La coltivazione del sedano

Coltivare il sedano

Il sedano (Apium graveolens) è una pianta erbacea della famiglia delle Apiacee, come l’aneto e il cumino.

Può essere usato come erba aromatica o consumato fresco. La coltivazione del sedano non richiede particolari cure; al limite può essere effettuato l’imbianchimento per avere una verdura più tenera e gradevole al palato.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il sedano è una pianta biennale, anche se negli orti familiari viene coltivata come annuale.

Il fusto è angoloso e può arrivare ad un metro di altezza. I fiori sono di colore bianco e riuniti in strutture dette ombrelle, da cui il nome della famiglia. Il frutto è formato da due acheni con costole verticali. La radice è un fittone.

Esistono tre tipologie principali di sedano coltivato:

  • Sedano da coste: si consuma il picciolo fogliare, che è carnoso e molto sviluppato

  • Sedano da taglio: si impiegano le foglie come condimento

  • Sedano – rapa: si consuma la radice, notevolmente sviluppata

La coltivazione del sedano: esigenze ambientali

Il sedano predilige i climi temperati con temperature di 20 – 25 °C e può essere coltivato al sole o in mezz’ombra. Teme le gelate.

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica, umido, ma senza ristagni idrici. Il pH ideale è attorno alla neutralità (6,5 – 7).

Coltivazione del sedano

La coltivazione del sedano può avvenire anche in vaso

COLTIVAZIONE

In un orto familiare può seguire o precedere melanzana, peperone o pomodoro. Non deve tornare sullo stesso terreno, prima che siano trascorsi 3-4 anni.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione del sedano è consigliabile preparare il terreno alcuni mesi prima dell’impianto, con una buona zappatura o vangatura. In questa fase è possibile incorporare al terreno 2 – 3 kg a metro quadro di letame oppure compost.

Il sedano può essere seminato a fine gennaio in semenzaio riscaldato usando 1-2 g di seme per metro. In questo modo si potranno avere delle piantine pronte per il trapianto al fine di aprile ed effettuare il taglio già verso giugno.

Molto più comunemente il sedano, nell’orto familiare, viene trapiantato partendo da piantine acquistate in vivaio. Questo perchè la fase iniziale di crescita è molto lenta e se seminato direttamente servirebbe troppo tempo prima di giungere alla raccolta.

Il momente ideale per il trapianto è quando la piantina ha raggiunto un’altezza di circa 5 cm (circa 60 giorni dopo la germinazione del seme). In genere viene trapiantato da maggio fino a fine luglio, rispettando distanze di 35 cm tra le file e 35 cm sulla fila.

Cure colturali

Irrigazione: la coltivazione del sedano richiede una buona irrigazione, in particolare nei periodi più caldi e asciutti. Fondamentale è l’apporto di acqua appena dopo il trapianto, per consentire un buon attecchimento delle piantine.

Imbianchimento: nel caso del sedano può essere utile l’imbianchimento, per renderlo più morbido e di colore bianco candido. Tale operazione è da effettuare non appena le piante hanno raggiunto uno sviluppo sufficiente. A questo scopo si pongono 2 fogli di politene in verticale graffettati ai due lati della pianta. Dopo circa 2 settimane il sedano passerà dal verde al bianco, e diventerà molto tenero. Anche la rincalzatura può essere utile per l’imbianchimento, ma è meno usata poichè richiede più spazio tra le file. E’ consigliabile legare le foglie fino a formare un mazzo e rincalzare in tre tempi: prima fino a 1/3, poi a metà e poi fino a 2/3 della loro lunghezza.

Rimozione delle infestanti: le zappettature per eliminare le malerbe sono utili anche per rompere la crosta superficiale del terreno, per ossigenarlo e migliorarne l’aerazione.

RACCOLTA E CONSUMO

La raccolta del sedano viene effettuata tra settembre e ottobre. Si taglia semplicemente la pianta alla base. Dopo il taglio il sedano può ricacciare e crescere nuovamente, ma la qualità cala e la produzione diminuisce.

Può essere consumato fresco o surgelato (in questo caso va tagliato a piccoli pezzi e posto in sacchetti da freezer).

In cucina le foglie e gli steli di sedano sono usati per preparare carni e minestre. In alternativa può essere consumato fresco, in insalata. Il sedano presenta proprietà diuretiche, digestive e aperitive.

Coltivazione del sedano

Coltivazione del sedano

AVVERSITA’ E DIFESA

Vi sono essenzialmente due avversità fungine che possono colpire la coltivazione del sedano: la cercosporiosi e la septoriosi.

Septoriosi: causata dal fungo Septoria apiicola, è la malattia più importante per il sedano.

Cercosporiosi: causata dal fungo Cercospora apii, colpisce in particolare nelle annate con autunni miti e piovosi. Molto favorevoli alla malattia sono temperature comprese tra 15 e 30 °C con almeno 8 – 10 ore di bagnatura delle foglie.

I sintomi consistono in macchie irregolari sulle foglie, di colore brunastro, con dimensioni da pochi millimetri a un centimetro. In caso di elevata umidità ambientale, si può notare la formazione di una lieve muffa grigiastra in corrispondenza delle macchie, costituita dai conidi del fungo. In caso di attacchi gravi, può essere colpito anche lo stelo, con conseguente morte della pianta.

Per prevenire la malattia si consiglia di non esagerare con l’irrigazione e di non usare densità di impianto troppo elevate, per evitare la formazione di condizioni di umidità eccessiva.

Questi consigli valgono anche per contrastare la septoriosi.

Pubblicato in Orticoltura, Piante aromatiche e officinali | Lascia un commento

La coltivazione del cerfoglio

Coltivare il cerfoglio

Il cerfoglio (Antrhiscus cerefolium) è una pianta aromatica della famiglia delle apiacee, come la carota e il prezzemolo.

Grazie al suo sapore molto particolare è un’erba molto apprezzata e usata in numerosi piatti per insaporire minestre, salse, o patate lesse.

La coltivazione del cerfoglio può avvenire senza problemi in un orto familiare o adirittura in vaso, data la rusticità e le scarse esigenze di questa pianta.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cerfoglio può raggiungere un’altezza di 80 cm e formare un cespuglio largo 70 – 80 cm, sempre che abbia sufficiente spazio a disposizione.

La radice è fittonante e può raggiungere profondità considerevoli.

Le foglie sono simili a quelle del prezzemolo, con piccioli lunghi e disposte in modo alternato sui fusti.

I fiori sono tipi della famiglia delle ombrellifere, di colore bianco e con un diametro di circa 3 cm. Fiorisce da maggio ad agosto.

Coltivazione del cerfoglio: esigenze ambientali

Originario dell’Asia, è ormai comune nel nostro paese anche allo stato spontaneo, in particolare su terreni composti da sabbia e pietrisco.

