Come coltivare radicchio

Come coltivare radicchio nell’orto

Il radicchio è un ortaggio molto diffuso e molto apprezzato, presente in Italia in molte varietà, specialmente al Nord Est. E’ una varietà di cicoria (Cichorium intybus) ed appartiene alla famiglia delle Asteracee. Il suo sapore amarognolo ed aromatico lo rende adatto a numerose ricette della cucina italiana. Inoltre, alcune varietà possono essere raccolte nel periodo invernale, consentendoci così di avere verdura fresca del nostro orto anche in questa stagione.

In questo articolo scopriremo come coltivare radicchio in un orto familiare, operazione alla portata di tutti che non richiedi grandi spazi o investimenti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE E VARIETA’

Il radicchio può raggiungere un’altezza di 150 cm, se lasciata crescere. Negli orti la coltivazione è limitata al primo anno; al secondo anno si ha la formazione del fiore.

Le diverse varietà di radicchio possono essere suddivise nelle seguenti tipologie in base alla colorazione delle foglie:

  • Radicchio verde: il colore è verde più o meno intenso, le varietà selvatiche sono in genere più amare,

  • Radicchio rosso: il colore può variare dal rosso al viola, ed è caratterizzato da un sapore molto intenso. In questo gruppo troviamo il radicchio rosso di Treviso, quello di Verona e il radicchio di Chioggia.

  • Radicchio variegato: è caratterizzato da una colorazione verde con triature rosse o giallastre. Varietà tipica è il radicchio di Castelfranco Veneto.

Come coltivare radicchio

Come coltivare radicchio

Come coltivare radicchio: esigenze ambientali

Il radicchio, anche se predilige i climi temperati, resiste bene al freddo ed è coltivato in particolare al Nord.

Le varietà tardive sopportano le gelate, purchè di breve durata e non troppo intense. In genere, quando le temperature scendono al di sotto dei °C lo sviluppo rallenta fino a fermarsi, ma la ianta sopravvive tranquillamente. Più dannosa è l’alternanza di gelo e disgelo che rovina la conformazione del cespo. Gradisce un’esposizione soleggiata e cresce bene dalla primavera all’estate.

Il terreno perfetto è poroso, con un buon drenaggio per evitare la formazione di ristagni idrici. Per un’ottima produzione è importante che sia ben dotato di sostanza organica.

COLTIVAZIONE

Vediamo ora alcune informazioni essenziali per capire come coltivare radicchio senza difficoltà.

In un orto familiare il radicchio può essere coltivato in rotazione con carote, cavoli, fagioli e spinaci. Non deve invece essere seminato per due anni consecutivi sullo stesso terreno, oppure dopo verdure appartenenti alla stessa famiglia botanica (le Asteracee) come le lattughe e i carciofi.

Preparazione del terreno

La lavorazione ideale del terreno consiste in una zappatura o vangatura a circa venti centimetri di profondità (ma non oltre i quaranta) cercando di rompere bene le zolle e livellando bene il terreno con un rastrello.

Semina

Il radicchio viene in genere seminato a spaglio, direttamente nell’orto, sul terreno ben preparato.

Il periodo ideale per la semina va da maggio fino al mese di luglio.

Attenzione a non porre i semi troppo in profondità (circa 0,5 cm), pena la mancata germinazione. E’ sufficiente ricoprirli con un lieve strato di terreno e poi inumidire, per garantire una rapida emergenza delle piantine. In un orto è consigliabile non avere più di 10 piante per metro quadro, in modo da cosentire loro di svilupparsi bene.

I radicchi primaverili possono essere seminati in inverno sotto tunnel anche al nord Italia, mentre al Sud o nelle zone con clima particolarmente mite possono essere seminati all’aperto.

Come coltivare radicchio in vaso

Il radicchio viene in genere coltivato nell’orto, ma può crescere bene anche in un vaso di dimensioni adeguate.

E’ opportuno disporre sul fondo del vaso cocci e ghiaia e impiegare un terriccio ricco di nutrienti e drenante. Per quanto riguarda la tecnica colturale valgono le indicazioni sopra riportate, ricordandosi di afeguare la quantità di seme alle dimensioni del vaso, per evitare una crescita troppo fitta.

Cure colturali

Irrigazione: la necessità di intervenire con le innaffiature dipende molto dall’andamento climatico del periodo. Nelle zone calde e con scarsa piovosità le bagnature dovranno essere quotidiane per evitare una rapida salita a seme e un sapore eccessivamente amaro.

RACCOLTA E CONSUMO

Dalla semina alla raccolta passano in genere 50 – 60 giorni. Se tagliato alla base e lasciato ricacciare sarà possibile effettuare un secondo raccolto dopo circa 45 giorni.

Il radicchio viene raccolto tagliando il cespo intero, che va reciso sotto le foglie basali. Le foglie più esterne, spesso rovinate, vengono in genere rimosse, per conferire al cespo un aspetto più compatto e fresco.

Il radicchio ha un buon contenuto in ferro ed è molto utile per regolare la funzionalità intestinale grazie alla richezza di fibre. Inoltre il sapore amarognolo stimola la digestione e favorisce tutto l’apparato digerente.

I radicchi rossi sono inveci ricchi di antociani, sostanze importanti per preservare le cellule dall’invecchiamento.

Inoltre è molto utile nelle diete dimagranti poichè riempie lo stomaco senza appesantire e fornendo solo 13 calorie per 100 grammi di prodotto.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare, i principali problemi ai quali può andare incontro il radicchio sono attacchi da parte di lumache ed insetti.

Tra gli insetti ricordiamo le nottue e gli agrotidi, che, allo stadio larvale, si cibano delle foglie. In un orto familiare è consigliabile rimuovere manualmente le larve se visibili o trattare con prodotti a base di Bacillus thuringiensis.

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Coltivare cime di rapa

La coltivazione delle cime di rapa

Le cime di rapa o broccoletti sono un ortaggio molto diffuso in Italia, in particolare nel centro Italia e nel meridione. Appartengono alla specie Brassica rapa var. cymosa, della famiglia delle Brassicacee.

Coltivare cime di rapa in un orto è molto facile, non richiede troppo impegno ed è possibile in tutta Italia, anche se nelle regioni del Nord è consigliabile limitarsi alle varietà precoci.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il broccoletto è una pianta che può raggiungere un’altezza di 40 – 45 cm nelle varietà più precoci e fino a 1 metro nelle cultivar tardive.

I fiori, di colore giallo, sono riuniti in gruppi (infiorescenze) e sono la parte che viene consumata. Il diametro varia dai 5 ai 10 cm, a seconda delle varietà.

