La coltivazione del grano saraceno

Il cereale che non è un cereale

Il grano saraceno (Fagopyrum esculentum) è una pianta appartenente alla famiglia delle poligonacee. Non è quindi un cereale, anche se viene spesso inserita in questo gruppo per la tipologia di prodotto ottenuta e per la tecnica di coltivazione.
Originaria della Siberia, soprattutto in passato era coltivata come pianta alimentare e medicinale, ma attualmente sta riscoprendo un certo successo, grazie alla sua rusticità.
La coltivazione del grano saraceno è facile e adatta ad un orto familiare o ad una piccola superficie e con poco sforzo si può ottenere una buona produzione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il grano saraceno è una pianta erbacea annuale, con un ciclo vegetativo molto breve, che varia da 60 a 100 giorni. Raggiunge un’altezza di circa 1 metro ed ha una radice fittonante e poco sviluppata. Il fusto è privo di peli e molto ramificato; i fiori hanno colore variabile dal bianco – rosa al verdastro. Il frutto, di colore brunastro, contiene un unico seme.

Coltivazione del grano saraceno

ESIGENZE AMBIENTALI

E’ una pianta sensibile alle condizioni climatiche, in particolare dopo la fioritura, quando richiede temperature di circa 20 °C. E’ sensibile alle gelate, alle temperature elevate e alla siccità. I terreni ideali sono quelli sciolti, acidi, meglio se poveri, poiché in quelli molto ricchi di elementi nutritivi tende a vegetare troppo e coricarsi. Perfetti sono i terreni e gli ambienti di montagna.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E’ sufficiente una lavorazione superficiale, in un orto familiare va bene una zappatura o vangatura, rompendo bene le zolle.

Semina

Il periodo ottimale per la semina è compreso tra il 15 giugno e il 15 luglio.
I semi vanno interrati ad una profondità di circa 2 cm, seminando a file distanti 40 – 50 cm. Per la coltura da foraggio, destinata all’alimentazione animale, può essere seminata a spaglio, impiegando circa 1 – 1,5 kg di seme ogni 100 metri quadrati di superficie.

Cure colturali

Il grano saraceno, grazie alla sua crescita rapida, è molto competitiva nei confronti delle piante infestanti e non sono pertanto richieste operazioni a questo riguardo. Inoltre produce delle sostanze che limitano lo sviluppo di malerbe.

Irrigazione: dato l’apparato radicale piuttosto superficiale, soffre la siccità. E’ quindi necessario mantenere il terreno umido, ma senza causare ristagno idrico.

Concimazione: il grano saraceno non si avvantaggia della concimazione, anzi un eccesso di elementi nutritivi può essere dannoso. In un orto familiare si consiglia quindi di non apportare fertillizzanti, ma di inserirlo in rotazione con altre colture che vengono concimate con letame o compost.

Coltivazione del grano saraceno

Semi di grano saraceno

RACCOLTA

La raccolta si effettua quando i semi sono maturi e le foglie stanno ingiallendo e seccando. Le rese si attestano in genere sui 20 kg di semi per 100 metri quadrati di superficie.
La granella contiene proteine di elevato valore biologico e la farina può essere usata per cucinare polenta, frittelle e focacce.
Dalle piante giovani (35 – 40 giorni di età) si ricava il rutosside, una sostanza impiegata in medicina.
I fiori sono inoltre molto attrattivi nei confronti delle api e di altri insetti utili.

AVVERSITA’ E DIFESA

Data la rusticità della pianta, in un orto familiare non sono di norma previsti interventi con agrofarmaci.

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La coltivazione della sinningia

La sinningia in appartamento

Sinningia è un genere di piante della famiglia delle Gesneriacee, originarie del Brasile. Appartengono a questo gruppo anche piante un tempo classificate nei generi Gloxinia e Rechsteineria. Sono piante tuberose, coltivate come ornamentali per la bellezza della loro fioritura, con colori molto vivaci. Anche le foglie sono molto appariscenti e di grande impatto estetico.

La coltivazione della sinningia in vaso ci consente quindi di avere una bellissima pianta da appartamento, molto decorativa e che ci regalerà una magnifica fioritura.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le piante appartenenti al genere Sinningia sono piante erbacee perenni, con grandi foglie ricoperte da una lieve peluria. I fiori hanno forma campanulata e possono essere di diversi colori a seconda della specie e della varietà.

In questo genere sono comprese circa 20 specie, le più conosciute sono:

  • Sinningia pusilla: molto usata come pianta da appartamento, raggiunge una taglia di soli 5 cm di altezza e produce piccoli fiori rosati. Molto bella se coltivata in gruppo.
  • Sinningia regina: raggiunge un’altezza di 20 – 25 cm, con fiori penduli e campanulati che assumono una serie di sfumature di viola.
  • Sinningia speciosa: un tempo chiamata Gloxinia speciosa, da maggio ad agosto produce fiori lunghi 5 – 10 cm, di colore viola. Sono stati creati molti ibridi con colorazioni del fiore variabili dal viola al bianco candido.

Coltivazione della sinningia

ESIGENZE AMBIENTALI

Essendo piante originarie di zone tropicali, devono essere coltivate al caldo, meglio se in serra e la temperatura non deve mai scendere al di sotto dei 18 °C.

