La coltivazione del lupino

Come coltivare il lupino

Il lupino (Lupinus albus) è una pianta della famiglia delle Fabacee, coltivata già al tempo dei Greci e dei Romani per l’alimentazione umana e animale. I semi di lupino hanno un elevato contenuto in  proteine (30 – 35%) e in grassi di ottima qualità (8 – 10%).
La coltivazione del lupino, anche se non molto diffusa, può essere fatta anche in un orto familiare, seguendo pochi e semplici accorgimenti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il lupino è una pianta annuale, ramificata  e cosparsa da una lieve peluria. La radice è fittonante e molto robusta.
I fiori sono raccolti in piccoli grappoli e sono di colore bianco o azzurognolo; danno origine a baccelli oblunghi contenenti da 3 a 6 semi.

Coltivazione del lupino

Coltivazione del lupino – semi

ESIGENZE AMBIENTALI

Cresce bene su terreni lievemente acidi e poveri di calcare, con una buona dotazione di limo. Non tollera i ristagni idrici e sopporta abbastanza bene il gelo, prediligendo ambienti fresca e senza eccessi di temperatura. E’ comunque una pianta rustica e adattabile.

COLTIVAZIONE

Tradizionalmente, il lupino coltivato sull’Etna era consociato al vigneto, mentre in nord Europa era consociato con avena o altri cereali o leguminose impiegate come foraggio. E’ considerata una coltura miglioratrice e viene spesso posta in rotazione con patata, segale, orzo e avena.

Preparazione del terreno

In un orto familiare è sufficiente una zappatura o vangatura, incorporando al terreno 3 – 4 kg di letame mature oppure compost.

Semina

La semina viene effettuata in autunno nelle zone più calde e in primavera in quelle più fredde. Viene seminato a file distanti circa 50 cm, impiegando 1 kg di seme per 100 metri quadrati di superficie.

Cure colturali

In genere non sono necessarie particolari attenzioni. In un orto familiare le infestanti vengono rimosse manualmente e l’irrigazione è utile nei periodi più secchi, ma senza creare ristagni idrici.

RACCOLTA

Se seminato in autunno viene in genere raccolto verso giugno – luglio. I baccelli maturano scalarmente e tendono ad aprirsi e a far cadere i semi. E’ quindi importante effettuare più passaggi per evitare perdit di prodotto. Le rese sono di 10 – 20 kg di semi ogni 100 metri quadrati di superficie.

I semi contengono degli alcaloidi che possono essere tossici per l’uomo, ma essendo solubili in acqua, possono essere eliminati facilmente con abbondanti lavaggi in acqua corrente o tramite bollitura, eliminando poi l’acqua.

AVVERSITA’ E DIFESA

Data la rusticità della coltura, in un orto familiare non sono di norma prevista trattamenti di difesa con prodotti antiparassitari.

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La coltivazione del capelvenere

Coltivare il capelvenere in casa

Capelvenere è il nome comune dato alle piante del genere Adiantum, appartenenti alla famiglia delle Adiantacee. E’ una delle piante d’appartamento più conosciute e usate come ornamentali. Il suo nome indica la bellezza del fogliame, che ricorda la capigliatura di una bella fanciulla.

La coltivazione del capelvenere, richiede qualche attenzione per avere una pianta sempre rigogliosa e sana. Vediamo quindi le principali indicazioni per farla crescere al meglio.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il capelvenere assomiglia ad una felce, con un fogliame rigoglioso, costituito da molte foglioline triangolari raccolte in fronde allungate e flessuose. Non produce fiori nè semi, ma soltanto spore che vengono prodotte sulla pagina inferiore delle foglie. Le varie specie di capelvenere formano sottoterra un rizoma, cioè un fusto modificato in organo di riserva, di colore marrone scuro e strisciante orizzontalmente.

le principali specie di interesse ornamntale sono:

  • Adiantum capillus-veneris: è il capelvenere classico, con foglie color verde pallido portate su piccioli flessuosi e lunghi circa 30 cm
  • Adiantum polyphyllum: è la specie più grande, con foglie che arrivano ad una lunghezza di 120 cm.
  • Adiantum raddianum: è la specie più rustica, con diverse varietà con foglie dal colore verde, grigiastre e bruno – rossastre.

Coltivazione-dell-adiantum

ESIGENZE AMBIENTALI

Il capelvenere è una pianta di origine tropicale e non sopporta i climi freddi. In estate sopporta discretamente il caldo anche se la temperatura ideale è compresa tra i 15 e i 20 °C. In inverno la temperatura non dovrebbe mai scendere sotto i 15 °C. Al di sotto dei 7 °C o in presenza di aria fredda, la pianta può morire.

Non deve essere esposta alla luce diretta del sole e vive bene in mezz’ombra.

Il terreno ideale è poroso e permeabile, per evitare ristagni di acqua che farebbero marcire la radice. Ottimale è un substrato a base di torba, terra di foglie e sfagno.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Il capelvenere può essere propagato tramite semina delle spore, che vengono prodotte sulla pagina inferiore delle foglie. Le spore vengono seminate a marzo in vasi contenenti terra di brughiera e torba in parti uguali e posti al caldo (23 – 24 °C). Questo metodo però, è sconsigliato poichè molto difficile e raramente dà i risultati sperati.