Le radici sono fascicolate e si sviluppano in superficie, senza andare troppo in profondità nel terreno.

Esistono diverse cultivar di cima di rapa, che si differenziano per la durata del ciclo colturale. Proprio in base alla sua duranta, esistono le sefuenti varietà:

  • Quarantina: la più precoce, si raccoglie 40 giorni dopo la semina

  • Sessantina: predilige climi temperati, offre una buona produzione ed è consigliabile raccoglierla prima della fioritura.

  • Novantina: viene consumata durante l’inverno

  • Centoventina o 120 giorni: si semina in autunno e si raccoglie in inverno, consigliata per le regioni del sud Italia.

Coltivare cime di rapa

Coltivare cime di rapa

Coltivare cime di rapa: esigenze ambientali

La cima di rapa è un ortaggio tipico delle zone mediterranee ed ha quindi una resistenza al freddo inferiore rispetto ad altre piante della stessa famiglia. In particolare è sensibile alle gelate che si verificano con l’avvicinarsi dell’inverno, che possono danneggiarla seriamente.

Le zone preferite per coltivare cime di rapa sono quindi il Centro e il sud Italia.

La cima di rapa si adatta a diversi tipi di terreno, preferibilmente con pH attorno alla neutralità (pH 7). E’ importante evitare la formazione di ristagni idrici che causereberro asfissia radicale e insorgenza di marciumi.

COLTIVAZIONE

Per quanto riguarda la rotazione, nel coltivare cime di rapa, si raccomanda di non coltivarla dopo se stessa o dopo ortaggi della stessa famiglia (cavoli, verza, rapa, cavolfiori, ravanello e rucola).

La durata del ciclo colturale varia a seconda delle cultivar: per quelle precoci è di 55 – 60 giorni, mentre per quelle più tardive può arrivare a 170 – 180 giorni.

Preparazione del terreno

Per coltivare cime di rapa in un orto familiare si può procedere con una zappatura o vangatura. In suoli con scarso drenaggio delle acque è opportuno sistemare il terreno a porche, cioè formando una sorta di arco rialzato sul quale verrano poste le piantine. In questo modo l’acqua in eccesso potrà defluire.

Per quanto riguarda la concimazione organica è consigliabile non fertilizzare direttamente la coltura, ma farla seguire ad una coltura alla quale sia stata fatta una buona fertilizzazione (ad esempio zucchino o pomodoro). In questo modo sfrutterà la fertilità residua nel terreno, più che sufficiente per i suoi fabbisogni e non si correrrano rischi di eccessi nutrizionali.

Trapianto

Anche se è possibile effettuare la semina diretta e poi diradare, eliminando le piantine più deboli, in genere si ricorre al trapianto.

Le piante da trapiantare possono essere acquistate direttamente in vivaio oppure autoprodotte.

Per fare questo si consiglia di seminare in contenitori alveolati, impiegando un terriccio per semine.

L’ottimale per la germinazione è una temperatura di circa 25 °C. Dopo un mese, le piante potranno essere trapiantate in piena terra.

Nelle zone del nord Italia si consiglia di seminare tra fine giugno e fine luglio. Scendendo verso il Sud, è possibile ritardare le semine fino alla fine di settembre. Se il clima è molto mite, è possibile seminare in inverno per avere un raccolto in primavera.

Le distanze d’impianto consigliate sono di 40 – 50 cm tra le file e 20 – 30 cm sulla fila.

Cure colturali

Irrigazione: l’acqua è fondamentale per ottenere una buona produzione, sia in termini di quantità che di qualità. Il periodo critico è quello estivo, ma anche in autunno può essere necessario bagnare regolarmente, specialmente se le piogge dovessero essere scarse.

Lotta alle infestanti: le malerbe vanno rimosse, estirpandole a mano o con una zappa. Questa operazione è importante soprattutto nelle prime fasi di crescita, poichè non appena la cima di rapa sarà più sviluppata, l’effetto ombreggiante contrasterà lo sviluppo delle piante infestanti.

RACCOLTA E CONSUMO

L’infiorescenza deve essere raccolta quando ha i fiori ancora chiusi; in questo modo la pianta emetterà dei germogli laterali dai quali cresceranno nuovi fiori che potranno essere raccolti nuovamente.

Inoltre, se si attende, che il fiore si apra il prodotto avrà un peggioramento delle qualità gustative.

AVVERSITA’ E DIFESA

E’ possibile coltivare cime di rapa senza usare prodotti antiparassitari.

Può essere soggetta ad attacchi di larve di cavolaia (Pieris rapae), dei bruchi di colore verde che si nutrono delle foglie. Queste larve possono essere eliminate a mano, oppure, incaso di forti attacchi, può essere impiegato un prodotto a base di Bacillus thuringiensis, ammesso anche in agricoltura biologica.

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Coltivare rucola con successo

Come coltivare coltivare rucola nell’orto

La rucola coltivata (Eruca sativa) è una pianta erbacea della famiglia delle Brassicacee come i rapanelli e i cavoli.
Coltivare rucola è molto facile e può essere consumata in insalata o per insaporire numerosi piatti.

Una specie affine è la rucola selvatica, o rughetta, anch’essa molto saporita e leggermente piccante.

E’ una pianta nota fin dall’antichità. Era conosciuta già dai Romani che la usavano per insaporire i piatti. Inoltre, dai semi si ricavava un olio essenziale impiegato per i massaggi.

Era considerato un cibo afrodisiaco in grado di combattere l’infertilità maschile, diventando quindi molto gradita agli uomini.
Al giorno d’oggi sappiamo che la rucola presenta proprietà diuretiche, depurative e digestive, ed è ricca di sali minerali e di vitamina C.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La rucola è una pianta erbacea annuale che può raggiungere un’altezza di 40 – 50 cm.

Le foglie sono riunite in una rosetta basale e i fusti sono eretti. I fiori sono di colore giallo e composti da 4 petali. Il frutto viene chiamato siliqua, e al suo interno racchiude numerosi semi.

Coltivare rucola

Coltivare rucola

COLTIVARE RUCOLA: ESIGENZE AMBIENTALI

E’ una pianta molto rustica ed adattabile ed è quindi possibile coltivare rucola in molti ambienti diversi.

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica, di medio impasto e senza problemi di ristagno idrico. Teme le gelate e il freddo intenso, mentre un clima temperato – caldo garantisce un’ottima produzione. L’esposizione ideale è al sole o in mezz’ombra.

