Come curare una gardenia

Coltivare la gardenia

La gardenia (Gardenia spp.) è una pianta ornamentale della famiglia delle Rubiacee, originarie delle aree tropicali dell’Asia e dell’Africa e coltivata per la bellezza dei suoi fiori e delle sue foglie.

In questo articolo impareremo come curare una gardenia in vaso, per avere una fioritura abbondante e una pianta bella e sana.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono circa 250 specie di gardenia, ma la più coltivata e diffusa in Italia come ornamentale è la Gardenia jasminoides. Il suo nome deriva dal fatto che il profumo dei fiori ricorda quello del gelsomino; fiorisce da giugno a settembre ed è abbastanza rustica.

E’ un arbusto sempreverde con foglie di un bel verde intenso, lucide e molto ornamentali. I fiori, di colore bianco – crema sono molto profumati e si sviluppano all’ascella delle foglie.

In condizioni ideali può crescere fino a 2 metri di altezza, ma in casa il suo sviluppo è ridotto e raramente supera il metro.

Come curare una gardenia: esigenze ambientali

Per quanto riguarda la temperatura, in inverno non dovrebbe mai scendere sotto i 12 °C per evitare danni da freddo.

Durante il periodo primaverile – estivo deve essere posta in una zona luminosa ma senza subire i raggi diretti del sole. In particolare se le temperature superano i 22 °C è consigliabile spostarla all’ombra.

Come curare una gardenia

Come curare una gardenia

COLTIVAZIONE

Vediamo ora alcune indicazioni su come curare una gardenia, per garantirle un ambiente di crescita idoneo.

Propagazione della gardenia

La gardenia può essere propagata abbastanza facilmente per talea. Vediamo come fare.

La talea può essere fatta da gennaio a marzo o da agosto a settembre. Si prelevano delle talee recidendo i germogli più robusti, per una lunghezza di circa 10 cm. E’ importante tagliare con una lama ben affilata, per evitare sfilacciature dei tessuti che compprometterebbero la radicazione e favorirebbero lo sviluppo di malattie.

Le foglie più in basso vanno eliminate e si consiglia di immergere la parte tagliata in una polvere a base di ormoni radicanti, per favorire l’emissione di radici.

Le talee così preparate vanno poste in un substrato formato da sabbia grossa e torba, mantenendo il terriccio inumidito.

Il vaso va coperto con un foglio di plastica trasparente per mantenere elevato il livello di umidità e posto all’ombra ad una temperatura di 20 – 25 °C. Il terreno deve rimanere sempre umido.

Quando compariranno i germogli sarà segno che la radicazione è avvenuta. Si può quindi togliere la plastica e collocare il vaso in una posizione luminosa, ma non al sole diretto.

Quando saranno sufficientemente robuste e avranno prodotto nuovi germogli potranno essere trapiantate nell contenitore o nell’aiuola definitiva. Per la fioritura bisognerà attendere 2 – 3 anni.

Cure colturali

Rinvaso: il momento ideale per rinvasare una gardenia è l’inizio della primavera, tra marzo ed aprile.

La gardenia predilige un substrato acido, ricco di torba e leggero. Si consiglia di impiegare un miscuglio composto dal 50% di terriccio e 50% di torba. In alternativa, sono disponibili in commercio terricci specifici per il florovivaismo.

Irrigazione: è importante controllare la qualità dell’acqua. Acque dure (troppo ricche di calcare) possono danneggiarla; si possono comunque usare facendole prima bollire o aggiungendovi qualche goccia di aceto.

Il terreno deve essere mantenuto umido ma non bisogna somministrare una quantità eccessiva di acqua per evitare di far marcire le radici.

Essendo una pianta amante dell’umidità, può essere utile spruzzare acqua sulle foglie, ma cercando di non bagnare i fiori che tenderebbero ad ingiallire.

Concimazione della gardenia: durante la primavera e l’estate si consiglia di concimare ogni 2 settimane con un concime liquido per piante da fiore con microelementi, diluito nell’acqua di irrigazione. Durante i mesi freddi è sufficiente concimare ogni 2 mesi.

Potatura: una volta che la fioritura è terminata i rami vanno accorciati per mantenere un portamento compatto. E’ importante che gli strumenti da taglio siano ben affilati e puliti.

AVVERSITA’ E DIFESA

Per capire come curare una gardenia al meglio, bisogna conoscere qualcosa sui problemi ai quali può andare incontro. Vediamo quindi quali sono le principali avversità che possono colpirla.