Devono essere mantenute in una posizione luminosa, ma al riparo dai raggi solari diretti; il substrato di coltivazione ideale è un terriccio a base di torba. Le irrigazioni sono molto importanti, ma bisogna evitare di bagnare fiori e foglie.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Possono essere propagate per seme, divisione dei tuberi o talea di foglia, anche se in genere vengono acquistate già pronte in vivaio e devono solo essere mantenute con cura.

Per chi vuole cimentarsi con la semina, il periodo migliore è febbraio – marzo, seminando in vasi con terriccio adatto alla germinazione, ponendoli a circa 20 °C. Quando le piantine avranno 2 foglie, vanno trapiantate in altri vasi con terreno torboso e, con un po’ di fortuna, fioriranno già durante la stessa estate.

Per quanto riguarda le talee fogliari, il periodo in cui operare è giugno – luglio, prelevando porzioni di foglia e ponendoli a radicare in vasi con sabbia e torba. La nervatura centrale, sul lato della pagina inferiore dovrà essere incisa con una lama affilata. La foglia va quindi appoggiata con la pagina inferiore a contatto del terreno e tenuta alla temperatura di circa 21°C, sul terriccio mantenuto umido. Dalle incisure nasceranno le nuove piantine che andranno trapiantate singolarmente in nuovi vasi.

La divisione dei rizomi viene effettuata verso febbraio – marzo seguendo le indicazioni descritte nel paragrafo riguardante le cure colturali.

Cure colturali

La sinningia richiede alcune attenzioni particolari. In autunno, quando la fioritura è finita e le foglie sono completamente secche, i tuberi vanno estratti dal terreno e posti in un luogo buio, fresco e asciutto alla temperatura di 10 – 12 °C, fino a marzo.

A marzo i tuberi (rizomi) andranno tagliati in due e piantati in vaso, ricoprendoli solo leggermente. I vasi vanno mantenuti alla temperatura di circa 20°C e il terreno va tenuto umido. Questo ciclo può essere ripetuto per tre anni, poi i tuberi vanno sostituiti.

Irrigazione: la sinningia va bagnata due volte la settimana in estate e una volta ogni due settimane alla fine della fioritura, sempre evitando di inzuppare il terreno e di creare ristagni idrici.

Concimazione: durante la fioritura vanno concimate 1 volta alla settimana con un concime liquido per piante da fiore, diluito nell’acqua di irrigazione.

Coltivazione della sinningia

AVVERSITA’ E DIFESA

Molte malattie sono dovute a fattori ambientali, poiché essendo una pianta tropicale richiede condizioni di sviluppo particolari, non sempre facili da ottenere in un appartamento.

Tra gli accorgimenti fondamentali, si ricorda di non inzuppare il terreno con le irrigazioni, per evitare fenomeni di marciumi radicali e di non bagnare foglie e fiori per evitare l’insorgere di muffa grigia.

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La coltivazione della cicerchia

Coltivare la cicerchia, legume poco diffuso

La cicerchia (Lathyrus sativus) è una pianta erbacea della famiglia delle fabacee, come il fagiolo, il cece e il pisello. Viene chiamata anche pisello d’erba o pisello d’India.

E’ originaria dell’Europa meridionale e del Medio Oriente ed attualmente è coltivata in Iran, India, Medio Oriente e in alcune zone dell’Africa e dell’ America del sud. Viene coltivata sia come foraggio per gli animali da allevamento, che per l’alimentazione umana come legume.

La coltivazione della cicerchia non è molto diffusa, ma può avvenire anche su piccole superfici in un orto familiare. Il suo consumo va però attuato con moderazione, perché sono di difficile digestione. Inoltre, il consumo prolungato e in elevate quantità causa un’intossicazione chiamata latirismo, che può causare paralisi agli arti inferiori. Qesto problema è stato segnalato in alcune popolazioni dell’Africa che per lunghi periodi vedono in questo legume la principale fonte di nutrimento.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La cicerchia è una leguminosa annuale, abbastanza ramificata con assenza di pelosità. I fiori, portati singolarmente, hanno spesso un bel colore violaceo e formano dei baccelli con 2 – 5 semi. I semi hanno forma schiacciata ed angolosa e sono di colore bianco – bruno, con diametro di circa 0,5 cm.

ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione della cicerchia può avvenire su terreni marginali, anche ciottolosi, essendo una pianta che si adattaa condizioni di crescita povere. Resiste al freddo e alla siccità, ma non sopporta i ristagni idrici ed i suoli eccessivamente umidi.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E’ sufficiente un’aratura e livellatura, oppure una zappatura o vangatura per la coltivazione su superfici limitate in un orto familiare.

Semina

La semina avviene in autunno ed il ciclo colturale dura circa 6 mesi. In genere viene seminata a file distanti 50 cm, impiegando una dose di seme di 1 – 1,2 kg ogni 100 metri quadrati di superficie.

Cure colturali

Data la rusticità della pianta, non sono necessarie particolari attenzioni o cure colturali.

Coltivazione della cicerchia

Coltivazione della cicerchia: i semi

RACCOLTA

In ambienti molto poveri, la cicerchia consente di ottenere produzioni molto superiori a quelle che si avrebbero con altri legumi. Un ettaro può produrre anche 2 tonnellate di granella. La maturazione del baccello è scalare, quindi saranno necessari più passaggi per effettuare tutto il raccolto.