Molto più semplice è la propagazione per divisione dei rizomi, effettuata in primavera. I rizomi possono essere divisi ogni 3 anni e ognuno dei frammenti deve avere almeno 2 – 3 gemme. Quindi vengono piantati non troppo in profondità in un terriccio composto da torba, terriccio di foglie e sabbia, mantenendolo umido e ad una temperatura di 18 – 20 °C.

Cure colturali

La capelvenere si rinvasa a marzo, in un substrato composto da torba, terriccio di foglie, sabbia e con una aggiunta di fertilizzante.

Potatura: alla fine dell’inverno le foglie tendono a diventare marroni. Vanno quindi tagliate alla base e la pianta va innaffiata con moderazione; in questo modo sarà stimolata a tornare a vegetare.

Concimazione: nel periodo primaverile – estivo si consiglia di somministrare un concime liquido ogni 15 giorni, diluito nell’acqua di irrigazione.

Irrigazione: dalla primavera alla fine dell’estate il capelvenere va innaffiato abbondantemente e spruzzato con acqua per mantenere un’elevata umidità. Durante l’inverno, le irrigazioni vanno ridotte per evitare l’insorgere di marciumi. Per le bagnature si consiglia di impiegare acqua non fredda e non calcarea, senza causare ristagni idrici.

AVVERSITA’ E DIFESA

Gli adantium sono piuttosto delicati e le principali cause di avvizzimento delle foglie sono mancanza di umidità, terreno asciutto e scarso ricambio d’aria.

Anche l’eccesso di acqua è pericoloso: in particolare se associato al freddo porta i rizomi e le foglie a marcire.

L’esposizione al sole diretto indebolisce le foglie, che diventano pallide e fragili.

Tra i parassiti che possono colpire queste piante ricordiamo:

  • Minatori fogliari: sono insetti che scavano gallerie nelle foglie, formando grandi macchie nere. Le foglie colpite vanno subito asportate.
  • Aleurodidi: anche detti mosche bianche, si riconoscono perchè scuotendo le foglie si determina la comparsa di una “nuvola” di questi insettini. Possono essere combattuti con insetticidi a base di piretro.
  • Cocciniglia: compaiono sulla pagina inferiore delle foglie. Si eliminano strofinando le parti colpite con un batuffolo di cotone imbevuto di acqua e alcool.


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La coltivazione della calla

Come coltivare la calla

La calla (genere Zantedeschia) è una pianta tropicale appartenente alla famiglia delle Aracee, coltivata come ornamentale per la bellezza dei suoi fiori, molto grandi ed appariscenti che fioriscono in inverno o in primavera. La coltivazione della calla non è facilissima, perché essendo una pianta tropicale ha esigenze particolari ed è abbastanza delicata nei nostri ambienti. Vediamo quindi come curarla al meglio e godere della sua bellissima fioritura.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le calle sono piante che possono raggiungere l’altezza di 1 metro; la specie più impiegata come ornamentale è la Zantedeschia aethiopica, originaria dell’Africa meridionale.

Sono piante sempreverdi perenni con foglie di grandi dimensioni e di colore verde intenso. I fiori sono generalmente bianchi ma anche giallastri o rosati, molto grandi, formati da una struttura a imbuto detta spata e da uno spadice eretto. Le principali specie coltivate sono:

  • Zantedeschia aethiopica: la più nota, con fiori di colore bianco crema e foglie verde scuro
  • Zantedeschia albomaculata: i fiori hanno colore variabile dal bianco al giallo crema, con una gola rossa che avvolge lo spadice bianco.
  • Zantedeschia elliottiana:le foglie sono cuoriformi e fiori giallo – oro.
  • Zantedeschia rehmanni: i fiori possono avere un colore dal rosa pallido al rosso intenso, con spadice centrale biancastro. Di questa specie esistono molte varietà, con diverse colorazioni dei fiori.Coltivazione della calla

ESIGENZE AMBIENTALI

Le calle non sopportano i freddi invernali, e le temperature non dovrebbero mai scendere al di sotto dei 10 °C. Per una crescita ottimale è necessario un terriccio fertile e leggero ed un’esposizione luminosa ma al riparo dai raggi diretti del sole. Richiede un terreno umido, con annaffiature abbondanti nel periodo della fioritura. Per una coltivazione in vaso è consigliato un terriccio a base di torba, con aggiunta di sabbia.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Le calle possono essere propagate facilmente in casa prelevando i germogli laterali che si sviluppano attorno al rizoma. Questi vanno lasciati asciugare per 24 – 48 ore e piantati in vasetti con terriccio adatto per piante ornamentali. Quando saranno cresciute andranno rinvasate in un vaso più grande.

Cure colturali

Annaffiature: il terreno va mantenuto sempre umido, aumentando le innaffiature nel periodo di pieno sviluppo vegetativo. I sottovasi devono essere profondi, e sempre pieni di acqua. Quando la fioritura è finita le bagnature vanno ridotte fortemente, fino a sospenderle in estate.