I terreni ideali per la coltivazione del cerfoglio sono quelli di medio impasto, anche non ricchi di sostanza organica, ma senza ristagni idrici.

Perfette sono le esposizioni in pieno sole, ma tollera anche la mezz’ombra.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E’ consigliabile preparare il terreno alcuni mesi prima della semina, con una buona zappatura o vangatura. Può essere utile incorporare 2 – 3 kg di letame per metro quadro, ma questa operazione non è fondamentale.

Semina

Può essere effettuata direttamente a dimora nell’orto oppure in vasi di almeno 25 – 30 cm di diametro. Il periodo ideale per la semina è la primavera.

Per la semina in pieno campo, si consiglia di preparare dei solchi distanti circa 80 cm, dove porre i semi a gruppi di 2 – 3, distanziandoli di 30 – 40 cm tra un gruppo di semi e l’altro.

Quando le piantine avranno raggiunto un’altezza di circa 10 cm, sarà opportuno sfoltirle trapiantando altrove quelle in eccesso.

Per avere sempre piante pronte per essere usate, si può effettuare una semina ogni mese, da marzo ad ottobre.

In alternativa è possibile effettuare una semina anticipata nei mesi di gennaio e febbraio, in un ambiente protetto. In questo modo si potrà anticipare il ciclo ed avere più raccolti durante l’anno.

Coltivazione del cerfoglio

Cure colturali

Irrigazione: va annaffiato regolarmente dalla primavera all’autunno, ma senza causare ristagni idrici.

Potatura: la cimatura delle foglie è utile per indurre la pianta a produrre nuovi steli ed allungare così il periodo produttivo.

RACCOLTA E CONSUMO

La raccolta si effettua a partire da 7 – 8 settimane dalla semina. Prelevando qualche foglia al bisogno, è possibile fare più raccolte durante l’anno. Le foglie sono ricche di vitamina C e vanno raccolte prima della fioritura, in quanto hanno un aroma più intenso.

E’ possibile conservare le foglie congelandole, ma è consigliabile consumare il prodotto fresco.

AVVERSITA’ E DIFESA

Essendo una pianta molto rustica, la coltivazione del cerfoglio in un orto familiare non richiede, di norma, interventi di difesa. Possono verificarsi occasionalmente attacchi di afidi o marciumi radicali, se si eccedde con l’irrigazione.

Pubblicato in Piante aromatiche e officinali | Lascia un commento

La concimazione biologica del frumento

Concimare il frumento

La concimazione, in agricoltura, è un intervento molto importante perchè mira a fornire alla pianta gli elementi chimici necessari per il suo nutrimento e a ricostituire le riserve nutritive del terreno, che vengono asportate durante lo sviluppo dei vegetali.

In questo articolo ci focalizzeremo sulla concimazione biologica del frumento, un cereale autunno – vernino molto coltivato al nord Italia. Queste indicazioni valgono anche per il grano duro, per l’orzo, e per gli altri cereali autunno – vernini che hanno una tecnica colturale simile al frumento tenero, anche se le dosi possono variare.

La concimazione in agricoltura biologica

In regime di agricoltura biologica vi sono severe limitazioni relative ai tipi di fertilizzanti che possono essere impiegati. Attualmente, la normativa da seguire in materia di concimi è il regolamento Ce 889/2008, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea il 5 settembre 2008.

La tipologia di prodotti che possono essere impiegati per la concimazione biologica del frumento porta alla nascita di qualche difficoltà: non sempre infatti i fertilizzanti disponibili hanno un titolo in elementi nutritivi sufficiente e soprattutto la disponibilità di tali elementi nutritivi non è immeddiata come potrebbe essere per un fertilizzante chimico. Ma vediamo nel dettaglio le caratteristiche dei principali elementi chimici e il loro ruolo nella concimazione biologica del frumento.

La concimazione biologica del frumento: l’azoto

L’azoto (N) è considerato il principale elemento della fertilità. Da una corretta nutrizione azotata dipende sia la quantità di granella prodotta che la qualità, poichè una buona disponibilità di questo elemento aumenta il tenore proteico nella cariosside, con conseguenti migliori caratteristiche della farina ottenuta. Per una produzione di 6 tonnelate/ ha, vengono asportati 170 kg di azoto.

In agricoltura biologica sorgono però alcuni problemi. Vediamo, sinteticamente, quali sono:

  • I fertilizzanti organici, ammessi in agricoltura biologica, hanno un titolo di azoto più basso rispetto ai concimi chimici impiegati in agricoltura tradizionale. Risulta quindi evidente come sia necessario impiegarne una quantità maggiore, con maggiori oneri per la distribuzione.

  • La cessione dell’azoto dei fertilizzanti organici è piuttosto lenta, quindi non immediatamente disponibile. Teniamo inoltre in considerazione che l’attività microbica del terreno aumenta a partire dai mesi caldi (maggio – giugno), quando ormai il ciclo colturale del frumento giunge al termine. Sono proprio questi microrganismi che rendono assimilabile, attraverso la mineralizzazione, l’azoto organico.

  • La maggior richiesta di azoto parte con la levata (fine febbraio – inizio marzo). La concimazione biologica del frumento fatta in questo momento difficilmente riesce a supplire ai bisogni della coltura.

  • Un altro fattore critico è la quantità di proteine nella granella, anch’essa correlata alla disponibilità di azoto.

Il potassio

Nel caso del frumento coltivato su terreni argillosi in aree non eccessivamente piovose, il potassio non rappresenta generalmente un problema. Date le esigenze non elevate in potassio del frumento, non è in genere necessario attuare una concimazione specifica.

Per una produzione di 6 tonnelate/ ha, vengono asportati 70 kg di K2O

Il fosforo

Un altro elemento da tenere in considerazione è il fosforo. Sebbene le richieste siano minori rispetto all’azoto è molto importante e viene in genere distribuito alla semina. Come per l’azoto, il picco di assorbimento si con l’inizio della levata.

Nella concimazione biologica del frumento sorge il problema di trovare fertilizzanti fosfatici adatti. Quelli consentiti infatti, derivano per lo più da disgregazione di rocce e contengono fosforo poco disponibile per la pianta. Bisogna quindi puntare sui fertilizzanti organici che contengono fosforo altamente disponibile, seppure in quantità ridotta.

Per una produzione di 6 tonnelate/ ha, vengono asportati 60 kg di P2O5

Lo zolfo

Entra a far parte degli amminoacidi solforati ed è quindi fondamentale per il tenore proteico della granella. In genere non è un problema nella concimazione biologica del frumento, perchè contenuto in tutti i fertilizzanti organici.