Esistono diverse varietà di cicerchia: quelle con semi bianchi e grandi sono migliori per l’alimentazione umana. E’ importante ricordare di consumare i semi con moderazione, data la loro tossicità. I semi disponibili in commercio, per zuppe e minestre, sono più sicuri poiché sottoposti a processi per eliminare le tossine.

AVVERSITA’ E DIFESA

La cicerchia non va incontro a particolari problemi fitopatologici. Può essere danneggiata dai venti caldi e dalla temperatura eccessiva che provoca la formazione di semi striminziti, meno nutrienti e più ricchi di sostanze tossiche.

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La coltivazione dell’Anthurium

Coltivare l’Anthurium, dalla magnifica fioritura

L’Anthurium, spesso chiamato Anturio è una pianta ornamentale della famiglia delle Aracee, originaria del Sudamerica. E’ coltivata in vaso per la bellissima fioritura, con fiori molto vistosi e dalla forma caratteristica.

La coltivazione dell’ Anthurium può dare grandi soddisfazioni per la bellezza del suo fiore. Vediamo quindi i segreti per far crescere al meglio questa meravigliosa pianta.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La caratteristica più evidente dell’Anthurium sono i fiori, che hanno una struttura simile a quelli della calla. Sono infatti costituiti da una spata, di colore intenso e lucido e da uno spadice, una sorta di spiga centrale che porta i fiori ermafroditi. Esistono diverse specie di Anthurium, coltivate a scopo ornamentale. Vediamo le principali

  • Anturium andreanum: è la specie più comune, molto usata come pianta da appartamento. Il colore è rosso intenso, ma sono state create varietà con colori diversi, dal bianco al fucsia. Cresce spontanreamente in Colombia.
  • Anturium crystallinum: ha delle foglie caratteristiche, verdi, larghe e cuoriformi con nervature argentee.
  • Anthurium scherzianum: raggiunge un’altezza di circa 50 cm, tollera abbastanza bene una bassa umidità atmosferica ed è quindi più facile da coltivare nei nostri ambienti.
  • Anthurium veitchii: detto anche “king”, re, per la sua bellezza e maestosità. Anch’esso originario dell’America centrale, presenta foglie lunghe quasi un metro, molto lucide e di colore verde glauco. Può raggiungere il metro di altezza e produce fiori gialli molto belli.

Coltivazione dell'anthurium

ESIGENZE AMBIENTALI

Essendo una pianta tropicale, l’anthurium è molto sensibile al freddo e non dovrebbe mai essere sottoposto a temperature inferiori a 13 °C. L’ideale è una temperatura di circa 18 °C e durante l’estate possono essere tenute all’esterno, avendo cura di ritirarle in autunno o comunque qualora dovessero verificarsi forti escursioni termiche tra il giorno e la notte. L’esposizione ideale è un ambiente luminoso ma al riparo dai raggi diretti del sole. Cresce bene in terrene subacidi e porosi

COLTIVAZIONE

Terreno

Per ottenere un perfetto substrato di coltivazione si può mescolare torba, terra di foglie e sabbia o agriperlite come materiale drenante.

Propagazione

In genere queste piante vengono acquistate già pronte in vivaio, ma i più appassionati di giardinaggio possono provare a propagarlo. L’anthurium può essere moltiplicato tramite divisione dei cespi, effettuando l’operazione in febbraio, avendo cura che ogni porzione abbia un po’ di radici ed almeno un germoglio. Le nuove piantine vanno tenute a 22 °C, ma attenzione: la pianta madre potrebbe non sopravvivere a questa operazione, quindi effettuatela soltanto con piante robuste e cespi di notevoli dimensioni.

E’ possibile effettuare la talea, prelevando una porzione di foglia, incidendo in corrispondenza delle venature, o un frammento di stelo. Le talee vanno poste in un substrato leggero e poroso, che va mantenuto umido e ad una temperatura di 25 °C. Per favorire la radicazione si possono usare delle polveri a base di ormoni radicanti.

Cure colturali

Per avere una pianta in perfetta salute, è importante asportare periodicamente i fiori appassiti e le foglie danneggiate. Evitiamo inoltre di porre il vaso in una zona soggetta a sbalzi termici o a correnti d’aria, poiché potrebbero essere molto dannosi per l’anturio.

Concimazione: per avere una bella fioritura è consigliabile concimare ogni 10 – 15 giorni dalla primavera all’autunno. In commercio esistono ottimi concimi liquidi per piante da appartamento, da diluire nell’acqua di irrigazione.

Rinvasi: l’Anturio va rinvasato ogni 3 anni, alla fine dell’inverno (febbraio – marzo). Il nuovo contenitore deve essere un po’ più grande del precedente.

Irrigazione: le annaffiature devono essere regolari, ma senza esagerare: bagniamo quando il terreno è asciutto, ma senza lasciarlo secco per periodi prolungati.

Coltivazione dell'anthurium

AVVERSITA’ E DIFESA

Tra le avversità non causate da parassiti, ricordiamo l’ingiallimento delle foglie, che puo essere causato da un eccesso di irrigazione, con conseguente asfissia delle radici. Se l’ingiallimento comincia dai bordi della foglia può invece trattarsi di una carenza d’acqua o di un eccesso di concime.

