificato e dotato di spine. Molto interessante da un punto di vista ornamentale per la sua splendida fioritura, produce anche dei frutti ottimi per fare marmellate o gelatine. La coltivazione del biancospino è perfetta per abbellire un giardino o per creare siepi attrattive per gli uccelli e per le farfalle.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il biancospino è un arbusto o un piccolo albero che può raggiungere un’altezza di 4 – 5 metri. Le foglie sono alterne ed è caratterizzato da rami molto spinosi, che possono formare una barriera inviolabile nelle siepi poste a delimitare i confini dei campi e delle proprietà. I fiori sono bianchi, riuniti a mazzetti e fioriscono a primavera. Le bacche, di colore rosso acceso, maturano in autunno e contengono un seme all’interno.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Il biancospino fa parte della flora spontanea italiana ed è quindi perfettamente adattato ai nostri climi. E’ una specie rustica che sopporta temperature minime di 10 o 15 gradi sotto zero. Vanno posti a dimora in luoghi soleggiati o semi – ombreggiati, preferibilmente su terreni profondi, umidi e calcarei, mentre non si adattano ai suoli acidi. Sopporta invece bene i terreni argillosi e pesanti.

COLTIVAZIONE

Propagazione ed impianto

Il biancospino può essere propagato per talea, ma non sempre si riesce a farla radicare. Si può ricorrere alla margotta o all’innesto a corona.

In un giardino familiare si può usare la propagazione per seme, anche se in questo caso i tempi saranno piuttosto lunghi. I semi, prelevati dai frutti, vanno asciugati accuratamente al sole e stratificati in vassoi in sabbia o terreno leggero mantenuto costantemente umido. I vassoi vanno posti in una serra fredda in attesa che germinino. Prima di avere una piantina da trapiantare a dimora occorreranno però due o tre anni.

La soluzione più semplice è acquistare le piante da trapiantare in un vivaio. Vediamo ora come procedere per l’impianto.

Il periodo migliore per l’impianto va da ottobre a marzo. Si deve scavare una buca profonda il doppio della massa radicale della pianta. Sul fondo della buca va posto uno strato di 3-4 cm di ghiaia, quindi altri 3 – 4 cm di letame maturo oppure di compost. Il fertilizzante organico viene ricoperto con uno strato di terreno e si può posizionare l’arbusto a dimora, facendo attenzione a non rompere le radici. La buca può quindi essere ricoperta, pressando leggermente il terreno alla base della pianta ed innaffiando.

Irrigazione

La coltivazione del biancospino è semplice data la rusticità della pianta ma l’irrigazione è molto importante. L’acqua  non deve mai mancare, specialmente se cresce in una zona soleggiata. E’ opportuno intervenire circa una volta a settimana nel periodo primaverile estivo, o anche più spesso se vi sono periodi di siccità ambientale prolungata o se la pianta è stata messa a dimora da poco tempo.

Concimazione

Essendo un arbusto a crescita piuttosto lenta è opportuno intervenire con delle concimazioni se vogliamo ottenere una pianta ben sviluppata nel minor tempo possibile. A fine autunno si consiglia di ricoprire la base della pianta con del letame maturo; i residui ancora presenti a primavera andranno incorporati al terreno con una zappatura. In questa fase è possibile aggiungere un po’ di concime in granuli a lenta cessione.

Potatura

Il biancospino può essere lasciato crescere libero in modo che assuma il portamento che avrebbe in natura. In un giardino possiamo però intervenire per ottenere un aspetto più ordinato e regolare.

Nei primi anni di vità le piante vanno potate molto basse per farle crescere più folte. In questo modo infatti si stimola la produzione di polloni e ricacci dal tronco principale; potremmo così ottenere con facilità una bella siepe. Anche nel caso di piante adulte che dovessero apparire spoglie e poco sviluppate, un taglio deciso può risolvere la situazione facendo nascere nuovi germogli. Il periodo migliore per potare è la fine dell’inverno.

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RACCOLTA E IMPIEGO

Essendo una pianta medicinale, può essere usata in erboristeria come cardiotonico. Le sostanze attive sono presenti nei fiori, nei frutti e nella corteccia.

Le bacche sono eduli, ma vengono in genere consumate in marmellate, sciroppi e gelatine.