COLTIVAZIONE

E’ sempre consigliabile effettuare una rotazione evitando di far seguire la rucola a se stessa o ad altre piante della stessa famiglia botanica come i cavolfiori e i rapanelli.

Può invece stare vicino a qualsiasi altra specie orticola che le lasci sufficiente spazio per svilupparsi.

Preparazione del terreno

Per coltivare rucola in un orto familiare è necessario procedere con una zappatura o vangatura, affinando bene il terreno. E’ utile incorporare al terreno 2 – 4 kg per metro quadrato di letame maturo o di compost.

Semina

Il periodo di semina della rucola va da marzo a settembre in pieno campo, mentre se si dispone di un tunnel è possibile coltivare rucola per quasi tutto l’anno.

La germinazione è rapida e la crescita veloce: dopo 7 – 8 giorni dalla semina si vedranno già le piantine spuntare.

Può essere seminata a file oppure a spaglio, ricoprendo leggermente i semi dando una passata leggera con un rastrello.

Coltivare rucola in vaso

La rucola può essere coltivata bene anche in vaso, dato che è una pianta poco esigente. L’unica accortezza è di non esagerare con la densità di semina, per lasciare lo spazio sufficiente per irrigare senza bagnare direttamente le foglie della pianta.

Ecco i consigli da seguire per ottenere i migliori risultati per coltivare rucola in vaso.

  • Usate un vaso con diametro di almeno 15 – 20 cm.

  • Sul fondo al vaso ponete uno strato di argilla espansa per favorire il drenaggio dell’acqua, quindi riempitelo usando un terriccio universale; oppure si può mescolare terriccio e sabbia.

  • Seminate e coprite i semi con un lieve strato di terra. Quindi bagnate in modo da inumidire bene il terreno e mantenete sempre umido.

Cure colturali

Irrigazione: è neccessario irrigare frequentemente ma senza esagerare con le quantità, cercando di mantenere il terreno umido ma non zuppo d’acqua. Se l’acqua è scarsa, anche il sapore ne risentità: la rucola sarà più amara e coriacea. Inoltre, se non si irriga a sufficienza, la pianta andrà rapidamente a fiore, con alterazioni negative sul sapore.

Lotta alle infestanti: se seminata a file sarà più facile rimuovere le infestanti cn una zappa. Questa operazione contribuirà anche a rompere la crosta superficiale del terreno, migliorando la circolazione dell’aria.

RACCOLTA E CONSUMO

La rucola può essere raccolta appena raggiunge un’altezza di 7-8 cm, tagliando le foglie alla base. Questo in genere avviene 25 – 30 giorni dopo la semina. Un vantaggio di coltivare rucola è che la pianta può ricacciare anche 4 – 5 volte, se mantenuta in buone condizioni di irrigazione. In questo modo si può prolungare di molto il periodo di raccolta.

Bisogna ricodare che è importante tagliare le piante prima che fioriscano, per eviare che le foglie assumano un sapore troppo amarognolo.

AVVERSITA’ E DIFESA

Coltivare rucola in un orto familiare non richiede in genere interventi specifici di difesa. Resiste bene alle malattie fungine, in particolare se non è seminata troppo fitta.

Può essere attacata da alcuni insetti, tra cui le altiche (Chactoenema tibialis), chiamate anche pulci di terra. Questi parassiti forano le foglie rovinando il prodotto, anche se in genere il danno non è così grave da pregiudicarne l’utilizzo alimentare.

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Coltivare rafano nell’orto

Come coltivare rafano

Il rafano (Armoracia rusticana) è una pianta della famiglia delle Brassicacee come il cavolfiore e il broccolo.
Viene anche chiamato barbaforte, cren, rafano tedesco o rafano rusticano ed è impiegato in cucina sia fresco che in salsa.
Coltivare rafano nell’orto di casa non è difficile; la sua coltivazione è diffusa in Europa, in Asia occidentale e in Nordamerica. In Italia è presente anche allo stato spontaneo, inselvatichita.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

E’ una pianta erbacea perenne (anche se coltivata come annuale) che può raggiungere un’altezza di 50 cm, con foglie ruvide di colore verde intenso. I fiori sono piccoli e bianchi, è come tutti i fiori delle brassicacee hanno 4 petali disposti in croce. Fiorisce all’inizio dell’estate.
La radice è un rizoma ed è la parte che viene consumata e usata a scopo alimentare essendo ricca di proprietà benefiche e molto saporita.

Coltivare rafano: esigenze ambientali

Il rafano gradisce un terreno fertile e senza ristagni idrici. La posizione perfetta è mezz’ombra o soleggiata. Il clima ideale è temperato – fresco, quindi può essere coltivato con successo al nord Italia, anche in zone collinari – montuose.
Per coltivare rafano è consigliabile un terreno leggero, senza ristagni idrici. Molto importanti sono anche le precipitazioni atmosferiche, che, se presenti, ci consentiranno di ridurre le irrigazioni da effettuare.

Coltivare rafano

COLTIVAZIONE

La coltivazione del rafano va, in genere, dalla fine dell’inverno all’estate, per essere poi consumato in autunno e nell’inverno successivo.

Preparazione del terreno

E’ consigliata una buona zappatura o vangatura, rompendo bene le zolle ed incorporando al terreno 3 – 4 kg per metro quadro di letame oppure di compost.
E’ molto importante avere un terreno soffice e friabile, poichè la radice, che viene consumata, avrà difficoltà a svilupparsi in un terreno troppo compatto.

Semina e propagazione

Il periodo più indicato per la semina del rafano è il mese di febbraio. Tuttavia, il rafano viene generalmente propagato per suddivisione del rizoma.

Per fare questo, la radice deve essere divisa in parti, assicurandosi che ogni porzione abbia almeno una gemma. Quindi, le diverse parti devono essere interrate in buche profonde circa 8 centimetri, rispettando una distanza di impianto di 30 – 40 cm tra una pianta e l’altra e altrettanto tra le file.

Cure colturali

Irrigazione: il rafano teme la siccità, quindi è necessario irrigare con cura se le piogge dovessero essere scarse. E’ importante non esagerare per evitare di creare condizioni di eccesso di acqua che potrebbero favorire l’insorgere di marciumi della radice.

RACCOLTA E CONSUMO

Ad essere consumata è la radice che ha un sapore aromatico e piccante.
La raccolta inizia in autunno ed è progressiva. Si inizia con le piante più vecchie che vengono rimosse dal terreno, e si passa successivamente a quelle più giovani. Infatti, per avere il massimo sviluppo della radice, può occorrere anche un anno. In questo stadio, in condizioni ottimali, può misurare anche più di 15 centimetri di lunghezza.