Tra i parassiti, i più comuni sono gli afidi, anche detti pidocchi delle piante. Esistono insetticidi a base di ortica, del tutto naturali che sono abbastanza efficaci sulle piante da appartamento.

Anche la cocciniglia può causare qualche problema, ma spesso è sufficiente ripulire le piante con sapone neutro (eliminando poi i residui) o con un cotton fioc imbevuto di alcol.

Tra le malattie fungine, le più cpmuni sono i marciumi radicali o del colletto. Data la difficoltà nel combatterli, è opportuno prevenirli evitando di eccedere con l’irrigazione ed impiegando un substrato drenante.

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La coltivazione del pisello

Il pisello nell’orto

Il pisello (Pisum sativum) è una pianta appartenente alla famiglia delle Fabacee, come il cece, il fagiolo e l’arachide. La sua coltivazione è molto antica e risale probabilmente a più di 2000 anni prima di Cristo.
Per l’alimentazione umana può essere consumato fresco oppure secco per preparare minestre e zuppe. Oltre all’impiego per nutrire gli animali da allevamento è molto interessante anche come coltura miglioratrice della fertilità del terreno.
La coltivazione del pisello è molto diffusa negli orti familiari e permette buone produzioni di qualità. Vediamo quindi alcuni semplici consigli per coltivarlo al meglio e con la massima soddisfazione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il pisello è una pianta erbacea annuale, alta da 20 a 150 cm circa; le diverse cultivar vengono classificate in nane, seminane e rampicanti a seconda dell’altezza raggiunta. Le radici sono di tipo fittonante, e raggiungono una profondità variabile a seconda della varietà, del tipo di terreno e del clima.
Il fiore è abbastanza vistoso, generalmente bianco, con 5 petali. Il frutto è un baccello di colore verde che contiene da 4 a 10 semi di forma e colore variabili a seconda della cultivar.

Coltivazione del pisello

Fiore di pisello

ESIGENZE AMBIENTALI

Il pisello cresce bene con temperature tra 10 e 20 °C, ma può germinare già a 5 °C. Temperature troppo elevate possono indurre una fioritura precoce con scarsa qualità del prodotto.
I terreni ideali hanno pH compreso tra 5,5 e 6,5, senza ristagni idrici ai quali è molto sensibile. Anche se è coltivato in diversi tipi di terreno, predilige quelli profondi, non salini e con un basso contenuto in calcare.

COLTIVAZIONE

Il pisello, come tutte le leguminose, è molto utile in un orto familiare perchè migliora la fertilità del terreno. Si consiglia comunque di non coltivarlo mai 2 volte di seguito sullo stesso terreno, per evitare l’insorgere di problemi fitopatologici.

Preparazione del terreno

E’ consigliabile lavorare il terreno in autunno con una zappatura o vangatura. Anche nella coltivazione industriale non è neccessario effettuare lavorazioni troppo profonde, limitandosi ad una aratura a 25 – 30 cm. L’obiettivo è ottenere un terreno un po’ grossolano in superficie, senza grosse zolle, adatto a consentire una semina regolare, ma non troppo fine per evitare la formazione di crosta superficiale che impedirebbe la germinazione del seme.
In questa fase è possibile apportare letame maturo o compost alla dose di 2 – 3 kg per metro quadrato.

Semina

L’epoca di semina è molto variabile a seconda dell’andamento climatico della zona. Nelle aree del nord italia, viene in genere seminato in primavera, a marzo – aprile, ma ci si può spingere anche fino a maggio nelle zone più fresche.
Nel sud Italia è possibile la semina autunnale, ad ottobre – novembre, per avere un prodotto da immettere sul mercato in un moment in cui il prezzo è più alto.
I semi vanno posti ad una profondità di 2 – 3 cm, con distanze di 10 – 20 cm tra un seme e l’altro. Tra le file si consiglia di mantenere una distanza di 50 – 60 cm per le varietà nane e di 80 – 120 cm per le varietà rampicanti, a seconda della vigoria della cultivar coltivata.

Cure colturali

Rincalzatura: appena le piantine sono sviluppate si consiglia di rincalzarle, per consentire una migliore radicazione e un miglior sviluppo della pianta. L’operazione è molto semplice e consente nell’ammucchiare un po’ di terra alla base della pianta, prelevandola tra le file.

Tutoraggio: per le cultivar rampicanti è fondamentale porre un sostegno (canne, paletti, bastoni, reti) sul quale possano arrampicarsi. Per le varietà nane questa operazione non è necessaria.

Lotta alle malerbe: le infestanti possono essere pericolose specialmente nelle prime fasi di sviluppo della coltura, quando le piante di pisello sono ancora piccole. Le malerbe vanno rimosse prontamente, in quanto competono con la nostra coltivazione sottraendo elementi nutritivi.

Irrigazione: dato che svolge il suo ciclo in primavera e si accresce rapidamente, l’irrigazione non è di norma necessaria, tranne le caso di siccità prolungata o di terreni molto asciutti. Se effettuata va comunque ricordato di non eccedere, data la sensibilità della coltura ai ristagni idrici.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

La coltivazione del pisello consente in genere un buon raccolto e di elevata qualità.
La raccolta è fatta a mano, scalarmente, non appena i baccelli sono maturi al punto giusto. Una volta raccolto deve essere manipolato con cura, poiché molto delicato. Dopo la sgranatura i semi possono essere consumati subito, oppure surgelati per essere impiegati al bisogno.
I baccelli possono essere raccolti anche quando ormai secchi, ma non bisogna attendere troppo per evitare che sii aprano e lascino cadere i semi a terra.