Il periodo utile per l’assorbimento va dall’emergenza all’emissione del 2° nodo.

Il rame

Importante per una buona radicazione e per la robustezza del culmo. Può essere immobilizzato nel terreno e reso poco disponibile per le piante se vi è una elevata presenza di sostanza organica, ma è questa una situazione rara nei nostri terreni agrari.

Anche in agricoltura biologica è possibile intervenire con prodotti ad applicazione fogliare, in caso di carenze. Il periodo utile per l’assorbimento va dall’emergenza alla fine dell’accestimento.

Nella seguente tabella, vediamo le fasi della concimazione biologica del frumento

EpocaElementoProdottoAspetti positiviAspetti negativi
pre seminaazotofertilizzante organicopossibilità di interramento, con riduzione delle perditerichio dilavamento
pre seminafosforoconcime consentitopossibilità di interramentoscarsa assimilabilità del fosforo presente nei fertilizzanti ammessi
fine accestimento – inizio levataazotofertilizzante organicomomento di maggior assorbimento- lenta cessione dell'azoto del concime organico
- perdite a causa della mancata possibilità di interramento
spigaturaazotofertilizzante organicofondamentale per il tenore proteico della granella- lenta cessione dell'azoto del concime organico
- attenzione ad un eccesso, che può favorire la stretta

Pubblicato in Tecniche di base | Lascia un commento

La coltivazione della yucca

Yucca: coltivazione e cure

Yucca è un genere di piante della famiglia delle agavacee che comprende circa 40 specie originarie del centro America e delle indie Occidentali. Alcune di queste specie possono essere coltivate in casa come piante ornamentali. Molto importante è anche l’impiego come alimento, grazie alle sue notevoli caratteristiche nutrizionali.

La coltivazione della yucca è molto semplice, anche se è raro che possa fiorire se coltivata in vaso e all’interno.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

In natura alcune specie possono arrivare ad un’altezza di 2 metri; ad essere coltivate in casa sono le specie più piccole.

Il fusto è legnoso, generalmente ruvido e spesso. Sulla sua sommità si sviluppa una o più rosette di foglie.

Se coltivata all’esterno, dalla rosetta di foglie si può formare un’infiorescenza alta anche 60 cm, composta da molti fiori campanulati di colore bianco.

Le specie coltivate possono raggiungere un’altezza di 1 – 1,5 metri e un diametro di 60 70 cm.

Esistono molte specie di yucca, le più diffuse sono:

  • Yucca aloifolia: raggiunge un’altezza di circa 1 metro, con accrescimento lento e presenta foglie appuntite e seghettate. I suoi fiori sono molto belli, di colore bianco giallo e a vlte tendenti al rosa.

  • Yucca elephantipes: nel suo habitat naturale (Messico e Guatemala) può arrivare a più di 10 metri di altezza. I fiori, che possono comparire a fine estate, sono bianchi e profumati.

  • Yucca texanum: proviene dal sud degli USA ed è costosa e ricercata dagli appassionati, poichè quasi scomparsa dal suo habitat originario. Fiorisce a metà estate, anche se molto raramente in appartamento.

Coltivazione della yucca

Coltivazione della yucca in vaso

Coltivazione della yucca: esigenze ambientali

Gradisce un’esposizione in pieno sole. Essendo originaria di zone a clima caldo non sopporta le basse temperature e non dovrebbe essere esposta a temperature inferiori a 7 °C, anche se può sopportare temperature prossime allo zero.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Semina: la yucca può essere seminata a febbraio – marzo in un substrato composto da una miscela di terriccio universale e sabbia grossa per garantire un buon drenaggio.

I semi vanno posti ad una profondità di circa 0,5 cm e lasciati all’ombra a circa 21 °C.

Una volta germinate, andranno spostate in una posizione più luminosa. Appena raggiungeranno un’altezza di 7 – 8 cm (dopo circa 90 giorni) potranno essere trapiantate singolarmente in vasi di 15 cm di diametro, con lo stesso terriccio usato per la semina.

Talea: questa pianta può essere propagata facilmente per talea, prelevando delle sezioni di fusto. In primavera – estate.

Per questo scopo si possono utilizzare delle piante diventate troppo grandi, che hano perso la loro forma originaria. Le piante vanno estratte dal terrenno e i fusti tagliati con un seghetto in sementi lunghi almeno 10 cm. I segmenti vanno trattati con una polvere radicante e piantati, in modo che stiano eretti, in una miscela in parti uguali di torba e sabbia grossa.

Il contenitore va coperto con un telo di nylon, formando una sorta di capannina, per trattenere l’umidità. Si possono usare dei bastoncini piantati nel vaso per evitare che la plastica tocchi le talee. Va quindi tenuto ad una temperatura di circa 25 °C, al riparo dalla luce diretta del sole, mantenendo il terriccio umido.

Dopo circa 20 – 25 giorni, quando si saranno sviluppati i nuovi germogli, le piantine potranno essere trapiantate in nuovi vasi singolarmente o a gruppi di 2 – 3.

Germogli basali: alla base della pianta di yucca si sviluppano dei germogli che possono essere impiegati per la propagazione.

All’inizio della primavera si prelevano dei germogli con almeno 4 foglie e lunghi circa 15 cm. Vanno quindi trapiantati in un terriccio formato da torba e sabbia in parti uguali. Il vaso va ricoperto con un nylon, come indicato per la talea e posto a circa 25 °C, ma non alla luce diretta del sole.

Deve essere mantenuto umido e dopo circa 7 – 8 settimane, quando spunteranno i giovani germogli, si può togliere il nylon e travasare le piantine in nuovi vasi.

Cure colturali

La coltivazione della yucca richiede alcune semplici operazioni da effettuare, nei diversi periodi dell’anno, per farla crescere al meglio.

Ricordiamo che necessita di un’esposizione soleggiata, quindi va spostata all’aperto nelle giornate estive di sole. In caso di temperature molto elevate occorre nebulizzare dell’acqua sulle foglie. Questa operazione va fatta al mattino, quando la pianta si trova all’ombra per evitare ustioni e schock termico.

In inverno è opportuno ritirarla a circa 10 °C, per assicurarle un periodo di riposo invernale.

Rinvaso: va rinvasata annualmente in primavera in vasi sempre più grandi, fino a raggiungere un diametro di circa 40 cm. A questo punto è sufficiente sostituire i primi 5 cm con del nuovo terriccio.

Irrigazione: non presenta una elevata richiesta di acqua, ed è importante evitare eccessi idrici che favorirebbero l’insorgere di marciumi alle radici. In autunno e in inverno le innaffiature vanno ridotte al minimo, dato che nell’ambiente di origine è adattata a lunghi periodi di siccità.