Rinvaso: Zantedeschia aethiopica, che ha una fioritura precoce, si rinvasa a fine agosto – inizio di settembre, mentre le altre specie a febbraio. I rizomi vanno piantati in vasi di 15-20 cm di diametro ad una profondità di circa 5 cm. Quando la fioritura è finita, i rizomi possono essere lasciati a riposo nel vaso opure tolti e conservati in un luogo fresco e asciutto per almeno due mesi. A settembre potranno essere ritrapiantati, avendo cura di dividerli per non ottenere degli esemplari troppo grandi.

Concimazione: per una buona fioritura la calla deve essere concimata. Il concime va somministrato una volta alla settimana dalla comparsa dei boccioli alla fine della fioritura. Esistono in commercio concimi liquidi da aggiungere all’acqua di irrigazione, appositi per piante ornamentali da vaso.

Quando la fioritura volge al termine, le annaffiature e le concimazioni vanno interrotte.

Ricapitolando, ecco cosa fare, mese per mese, per avere le calle in salute e con un’abbondante fioritura:

  • Agosto – settembre: la Zantedeschia aethiopica va rinvasata. Le altre specie si rinvasano a febbraio.
  • Febbraio – maggio: le calle devono stare in posizioni luminose, ma al riparo del sole diretto. Si comincia ad innaffiare, prima moderatamente, per poi aumentare le quantità. Si riduce nuovamente con l’appassimento dei fiori.
  • Autunno inverno: la temperatura ottimale è di 13 °C. Mantenere il terriccio appena umido, per poi incrementare alla ripresa vegetativa.

AVVERSITA’ E DIFESA

Le calle possono andare incontro ad attacchi di ragnetto rosso in condizioni di bassa umidità atmosferica e cocciniglia farinosa, che può essere combattuta lavando le foglie con acqua e sapone neutro e poi subito asciugate.

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La coltivazione del cece

I ceci nell’orto famigliare

Il cece (Cicer arietinum) è una pianta erbacea della famiglia delle fabacee (anche dette leguminose) come il fagiolo, la lenticchia e il pisello.

Molto usata nel Medio ed Estremo Oriente è una delle leguminose da granella più antiche e probabilmente veniva coltivato nell’attuale Iraq già 3300 anni prima di Cristo.

La coltivazione del cece può avvenire anche in un orto familiare essendo una pianta rustica che non richiede particolari attenzioni. Vediamo quindi le indicazioni più importanti per coltivare questa pianta con facilità.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cece coltivato è una pianta annuale, con radici profonde e ramificate che possono arrivare a 120 cm di profondità. La pianta ha un portamento semi-eretto ed è ricoperta da una lieve peluria, con steli che possono raggiungere gli 80 cm di altezza. I fiori sono di colore variabile da bianco a rosato e diventano baccelli contenenti 2 – 3 semi commestibili, di forma diversa a seconda della cultivar.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Data la profondità delle radici, il cece è una pianta resistente alla siccità e viene coltivato fino a 2400 metri di altitudine. La temperatura ottimale per la germinazione è di 20 °C, ma una volta cresciuto può sopportare alcuni gradi sotto zero.

Anche se resistente alla siccità, le irrigazioni di soccorso in zone aride possono aumentare di molto la produzione.

Può essere coltivato in un’ampia gamma di terreni con caratteristiche diverse, ma non sempre nei terreni molto fertili si ha un aumento di produzione.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Il cece non richiede una preparazione del terreno particolarmente accurata, è sufficiente uno strato lavorato grossolanamente per permettere al seme di germinare e alle radici di insediarsi nel suolo. In genere viene effettuata un’aratura, ma se si vogliono seminare poche piante in un orto familiare è sufficiente una zappatura o vangatura. Data la profondità dell’apparato radicale, contribuisce a migliorare il terreno, anche per le colture successive.

La fertilizzazione con letame oppure compost è molto importante per il cece, che trae molto vantaggio dalla concimazione organica. Indicativamente la dose da apportare è di 4 – 5 chili per metro quadrato.

Semina

La semina, in Italia, viene effettuata a marzo – aprile al centro o al nord, mentre al sud dall’autunno all’inizio della primavera. Eè consigliabile seminare a file distanti 30 – 50 cm, con piante sulla fila distanti 5 – 10 cm. I semi vanno posti a 4 – 5 cm di profondità.

La germinazione avviene nel giro di 7 – 10 giorni.

Cure colturali

Essendo una coltura molto resistente non sono necessari accorgimenti particolari per la coltivazione del cece. Quando le piante avranno raggiunto un’altezza di 20 – 25 cm si consiglia di effettuare una rincalzatura, addossando un po’ di terra alla parte basale della pianta.

Per quanto riguarda l’irrigazione, è consigliabile non esagerare, limitando le bagnature a 2 – 3 interventi prima del riempimento dei baccelli. Da questa fase in poi le irrigazioni vanno sospese.

Le infestanti possono essere rimosse manualmente, ma non rappresentano generalmente un grosso problema.

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RACCOLTA E UTILIZZAZIONE

Il cece, in un orto familiare, può essere raccolto a mano, mentre a scopo professionale vengono impiegate mietitrebbie. In passato la raccolta era esclusivamente manuale: le piante, ormai ingiallite, venivano rase al suolo e trasportate in fasci e poste ad essiccare all’aria, per poi prelevare, durante la trebbiatura, i baccelli. Nelle coltivazioni hobbistiche questa tecnica è ancora valida.