Caduta delle foglie: se le foglie cadono o si presentano ingiallite o scolorite, si tratta probabilmente di un problema a livello radicale. Si consiglia di eliminare le foglie colpite ed eventualmente rinvasare tagliando le radici marce o danneggiate. Per evitare questi problemi è fondamentale non esagerare con l’irrigazione per evitare ristagni idrici.

Foglie ingiallite: può essere causato da acqua troppo ricca di calcare. Questo causa una macata disponibilità del ferro del terreno è l’ingiallimento è sintomo di carenza. Si consiglia di impiegare un concime con chelati di ferro è usare un’acqua meno dura.

Cocciniglia: è un insetto che provoca la formazione di macchie brunastre sulla pagina inferiore delle foglie. Con una lente di ingradimento le cocciniglie sono visibili, adese alla pianta e vengono via grattandole con un’unghia.

Le foglie possono essere lavate con acqua e sapone neutro strofinando delicatamente, oppure con un batuffolo di cotone imbevuto d’alcool. Quindi risciaquate molto bene. Esistono anche prodotti antiparrassitari specifici reperibili nei negozi di giardinaggio.

Acari: il ragnetto rosso è un acaro che può colpire la gardenia. Le foglie tendono ad ingiallire, con macchie marroni e gialle. In seguito si accartocciano e cadono; si possono notare anche delle ragnatele molto sottili specialmente sulla pagina inferiore delle foglie.

Siccome gli acari sono favoriti da un clima secco, si consiglia di aumentare le nebulizzazioni sulla chioma della pianta, eventualmente si può impiegare un prodotto specifico, acquistabile nei negozi di giardinaggio.

Afidi: sono dei piccoli insetti di colore giallo, verde oppure nero che succhiano la linfa dalle piante. Sono chiamati volgarmente pidocchi delle piante e possono arrecare gravi danni ai vegetali colpiti, che assumono un aspetto deperito e malato. Possono essere combattuti con insetticidi specifici acquistabili nei negozi di agricoltura e giardinaggio.

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Coltivare l’erba Luigia

Come coltivare l’erba Luigia

L’erba Luigia (Aloysia citriodora) è una pianta erbacea della famiglia delle Verbenacee. Questa pianta ha molti nomi comuni: oltre che erba luigia è conosciuta anche come erba Luisa, verbena odorosa, erba di Maria e con molti altri nomi, che a volte generano confusione essendo attribuiti anche a piante di altre specie.

E’ originaria del sud America, dove cresce allo stato selvatico ed è stata introdotta in Europa dai conquistadores.

Coltivare l’erba Luigia può essere interessante, ed è sufficiente seguire pochi semplici consigli per avere successo.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’erba Luigia è un arbusto che può raggiungere i 2 – 3 metri di altezza ed un’ampiezza di 1,5 metri.

Le radici sono robuste e fibrose; il fusto è legnoso, eretto e molto ramificato. La corteccia, verde nelle piante giovani, tende a diventare marrone nelle piante adulte.

Le foglie sono lanceolate e raggiungono una lunghezza di circa 7 cm. Di colore verde chiaro, emanano un gradevole profumo di agrumi.

I fiori, molto piccoli, sono raggruppati in infiorescenze e sono di colore variabile dal bianco al lilla chiaro. La fioritura avviene da giugno ad agosto e può prolungarsi fino all’autunno nelle zone a clima mite.

Coltivare l'erba Luigia

Coltivare l’erba Luigia

Coltivare l’erba Luigia: esigenze ambientali

L’erba Luigia gradisce un clima caldo, con temperature elevate durante il suo ciclo.

L’esposizione ideale è in pieno sole e al riparo dal vento. Nelle zone con inverni rigidi va ritirata in un luogo protetto durante l’inverno, oppure ricoperta con una pacciamatura di paglia foglie secche per proteggere le radici.

I terreni migliori sono quelli profondi, fertili, sciolti e senza problemi di ristagno idrico.

Diffusa nel bacino del Mediterraneo può vegetare fino a 800 di altitudine ai margini dei boschi o vicino alle coltivazioni di viti e noccioli.

COLTIVAZIONE

Coltivare l’erba luigia non è difficile e può essere propagata per seme, talea o propaggine.