Concimazione: tra aprile ed ottobre è consigliabile concimare 1 volta ogni 30 giorni, aggiungendo un concime liquido o solubile nell’acqua di irrigazione.

Coltivazione della yucca

Coltivazione della yucca: nel suo habitat naturale, può raggiungere dimensioni notevoli

AVVERSITA’ E DIFESA

I problemi più comuni della coltivazione della yucca sono la decolorazione delle foglie basali. Questo è dovuto ad una scarsa esposizione alla luce e una crescita stentata causata da un eccesso di irrigazione.

La botrite può causare la comparsa di una muffa grigiastra sulle foglie. In tal caso le parti colpite vanno rimosse e si può impiegare un fungicida a base di rame.

Tra gli insetti troviamo la cocciniglia che va eliminata usando un insetticida specifico o lavando le foglie e le parti colpite con un batuffolo di cotone imbevuto di alcool denaturato. Si presenta formando dei piccoli dischetti attaccati alle nervature sulla pagina inferiore delle foglie; questi dischetti possono essere bianchi o bruni, a seconda della specie di cocciniglia.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

La coltivazione della schefflera

Come coltivare la schefflera

La coltivazione della schefflera era molto in auge negli anni ’70 e ’80, ma attualmente sta ritornando di moda data la bellezza di questa pianta. Se coltivata con cura può durare anche 20 anni e raggiungere dimensioni ragguardevoli.

La schefflera è una pianta della famiglia delle Araliacee originaria dell’Indonesia e della Polinesia e coltivata come ornamentale.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

E’ una pianta perenne e sempreverde e può essere arbustiva, rampicante o arborea a seconda della specie. All’interno del genere Schefflera infatti, esistono circa 900 specie diverse.

Anche se coltivate in casa possono raggiungere un’altezza di 2 metri, purchè le radici abbiano spazio sufficiente per svilupparsi nel terreno.

Fiorisce in estate, ma è raro che ciò accada se coltivata in vaso. Tra le specie più importanti, abbiamo:

  • Schefflera actinophylla: ha una crescita lenta è può produrre (quasi mai in vaso) un bel fiore di colore rosso intenso. Le foglie hanno piccioli lunghi 30 cm e sono portate a gruppi di 3 – 5.

  • Schefflera arboricola: le foglie sono suddivise in 7 foglioline piccole e coriacee. Molto ornamentale, esistono diverse varietà con foglie screziate di giallo.

Coltivazione della schefflera

In natura, può raggiungere dimensioni ragguardevoli

La coltivazione della schefflera: esigenze ambientali

Gradisce una posizione luminosa, ma non esposta direttamente ai raggi solari. In casa è bene tenerle al riparo da correnti d’aria.

D’estate sopporta bene temperature di circa 24 °C, mentre in inverno non dovrebbe mai scendere al di sotto dei 13 °C.

COLTIVAZIONE

Propagazione

La schefflera può essere propagata per seme, verso marzo – aprile, in un terriccio generico per floricoltura. Il terriccio deve essere mantenuto sempre umido e le piantine vanno trapiantate in vasi singoli non appena saranno sufficientemente grandi.

Può essere moltiplicata anche per talea apicale, prelevata in primavera tagliando subito sotto a un nodo. Le talee vanno quindi poste a radicare a una temperatura di 18 – 24 °C.

Cure colturali

Rinvaso: la schefflera va rinvasata ogni anno, a marzo – aprile, in vasi progressivamente più grandi fino a raggiungere il diametro di circa 20 cm. A questo punto è possibile rinvasare ogni due anni, impiegando vasi sempre più grandi.

Irrigazione: va innaffiata con cura, anche 2 – 3 volte a settimana se fa molto caldo. E’ consigliabile anche spruzzare acqua sulla pianta al mattino o alla sera, per mantenere il giusto grado di umidità.

Durante l’autunno e l’inverno le irrigazioni vanno diminuite, ma bisogna fare attenzione a mantenere il terriccio sempre umido. Una volta alla settimana è consigliabile nebulizzare acqua sulle foglie.

Concimazione: nel periodo che va da maggio ad ottobre, ogni 15 – 20 giorni è opportuno somministrae del fertilizzante comppleto per piante ornamentali con l’acqua di irrigazione.

Non sono necessarie altre cure, può essere necessario assicurarla ad un tutore per garantire una corretta crescita in altezza. Non va potata, ma è bene rimuovere eventuali foglie o rami secchi o malati.

AVVERSITA’ E DIFESA

La coltivazione della schefflera può andare incontro a qualche problema, sia causato da parassiti che da fattori ambientali.

Appassimento delle foglie: può essere dovuto a temperature troppo basse, irrigazioni errate (scarse o troppo abbondanti) o concimazioni non adeguate.

Afidi: i comuni pidocchi delle piante possono infestare la schefflera nel periodo estivo. Possono essere eliminati con insetticidi a base di piretro.

Cocciniglia: la cocciniglia farinosa e la cocciniglia bruna possono essere causa di infestazioni sulla pianta. Possono essere eliminate con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol denaturato.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

Coltivare il fiordaliso

La coltivazione del fiordaliso

Il fiordaliso, fiore di un bellissimo colore di varie sfumature di blu è un fiore tipico dei campi di grano, dove è considerata una pianta infestante assieme al papavero. La coltivazione del fiordaliso si addice a qualsiasi giardino e dona un tocco di colore a qualsiasi aiuola.

Appartiene alla famiglia delle Asteracee come la calendula, il piretro e il girasole. Il suo nome scientifico è Cyanus segetum (o anche Centaurea cyanus) e puo essere coltivato facilmente per abbellire aiuole e giardini.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il fiordaliso è una pianta annuale e può raggiungere un’altezza di circa 90 cm, con radici di tipo fittonante e fusti lievemente pelosi.

Le foglie sono alterne, di colore verde brillante (argentee in alcune specie), coperte da una lieve peluria.

La parte più bella del fiordaliso, i fiori, sono di colore blu più o meno intenso e fioriscono da maggio ad ottobre (ad quote elevate solo fino ad agosto). Esistono varietà ornamentali con fiori bianchi, rosa o gialli. L’impollinazione avviene tramite insetti.

coltivazione del fiordaliso

Coltivazione del fiordaliso

Coltivazione del fiordaliso: esigenze ambientali

L’habitat tipico sono i campi di cereali, in particolare di orzo e di frumento. Cresce inoltre ai bordi delle strade, nei prati e nei terreni incolti. Specie molto adattabile, si adatta anche a un terreno con pochi elementi nutritivi e tendenzialmente secco. Cresce bene a pH neutro, su suoli con substrato calcareo o siliceo. Sui rilievi si trova fino a circa 1500 metri di altitudine.