I ceci freschi possono essere consumati come i piselli, anche crudi. Dai semi essiccati si ricava una farina ricca di amminoacidi, oppure possono essere usati in cucina come altri legumi.

AVVERSITA’ E DIFESA

Data la rusticità della pianta, la coltivazione del cece in un orto familiare non va in genere incontro a problemi e non sono necessari interventi antiparassitari.

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La coltivazione dell’acalifa

Coltivare l’acalifa in vaso

Acalipha è un genere di piante della famiglia delle Euphorbiacee. Coltivate come ornamentali, sono originarie dell’Asia e di alcune isole del Pacifico, quindi adattate per vivere in un clima tropicale.

La coltivazione dell’Acalifa è molto comune per la bellezza di queste piante, e seguendo alcune semplici indicazioni si potranno avere degli ottimi risultati, ottenendo piante rigogliose e molto ornamentali.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le specie appartenenti al genere Acalipha sono piante arbustive o cespugliose che, nel loro habitat naturale, possono raggiungere un’altezza di 2 metri e un diametro di 1,8 metri. Alcune specie producono fiori molto appariscenti e di grandi dimensioni, altre sono caratterizzate da un fogliame rigoglioso e dai bellissimi colori. Fiorisce da luglio ad ottobre.

Le principali specie coltivate come ornamentali sono:

  • Acalypha hispida: originaria della Nuova Guinea, ha foglie lunghe 20 cm, con una lieve peluria e di colore verde intenso. I fiori sono piccoli e numerosi e formano delle lunghe pannocchie pendule di colore rossastro, molto belle.
  • Acalypha hoffmanni: si differenzia dalle altre perchè ha foglie molto sottili, simili a fili d’erba ma molto ornamentali
  • Acalypha wilkesiana: anch’essa coltivata per la bellezza del fogliame, comprende varietà con foglie di colore verde, bianco o rosso.

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ESIGENZE AMBIENTALI

L’acalifa è una pianta adatta ad un clima tropicale, ma con qualche accortezza può essere coltivata anche in Italia. Richiede esposizione in piena luce, ma non deve essere posta direttamente al sole.

Non sopporta le basse temperature, che non dovrebbero mai scendere sotto i 12 – 15 °C. L’umidità ambientale è vitale  e sono richieste abbondanti irrigazioni durante il periodo vegetativo.

Predilige un terriccio acido e permeabile formato da terra di giardino, torba e terra di brughiera.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Può essere moltiplicata facilmente prelevando ad aprile – maggio talee da rami che non hanno dato fiori. Queste devono essere piantate in un vaso ricoperto da un telo di plastica trasparente (per mantenere l’umidità) che va aperto di tanto in tanto per arieggiare. I vasi vanno posti ad una temperatura di 21 – 24 °C, fino a radicazione avvenuta (in genere occorrono 30 – 40 giorni).

Cure colturali

Concimazione: si consiglia di concimare ogni due settimane, durante il periodo vegetativo, con un concime liquido per piante ornamentali, da aggiungere all’acqua di irrigazione.

Potatura: non sono richiesti interventi particolari, se non quelli volti al mantenimento di una forma ordinata e regolare e all’eliminazione delle parti secche o malate.

Irrigazione: durante la fase vegetativa (primavera – estate) va bagnata con regolarità; in inverno invece il subastrato va mantenuto appena umido. Molto utile incrementare l’umidità ambientale, con spruzzature, ma senza bagnare i fiori.

AVVERSITA’ E DIFESA

Tra i principali parassiti che possono colpire l’acalifa in vaso, ricordiamo:

Ragnetto rosso: è un caro che predilige un clima caldo – secco. Produce delle ragnatele molto fini, sulla pagine inferiore delle foglie, Esistono in commercio appositi acaricidi per combatterlo, ma può essere prevenuto mantenendo un’elevata umidità ambientale.

Cocciniglia: sono insetti che succhiano la linfa dei vegetali e vivono immobili sulla pianta. Possono essere conbattute con insetticidi o semplicemente “lavate” con un batuffolo imbevuto di alcol, strofinato sulle parti colpite.

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La coltivazione dell’alocasia

Come coltivare l’alocasia

Alocasia è un genere di piante della famiglia delle Aracee, coltivate come ornamentali per la bellezza delle loro grandi foglie. All’interno di questo genere sono comprese circa 70 specie, tutte originarie dell’Asia sudorientale. Comunemente sono chiamate orecchie d’elefante.

La coltivazione dell’alocasia in vaso è molto facile e con poca fatica e poche cure potremo avere una pianta ornamentale di grande effetto.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’alocasia è una pianta sempreverde, con un rizoma sotterraneo che ha funzione di organo di riserva. Dal rizoma spuntano direttamente foglie e fiori.

Le foglie sono di notevoli dimensioni, raggiungendo la lunghezza di oltre un metro. Hanno forma di freccia con piccioli grandi e robusti. Hanno colore verde intenso e proprio la bellezza del fogliame rende l’alocasia una bellissima pianta da appartamento.