AVVERSITA’ E DIFESA

Vediamo i principali problemi ai quali può andare incontro la coltivazione del pisello in un orto familiare.

Antracnosi: è una malattia fungina ce provoca la comparsa di strisce nerastre sul fusto attorno ai nodi e macchie dello stesso colore sulle foglie e sui baccelli. Questa malattia è trasmessa da seme già infetto, che deve quindi essere certificato sano. E’ inoltre sempre consigliabile non ripetere la coltura 2 volte di seguito sullo stesso terreno.

Marciumi delle piantine: causati da diverse specie di funghi (Fusarium, Pythium, Rhizoctonia) colpiscono in genere le piante nei primi stadi di sviluppo. Sono favoriti da un eccesso di umidità.

Bruchus pisorum: è un coleottero che si nutre e depone le uova sui baccelli, che saranno mangiati dalle larve appena uscite dell’uovo.

Nonostante queste avversità, in un orto familiare, non sono di norma necessari trattamenti con agrofarmaci.

 

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La coltivazione del lupino

Come coltivare il lupino

Il lupino (Lupinus albus) è una pianta della famiglia delle Fabacee, coltivata già al tempo dei Greci e dei Romani per l’alimentazione umana e animale. I semi di lupino hanno un elevato contenuto in  proteine (30 – 35%) e in grassi di ottima qualità (8 – 10%).
La coltivazione del lupino, anche se non molto diffusa, può essere fatta anche in un orto familiare, seguendo pochi e semplici accorgimenti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il lupino è una pianta annuale, ramificata  e cosparsa da una lieve peluria. La radice è fittonante e molto robusta.
I fiori sono raccolti in piccoli grappoli e sono di colore bianco o azzurognolo; danno origine a baccelli oblunghi contenenti da 3 a 6 semi.

Coltivazione del lupino

Coltivazione del lupino – semi

ESIGENZE AMBIENTALI

Cresce bene su terreni lievemente acidi e poveri di calcare, con una buona dotazione di limo. Non tollera i ristagni idrici e sopporta abbastanza bene il gelo, prediligendo ambienti fresca e senza eccessi di temperatura. E’ comunque una pianta rustica e adattabile.

COLTIVAZIONE

Tradizionalmente, il lupino coltivato sull’Etna era consociato al vigneto, mentre in nord Europa era consociato con avena o altri cereali o leguminose impiegate come foraggio. E’ considerata una coltura miglioratrice e viene spesso posta in rotazione con patata, segale, orzo e avena.

Preparazione del terreno

In un orto familiare è sufficiente una zappatura o vangatura, incorporando al terreno 3 – 4 kg di letame mature oppure compost.

Semina

La semina viene effettuata in autunno nelle zone più calde e in primavera in quelle più fredde. Viene seminato a file distanti circa 50 cm, impiegando 1 kg di seme per 100 metri quadrati di superficie.

Cure colturali

In genere non sono necessarie particolari attenzioni. In un orto familiare le infestanti vengono rimosse manualmente e l’irrigazione è utile nei periodi più secchi, ma senza creare ristagni idrici.

RACCOLTA

Se seminato in autunno viene in genere raccolto verso giugno – luglio. I baccelli maturano scalarmente e tendono ad aprirsi e a far cadere i semi. E’ quindi importante effettuare più passaggi per evitare perdit di prodotto. Le rese sono di 10 – 20 kg di semi ogni 100 metri quadrati di superficie.

I semi contengono degli alcaloidi che possono essere tossici per l’uomo, ma essendo solubili in acqua, possono essere eliminati facilmente con abbondanti lavaggi in acqua corrente o tramite bollitura, eliminando poi l’acqua.

AVVERSITA’ E DIFESA

Data la rusticità della coltura, in un orto familiare non sono di norma prevista trattamenti di difesa con prodotti antiparassitari.

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La coltivazione del capelvenere

Coltivare il capelvenere in casa

Capelvenere è il nome comune dato alle piante del genere Adiantum, appartenenti alla famiglia delle Adiantacee. E’ una delle piante d’appartamento più conosciute e usate come ornamentali. Il suo nome indica la bellezza del fogliame, che ricorda la capigliatura di una bella fanciulla.

La coltivazione del capelvenere, richiede qualche attenzione per avere una pianta sempre rigogliosa e sana. Vediamo quindi le principali indicazioni per farla crescere al meglio.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il capelvenere assomiglia ad una felce, con un fogliame rigoglioso, costituito da molte foglioline triangolari raccolte in fronde allungate e flessuose. Non produce fiori nè semi, ma soltanto spore che vengono prodotte sulla pagina inferiore delle foglie. Le varie specie di capelvenere formano sottoterra un rizoma, cioè un fusto modificato in organo di riserva, di colore marrone scuro e strisciante orizzontalmente.

le principali specie di interesse ornamntale sono:

  • Adiantum capillus-veneris: è il capelvenere classico, con foglie color verde pallido portate su piccioli flessuosi e lunghi circa 30 cm
  • Adiantum polyphyllum: è la specie più grande, con foglie che arrivano ad una lunghezza di 120 cm.
  • Adiantum raddianum: è la specie più rustica, con diverse varietà con foglie dal colore verde, grigiastre e bruno – rossastre.