L’esposizione ottimale è in pieno sole; nelle zone temperate viene coltivato come annuale perchè i rigori invernali ne causano il disseccamento. Al sud Italia invece, torna a fiorire in primavera.

COLTIVAZIONE

Propagazione

La propagazione avviene generalmente per seme. Si può seminare direttamente a dimora all’inizio della primavera oppure, per avere una fioritura migliore, a fine estate o in autunno in semenzaio protetto. Appena le temperature non scenderanno più sotto lo zero, le piantine potranno essere trapiantate in piena terra.

Cure colturali

Irrigazione: fornire regolarmente dell’acqua è utile per avere una buona fioritura, ma non bisogna esagerare, ricordando che è una specie adatta per zone siccitose. Nel caso di una coltivazione in vaso o in una aiuola può essere utile concimare ogni 20 giorni circa, dalla primavera all’autunno, con un concime per piante da fiore.

Il fiordaliso, fiore officinale

Questo fiore oltre ad essere molto bello, presenta anche notevoli proprietà officinali. Un impiego comune in erboristeria è per le affezioni agli occhi: può essere usato per produrre un collirio utile nel caso di occhi arrossati, ad esempio per le molte ore trascorse davanti ad un monitor.

La sua azione curativa si esplica anche sulle mucose della gola e della bocca, grazie alla sua azione antinfiammatoria. E’ inoltre un blando rimedio nei confronti della tosse. Ovviamente è sconsigliata l’autossiinstrazione, in quanto anche i rimedi erboristici possono avere gravi effetti collaterali; è quindi sempre necessario seguire le indicazioni del medico/farmacista.

Pubblicato in Ornamentali | Lascia un commento

La coltivazione dell’erba di San Giovanni

Coltivare l’iperico, o Erba di San Giovanni

L’erba di San Giovanni, anche chiamata iperico (Ipericum perforatum) è una pianta erbacea della famiglia delle Ipericacee, molto comune nei campi e ai margini delle strade di campagna in tutte le regioni italiane.

La coltivazione dell’Erba di San Giovanni come pianta ornamentale è molto facile, ed è perfetta per un aiuola o un piccolo giardino. Data la sua rusticità non sono necessarie particolari cure.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il termine “perforatum” del nome scientifico, deriva dal fatto che le foglioline, se viste in controluce, appaiono bucherellate. In realta non sono fori ma ghiandole contenenti molte sostanze utili per la pianta e anche per l’impiego erboristico.

Raggiunge un’ altezza di circa 30 cm e può avere un portamento prostrato e strisciante. Si presta bene anche per formare tappeti fioriti.

Le foglie ovali e di colore verde scuro, mentre in autunno assumono una colorazione rossastra. I fiori delle specie selvatiche hanno il loro massimo splendore attorno al 24 giugno, giorno di San Giovanni. Nelle varietà coltivate, la fioritura si può ammirare dalla primavera fino all’autunno.

Erba di San Giovanni

Erba di San Giovanni

ESIGENZE AMBIENTALI

L’iperico gradisce una posizione soleggiata e sopporta molto bene l’aridità. Se la zone di coltivazione dovesse essere molto calda, è consigliabile una posizione semiombreggiata. Cresce comunemente anche su terreni poveri in pianura, in collina e in montagna. Nonostante questo, la coltivazione dell’erba di San Giovanni si avvantaggia di una buona disponibilità di acqua e di elementi nutritivi.

Non ha particolari esigenze di terreno e vegeta bene anche sui terreni acidi, su quelli calcarei o silicei. Sopporta anche i terreni argillosi purchè non vi siano eccessivi ristagni di acqua.

COLTIVAZIONE

La coltivazione dell’iperico a scopo produttivo in campo erboristico dura in genere due anni ed è importante introdurlo in una rotazione con prati, cereali o patate. Questo per evitare l’insorgere di malattie fungine.

Preparazione del terreno

Specialmente nel caso di semina diretta, è consigliata una zappatura o vangatura del terreno, per renderlo soffice e leggero per favorire la germinazione del seme, anche considerato che le sue dimensioni sono molto ridotte (1000 semi pesano circa 0,1 g). In questa fase vanno anche eliminate le eventuali infestanti presenti.

Propagazione e impianto

L’iperico può essere propagato per semina diretta oppure tramite trapianto.

Semina: può essere seminato direttamente verso fine estate – inizio autunno, impiegando circa 3 g di seme ogni 10 metri quadri. I semi vanno coperti solo leggermente, poichè germinato in presenza di luce. La cosa migliore è una leggera compressione nel terreno. L’emergenza, stimolata dal freddo invernale, avverrà verso marzo aprile.

I semi di iperico sono molto piccoli ed hanno una bassa germinabilità (circa 20 – 25%), che dura per circa 3 anni. E’ quindi consigliabile usare sempre sementi fresche e non interrare troppo i semi.

Talea: può essere propagato facilmente per talea semilegnosa. Da luglio a settembre vengono prelevate talee lunghe 10-12 cm dai germogli laterali senza fiori. Vengono quindi piantate in un miscuglio di sabbia e torba e si pngono al riparo dal gelo durante l’inverno. Nella primavera successiva, verso aprile o in maggio possono essere trapiantate.

Può inoltre essere propagato per margotta o propaggine in autunno. In particolare la propaggine è molto facile. È sufficiente effettuare piccoli tagli sullo stelo e interrare in corrispondenza del taglio. A primavera, avverrà l’emissione di nuove radici e la nuova piantina potrà essere separata e trapiantata.

Trapianto: il trapianto garantisce un miglior risultato e le piante fioriscono già al primo anno. Le distanze consigliate sono di 30-40 cm sulla fila e 50-60 cm tra le file.

Cure colturali

L’erba di San Giovanni è una specie molto rustica e non richiede particolari cure. La lotta alle infestanti è importante in particolare nelle prime fasi di sviluppo della coltura.

Irrigazione: è necessaria al momento della semina, dopo un eventuale trapianto e dopo i tagli per favorire la ripresa vegetativa. In seguito è sufficiente irrigare ogni 20 giorni circa, sospendendo le bagnature in inverno.

Potatura: a fine inverno è bene effettuare una potatura decisa, accorciando i rametti dell’anno precedente. In questo modo la fioritura sarà più rigogliosa, poichè i fiori infatti si formano sui nuovi germogli. Senza potatura l’iperico può diventare infestante.

A COSA SERVE L’IPERICO

Fin dall’antichità l’erba di San Giovanni è usata in erboristeria per tisane, liquori e per le sue proprietà cicatrizzanti.

Più recenti sono le scoperte delle proprietà dell’iperico per la depressione, anche se possono esserci interazioni negative con l’assunzione contemporanea di altri farmaci.