AVVERSITA’ E DIFESA

Il biancospino può essere attaccato da una batteriosi causata dal batterio Erwinia amylovora che è trasmissibile ad altre piante, in particolare piante arboree da frutto. Questa malattia, chiamata colpo di fuoco batterico, è incurabile ed in alcune zone d’Italia è addirittura vietato impiantare nuovi biancospini.

Occasionalmente può essere attaccato da insetti, ma sono in genere sufficienti trattamenti con prodotti a base di piretro, poco tossico per l’uomo ed ammesso in agricoltura biologica.

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La coltivazione del cumino

Il cumino, aromatica facile da coltivare

Il cumino (Cuminum cyminum) detto anche cumino romano è una pianta erbacea della famiglia delle Apiacee (anche dette ombrellifere), come la carota e l’aneto. E’ una spezia caratterizzata da un odore forte e dolciastro e sapore amaro. Assai diffusa nella cucina indiana, viene impiegata anche in Spagna, Messico e in Nordafrica.

La coltivazione del cumino è adatta anche ad un orto familiare, nella zona destinata alle erbe aromatiche.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cumino è una pianta erbacea annuale, con fusto sottile e ramificato che può raggiungere un’altezza di circa 30 cm. I fiori, piccoli e bianchi o rosati, formano le caratteristiche ombrelle che danno il nome alla famiglia. I frutti sono lunghi 4 – 5 mm, vengono chiamati acheni e contengono un solo seme. Sono simili ai semi del finocchio e dell’anice, anche se più piccoli e più scuri. Possono essere confusi con il carvi che ha però un aroma molto diverso.

ESIGENZE AMBIENTALI

E’ una pianta originaria dell’Egitto e della’Asia centrale, da dove si è diffuso nel Mediterraneo. Cresce bene in posizioni calde e soleggiate, preferibilmente su terreni sabbiosi – calcarei e aridi. Non tollera l’umidità eccessiva e i ristagni idrici.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Il terreno va preparato come per qualsiasi altra coltura, con una zappatura o vangatura ed accurata rottura delle zolle im modo da rendere la terra ben fine e adatta ad ospitare il seme.

Semina

Il periodo migliore per la semina è la primavera, verso il mese di maggio. I semi vanno ricoperti con uno strato sottile di terra che va poi inumidito leggermente. La germinazione avviene in 10 – 15 giorni. Lo sviluppo della pianta è inizialmente lento, ma accelera  in prossimità della fioritura estiva.

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Cure colturali

La coltivazione del cumino non richiede particolari attenzioni. E’ una pianta adatta ai climi siccitosi quindi si raccomanda di non eccedere con l’irrigazione.

RACCOLTA E IMPIEGO

Il periodo ottimale per la raccolta è quando le ombrelle cominciano ad imbrunire (in genere verso luglio – settembre), senza attendere troppo per evitare che i semi cadano naturalmente. Si consiglia di recidere le ombrelle intere e di lasciarle essiccare in un luogo asciutto, ma non alla luce solare diretta. I semi potranno quindi essere raccolti battendo le ombrelle o sfregandole con le mani. I semi possono quindi essere conservati in un contenitore di vetro in un luogo fresco e asciutto e usati in cucina per insaporire i piatti.

I semi masticati combattono l’alitosi, mentre si possono ricavare prodotti erboristici con proprietà digestive e antispasmodiche.

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La coltivazione dell’alkekengi

L’alkekengi nell’orto familiare

L’alkekengi (Physalis alkekengi) è una pianta perenne della famiglia delle solanacee, come la patata, la melanzana e il pomodoro. In Italia cresce anche spontanea fino a 1000 metri di altitudine specialmente lungo i sentieri e ai margini dei boschi. La coltivazione dell’alkekengi è molto facile e adatta anche ad un orto familiare. I frutti sono commestibili e possono essere usati per preparare marmellate o anche in insalata. Sono inoltre molto ricchi di vitamina C. Oltre all’impiego a scopo alimentare, la coltivazione dell’alkekengi è perfetta anche per la creazione di bordure e per la bellezza dei colori della pianta.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’alkekengi è una pianta perenne che può raggiungere un’altezza di 70 cm ed ha un profondo rizoma che le consente di sopravvivere ai freddi dell’inverno, quando la parte epigea muore. In un orto familiare può vivere fino a 8 anni.

Fiorisce nel periodo estivo ma i fiori sono piccoli e poco appariscenti.