Semina

La semina deve essere effettuata quando le temperature raggiungono almeo i 15 °C, temperatura alla quale la germinazione richiede circa 20 giorni.

Quando le piante sono grandi abbastanza da poter essere maneggiate vanno trapiantate in vasetti e dopo 2 anni possono essere messe a dimora. Si può coltivare l’erba Luigia, nell’orto, nel giardino o in un’aiuola.

Talea

E’ sufficiente prelevare delle porzioni di stelo verso fine primavera – inizio estate e porle a radicare in un luogo ombreggiato in un terriccio costituito da sabbia e torba. E’ possibile usare delle polveri a base di ormoni radicanti per stimolare la radicazione. Dopo 12 mesi le piantine potranno essere trapiantate.

Propaggine

Consiste nel coprire un ramo ancora attaccato alla pianta madre con della terra per stimolare la formazione di radici nella parte di ramo coperta dal terreno. Questa tecnica è meno indicata nel caso dell’erba Luigia perchè radica con più difficoltà.

Cure colturali

L’erba Luigia, se ben curata, può vivere anche per 15 anni.

Irrigazione: durante i caldi estivi è fondamentale irrigare, in quanto la siccità estiva provoca la caduta delle foglie. Bisogna però avere cura di non causare ristagni idrici nel terreno.

Potatura: è sufficiente eliminare le parti secche o malate e sfoltire la vegetazione in eccesso per arieggiare e favorire una miglior penetrazione della luce.

Concimazione: si consiglia di apportare compost o letame maturo prima del trapianto, incorporandolo al terreno alla dose di 3 – 4 chili per metro quadrato. Alla ripresa vegetativa si può somministrare un concime liquido o solubile completo, distribuendolo con l’acqua di irrigazione.

RACCOLTA ED IMPIEGO

Il momento perfetto per la raccolta delle foglie è poco prima della fioritura, quando la concentrazione in principi attivi è massima. La parti secche vanno eliminate subito.

E’ possibile fare 2 tagli all’anno: uno in estate e uno ad inizio autunno.

Il momento migliore per la raccolta è il mattino, perchè la quantità di oli essenziali contenuta è più alta. Una volta raccolte vanno essicate all’ombra e poi conservate in vasetti di vetro.

L’olio essenziale contenuto nelle foglie è ricco di sostanze come limonene, geraniolo e citrale. Può essere usato per produrre saponi e profumi, oppure in erboristeria grazie alle sue proprietà diuretiche, digestive e antispasmodiche.

In cucina le foglie fresche o secche possono essere impiegate per preparare liquori, infusi, marmellate o gelatine.

AVVERSITA’ E DIFESA

E’ una pianta molto resistente e poco attaccata dai parassiti; in una coltivazione familiare non sono di norma richiesti trattamenti con agrofarmaci.

Si ricorda di non esagerare con l’irrigazione, poichè il ristagno idrico potrebbe favorire lo sviluppo di marciumi radicali.

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Come curare la begonia

Come curare la begonia

La begonia è una pianta ornamentale appartenente alla famiglia delle Begoniacee. Esistono circa 900 specie e migliaia di varietà, coltivate in tutto il mondo per la bellezza della loro fioritura.

In questo articolo impareremo come curare la begonia, al fine di apprezzare al meglio le caratteristiche di questa magnifica pianta.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Le foglie sono asimmetriche e crescono in modo alterno lungo il fusto. I fiori sono distinti in maschili e femminili ma sono portati sulla stessa infiorescenza, in genere apicalmente.

Le begonie vengono distinte in tre categorie in base alla struttura della radice:

  • Begonie tuberose: la radice è costituita da un grosso rtubero di colore nero. Sono generalmente annuali e producono fiori molto colorati e di notevoli dimensioni.

  • Begonie rizomatose: sono caratterizzate da un rizoma (fusto sotterraneo) con funzione di organo di riserva. I fiori sono piccoli e i fusti striscianti.

  • Begonie fascicolate: le radici sono fascicolate, con radici secondarie che si accrescono come la radice principale. Sono comprese in questo gruppo sia begonie arbustive che con portamento strisciante. I fiori sono a pannocchia.

Esistono moltissime specie di begonia con fiori di diversi colori e portamento. Vediamo le principali

  • Begonia pendula: prende il nome dal portamento dei fiori, che sono ricadenti. Cresce ottimamente ad una temperatura di circa 20 °C ed è perfetta per abbellire terrazzi e balconi con la sua fioritura variabile dal bianco al rosa.