Coltivazione-dell-adiantum

ESIGENZE AMBIENTALI

Il capelvenere è una pianta di origine tropicale e non sopporta i climi freddi. In estate sopporta discretamente il caldo anche se la temperatura ideale è compresa tra i 15 e i 20 °C. In inverno la temperatura non dovrebbe mai scendere sotto i 15 °C. Al di sotto dei 7 °C o in presenza di aria fredda, la pianta può morire.

Non deve essere esposta alla luce diretta del sole e vive bene in mezz’ombra.

Il terreno ideale è poroso e permeabile, per evitare ristagni di acqua che farebbero marcire la radice. Ottimale è un substrato a base di torba, terra di foglie e sfagno.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Il capelvenere può essere propagato tramite semina delle spore, che vengono prodotte sulla pagina inferiore delle foglie. Le spore vengono seminate a marzo in vasi contenenti terra di brughiera e torba in parti uguali e posti al caldo (23 – 24 °C). Questo metodo però, è sconsigliato poichè molto difficile e raramente dà i risultati sperati.

Molto più semplice è la propagazione per divisione dei rizomi, effettuata in primavera. I rizomi possono essere divisi ogni 3 anni e ognuno dei frammenti deve avere almeno 2 – 3 gemme. Quindi vengono piantati non troppo in profondità in un terriccio composto da torba, terriccio di foglie e sabbia, mantenendolo umido e ad una temperatura di 18 – 20 °C.

Cure colturali

La capelvenere si rinvasa a marzo, in un substrato composto da torba, terriccio di foglie, sabbia e con una aggiunta di fertilizzante.

Potatura: alla fine dell’inverno le foglie tendono a diventare marroni. Vanno quindi tagliate alla base e la pianta va innaffiata con moderazione; in questo modo sarà stimolata a tornare a vegetare.

Concimazione: nel periodo primaverile – estivo si consiglia di somministrare un concime liquido ogni 15 giorni, diluito nell’acqua di irrigazione.

Irrigazione: dalla primavera alla fine dell’estate il capelvenere va innaffiato abbondantemente e spruzzato con acqua per mantenere un’elevata umidità. Durante l’inverno, le irrigazioni vanno ridotte per evitare l’insorgere di marciumi. Per le bagnature si consiglia di impiegare acqua non fredda e non calcarea, senza causare ristagni idrici.

AVVERSITA’ E DIFESA

Gli adantium sono piuttosto delicati e le principali cause di avvizzimento delle foglie sono mancanza di umidità, terreno asciutto e scarso ricambio d’aria.

Anche l’eccesso di acqua è pericoloso: in particolare se associato al freddo porta i rizomi e le foglie a marcire.

L’esposizione al sole diretto indebolisce le foglie, che diventano pallide e fragili.

Tra i parassiti che possono colpire queste piante ricordiamo:

  • Minatori fogliari: sono insetti che scavano gallerie nelle foglie, formando grandi macchie nere. Le foglie colpite vanno subito asportate.
  • Aleurodidi: anche detti mosche bianche, si riconoscono perchè scuotendo le foglie si determina la comparsa di una “nuvola” di questi insettini. Possono essere combattuti con insetticidi a base di piretro.
  • Cocciniglia: compaiono sulla pagina inferiore delle foglie. Si eliminano strofinando le parti colpite con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e alcool.


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La coltivazione della calla

Come coltivare la calla

La calla (genere Zantedeschia) è una pianta tropicale appartenente alla famiglia delle Aracee, coltivata come ornamentale per la bellezza dei suoi fiori, molto grandi ed appariscenti che fioriscono in inverno o in primavera. La coltivazione della calla non è facilissima, perché essendo una pianta tropicale ha esigenze particolari ed è abbastanza delicata nei nostri ambienti. Vediamo quindi come curarla al meglio e godere della sua bellissima fioritura.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le calle sono piante che possono raggiungere l’altezza di 1 metro; la specie più impiegata come ornamentale è la Zantedeschia aethiopica, originaria dell’Africa meridionale.

Sono piante sempreverdi perenni con foglie di grandi dimensioni e di colore verde intenso. I fiori sono generalmente bianchi ma anche giallastri o rosati, molto grandi, formati da una struttura a imbuto detta spata e da uno spadice eretto. Le principali specie coltivate sono:

  • Zantedeschia aethiopica: la più nota, con fiori di colore bianco crema e foglie verde scuro
  • Zantedeschia albomaculata: i fiori hanno colore variabile dal bianco al giallo crema, con una gola rossa che avvolge lo spadice bianco.
  • Zantedeschia elliottiana:le foglie sono cuoriformi e fiori giallo – oro.
  • Zantedeschia rehmanni: i fiori possono avere un colore dal rosa pallido al rosso intenso, con spadice centrale biancastro. Di questa specie esistono molte varietà, con diverse colorazioni dei fiori.Coltivazione della calla

ESIGENZE AMBIENTALI

Le calle non sopportano i freddi invernali, e le temperature non dovrebbero mai scendere al di sotto dei 10 °C. Per una crescita ottimale è necessario un terriccio fertile e leggero ed un’esposizione luminosa ma al riparo dai raggi diretti del sole. Richiede un terreno umido, con annaffiature abbondanti nel periodo della fioritura. Per una coltivazione in vaso è consigliato un terriccio a base di torba, con aggiunta di sabbia.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Le calle possono essere propagate facilmente in casa prelevando i germogli laterali che si sviluppano attorno al rizoma. Questi vanno lasciati asciugare per 24 – 48 ore e piantati in vasetti con terriccio adatto per piante ornamentali. Quando saranno cresciute andranno rinvasate in un vaso più grande.