Nelle coltivazioni a scopo produttivo, la raccolta dell’iperico fiorito avviene mediante delle falciatrici, da luglio a settembre.

In seguito viene fatto seccare in appositi essiccatoi a 40 – 60 °C, fino a quando raggiunge l’8% di umidità. A questo punto può essere immagazzinata e conservata al buio e al riparo dall’umidità.

Pubblicato in Ornamentali, Piante aromatiche e officinali | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

Coltivare lo spinacio

La coltivazione dello spinacio

Lo spinacio (Spinacia oleracea) è una pianta orticola della famiglia delle Chenopodiacee, come la bietola, conosciuto fin dall’antichità e giunto in Europa grazie agli Arabi attorno all’anno 1000. Molto usato in cucina come verdura cotta ha un elevato contenuto in vitamine e sali minerali ed è un vero toccasana per la salute.

La coltivazione dello spinacio è molto comune negli orti familiari ed è diffusa in tutto il mondo. Le sue foglie possono essere consumate sia crude che cotte e sono considerate un piatto tipicamente autunnale e invernale. Tra le varietà più conosciute troviamo sicuramente lo spinacio Gigante d’inverno e il Matador.

La rapida crescita e la possibilità di coltivarli in autunno rendono gli spinaci perfetti per l’orto familiare. Amati anche dai bambini grazie al celebre cartone Braccio di Ferro, sono ottimi da un punto di vista nutritivo.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Lo spinacio è una pianta erbacea annuale o, più raramente, biennale ed è formata da piccoli cespi di foglie di colore verde scuro.

La radice è fittonante e di colore rosso in prossimità del colletto.

Le foglie possono essere lisce o bollose a seconda della varietà ed hanno un picciolo lungo circa 5 cm. Lo spinacio è una specie dioica, esistono cioè individui femminili e individui maschili.

Tra le principali cultivar troviamo:

  • Gigante d’Inverno: con foglie grandi e carnose di colore verde scuro, si semina ad agosto – settembre per essere raccolto in autunno, oppure ad ottobre per la raccolta a febbraio – marzo

  • Matador: ottima varietà, molto produttiva, per la raccolta estiva

  • Merlo Nero: può essere seminato in primavera o in autunno, resiste al freddo ed è lento a montare a seme

  • Viking: può essere seminato tutto l’anno.Sopporta il freddo e durante l’estate, se ben innaffiato, non sale a seme. Molto vigoroso, con ottime produzioni di foglie.

Coltivazione dello spinacio

Coltivazione dello spinacio

Coltivazione dello spinacio: esigenze ambientali

Lo spinacio gradisce un terreno di medio impasto, ma cresce bene anche in suoli argillosi e ricchi di sostanza organica, con pH tra 6,5 e 7,5.

E’ importante che il terreno abbia una buona capacità di trattenere una certa quantità di acqua, ma senza creare ristagni idrici.

Il clima ideale è temperato e fresco. Resiste a temperature attorno a zero gradi, ma è sensibile all’esposizione eccessiva al sole. Si adatta bene a condizioni di mezz’ombra.

COLTIVAZIONE

Nella coltivazione dello spinacio in un orto familiare è consigliabile aspettare almeno 4 anni prima di riseminare lo spinacio sullo stesso terreno.

Grazie allo sviluppo ridotto può essere coltivato tra le file di altri ortaggi a crescita più lenta come fagioli oppure piselli. Altre specie che possono essere consociate sono la lattuga, il sedano e le fragole.

Preparazione del terreno

In questa fase è possibile apportare 2 – 3 kg di letame maturo o di compost per metro quadrato di terreno. L’ideale è però concimare la coltura precedente e non ripetere la fertilizzazione: lo spinacio utilizzera la fertilità residua del terreno. E’ sconsigliabile eccedere con le concimazioni, in particolare azotate, per lo spinacio, in quanto tende ad accumulare sostanze tossiche nelle foglie se assorbe troppo azoto.

Propagazione

Lo spinacio viene propagato tramite seme da marzo a novembre, anche se nei mesi più caldi potrebbe andare rapidamente a fiore. E’ possibile seminare continuativamente, ad intervalli di 15 – 20 giorni, per avere un raccolto sempre fresco e costante.

Per seminare è possibile procedere facendo delle buche profonde 2 – 3 cm e distanti circa 20 cm tra di loro. In queste buche vanno posti 2 – 3 semi e poi ricoperti. Quando le piante nasceranno le più piccole andranno eliminate, per fare crescere le altre più forti.

Per seminare 10 mq servono 15 – 30 grammi di seme, a seconda della varietà.

Cure colturali

Irrigazione: la coltivazione dello spinacio necessita di bagnature attente e frequenti, evitando che il terreno si asciughi tra un intervento irriguo e il successivo. La siccità infatti determina una rapida montata a seme ed è deleteria per le qualità gustative del raccolto.

In particolare l’irrigazione è fondamentale nella fase di germinazione del seme e nelle prime fasi di crescita della piantina. Una carenza idrica in questo stadio può determinare la precoce salita a seme.

Se si vogliono limitare le irrigazioni si può optare per la pacciamatura, ricoprendo il terreno alla base della piante con paglia, corteccia o apposit film plastici. Questa tecnica limita anche lo sviluppo delle piante infestanti, oltre a limitare l’evaporazione dell’acqua dal suolo.

L’eliminazione delle piante infestanti viene fatta manualmente.

Coltivazione dello spinacio

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

Nel periodo primaverile – estivo la raccolta avviene 6 – 8 settimane dopo la semina, mentre in autunno-inverno bisognerà aspettare circa 3 mesi. Su una superficie di 10 metri quadrati la coltivazione dello spinacio può fornire anche 10 – 15 Kg di prodotto, in più tagli. E’ importante raccogliere prima che cominci la fioritura, poichè da quel momento le foglie diventeranno più coriacee e cambieranno sapore.

Gli spinaci possono essere consumati freschi (crudi o cotti) oppure conservati. In quest’ultimo caso si consiglia di surgerarli nel freezer. In questo modo possono essere conservati nel congelatore per circa 12 mesi.

La raccolta avviene strappando la pianta con le radici o tagliando le foglie cominciando da quelle più esterne e lasciando il germoglio centrale. In questo modo, specialmente se si tratta di pianta seminate da fine estate in avanti, potranno ricacciare e produrre nuove foglie.

Durante i mesi più caldi invece, è difficile poter effettuare più tagli.

AVVERSITA’ E DIFESA

Anche in un orto familiare lo spinacio può essere attaccato da malattie e da parassiti animali. Vediamo i principali problemi e come contrastarli.