  • Begonia elatior: fiorisce tutto l’anno, perfetta per la coltivazione in appartamento.

  • Begonia corallina: i suoi fiori si sviluppano in grappoli penduli e sono di colore rosa o rosso.

Come curare la begonia

Come curare la begonia

Come curare la begonia: esigenze ambientali

Questa pianta gradisce un’esposizione all’ombra o mezz’ombra, purchè al riparo dalle correnti d’aria. Cresce bene anche in una zona molto luminosa ma non deve essere esposta ai raggi solari diretti che potrebbero danneggiarla.

Le temperature ideale si aggirano sui 20 °C e non devono mai scendere al di sotto dei 5 – 6 °C, quindi vanno ritirate in un ambiente protetto durante l’inverno.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Per quanto riguarda le begonie tuberose i metodi migliori di propagazione sono la talea e la sono la divisione dei tuberi.

La talea, fatta in primavera, si ottiene tagliando steli basali con una parte di tubero e mettendoli a radicare in un terriccio soffice leggero a circa 20°C, mantenendo il tutto ben umido.

La divisione dei tuberi si effettua dividendo un tubero in piccole porzioni contenenti almeno una gemma. Queste porzioni vanno quindi interrate in un substrato soffice e umido.

Le begonie rizomatose si propagano per talea fogliare o per divisione del rizoma.

La talea fogliare usata per le begonie è una tecnica molto particolare: si praticano dei tagli lungo le nervature, quindi si poggiano su un terriccio soffice e umido ad una temperatura di circa 25 °C. Dalle incisioni si svilupperanno nuove piantine che potranno essere trapiantate in vasi singoli.

Le begonie fascicolate si riproducono tramite talea di germogli non fioriferi. Tagliate dei frammenti lunghi circa 10 cm e metteteli a radicare da maggio ad agosto in un substrato soffice e mantenuto umido.

Vediamo ora come curare la begonia in giardino o in vaso.

In entrambi i casi è opportuno arricchire il terreno con letame maturo o compost, mantenendolo sempre ben umido.

Per la coltivazione all’esterno i bulbi vanno interrati nei mesi di aprile o maggio, a circa 3 cm di profondità.

Nel caso della coltivazione della begonia in vaso bisogna preparare un fondo di circa 4 – 5 cm con argilla espansa sul quale sistemare i bulbi. A questo punto si ricopre con terriccio e torba e si mantiene il tutto ben umido.

E’ preferibile piantarle prima in un vaso piccolo, profondo 8 – 10 cm per poi rinvasare le piante ben formate in vasi profondi 10 – 15 cm. Successivamente potranno essere trapiantate nei vasi definitivi profondi 20 cm circa.

Cure colturali

Irrigazione: durante l’estate le bagnature devono essere abbondanti, mentre vanno ridotte in inverno. La tipologia tuberosa ha minori esigenze idriche. E’ sempre consigliabile non creare ristagni di acqua, ma attendere che sia stata assorbita dal terreno prima di annaffiare nuovamente.

Potatura: è sufficiente eliminare le foglie secche e rimuovere le parti malate o danneggiate. In caso di crescita eccessiva possono essere cimate, per evitare che i rami diventino tropppo esili.

Concimazione: durante il periodo vegetativo vanno concimate ogni 2 settimane con un concime liquido per piante da fiore. In questo modo si potrà godere appieno della bellezza della fioritura.

AVVERSITA’ E DIFESA

Tra i consigli su come curare la begonia non possiamo dimenticare la difesa dai parassiti e dalle malattie. Ecco le principali avversità alle quali questa pianta può andare incontro.

  • Marciume radicale: è causato da funghi del suolo, favoriti dagli eccessi idrici. Provoca ingiallimenti fogliari, deperimento della pianta che può arrivare a morire. Si previene irrigando senza causare ristagni di acqua.

  • Malattie fogliari: causano la comparsa di macchie sulle foglie e sono favorita da un eccesso di umidità ambientale. Bisogna eliminare le parti malate e sfoltire i rami in modo da arieggiare l’interno della pianta. E’ inoltre possibile intervenire con fungicidi acquistabili nei negozi di giardinaggio.

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Coltivare la barba di frate

Coltivazione degli agretti

La barba di frate, anche chiamata barba del Negus (Salsola soda) è una pianta erbacea della famiglia delle Chenopodiacee, come gli spinaci.