Il rafano è ricco di proprietà nutrizionali e può essere molto utile per la nostra salute.
Innanzitutto è ricco di vitamine C e B1; inoltre contiene molti composti che possono essere usati in fitoterapia. Per quanto riguarda l’apporto calorico è davvero minimo: 100 grammi di rafano contengono solo 100 Kcal.

In erboristeria è usato per trattare bronchiti, difficoltà respiratorie e reumatismi. Può inoltre essere consigliato per curare alcune affezioni della pelle, oltre che a stimolare la diuresi e facilitare la digestione. E’ sconsigliato alle donne in gravidanza e a chi soffre di ulcere o di problemi allo stomaco.

AVVERSITA’ E DIFESA

Coltivare rafano in un orto familiare non è in genere molto impegnativo, e non sono previsti particolari interventi di difesa fitosanitaria.
Alcuni danni possono essere causati da roditori o da insetti del terreno che si nutrono della radice.

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Come coltivare broccoli nell’orto

Come coltivare broccoli

I broccoli (Brassica oleracea var. italica) sono una particolare varietà di cavolo, molto consumata e utilizzabile in molte ricette della cucina italiana. Coltivare broccoli è semplice e anche con un piccolo orto familiare si può avere una buona produzione per soddisfare tutta la famiglia.

Appartenente alla famiglia delle brassicace, come i cavoli (di cui rappresenta una tipologia) è una verdura ricca di proprietà importanti per la salute umana. Infatti è ricco di vitamine e sali minerali, oltre ad essere importante per la prevenzione dei tumori, se inserito in una dieta equilibrata e in uno stile di vita sano. Coltivato da millenni, era presente sulle tavole degli antichi romani. Oggi sono coltivati in tutto il mondo.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il broccolo è una pianta biennale che viene coltivata come annuale. Può raggiungere un’altezza di 80 cm e un diametro di 50 cm.

All’apice produce delle strutture dette corimbi, che sono formati da minuscoli fiori molto compatti. Il corimbo è la parte che viene normalmente consumata.

Le foglie sono spesse e allungate, risultano coriacee e possono assumere una colorazione bluastra in quanto ricoperte da una sostanza cerosa idrorepellente detta pruina.

Tra le numerose varietà di broccoli, ricordiamo.

  • Broccolo calabrese: molto apprezzato in cucina, è considerato tra i migliori per consistenza e sapore. Si semina tra aprile e giugno e si raccoglie in autunno – inverno.

  • Pugliese: precoce, si semina verso aprile – maggio e si raccoglie ad agosto

  • Romanesco: una delle varietà più famose si semina ad agosto – ottobre e si raccoglie da dicembre a marzo

Coltivare broccoli

Coltivare broccoli

Coltivare broccoli: esigenze ambientali

Il broccolo teme in particolar modo i ristagni idrici, quindi è importante che il terreno in cui viene coltivato non sia pesante o poco drenato. Predilige un terreno di medio impasto, anche se è abbastanza adattabile.

Il clima ideale è fresco, non oltre i 20 – 22 °C. Per questo motivo è un ortaggio tipico del periodo tardo autunnale. Non sopporta però le gelate, quindi deve essere protetto durante i mesi più freddi, in particolare al nord Italia.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Per avere delle condizioni ideali, il terreno andrebbe lavorato alcuni mesi prima della messa a dimora delle piante, ad esempio in autunno. In un orto familiare la lavorazione consiste in una zappatura o vangatura, rompendo bene le zolle ed arrivando ad una profondità di crca 30 cm.. In questa fase è cosigliabile incorporare al terreno letame maturo o compost, alla dose di 3 – 4 kg per metro quadro.

Semina

Il periodo ideale per la semina va dalla primavera all’estate, quando le temperature sono miti e non vi sono rischi di ritorno di freddo che potrebbero essere letali per le giovani piante.

E consigliabile seminare in vasetti o in contenitori, in modo che dopo circa 30 – 40 giorni le piantine siano sufficientemente robuste da poter essere trapiantate in piena terra.

Trapianto

Se non si vuole effettuare la semina è possibile acquistare nei negozi di agricoltura e giardinaggio, le piantine già pronte da trapiantare.

Aiutandosi con un punteruolo si preparano delle buche, nelle qualli vanno poste le piantine.

Per quanto riguarda il periodo di trapianto e le distanze tra le piante si consiglia di seguire le indicazioni riportate nella tabella.

VarietàTrapiantoDistanza tra le fileDistanza sulla filaEpoca di raccolta
Precocifine agosto – inizio settembre50 cm40 cmautunno
Tardiveottobre – novembre70 - 80 cm50 - 60 cminverno

Cure colturali

Coltivare broccoli è molto facile, ma è necessario prestare attenzione ad alcune operazioni colturali fondamentali.

Irrigazione: per le varietà precoci, la cui coltivazione inizia nei mesi estivi è opportuno innaffiare anche tutti i giorni, per favorire un buon sviluppo della pianta. E’ importante non irrigare nelle ore più calde della giornata, ma riservare questa operazione alla sera. In questo modo il terreno rimarrà umido più a lungo.

Per facilitare le bagnature si può scavare un solco intorno alle piante, in modo che l’acqua possa scorrere e coprire tutto la lunghezza della fila di piante.

Rimozione delle infestanti: questa operazione può essere effettuata con una zappa, in questo modo i rompe anche la crosta superficiale, favorendo l’aerazione del terreno.

RACCOLTA E CONSUMO

I broccoli vengono raccolti nel periodo autunno – invernale, quando nell’orto non vi sono molte altre verdure presenti. Nelle regioni meridionali possono anche passare tutto l’inverno.

E’ consigliabile, una volta raccolto il fiore centrale, di attendere qualche settimana la formazione dei fiori secondari. Effettuando una raccolta graduale potremo godere di verdura fresca più a lungo; facendo dei tagli obliqui e netti si eviterà che l’acqua ristagni, facendo marcire tutta la pianta.

I broccoli possono essere consumati freschi oppure surgelati o messi sott’olio, dopo averli cotti con aceto e acqua. Possono essere consumate le foglie, più tenere, le teste e anche la parte meno dura dei gambi.

Come i cavoli, i broccoli contengono zolfo, il cui odore pungente e sgradevole è ben avvertibile durante la cottura.

AVVERSITA’ E DIFESA

Tra le avversità animali che deve frontaggiare chi intende coltivare broccoli troviamo sicuramente i bruchi di cavolaia. Essi infatti si nutrono mangiando le foglie e possono arrivare a fare danni ingenti. In agricoltura biologica è ammesso l’uso di preparati a base di Bacillus thuringiensis, effettuando il trattamento nelle ore serali.