Cure colturali

Annaffiature: il terreno va mantenuto sempre umido, aumentando le innaffiature nel periodo di pieno sviluppo vegetativo. I sottovasi devono essere profondi, e sempre pieni di acqua. Quando la fioritura è finita le bagnature vanno ridotte fortemente, fino a sospenderle in estate.

Rinvaso: Zantedeschia aethiopica, che ha una fioritura precoce, si rinvasa a fine agosto – inizio di settembre, mentre le altre specie a febbraio. I rizomi vanno piantati in vasi di 15-20 cm di diametro ad una profondità di circa 5 cm. Quando la fioritura è finita, i rizomi possono essere lasciati a riposo nel vaso opure tolti e conservati in un luogo fresco e asciutto per almeno due mesi. A settembre potranno essere ritrapiantati, avendo cura di dividerli per non ottenere degli esemplari troppo grandi.

Concimazione: per una buona fioritura la calla deve essere concimata. Il concime va somministrato una volta alla settimana dalla comparsa dei boccioli alla fine della fioritura. Esistono in commercio concimi liquidi da aggiungere all’acqua di irrigazione, appositi per piante ornamentali da vaso.

Quando la fioritura volge al termine, le annaffiature e le concimazioni vanno interrotte.

Ricapitolando, ecco cosa fare, mese per mese, per avere le calle in salute e con un’abbondante fioritura:

  • Agosto – settembre: la Zantedeschia aethiopica va rinvasata. Le altre specie si rinvasano a febbraio.
  • Febbraio – maggio: le calle devono stare in posizioni luminose, ma al riparo del sole diretto. Si comincia ad innaffiare, prima moderatamente, per poi aumentare le quantità. Si riduce nuovamente con l’appassimento dei fiori.
  • Autunno inverno: la temperatura ottimale è di 13 °C. Mantenere il terriccio appena umido, per poi incrementare alla ripresa vegetativa.

AVVERSITA’ E DIFESA

Le calle possono andare incontro ad attacchi di ragnetto rosso in condizioni di bassa umidità atmosferica e cocciniglia farinosa, che può essere combattuta lavando le foglie con acqua e sapone neutro e poi subito asciugate.

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La coltivazione del cece

I ceci nell’orto famigliare

Il cece (Cicer arietinum) è una pianta erbacea della famiglia delle fabacee (anche dette leguminose) come il fagiolo, la lenticchia e il pisello.

Molto usata nel Medio ed Estremo Oriente è una delle leguminose da granella più antiche e probabilmente veniva coltivato nell’attuale Iraq già 3300 anni prima di Cristo.

La coltivazione del cece può avvenire anche in un orto familiare essendo una pianta rustica che non richiede particolari attenzioni. Vediamo quindi le indicazioni più importanti per coltivare questa pianta con facilità.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cece coltivato è una pianta annuale, con radici profonde e ramificate che possono arrivare a 120 cm di profondità. La pianta ha un portamento semi-eretto ed è ricoperta da una lieve peluria, con steli che possono raggiungere gli 80 cm di altezza. I fiori sono di colore variabile da bianco a rosato e diventano baccelli contenenti 2 – 3 semi commestibili, di forma diversa a seconda della cultivar.

coltivazione-de-cece

ESIGENZE AMBIENTALI

Data la profondità delle radici, il cece è una pianta resistente alla siccità e viene coltivato fino a 2400 metri di altitudine. La temperatura ottimale per la germinazione è di 20 °C, ma una volta cresciuto può sopportare alcuni gradi sotto zero.

Anche se resistente alla siccità, le irrigazioni di soccorso in zone aride possono aumentare di molto la produzione.

Può essere coltivato in un’ampia gamma di terreni con caratteristiche diverse, ma non sempre nei terreni molto fertili si ha un aumento di produzione.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Il cece non richiede una preparazione del terreno particolarmente accurata, è sufficiente uno strato lavorato grossolanamente per permettere al seme di germinare e alle radici di insediarsi nel suolo. In genere viene effettuata un’aratura, ma se si vogliono seminare poche piante in un orto familiare è sufficiente una zappatura o vangatura. Data la profondità dell’apparato radicale, contribuisce a migliorare il terreno, anche per le colture successive.

La fertilizzazione con letame oppure compost è molto importante per il cece, che trae molto vantaggio dalla concimazione organica. Indicativamente la dose da apportare è di 4 – 5 chili per metro quadrato.

Semina

La semina, in Italia, viene effettuata a marzo – aprile al centro o al nord, mentre al sud dall’autunno all’inizio della primavera. Eè consigliabile seminare a file distanti 30 – 50 cm, con piante sulla fila distanti 5 – 10 cm. I semi vanno posti a 4 – 5 cm di profondità.