Al di fuori del suo ambiente naturale (i tropici) arriva raramente a fiorire, quindi viene coltivata unicamente per le foglie.

Le principali specie di orecchie d’elefante, coltivate come ornamentali, sono:

  • Alocasia cuprea: originaria del Borneo, presenta la pagina inferiore delle foglie di colore violaceo, mentre la pagina superiore è verde scuro, con nervature molto evidenti.
  • Alocasia macrorrhiza: in natura può raggiungere dimensioni ragguardevoli, arrivando ad un’altezza di 4 metri, con foglie portate da piccioli fogliari alti 2 metri.
  • Alocasia sanderiana: originaria delle Filippine, ha foglie di colore verde scuro con margini argentati e nervature dai riflessi metallici.

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ESIGENZE AMBIENTALI

La temperatura ideale per la coltivazione dell’alocasia è di circa 20 – 24 °C, ma sopporta minime invernali di 15 – 16 °C. Gradisce un’esposizione alla luce, ma non ai raggi diretti del sole; è bene girare il vaso di tanto in tanto per evitare che cresca unicamente in una direzione, orientandosi verso la provenienza della luce.

Il terriccio ideale è formato da torba e terra di foglie, con aggiunta di perlite o sabbia, per migliorare il drenaggio dell’acqua.

COLTIVAZIONE

Propagazione

L’alocasia si propaga per divisione di rizomi. All’inizio della primavera, I rizomi devono essere divisi con un coltello affilato e disinfettato, in modo che ciascuna parte abbia 1 – 2 gemme.

A questo punto vanno fatti asciugare per 2 giorni e interrati alla profondità di 3 cm in un vaso con un substrato composto da torba e sabbia. Il vaso deve essere posto all’ombra e ad una temperatura di 24 – 25 °C, mantenendo il terriccio sempre umido. Quanto la piantina avrà 4 foglie potrà essere trapiantata in un vaso più grande e trattata come una pianta adulta.

Cure colturali

Le grandi foglie dell’alocasia possono essere lavate passandoci sopra un panno inumidito, evitando di usare i lucidanti fogliari che possonno danneggiarle.

Rinvaso: si effettua ogni due-tre anni a fine febbraio – inizio marzo, prima della ripresa vegetativa, impiegando un vaso un po’ più grande del precedente.

Irrigazione: le annaffiature devono essere più frequenti nel periodo estivo e ridursi in inverno, perchè potrebbero far marcire i rizomi che si trovano nella fase di riposo. E’ consigliabile nebulizzare regolarmente le foglie e porre sotto la pianta un sottovaso pieno di ciottoli e riempirlo d’acqua, ma senza che il fondo del vaso sia totalmente immerso. In questo modo l’evaporazione dell’acqua creerà la giusta umidità ambientale, molto importante per questa pianta.

Concimazione: dalla primavera alla fine dell’estate va concimata ogni 20 – 30 giorni, mentre le concimazioni vanno sospese in autunno – inverno.

Potatura: ci si limita ad eliminare le foglie ingiallite, in modo da stimolare la pianta a produrne delle nuove.

AVVERSITA’ E DIFESA

I principali problemi ai quali può andare incontro un pianta di orecchie di elefanto sono dovuti alle condizioni ambientali di coltivazione.

  • Ingiallimento delle foglie: dovuto in genere a carenza d’acqua nel periodo vegetativo.
  • Imbrunimento ed appassimento fogliare: può essere causato da un’asposizione alla luce solare diretta.
  • Imbrunimento dei margini fogliari e perdita di lucentezza: indica una carenza nutrizionale. Effettuare una concimazione con un concime completo per piante ornamentali.

Tra i parassiti più comuni nella coltivazione dell’alocasia, come in molte altre piante ornamentali, troviamo le cocciniglie. Questi insetti provocano la comparsa di macchie brunastre sulla pagina inferiore delle foglie, tali macchie possono essere grattate via con una certa facilità.

Possono essere eliminate on un batuffolo di cotone imbevuto di alcool o lavando la pianta con acqua e sapone neutro e poi risciacquando con cura.

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La coltivazione del noce

Come coltivare il noce

Il noce (Juglans regia) è una pianta arborea della famiglia delle Juglandacee ed è originaria dell’Asia. Diffusa in tutto il mondo, in Italia è coltivato soprattutto in Campania ma è comune negli orti e nei frutteti familiari perché facile da coltivare. Oltre che per il frutto può essere coltivato anche per il legno. La coltivazione del noce è quindi semplice e alla portata di tutti; inoltre, se lasciato crescere, è un albero maestoso che farà bellissima figura in qualsiasi giardino.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il noce è un albero vigoroso, caratterizzato da un tronco diritto e solido con corteccia di colore da biancastro a cenere. La radice è robusta e fittonante.

E’ una specie monoica: esistono cioè fiori maschili e fiori femminili, separati, ma presenti sullo stesso individuo. I fiori maschili sono lunghi 10-15 cm, sono penduli e vengono chiamati amenti. I fiori femminili si aprono dopo quelli maschili e sono solitari o in gruppi di 2 – 3. Compaiono contemporaneamente alle foglie.