Tra le avversità fungine, i broccoli possono essere colpiti dall’alternaria. In questo caso si può trattare con rame, ma è molto importante la prevenzione evitando di eccedere con l’irrigazione per non causare condizioni di umidità elevata che favoriscono questa ed altre malattie fungine.

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La coltivazione del cardo

Come coltivare il cardo

Il cardo (Cynara cardunculus) è una pianta della famiglia delle Asteracee, come la camomilla e la lattuga.

La coltivazione del cardo è molto comune negli orti familiari, dove svolge il ruolo di tipico ortaggio pre – invernale. Coltivarlo è assai facile ed è un ortaggio adatto anche ai principianti; è una coltura conosciuta fin dai tempi antichi ed è ottima per la salute. Inoltre, l’imbianchimento, facile da eseguire, ne migliora notevolmente le qualità culinarie e gustative.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il ciclo di crescita del cardo è biennale: al secondo anno infatti, fiorisce diventando molto coriaceo e resistente e tenderà a permanere nel terreno grazie alla presenza dei rizomi. Per questo è importante estirparlo completamente alla fine del ciclo colturale.

Può raggiungere un’altezza di 1,5 metri ed ha una radice molto robusta, dalla quale si dipartono le foglie. La costa delle foglie è larga e carnosa ed è la parte che viene consumata. A seconda della cultivar, possono essere presenti delle spine.

Coltivazione del cardo: esigenze ambientali

Gradisce una posizione soleggiata, in quanto ama il sole e il caldo dell’estate, anche se il suo ciclo si conclude in autunno inoltrato. E’ importante non tardare troppo la raccolta perchè mal sopporta le gelate. Per la coltivazione del cardo il terreno ideale è fertile, ricco di sostanza organica, e senza ristagni idrici. Non ama la siccità e l’irrigazione è fondamentale per avere una buona produzione.

Coltivazione del cardo

Coltivazione del cardo

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E consigliabile una buona preparazione del terreno con una zappatura o vangatura, cercando di rompere bene le zolle. In questa fase è opportuno apportare 3 – 4 kg di letame o compost, per arricchire il terreno di sostanza organica e fertilizzarlo.

Propagazione

La semina può essere effettuata in pieno campo ad aprile – maggio, mentre se si dispone di un semenzaio protetto si può anticipare a gennaio. Nelle regioni del sud Italia, grazie al clima mite, la semina di gennaio può essere fatta direttamente in pieno campo.

Essendo una pianta con un notevole sviluppo, va seminato collocando 2 – 3 semi in buchette distanti 80 cm tra di loro. In alternativa, se si preferisce optare per il trapianto, si può seminare in vasetti e trapiantare non appena le piantine saranno sufficientemente robuste, rispettando la distanza sopra indicata.

Cure colturali

La crescita iniziale è piuttosto lenta e le erbe infestanti vanno rimosse con cura, per evitare che soffochino i giovani cardi. Dopo questa fase la crescita in altezza sara rapida.

Irrigazione: nelle fasi iniziali di crescita il terreno non deve mai essere secco, ma le richieste di acqua della pianta non sono elevate. Da luglio bisogna aumentare le bagnature, per poi ridurle nella fase finale di coltivazione del cardo.

Imbianchimento del cardo

Questa operazione consiste nell’impedire l’esposizione alla luce solare alle foglie, in modo che si mantengano bianche, croccanti, ma tenere. Nella coltivazione del cardo lo scopo di questa operazione è quindi unicamente quella di migliorare le caratteristiche gustative ed alimentari dei cardi. Per raggiungere questo obiettivo, vi sono diversi modi.

Legatura ed impagliatura: verso ottobre – novembre le foglie vengono legate in due – tre punti lungo l’altezza della pianta, in modo da mantenerle dritte ed unite. Quindi la pianta viene circondata da materiali come paglia, sacchi di tela o carta, al fine di evitare l’esposizione alla luce solare. Soltanto il ciuffo apicale rimane esposto all’aria. Dopo circa 20 – 30 giorni le foglie saranno diventate pallide e potranno essere raccolte. E’ importante non ritardare troppo la raccolta per evitare lo siluppo di marciumi.

Rincalzatura: le foglie vanno legate come nel caso precedente. Quindi i cardi vanno ricoperti di terra, per circa 2/3, sempre lasciando fuoriuscire il ciuffo terminale. L’imbianchimento avviene in 20 – 30 giorni.

Infossamento: le piante vengono estirpate e poste in piedi, con le foglie legate e addossate le une alle altre in fosse larghe 1 metro e profonde 50 – 70 cm. Quindi si ricoprono per circa i 2/3 della loro altezza con terra, oppure si avvolgono prima con paglia e poi si ricoprono con la terra. Anche con questo metodo l’imbianchimento avviene in 20-30 giorni.

Imbianchimento in ambiente protetto: i cardi vengono prima estirpati quindi posti in locali riscaldati. Le piante vengono disposte in piedi su uno strato letame o torba, quindi innaffìate abbondantemente e coperte con un telo di plastica nera o opaco. Questo metodo consente di evitare che la pianta, rimanendo per giorni nel terreno, possa essere colpita da gelate.

Cardi gobbi: questa tecnica di imbianchimento consiste nel piegare la pianta di lato, scalzandola in parte dal terreno, e di ricoprirla di terra lasciando fuori solo la cima. La pianta continua la crescita incurvandosi, da qui il nome di “cardo gobbo”.

AVVERSITA’ E DIFESA

Il cardo è una pianta molto rustica e in un orto familiare non sono in genere necessari interventi specifici di difesa. Si possono verificare attacchi di arvicole o topi che si nutrono delle radici, oppure di afidi che, succhiando la linfa, riducono la crescita della pianta.

RACCOLTA E CONSUMO

La raccolta avviene al termine dell’imbianchimento (ottobre – dicembre). Il cardo va consumato subito, in quanto non è facilmente conservabile.

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La coltivazione del porro

Coltivare il porro

Il porro (Allium ampeloprasum) è una pianta della famiglia delle Liliacce come la cipolla e l’aglio.
La coltivazione del porro può avvenire pressochè in ogni periodo dell’anno grazie alla sua resistenza al freddo. Simile alla cipolla, anche se di sapore più delicato, può essere usato in numerose ricette e per aromatizzare molti piatti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il porro è una pianta biennale, anche se è coltivata come annuale. Non è presente in natura, ma soltanto come coltura.