La parte più interessante sono i frutti, delle bacche di colore rosso contenute in una sorta di involucro di consistenza cartacea largho circa 5 cm. Le bacche giunte a maturazione sono l’unica parte commestibile della pianta, mentre tutto il resto non va consumato poiché è velenoso e può provocare diversi disturbi gastrointestinali.

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ESIGENZE AMBIENTALI

E’ una pianta molto rustica, senza particolari esigenze. Cresce spontaneamente nei luoghi soleggiati; è rara al sud Italia mentre è più comune al Centro e al Nord.

Il terreno ideale per la coltivazione dell’alkekengi è di medio impasto e senza ristagni idrici. In natura si adatta bene anche a terreni poveri, quindi non è fondamentale che il terreno sia ricco di sostanza organica. Anche se predilige i terreni con pH neutro, può crescere anche in suoli sub-acidi o sub-alcalini. Non sopporta invece i ristagni idrici.

COLTIVAZIONE

La coltivazione dell’alkekengi è possibile anche in un vaso, ma ogni due anni sarà necessario rinvasare ed apportare annualmente un concime minerale. Vediamo ora le indicazione per coltivarlo in un orto familiare o in un giardino.

Preparazione del terreno

Nonostante possa crescere in tereni poveri, un apporto di letame maturo oppure di compost può essere utile per avere una crescita vigorosa e una buona produzione di frutti. Il terreno va zappato o vangato e reso fine in modo da formare un ottimale letto di semina.

Propagazione ed impianto

Il periodo migliore per l’impianto è la primavera, quando è passato il pericolo di gelate tardive. L’alkekengi può essere propagato tramite seme oppure tramite divisione di rizomi.

Seme: la semina si effettua in primavera con i semi acquistati nei negozi di giardinaggio o raccolti in inverno dalle bacche mature. In questo caso i semi vanno separati con cura dalla bacca e puliti molto bene, quindi vanno stratificati in vaschette con della sabbia lievemente inumidita (si fa uno strato di semi e uno di sabbia). Tali contenitori vanno posti in un luogo fresco fino a primavera.

La semina può essere effettuata a spaglio su terreno lavorato, oppure nei vasi preparati con una miscela formata da una parte di sabbia, una di torba e due di terriccio per semine, acquistabile nei negozi di giardinaggio. I semi vanno ricoperti con un sottile strato di terra; la germinazione è abbastanza rapida.

Divisione dei rizomi: il periodo migliore è la fine della primavera. Devono essere prelevate porzioni di giovani piante, lunghe 10 cm circa avendo cura di separare i gambi con una porzione di rizoma. Vengono quindi collocati direttamente a dimora nel terreno ben lavorato. Fino a quando non daranno segno di aver attecchito, le piantine vanno irrigate con costanza, ma senza esagerare per evitare l’insorgere di marciumi.

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Cure colturali

Nelle prime fasi di crescita è importante eliminare le infestanti, che potrebbero soffocare e togliere nutrienti alle piantine appena germinate.

Essendo molto rustico, non sono necessari altri accorgimenti particolari. Tende a diffondersi molto rapidamente e infestare tutto lo spazio a disposizione. Va quindi tenuta sotto controllo con cura, specialmente se coltivata nell’orto familiare o nel giardino. La raccolta delle bacche prima che disseminino è di grande aiuto per questa operazione.

Nel caso della coltivazione in vaso la pianta va concimata annualmente usando un concime liquido somministaro tramite le innaffiature

Irrigazione

Nel periodo estivo le innaffiature si fanno più frequenti e vanno effettuate prevalentemente di sera cercando di non bagnare le foglie. E’ importante non usare acqua troppo fredda per evitare di creare uno shock termico. L’ideale è mantenere il terreno umido, ma senza creare ristagni di acqua.

RACCOLTA E UTILIZZO

Le bacche possono essere usate anche essiccate per la creazione di composizioni artistiche ed ornamentali. Possono anche essere candite e ricoperte di cioccolato fondente. Usata anche in erboristeria, è una pianta con proprietà depurative, antiinfiammatorie e antireumatiche.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare le uniche avversità a cui può andare incontro sono alcuni insetti che danneggiano il fogliame. Possono essere effettuati interventi con prodotti a base di piretro naturale, ammesso anche in agricoltura biologica.

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