Chiocciole e limacce: le chiocciole (lumache con guscio) e le limacce (lumache senza guscio) sono ghiotte di verdura e si cibano anche di spinaci. Esistono in commercio dei prodotti a base di ortofosfato di ferro ammessi anche in agricoltura biologica; in alternativa possiamo predisporre delle barriere attorno alle coltivazioni, disponendo sul terreno una striscia di cenere o calce. Queste sostane sono caustiche per questi molluschi, e gli impediranno di avvicinarsi. Ovviamente vanno sostituite alla prima pioggia.

Mosca dello spinacio (Pegomya hyoscyami): è un insetto che depone le uova sulla pagina inferiore delle foglie e le larve che ne fuoriescono si nutrono della pianta. In agricoltura biologica si può combattere con preparati a base di Bacillus thuringiensis aizawi.

Peronospora dello spinacio (Peronospora farinosa f. sp. spinaciae): provoca macchie di colore rossiccio, sulle quali si può formare una muffa che causa il disseccamento della foglia. Si consiglia di prevenire evitando di bagnare eccessivamente le foglie.

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione dell’elicriso

Coltivare l’elicriso, pianta officinale

L’elicriso (Helicrysum italicum) è una pianta erbacea officinale della famiglia delle asteracee, come la camomilla, la lattuga e molte altre. La coltivazione dell’elicriso è piuttosto facile e, oltre che l’impiego come pianta officinale, è perfetta anche come ornamentale, in particolare nei giardini rocciosi.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono in realtà circa 500 specie specie di elicriso, che possono essere annuali o perenni. La più comune è Helicrysum italicum.

Le foglie sono lineari e lanceolate, con il bordo ripiegato verso il basso, di colore verde – grigio con riflessi argentei. La pianta è ricoperta da una peluria bianca e profumata e può raggiungere un’altezza di 35 – 40 cm, con un portamento piuttosto compatto e fusti legnosi ed eretti.

I fiori (chiamati capolini), simili a quelli della margherita, sono di colore giallo chiaro e si formano in primavera all’apice dei fusti. La fioritura può durare fino all’autunno.

Coltivazione dell'elicriso

Coltivazione dell’elicriso

Coltivazione dell’elicriso: esigenze ambientali

Il clima ideale è quello temperato e mediterraneo (è tipico della macchia mediterranea), ma con le dovute cure, cresce anche negli ambienti con clima freddo.

L’esposizione ideale è al sole diretto e non teme particolarmente il caldo e la siccità. Preferisce terreni leggeri, non troppo fertili e tendenzialmente calcarei. In natura cresce fino a circa 800 metri di altitudine, anche vicino al mare, negli incolti, nelle pietraie e negli ambienti aridi delle colline litoranee.

COLTIVAZIONE

Anche se in natura è una specie perenne, viene la coltivazione dell’elicriso dura generalmente circa 6 anni, con la massima produzione di fiori attorno al 4 – 5° anno.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione dell’elicriso in vaso si può usare una miscela di terriccio universale, torba e sabbia.

Propagazione

Divisione dei cespi: usata per le specie di elicriso perenni, viene fatta in primavera. I cespi vengono interrati in un terriccio universale, mantenuto inumidito per favorire la radicazione ma senza causare ristagni idrici.

Talea: vengono fatte radicare a fine estate in un substrato composto da caratterizzato da torba, sabbia e terriccio per floricoltura. All’inizio della primavera successiva le piante saranno pronte ad essere trapiantate in pieno campo.

Seme: la semina diretta si effettua in primavera ed è effettuata per le specie annuali. Questa tecnica può dare problemi di emergenza non uniforme e di scalarità di crescita e sviluppo che influenzerà negativamente le successive fasi di coltivazione. Inoltre sono maggiori i problemi di piante infestanti. Per questo, per le specie perenni, è preferibile ricorrere al trapianto di piantine acquistate in vivaio o ottenute per talea, divisione dei cespi o semina in semenzaio.

Per la semina in semenzaio il periodo migliore e la fine dell’estate, in modo da poterle trapiantare a febbraio in vasi più grandi.

Trapianto: il trapianto in piena terra si effettua quando non vi sono più rischi di gelate o di ritorni di freddo, in particolare nelle regioni del nord Italia. Nelle zone mediterranee è posibile trapiantare anche in autunno.

Si consiglia di adottare sesti d’impianto di 25 – 30 cm sulla fila e di 60 – 70 cm tra le file.

Cure colturali

Pacciamatura: l’elicriso è una pianta rustica e resiste anche ai freddi dell’inverno. Per aiutarla a superare i freddi invernali nelle regioni dell’Italia settentrionale è utile effettuare una pacciamatura con residui di corteccia, paglia o foglie, dalla fine dell’autunno all’inizio della primavera successiva. In questo modo, con l’avvento del freddo la parte aerea della pianta si secca mentre le radici sopravvivono e la pianta tornerà a vegetare in primavera

Irrigazione: le bagnature devono essere limitate per evitare ristagni idrici con conseguenti marciumi delle radici. Se è coltivato in piena terra è consigliabile irrigare solo le piante più giovani o in caso di periodi prolungati di siccità, e comunque inumidendo bene il terreno ma senza creare un eccesso di acqua.

Potatura: è sufficiente tagliare i fiori secchi e le parti danneggiate o malate per avere una crescita rigogliosa di tutta la pianta.

Rinvasi: per la coltivazione dell’elicriso in vaso, si consiglia di rinvasare ogni 3 anni.

Concimazione: non è indispensabile (in natura cresce anche su terreni molto poveri), ma per avere una bella fioritura può essere utile somministrare in primavera, ogni  20 – 25 giorni circa, un concime liquido per piante da fiore diluito nell’acqua delle annaffiature. In alternativa si può somministrare ogni 3 mesi, ai piedi del cespo, del concime completo in granuli a lento rilascio.

RACCOLTA E UTILIZZAZIONE

L’elicriso è prima di tutto una pianta officinale; in erboristeria vengono usati prevalentemente i fiori essicati, raccolti nelle fasi iniziali della fioritura. Si ricava anche un olio essenziale (olio essenziale di elicriso) molto delicato, piuttosto denso e di colore giallo.

I fiori possono anche essere raccolti per farli seccare e usarli come ornamento. In questo caso la raccolta è manuale e le infiorescenze vanno appese in mazzetti in un luogo buio, fresco e asciutto per circa 3 settimane.

In fitoterapia l’elicriso viene usato contro laringiti, bronchiti e allergie. L’olio essenziale ha proprietà antinfiammatorie delle vie respiratorie. Può inoltre essere usato per preparare creme idratanti per la pelle.

Le foglie possono essere usate in cucina per insaporire numerosi piatti come risotti, carne e pesce.

AVVERSITA’ E DIFESA

L’elicriso è una pianta officinale molto resistente, ma occasionalmente può essere attaccata da alcuni parassiti e malattie. Vediamo i principali.