Il bulbo è poco sviluppato in confronto ad altre piante della stessa famiglia (aglio, cipolla). Le foglie sono allungate, erette o ricadenti e con colore variabile dal grigio verde al verde bluastro.

Le radici possono arrivare a 50 cm di profondità.

I fiori si formano al secondo anno, in primavera. L’infiorescenza è una sfera di circa 7 – 8 cm di diametro, molto simile a quella delle altre liliacee. I semi prodotti sono neri è il peso di 1000 semi varia da 2,5 a 3,3 grammi circa.

Coltivazione del porro: esigenze ambientali

E’ una coltura molto adattabile a diverse condizioni climatiche, anche se preferisce i climi temperato – caldi. Le pioggie eccessive e l’elevata umidità ambientale possono invece essere dannose.

La coltivazione del porro predilige un terreno ricco di sostanza organica, argilloso o di medio impasto e senza problemi di ristagni idrici, che potrebbero favorire i marciumi del bulbo. Sono da evitare i terreni troppo compatti; il pH ideale è compreso tra 6,5 e 7,5. Non tollera la salinità elevata.

COLTIVAZIONE

I porri, in base all’epoca di coltivazione, vengono divisi in 4 gruppi, come indicato in questa tabella:

TipologiaEpoca di seminaEpoca di raccoltaCaratteristiche
Porri estivigennaio - marzomaggio - giugno
Porri autunnalifebbraio - marzoluglio - ottobresensibili al gelo
Porri invernaliaprile - maggionovembre - marzosopportano il gelo
Porri bastoncinisettembreaprile - maggio

Semina

Come visto nella tabella, il periodo dipende dalla varietà. Può avvenire in semenzaio o direttamente in campo. Per quanto riguarda la semina in semenzaio, si consiglia di impiegare 5 g di semi ogni metro quadrato, mentre per la semina diretta nell’orto le dosi sono di 7 grammi per 10 metri quadrati. I semi vanno ricoperti con circa 1 cm di terreno. La quantità è maggiore per il semenzaio perchè le piantine verrano poi prelevate e trapiantate nell’orto alla distanza voluta, circa un mese dopo la semina.

Trapianto

Dopo un mese dalla semina, i porri possono essere trapiantati. Il periodo è quindi variabile in base alla tipologia, come riportato nella tabella. E’ possibile acquistare nei negozi di agricoltura le piantine già pronte per essere trapiantate; questa è l’opzione più comune negli orti familiari. Le piantine vengono trapiantate a radice nuda, ricordandosi di rispettare una distanza d’impianto di 10 – 15 cm sulla fila e di 40 cm tra le file. In questo modo sarà poi più agevole effettuare la rincalzatura.

Cure colturali

La coltivazione del porro richiede alcune semplici attenzioni. Vediamole nel dettaglio.

Diradamento: se si è effettuata la semina diretta è opportuno eliminare le piante in eccesso, in modo da lasciare le altre alle distanze volute e consentire uno sviluppo ottimale.

Rincalzatura: è un’operazione fondamentale per ottenere la parte bianca ben sviluppata e candida. Si consiglia di eseguire la rincalzatura ad un mese dal trapianto, e di effettuarne una seconda un mese prima della raccolta.

Irrigazione: vanno effettuate regolarmente, ma senza eccedere per evitare l’insorgenza di marciumi del bulbo.

Lotta alle malerbe: in un orto famigliare le infestanti vengono rimosse a mano, esirpandole, o con l’aiuto di una zappa. La rottura della crosta superficiale tra le file è molto utile in quanto consente di arieggiare il terreno.

Coltivazione del porro

AVVERSITA’ E DIFESA

Vediamo quali sono i principali problmi ai quali può andare incontro la coltivazione del porro in un orto familiare.

Mosca della cipolla: può essere combattuta con trattamenti con prodotti a base di Bacillus thuringiensis, non tossico per l’uomo e ammesso anche in agricoltura biologica.

Mosca minatrice del porro: questo insetto depone le uova all’interno della pianta; le larve appena nate se ne nutriranno arrivando a produrre danni anche molto gravi.

Peronospora: è un fungo che colpisce le foglie e i germogli. Sulla pagina superiore delle foglie compaiono delle macchie gialle translucide, dette macchie d’olio. In corrispondenza della macchia, sulla pagina inferiore delle foglie, in condizioni di elevata umidità, si forma una muffa biancastra. Questa malattia è favorita da elevata umidità relativa e temperature non troppo alte, condizioni tipiche dopo le piogge.

RACCOLTA

La raccolta può essere meccanica, nel caso di grandi superfici, oppure manuale, tipica degli orti familiari. Il periodo è variabile,  a seconda della tipologia di porro. In genere il massimo ingrossamento del bulbo si ha 3 – 4 mesi dopo il trapianto o 5 – 6 mesi dopo la semina.

Dopo l’estirpazione vengono eliminate le foglie più esterne, tagliate la radici e accorciate le foglie a circa 15 cm. Dopo averli ben lavati, i porri possono essere conservati in frigorifero fino a 3 mesi ad una temperatura di 1 °C.

Da 10 metri quadrati si possono ottenere anche 20 – 20 chili di prodotto.

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La coltivazione del sedano

Coltivare il sedano

Il sedano (Apium graveolens) è una pianta erbacea della famiglia delle Apiacee, come l’aneto e il cumino.

Può essere usato come erba aromatica o consumato fresco. La coltivazione del sedano non richiede particolari cure; al limite può essere effettuato l’imbianchimento per avere una verdura più tenera e gradevole al palato.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il sedano è una pianta biennale, anche se negli orti familiari viene coltivata come annuale.

Il fusto è angoloso e può arrivare ad un metro di altezza. I fiori sono di colore bianco e riuniti in strutture dette ombrelle, da cui il nome della famiglia. Il frutto è formato da due acheni con costole verticali. La radice è un fittone.

Esistono tre tipologie principali di sedano coltivato:

  • Sedano da coste: si consuma il picciolo fogliare, che è carnoso e molto sviluppato

  • Sedano da taglio: si impiegano le foglie come condimento

  • Sedano – rapa: si consuma la radice, notevolmente sviluppata

La coltivazione del sedano: esigenze ambientali

Il sedano predilige i climi temperati con temperature di 20 – 25 °C e può essere coltivato al sole o in mezz’ombra. Teme le gelate.

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica, umido, ma senza ristagni idrici. Il pH ideale è attorno alla neutralità (6,5 – 7).