Il frutto, da un punto di vista botanico, è una drupa, come la ciliegia e l’albicocco. E’ formato da una parte esterna morbida e carnosa, che a maturità libera la noce, con un guscio solido e resistente. All’interno è presente il gheriglio, che viene consumato.

Esistono due specie principali di noce:

  • Juglans regia: il noce nostrano, coltivato per i frutti e per il legno
  • Juglans nigra: il noce nero o noce americano, coltivato per il legno

La cultivar più famosa e diffusa in Italia è la Sorrento, che produce frutti di buona qualità e produce anche un ottimo legno.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Il noce predilige posizioni soleggiate in pianura e collina, protette dai venti,  e zone a clima mite, in quanto teme gli eccessi termici (temperature troppo elevate o troppo fredde). E’ sensibile ai ristagni idrici e non tollera i terreni pesanti o argillosi, con possibili fenomeni di asfissia radicale.

COLTIVAZIONE

Impianto

Il noce viene generalmente impiantato in autunno; in un frutteto familiare non sono necessarie particolari tecniche di preparazione del terreno. E’ sufficiente scavare una buca di dimesioni adeguate ad accogliere l’apparato radicale della pianta, acquistata in un vivaio. Sul fondo della buca è possibile distribuire 3 – 4 chili di letame maturo o compost, e successivamente un altro strato di terreno, in modo che le radici non vengano direttamente a contatto con il fertilizzante, che potrebbe bruciarle.

Se si impiantano più piante è consigliabile porle ad una distanza di almeno 8 metri le une dalle altre, in modo che possano crescere liberamente. La forma di allevamento più usata è il vaso a 3 branche, ma nei frutteti familiari viene spesso lasciato crescere liberamente.

Cure colturali

La coltivazione del noce non richiede in genere particolari cure o attenzioni, essendo una pianta rustica.

L’irrigazione è utile per aumentare la produzione, ma, se il clima non è particolarmente siccitoso non è fondamentale. La concimazione, in un frutteto familiare, può essere effettuata con un innaffiatoio, distribuendo un concime solubile alla base della pianta.

La potatura è fondamentale se vogliamo ottenere una determinata forma di allevamento. Nel primo anno dall’impianto si deve potare in primavera,  quando i germogli hanno raggiunto una lunghezza di 20 – 25 cm scegliendone uno che costituirà il prolungamento del fusto. Gli altri germogli vanno accorciati lasciando solo 1 – 2 foglie. Eventuali polloni (rami che si sviluppano dalla base della pianta) vanno eliminati.

A luglio si interviene nuovamente, sempre favorendo il germoglio centrale. In genere viene usato un tutore di legno alto 2 – 3 metri, al quale il germoglio di prolungamento viene legato.

Nel secondo anno i due interventi di potatura vengono ripetuti  fino a raggiungere l’altezza dove formare l’impalcatura, a circa 2,5 m da terra.

Negli anni successivi gli interventi di potatura si limiteranno ad eliminare i rami secchi o malati e gli eventuali polloni o succhioni (rami che si dipartono dal fusto) che dovessero svilupparsi.

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RACCOLTA E CONSERVAZIONE

In un frutteto familiare la raccolta è manuale, raccogliendo i frutti caduti a terra. Un albero in piena produzione può fornire 50-70 kg di frutti. Il frutto è ricco di olio e può essere impiegato anche dalle aziende farmaceutiche e cosmetiche.

Le noci possono essere conservate tranquillamente per alcuni mesi in un locale fresco e asciutto, disposte in cassettine in strati.

AVVERSITA’ E DIFESA

Il noce può andare incontro ad alcune malattie. Vediamo le principali.

Batteriosi: maculatura batterica causata da (Xantomonas juglandis), causa macchie brune sui frutti e sulle foglie. Per prevenirla si possono effettuare trattamenti a base di rame (ammesso in agricoltura biologica) prima della fioritura, verso giugno – luglio e in autunno a caduta foglie.

Antracnosi: causata dal fungo Gnomonia juglandis, causa malformazioni dei frutti e macchie nerastre su frutti e foglie. Gli interventi a base di rame sopra descritti sono efficaci anche per questa malattia.

Baco delle noci: la Cydia pomonella, una farfalla le cui larve si nutrono dei frutti, riducendo la produzione. Possono essere usati insetticidi a base di Bacillus thuringiensis.

 

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La coltivazione del kaki

Il kaki nel frutteto famigliare

Il kaki o diospiro o loto (Diospyros kaki) è un albero della famiglia delle Ebenacee. Originario della Cina, è stato introdotto in Italia a fine ‘800 e si è diffuso rapidamente. Albero rustico e longevo, offre una buona produzione di frutti ricchi di vitamine e Sali minerali. La coltivazione del kaki è perfetta per un frutteto o orto familiare e non richiede particolari cure o attenzioni.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono tre specie principali di kaki:

  • Diospyros kaki: la specie più comune e coltivata, presenta frutti che vengono consumati
  • Diospyros lotus: resistente al freddo, viene usato come ornamentale o come portainnesto
  • Diospyros virginiana: presenta frutti piccoli e viene usato come portainnesto negli USA.