Afidi: volgarmente chiamati pidocchi delle piante, si nutrono della linfa dei vegetali, portando al disseccamento delle foglie e causare danni nella coltivazione dell’elicriso. Possono essere combattuti con dei prodotti fatti in casa, come il macerato di ortica.

Verticillium: è un fungo microscopico presente nel terreno, che, tramite le radici, penetra all’interno della pianta distruggendo i vasi conduttori. Questo blocca il flusso della linfa e la pianta può arrivare a morire. In un orto familiare un attacco di questo genere è comunque raro, ma è più diffuso nelle coltivazioni intensive dove la stessa specie viene coltivata per molti anni di fila sullo stesso terreno.

Pubblicato in Ornamentali, Piante aromatiche e officinali | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione della bietola

Come coltivare la bietola

La bietola (Beta vulgaris) è un ortaggio della famiglia delle chenopodiacee, come lo spinacio, ed è originaria del bacino del Mediterraneo.

Esistono in realtà molte varietà di bietole da foglia, da costa e anche da foraggio, per l’alimentazione degli animali da allevamento. Molto usata in cucina, è ricca di sali minerali e di benefici per la salute.

La coltivazione della bietola in un orto familiare è comunque molto semplice e le tecniche qui illustrate valgono per le diverse tipologie esistenti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La bietola è una pianta biennale, ma viene coltivata come annuale. Nel secondo anno infatti, fiorirebbe e produrrebbe i semi. E’ parente della barbabietola ma non forma la radice ingrossata.

Ha una radice di 3 – 4 cm di diametro, fittonante e che può arrivare ad una profondità di 30 cm.

Le foglie possono essere bollose oppure lisce ed hanno un picciolo di colore bianco, verde o rosso. Questa parte è particolarmente sviluppato nelle bietole da costa, che, nelle varietà a picciolo rosso, ricordano il rabarbaro.

I fiori sono piccoli e di colore verde e fioriscono in primavera per formare il seme verso luglio – agosto. Tutto questo avviene però nel secondo anno, e interessa quindi soltanto le ditte produttrici di sementi per l’orticoltura.

Tra le varietà più importanti troviamo

  • Bright Lights: produce delle coste di colore variabile dal rosso, al rosa, all’arancio

  • Rhubarb Chard: dalle coste di colore rosso intenso, assomiglia al rabarbaro, da cui il nome

Coltivazione della bietola

La coltivazione della bietola: esigenze ambientali

La bietola gradisce un clima temperato ed ha una buona resistenza al freddo, sopportando temperature di alcuni gradi sotto zero. Anche se beneficia di un’esposizione diretta al sole, per la coltivazione estiva è consigliabile scegliere una posizione di mezz’ombra.

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica e ben drenato, senza ristagni idrici, con pH preferibilmente tra 6 e 7. Tollera bene la salinità del suolo.

COLTIVAZIONE

Essendo molto resistente al freddo, può essere coltivata da marzo a fine novembre. Una volta seminata in primavera può essere raccolta per tutto l’anno, poichè continua a ricacciare e a formare nuove foglie.

E’ importare non coltivarla sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 4 – 5 anni ed è altresì sconsigliato seminarla dopo mais, spinacio o barbabietola.

Preparazione del terreno

In un orto familiare è consigliabile preparare il terreno prima della semina con una zappatura o vangatura, cercando di rendere il terreno soffice ed omogeneo. In questa fase è possibile apportare al terreno 3 – 4 kg di compost oppure letame maturo per metro quadro di terreno, interrandoli a 20 – 30 cm di profondità.

In alternativa è possibile effettuare la lavorazione e la letamazione l’autunno precedente la semina: in questo modo il fertilizzante avrà il tempo per decomporsi. Prima della semina sarà bene fare una nuova lavorazione per affinare bene il terreno.

Propagazione

Viene in genere propagata tramite semina diretta in campo. I semi germinano abbastanza facilmente e le piantine emergono nel giro di 7 – 10 giorni.

Si consiglia di interrare il seme a circa 2 cm di profondità e di tenere una distanza di 25 – 30 cm tra una pianta e l’altra e di 50 cm tra le file. In questo modo potranno crescere liberamente e produrre dei bei cespi.

In alternativa si può seminare in semenzaio protetto e poi trapiantare. In questo caso la semina può essere fatta già a febbraio, per poi trapiantare quando le piantine saranno alte almeno 10 cm.

Cure colturali

Irrigazione: durante la primavera e l’autunno può essere sufficiente la pioggia, ma è opportuno intervenire in annate siccitose. Durante l’estate invece, è quasi sempre necessario annaffiare, anche tutti i giorni. L’irrigazione va effettuata preferibilmente di sera o di primo mattino. Un buon apporto di acqua permette di ottenere delle foglie ben carnose e sviluppate.

Sarchiatura: la rottura della crosta del terreno tra le file con una zappetta serve sia ad eliminare le malerbe che a migliorare l’ossigenazione del terreno e ad evitare la formazione di uno strato superficiale compatto.

RACCOLTA E UTILIZZO

La raccolta avviene staccando le foglie più esterne o tagliando la pianta intera. In entrambi i casi continuerà a ricacciare. In genere il massimo sviluppo si ha da 60 a 90 giorni dopo la semina.

Anche se è preferibile consumarla fresca per beneficiare al meglio delle vitamine e dei sali minerali presenti, è possibile conservarla in freezer. In questo caso va bollita, lasciata scolare e raffreddare, per poi tagliarla in piccoli pezzi e messa in sacchettui per congelatore. In questo modo può essere conservata anche 8 – 9 mesi ed impiegata per minestroni o stufati.

AVVERSITA’ E DIFESA

Anche in un orto familiare, la coltivazione della bietola bietola da coste può andare incontro ad alcuni problemi. Vediamo i principali

Chiocciole e limacce: sono ghiotte delle foglie e possono arrecare grani danni. Esistono prodotti a base di ortofosfato di ferro, ammessi anche in agricoltura biologica; in alternativa si possono delimitare le aiuole con cenere o calce, che hanno effetto caustico su questi molluschi.

Tra gli altri parassiti animali ricordiamo gli afidi (i pidocchi delle piante), il grillotalpa, le nottue e gli elateridi.

Cercospora: causata dal fungo Cercospora beticola è chiamata anche vaiolatura.

Peronospora: causata da Peronospora farinosa, è spesso causata da un eccesso di umidità a livello fogliare.

Marciumi radicali: spesso favoriti da eccessi di acqua nel terreno, sono causati da diversi funghi del suolo tra cui Pythium e Rhizoctonia.

 

Pubblicato in Orticoltura | Contrassegnato , , , | Lascia un commento