Coltivazione del sedano

La coltivazione del sedano può avvenire anche in vaso

COLTIVAZIONE

In un orto familiare può seguire o precedere melanzana, peperone o pomodoro. Non deve tornare sullo stesso terreno, prima che siano trascorsi 3-4 anni.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione del sedano è consigliabile preparare il terreno alcuni mesi prima dell’impianto, con una buona zappatura o vangatura. In questa fase è possibile incorporare al terreno 2 – 3 kg a metro quadro di letame oppure compost.

Il sedano può essere seminato a fine gennaio in semenzaio riscaldato usando 1-2 g di seme per metro. In questo modo si potranno avere delle piantine pronte per il trapianto al fine di aprile ed effettuare il taglio già verso giugno.

Molto più comunemente il sedano, nell’orto familiare, viene trapiantato partendo da piantine acquistate in vivaio. Questo perchè la fase iniziale di crescita è molto lenta e se seminato direttamente servirebbe troppo tempo prima di giungere alla raccolta.

Il momente ideale per il trapianto è quando la piantina ha raggiunto un’altezza di circa 5 cm (circa 60 giorni dopo la germinazione del seme). In genere viene trapiantato da maggio fino a fine luglio, rispettando distanze di 35 cm tra le file e 35 cm sulla fila.

Cure colturali

Irrigazione: la coltivazione del sedano richiede una buona irrigazione, in particolare nei periodi più caldi e asciutti. Fondamentale è l’apporto di acqua appena dopo il trapianto, per consentire un buon attecchimento delle piantine.

Imbianchimento: nel caso del sedano può essere utile l’imbianchimento, per renderlo più morbido e di colore bianco candido. Tale operazione è da effettuare non appena le piante hanno raggiunto uno sviluppo sufficiente. A questo scopo si pongono 2 fogli di politene in verticale graffettati ai due lati della pianta. Dopo circa 2 settimane il sedano passerà dal verde al bianco, e diventerà molto tenero. Anche la rincalzatura può essere utile per l’imbianchimento, ma è meno usata poichè richiede più spazio tra le file. E’ consigliabile legare le foglie fino a formare un mazzo e rincalzare in tre tempi: prima fino a 1/3, poi a metà e poi fino a 2/3 della loro lunghezza.

Rimozione delle infestanti: le zappettature per eliminare le malerbe sono utili anche per rompere la crosta superficiale del terreno, per ossigenarlo e migliorarne l’aerazione.

RACCOLTA E CONSUMO

La raccolta del sedano viene effettuata tra settembre e ottobre. Si taglia semplicemente la pianta alla base. Dopo il taglio il sedano può ricacciare e crescere nuovamente, ma la qualità cala e la produzione diminuisce.

Può essere consumato fresco o surgelato (in questo caso va tagliato a piccoli pezzi e posto in sacchetti da freezer).

In cucina le foglie e gli steli di sedano sono usati per preparare carni e minestre. In alternativa può essere consumato fresco, in insalata. Il sedano presenta proprietà diuretiche, digestive e aperitive.

Coltivazione del sedano

Coltivazione del sedano

AVVERSITA’ E DIFESA

Vi sono essenzialmente due avversità fungine che possono colpire la coltivazione del sedano: la cercosporiosi e la septoriosi.

Septoriosi: causata dal fungo Septoria apiicola, è la malattia più importante per il sedano.

Cercosporiosi: causata dal fungo Cercospora apii, colpisce in particolare nelle annate con autunni miti e piovosi. Molto favorevoli alla malattia sono temperature comprese tra 15 e 30 °C con almeno 8 – 10 ore di bagnatura delle foglie.

I sintomi consistono in macchie irregolari sulle foglie, di colore brunastro, con dimensioni da pochi millimetri a un centimetro. In caso di elevata umidità ambientale, si può notare la formazione di una lieve muffa grigiastra in corrispondenza delle macchie, costituita dai conidi del fungo. In caso di attacchi gravi, può essere colpito anche lo stelo, con conseguente morte della pianta.

Per prevenire la malattia si consiglia di non esagerare con l’irrigazione e di non usare densità di impianto troppo elevate, per evitare la formazione di condizioni di umidità eccessiva.

Questi consigli valgono anche per contrastare la septoriosi.

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La coltivazione del cerfoglio

Coltivare il cerfoglio

Il cerfoglio (Antrhiscus cerefolium) è una pianta aromatica della famiglia delle apiacee, come la carota e il prezzemolo.

Grazie al suo sapore molto particolare è un’erba molto apprezzata e usata in numerosi piatti per insaporire minestre, salse, o patate lesse.

La coltivazione del cerfoglio può avvenire senza problemi in un orto familiare o adirittura in vaso, data la rusticità e le scarse esigenze di questa pianta.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cerfoglio può raggiungere un’altezza di 80 cm e formare un cespuglio largo 70 – 80 cm, sempre che abbia sufficiente spazio a disposizione.

La radice è fittonante e può raggiungere profondità considerevoli.

Le foglie sono simili a quelle del prezzemolo, con piccioli lunghi e disposte in modo alternato sui fusti.

I fiori sono tipi della famiglia delle ombrellifere, di colore bianco e con un diametro di circa 3 cm. Fiorisce da maggio ad agosto.

Coltivazione del cerfoglio: esigenze ambientali

Originario dell’Asia, è ormai comune nel nostro paese anche allo stato spontaneo, in particolare su terreni composti da sabbia e pietrisco.

I terreni ideali per la coltivazione del cerfoglio sono quelli di medio impasto, anche non ricchi di sostanza organica, ma senza ristagni idrici.

Perfette sono le esposizioni in pieno sole, ma tollera anche la mezz’ombra.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E’ consigliabile preparare il terreno alcuni mesi prima della semina, con una buona zappatura o vangatura. Può essere utile incorporare 2 – 3 kg di letame per metro quadro, ma questa operazione non è fondamentale.

Semina

Può essere effettuata direttamente a dimora nell’orto oppure in vasi di almeno 25 – 30 cm di diametro. Il periodo ideale per la semina è la primavera.

Per la semina in pieno campo, si consiglia di preparare dei solchi distanti circa 80 cm, dove porre i semi a gruppi di 2 – 3, distanziandoli di 30 – 40 cm tra un gruppo di semi e l’altro.

Quando le piantine avranno raggiunto un’altezza di circa 10 cm, sarà opportuno sfoltirle trapiantando altrove quelle in eccesso.

Per avere sempre piante pronte per essere usate, si può effettuare una semina ogni mese, da marzo ad ottobre.