Il frutto è una bacca che può contenere fino a 8 semi oppure non presentarne affatto. I frutti non possono in genere essere consumati subito dopo la raccolta perché molto ricchi di sostanze tanniche.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Il kaki, tipico di ambienti temperato – caldi, non sopporta le gelate tardive e i freddi invernali eccessivi. Anche il vento può essere dannosoperchè causa la rottura dei rami, che sono abbastanza fragili. Per quanto riguarda il terreno, sono da prediligere i suoli sciolti, fertili e ben drenati, in quanto sensibile ai ristagni idrici.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E’ consigliabile lavorare il terreno in autunno, alla profondità di 15 – 20 cm, apportando letame oppure compost alla dose di 4 – 5 chili per metro quadrato. Si possono quindi fare le buche nelle quali andranno impiantate le piantine acquistate in vivaio.

Impianto

Il periodo migliore per l’impianto del kaki è l’autunno, con piante di 2 anni acquistate in vivaio. Se si vogliono più piante è consigliabile piantarle ad una distanza di 6 metri l’una dall’altra, in modo che possano crescere liberamente.

Cure colturali

Irrigazione: in zone non siccitose non è necessaria, poiché è un albero rustico con limitate esigenze idriche. Tuttavia un’irrigazione oculata, specialmente in caso di siccità, migliora la produzione e le dimensioni dei frutti.

Potatura: In un orto familiare, la potatura è limitata all’eliminazione dei rami secchi o danneggiati oppure per l’ottenimento della forma d’allevamento desiderata, che in genere è la palmetta irregolare. L’albero produce comunque anche se lasciato crescere liberamente; è però necessario alleggerire, tagliandoli in parte, i rami troppo carichi di frutti, perché potrebbero spezzarsi.

Concimazione: l’azoto può essere somministrato in primavera ed autunno, mentre fosforo e potassio vengono distribuiti in primavera. In un orto familiare, se il terreno è fertile, la concimazione non è però necessaria e il kaki potrà produrre per molti anni anche senza apporti di fertilizzanti.

RACCOLTA

La raccolta si esegue tra ottobre e novembre, quando cadono le foglie, ma i frutti non possono essere consumati subito.  E’ infatti necessario un periodo di ammezzimento del frutto. In genere viene fatto maturare in cassette con paglia, in un locale asciutto e fresco. La presenza nello stesso locale di mele accelera il processo di maturazione. A maturazione avvenuta i frutti sono molli e dolci, senza alcuna traccia di sapore tannico. Vengono generalmente consumati entro gennaio – febbraio.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare, il kaki non presenta grossi problemi per quanto riguarda la difesa fitrosanitaria. Tra gli insetti che possono arrecare danno ricordiamo la sesia (Synanthedon typuliformis) e la mosca della frutta (Ceratitis capitata).

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La coltivazione della segale

Come coltivare la segale

La segale (Secale cereale) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle graminacee, coltivata nelle zone troppo fredde per poter coltivare il frumento.

La coltivazione della segale è possibile anche su piccole superfici o in aree marginali, in quanto rustica e resistente alle malattie. Viene in genere coltivata per la produzione di granella, ma è interessante anche per ottenere foraggio verde oppure per la fienagione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La segale è un cereale che può raggiungere un altezza di 150 cm, con una spiga lunga e compatta che porta chicchi (detti cariossidi) stretti ed allungati. Il colore della cariosside può essere olivastro, giallo oppure grigio, con una grande varietà di sfumature intermedie. Esistono molte forme coltivate di segale ed anche moltè varietà infestanti e selvatiche.

ESIGENZE AMBIENTALI

Rispetto al frumento, la segale sopporta meglio le basse temperature e per una maturazione ottimale sono sufficienti 20 °C. Oltre a resistere molto bene al freddo, resiste anche alla siccità primaverile e può crescere anche su terreni poco fertili, acidi e poveri di elementi nutritivi.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Spesso la segale viene seminata senza effettuare alcuna lavorazione del terreno. In alternativa si può eseguire un’aratura seguita da un’erpicatura. In genere non viene fatta alcuna concimazione.

Semina

L’epoca di semina varia a seconda della destinazione: per la produzione di foraggio si può seminare a fine agosto – inizio settembre, mentre per la produzione di granella si semina verso fine ottobre, come per il frumento. La quantità di seme è di 130 – 160 kg ad ettaro per la produzione granellare, mentre aumenta del 25 – 30% per la produzione di foraggio.

Cure colturali

La coltivazione di questo cereale non è molto impegnativa perché è una pianta rustica e con poche esigenze. La lotta alle infestanti non è quasi mai necessaria in quanto molto competitiva e le malerbe non si svilupperanno.

coltivazione-della-segale

RACCOLTA

La raccolta della granella, verso fine giugno, avviene con lo stesso tipo di mietitrebbiatrici impiegate per il frumento. La produzione non è molto elevata e si aggira sui 20 quintali ad ettaro.

Con la granella di segale si può produrre un pane molle, piuttosto scuro che si può conservare a lungo ed è indicato per i diabetici. In genere, durante la panificazione, la farina di segale viene miscelata con quella di frumento in propozione variabile dal 25 al 50%. Inoltre può essere utilizzata per produrre whisky.

Essendo una specie molto rustica, la coltivazione della segale, non prevede interventi con agrofarmaci o di lotta ai parassiti.