La germinazione avviene nel giro di 7 – 10 giorni.

Cure colturali

Essendo una coltura molto resistente non sono necessari accorgimenti particolari per la coltivazione del cece. Quando le piante avranno raggiunto un’altezza di 20 – 25 cm si consiglia di effettuare una rincalzatura, addossando un po’ di terra alla parte basale della pianta.

Per quanto riguarda l’irrigazione, è consigliabile non esagerare, limitando le bagnature a 2 – 3 interventi prima del riempimento dei baccelli. Da questa fase in poi le irrigazioni vanno sospese.

Le infestanti possono essere rimosse manualmente, ma non rappresentano generalmente un grosso problema.

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RACCOLTA E UTILIZZAZIONE

Il cece, in un orto familiare, può essere raccolto a mano, mentre a scopo professionale vengono impiegate mietitrebbie. In passato la raccolta era esclusivamente manuale: le piante, ormai ingiallite, venivano rase al suolo e trasportate in fasci e poste ad essiccare all’aria, per poi prelevare, durante la trebbiatura, i baccelli. Nelle coltivazioni hobbistiche questa tecnica è ancora valida.

I ceci freschi possono essere consumati come i piselli, anche crudi. Dai semi essiccati si ricava una farina ricca di amminoacidi, oppure possono essere usati in cucina come altri legumi.

AVVERSITA’ E DIFESA

Data la rusticità della pianta, la coltivazione del cece in un orto familiare non va in genere incontro a problemi e non sono necessari interventi antiparassitari.

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La coltivazione dell’acalifa

Coltivare l’acalifa in vaso

Acalipha è un genere di piante della famiglia delle Euphorbiacee. Coltivate come ornamentali, sono originarie dell’Asia e di alcune isole del Pacifico, quindi adattate per vivere in un clima tropicale.

La coltivazione dell’Acalifa è molto comune per la bellezza di queste piante, e seguendo alcune semplici indicazioni si potranno avere degli ottimi risultati, ottenendo piante rigogliose e molto ornamentali.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le specie appartenenti al genere Acalipha sono piante arbustive o cespugliose che, nel loro habitat naturale, possono raggiungere un’altezza di 2 metri e un diametro di 1,8 metri. Alcune specie producono fiori molto appariscenti e di grandi dimensioni, altre sono caratterizzate da un fogliame rigoglioso e dai bellissimi colori. Fiorisce da luglio ad ottobre.

Le principali specie coltivate come ornamentali sono:

  • Acalypha hispida: originaria della Nuova Guinea, ha foglie lunghe 20 cm, con una lieve peluria e di colore verde intenso. I fiori sono piccoli e numerosi e formano delle lunghe pannocchie pendule di colore rossastro, molto belle.
  • Acalypha hoffmanni: si differenzia dalle altre perchè ha foglie molto sottili, simili a fili d’erba ma molto ornamentali
  • Acalypha wilkesiana: anch’essa coltivata per la bellezza del fogliame, comprende varietà con foglie di colore verde, bianco o rosso.

coltivazione-acalifa

ESIGENZE AMBIENTALI

L’acalifa è una pianta adatta ad un clima tropicale, ma con qualche accortezza può essere coltivata anche in Italia. Richiede esposizione in piena luce, ma non deve essere posta direttamente al sole.

Non sopporta le basse temperature, che non dovrebbero mai scendere sotto i 12 – 15 °C. L’umidità ambientale è vitale  e sono richieste abbondanti irrigazioni durante il periodo vegetativo.

Predilige un terriccio acido e permeabile formato da terra di giardino, torba e terra di brughiera.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Può essere moltiplicata facilmente prelevando ad aprile – maggio talee da rami che non hanno dato fiori. Queste devono essere piantate in un vaso ricoperto da un telo di plastica trasparente (per mantenere l’umidità) che va aperto di tanto in tanto per arieggiare. I vasi vanno posti ad una temperatura di 21 – 24 °C, fino a radicazione avvenuta (in genere occorrono 30 – 40 giorni).

Cure colturali

Concimazione: si consiglia di concimare ogni due settimane, durante il periodo vegetativo, con un concime liquido per piante ornamentali, da aggiungere all’acqua di irrigazione.

Potatura: non sono richiesti interventi particolari, se non quelli volti al mantenimento di una forma ordinata e regolare e all’eliminazione delle parti secche o malate.

Irrigazione: durante la fase vegetativa (primavera – estate) va bagnata con regolarità; in inverno invece il subastrato va mantenuto appena umido. Molto utile incrementare l’umidità ambientale, con spruzzature, ma senza bagnare i fiori.

AVVERSITA’ E DIFESA

Tra i principali parassiti che possono colpire l’acalifa in vaso, ricordiamo:

Ragnetto rosso: è un caro che predilige un clima caldo – secco. Produce delle ragnatele molto fini, sulla pagine inferiore delle foglie, Esistono in commercio appositi acaricidi per combatterlo, ma può essere prevenuto mantenendo un’elevata umidità ambientale.

Cocciniglia: sono insetti che succhiano la linfa dei vegetali e vivono immobili sulla pianta. Possono essere conbattute con insetticidi o semplicemente “lavate” con un batuffolo imbevuto di alcol, strofinato sulle parti colpite.

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