In alternativa è possibile effettuare una semina anticipata nei mesi di gennaio e febbraio, in un ambiente protetto. In questo modo si potrà anticipare il ciclo ed avere più raccolti durante l’anno.

Coltivazione del cerfoglio

Cure colturali

Irrigazione: va annaffiato regolarmente dalla primavera all’autunno, ma senza causare ristagni idrici.

Potatura: la cimatura delle foglie è utile per indurre la pianta a produrre nuovi steli ed allungare così il periodo produttivo.

RACCOLTA E CONSUMO

La raccolta si effettua a partire da 7 – 8 settimane dalla semina. Prelevando qualche foglia al bisogno, è possibile fare più raccolte durante l’anno. Le foglie sono ricche di vitamina C e vanno raccolte prima della fioritura, in quanto hanno un aroma più intenso.

E’ possibile conservare le foglie congelandole, ma è consigliabile consumare il prodotto fresco.

AVVERSITA’ E DIFESA

Essendo una pianta molto rustica, la coltivazione del cerfoglio in un orto familiare non richiede, di norma, interventi di difesa. Possono verificarsi occasionalmente attacchi di afidi o marciumi radicali, se si eccedde con l’irrigazione.

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La concimazione biologica del frumento

Concimare il frumento

La concimazione, in agricoltura, è un intervento molto importante perchè mira a fornire alla pianta gli elementi chimici necessari per il suo nutrimento e a ricostituire le riserve nutritive del terreno, che vengono asportate durante lo sviluppo dei vegetali.

In questo articolo ci focalizzeremo sulla concimazione biologica del frumento, un cereale autunno – vernino molto coltivato al nord Italia. Queste indicazioni valgono anche per il grano duro, per l’orzo, e per gli altri cereali autunno – vernini che hanno una tecnica colturale simile al frumento tenero, anche se le dosi possono variare.

La concimazione in agricoltura biologica

In regime di agricoltura biologica vi sono severe limitazioni relative ai tipi di fertilizzanti che possono essere impiegati. Attualmente, la normativa da seguire in materia di concimi è il regolamento Ce 889/2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 5 settembre 2008.

La tipologia di prodotti che possono essere impiegati per la concimazione biologica del frumento porta alla nascita di qualche difficoltà: non sempre infatti i fertilizzanti disponibili hanno un titolo in elementi nutritivi sufficiente e soprattutto la disponibilità di tali elementi nutritivi non è immeddiata come potrebbe essere per un fertilizzante chimico. Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche dei principali elementi chimici e il loro ruolo nella concimazione biologica del frumento.

La concimazione biologica del frumento: l’azoto

L’azoto (N) è considerato il principale elemento della fertilità. Da una corretta nutrizione azotata dipende sia la quantità di granella prodotta che la qualità, poichè una buona disponibilità di questo elemento aumenta il tenore proteico nella cariosside, con conseguenti migliori caratteristiche della farina ottenuta. Per una produzione di 6 tonnelate/ ha, vengono asportati 170 kg di azoto.

In agricoltura biologica sorgono però alcuni problemi. Vediamo, sinteticamente, quali sono:

  • I fertilizzanti organici, ammessi in agricoltura biologica, hanno un titolo di azoto più basso rispetto ai concimi chimici impiegati in agricoltura tradizionale. Risulta quindi evidente come sia necessario impiegarne una quantità maggiore, con maggiori oneri per la distribuzione.

  • La cessione dell’azoto dei fertilizzanti organici è piuttosto lenta, quindi non immediatamente disponibile. Teniamo inoltre in considerazione che l’attività microbica del terreno aumenta a partire dai mesi caldi (maggio – giugno), quando ormai il ciclo colturale del frumento giunge al termine. Sono proprio questi microrganismi che rendono assimilabile, attraverso la mineralizzazione, l’azoto organico.

  • La maggior richiesta di azoto parte con la levata (fine febbraio – inizio marzo). La concimazione biologica del frumento fatta in questo momento difficilmente riesce a supplire ai bisogni della coltura.

  • Un altro fattore critico è la quantità di proteine nella granella, anch’essa correlata alla disponibilità di azoto.

Il potassio

Nel caso del frumento coltivato su terreni argillosi in aree non eccessivamente piovose, il potassio non rappresenta generalmente un problema. Date le esigenze non elevate in potassio del frumento, non è in genere necessario attuare una concimazione specifica.

Per una produzione di 6 tonnelate/ ha, vengono asportati 70 kg di K2O

Il fosforo

Un altro elemento da tenere in considerazione è il fosforo. Sebbene le richieste siano minori rispetto all’azoto è molto importante e viene in genere distribuito alla semina. Come per l’azoto, il picco di assorbimento si con l’inizio della levata.

Nella concimazione biologica del frumento sorge il problema di trovare fertilizzanti fosfatici adatti. Quelli consentiti infatti, derivano per lo più da disgregazione di rocce e contengono fosforo poco disponibile per la pianta. Bisogna quindi puntare sui fertilizzanti organici che contengono fosforo altamente disponibile, seppure in quantità ridotta.

Per una produzione di 6 tonnelate/ ha, vengono asportati 60 kg di P2O5

Lo zolfo

Entra a far parte degli amminoacidi solforati ed è quindi fondamentale per il tenore proteico della granella. In genere non è un problema nella concimazione biologica del frumento, perchè contenuto in tutti i fertilizzanti organici.

Il periodo utile per l’assorbimento va dall’emergenza all’emissione del 2° nodo.

Il rame

Importante per una buona radicazione e per la robustezza del culmo. Può essere immobilizzato nel terreno e reso poco disponibile per le piante se vi è una elevata presenza di sostanza organica, ma è questa una situazione rara nei nostri terreni agrari.

Anche in agricoltura biologica è possibile intervenire con prodotti ad applicazione fogliare, in caso di carenze. Il periodo utile per l’assorbimento va dall’emergenza alla fine dell’accestimento.

Nella seguente tabella, vediamo le fasi della concimazione biologica del frumento

EpocaElementoProdottoAspetti positiviAspetti negativi
pre seminaazotofertilizzante organicopossibilità di interramento, con riduzione delle perditerichio dilavamento
pre seminafosforoconcime consentitopossibilità di interramentoscarsa assimilabilità del fosforo presente nei fertilizzanti ammessi
fine accestimento – inizio levataazotofertilizzante organicomomento di maggior assorbimento- lenta cessione dell'azoto del concime organico
- perdite a causa della mancata possibilità di interramento
spigaturaazotofertilizzante organicofondamentale per il tenore proteico della granella- lenta cessione dell'azoto del concime organico
- attenzione ad un eccesso, che può favorire la stretta

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