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La coltivazione del ravanello

I ravanelli nell’orto familiare

Il ravanello (Raphanus sativus var. radicula) è una pianta della famiglia delle brassicacee come i cavoli, la rucola e il cavolfiore. Molto comune e assai diffuso, la coltivazione del ravanello è facile e perfetta per un orto familiare, anche di piccole dimensioni.

Grazie al basso contenuto di calorie (solo 11 per 100 grammi) e alla presenza di vitamine e sali minerali è un alimento salutare e adatto per le diete dimagranti. Ottimo in insalata, piace anche ai bambini per il colore rosso acceso della buccia, che contrasta con il bianco candido della parte interna.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il ravanello è una pianta erbacea annuale che può raggiungere un’altezza di 80 cm ed è caratterizzata da foglie basali ruvide e pelose nella pagina superiore. La parte ad essere consumata è l’ipocotile, comunemente chiamato “radice”. La vera radice è formata da un filamento che si diparte dall’apice della parte ingrossata.

I fiori compaiono 2 – 3 mesi dopo la semina e sono in genere di colore bianco – rosa. L’impollinazione è operata sia dagli insetti che dal vento.

La parte che viene consumata può avere forma tonda o allungata, a seconda della varietà. Anche il colore può variare dal rosso intenso al bianco. Nonostante queste differenze la tecnica di coltivazione in un orto familiare è la medesima.

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ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del ravanello può avvenire in qualsiasi tipo di terreno, ma per ottenere un buon prodotto si devono preferire i terreni sciolti, dove l’ipocotile può crescere adeguatamente. Nei terreni molto compatti si osservano spesso deformazioni e strozzature.

I migliori risultati si hanno in terreni soleggiati, ricchi di sostanza organica e con una buona disponibilità di acqua, che non deve però creare dei ristagni idrici.

Il ravanello predilige un clima temperato – fresco, mentre se le temperature superano i 24 °C con assenza di umidità si può avere una prefioritura, con svuotamento della parte edule, che diventa piccante. Sopporta abbastanza bene le basse temperature, potendo germinare anche con temperature del terreno di 3 °C. Le temperature ottimali sono di 15 – 20 °C, mentre il minimo per vegetare è 5 °C.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del ravanello a livello professionale avviene quasi esclusivamente in serra, mentre la coltivazione all’aperto è limitata agli orti familiari. Spesso viene consociato con lattuga, spinacio e cavoli.

Preparazione del terreno

Anche in un orto familiare la coltivazione del ravanello si avvantaggia di una buona preparazione del terreno: se è ben amminutato, si svilupperà meglio e senza deformazione nella radice. Se possibile è consigliata una fresatura, altrimenti ci si può limitare a zappare o vangare con cura il terreno. In questa fase è possibile apportare 3 – 4 chili a metro quadrato di letame oppure compost.

Semina

Il ravanello viene generalmente seminato e in commercio esistono numerose cultivar che si differenziano per il colore, la forma e la dimensione. Può essere seminato da gennaio fino a maggio, e di nuovo a settembre, considerando anche le temperature dell’areale geografico in cui viene effettuata la coltivazione.

La semina può essere eseguita a spaglio, oppure a file distanti 15 cm, con una distanza di 3 – 5 cm tra un seme e l’altro. I semi vanno ricoperti leggermente e il terreno inumidito, ma senza esagerare.

la-coltivazione-del-ravanello

Cure colturali

L’irrigazione è molto importante, in quanto una carenza di acqua può causare un’indurimento della parte che viene consumata, che diventa anche molto piccante. L’acqua è fondamentale specialmente per la germinazione del seme, ma non bisogna creare ristagni idrici. E’ consigliabile irrigare al mattino, quando la temperatura del terreno è più bassa e ridurre le bagnature in prossimità della maturazione, per limitare i  rischi di spaccatura dell’ipocotile.

Le infestanti vanno rimosse manualmente cercando di sradicarle. La coltivazione del ravanello non richiede altre operazioni particolari.

RACCOLTA

Del ravanello possono essere consumati sia la radice che le foglie, ottime in insalata. La raccolta avviene per sradicamento delle piante ed è importante non attendere troppo, poiché invecchiando la parte edule tende ad assumere una consistenza legnosa. Indicativamente, la raccolta avviene 30 – 40 giorni dopo la semina.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare è consigliabile non impiegare prodotti chimici che potrebbero essere dannosi per la salute, ma agire in via preventiva per limitare l’insorgere dei problemi. Vediamo quindi le principali avversità del ravanello:

Fisiopatie: includono una serie di alterazioni non causate da parassiti: spaccature, decolorazioni, indurimenti è spugnosità della radice. Sono in genere causate da carenze idriche, sbalzi di temperatura o alternanza di periodi siccitosi ad altri molto umidi.

Malattie fungine: possono verificarsi attacchi di peronospora, ruggine e alternaria. Per prevenirli è opportuno evitare i ristagni idrici e non seminare troppo fitto.

Parassiti animali: in un orto familiare possono avvenire attacchi da parte di grillotalpa, lumache, limacce e larve di farfalla cavolaia, che si nutrono delle foglie.

 

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