Conosciuti anche come agretti è usata in cucina, ma in passato era una fonta di soda (carbonato di sodio) che veniva estratta dalle sue ceneri.

Coltivare la barba di frate è piuttosto semplice e ci consentirà di avere questa inusuale verdura sempre fresca e pronta per essere usata in cucina.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La barba di frate è una pianta erbacea annuale succulenta che può raggiungere i 70 cm di altezza se lasciata crescere liberamente, formando un bel cespuglio ramificato e tondeggiante.

E’ caratterizzata da fusti carnosi e foglie con colorazione tendente al rosso che diventano coriacee e quasi spinose con la crescita della pianta.

I fiori, piccoli e poco appariscenti, spuntano alla base delle foglie, direttamente dal fusto.

Coltivare la barba di frate

Coltivare la barba di frate

Coltivare la barba di frate: esigenze ambientali

Le piante di Salsola soda accumulano sodio se cresciute in un suolo ricco di sali. E’ una pianta alofita, che cresce bene nei terreni salini, anche in quelli che pregiudicherebbero la crescita di altri vegetali. Nelle zone costiere e sulle spiagge cresce come pianta spontanea, dove può essere raccolta allo stato naturale per essere consumata.

Gli agretti possono essere coltivati in tutta Italia, anche se prediligono un clima fresco. Si sviluppano in inverno e seccano con l’arrivo del caldo estivo.

E’ importante che anche durante l’inverno siano esposti alla luce del sole. Possono crescere anche in un vaso, considerato che a crescita completata diventeranno un piccolo cespuglio.

Essendo una pianta rustica non ha particolari esigenze in termini di terreno. Del commune terriccio per orticoltura o florovivaismo sarà perfetto, l’importante è che non presenti ristagni idrici.

COLTIVAZIONE

E’ possibile coltivare in vaso o nell’orto familiare gli agretti, anche se è una pianta tipicamente costiera.

Preparazione del terreno

Non sono richieste lavorazioni particolari. E’ sufficiente procedere con una zappatura o vangatura per amminutare il terreno ed eventualmente incrporare 2 – 3 kg per metro quadro di letame o compost.

Trapianto

E’ consigliabile acquistare in vivaio delle piantine di barba di frate in autunno per trapiantarle nell’orto. In questo modo saranno pronte per la primavera successiva.

Possono essere trapiantate a file, alla distanza di circa 10 cm tra le file e tra le singole piantine.

Semina

In alternativa si può optare per la semina.

I semi di barba di frate non sono molto fertili, quindi può essere che la germinazione non sia ottimale. Si consiglia di seminare fitto e ricoprire lievemente di terra i semi.

La germinazione richiede circa 20 giorni; il periodo ideale per la semina è tra la fine dell’estate e l’inizio della’autunno.

Cure colturali

Coltivare la barba di frate non richiede particolari cure o attenzioni. Sono molto resistenti alla siccità e non è necessario innaffiarle, in quanto sono in genere sufficienti le precipitazioi naturali. Intervenite solo se dovessero dare segni di appassimento o in caso di èrolungati periodi senza pioggia

La raccolta dei germogli man mano che si sviluppano favorisce l’emissione di nuovi getti sempre giovani e teneri; in questo modo prolungheremo il periodo utile per l’impiego culinario degli agretti.

RACCOLTA ED IMPIEGO

In passato la barba di frate era impiegato per ottenere la soda (carbonato di sodio), tramite combustione e raccolta delle ceneri; da esse si poteva estrarre il 30% di soda.

La soda veniva impiegata per produrre sapone, per lavorare il vetro e per molto altro.

Attualmente la barba di frate viene usata in cucina (in particolare i germogli e le giovani piantine), dove è conosciuta come agretti. Il periodo ottimale per la raccolta è proprio quando le giovani piante cominciano a germogliare. Col passare del tempo le foglioline diventeranno più dure e non potranno più essere usate in cucina.

Possono essere conservate in frigorifero, ma solo per pochi giorni, quindi è meglio raccoglierle man mano che vengono usate in cucina. In alternativa possono essere surgelate.

Il sapore è leggermente acidulo e sono disponibili nei mercati tra marzo ed aprile. Ricchi di vitamina C ma poveri di calorie, vengono consumati lessati, in insalata o anche per insaporire le frittate, primi piatti, crepe e torte salate.

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Come curare i ciclamini in vaso

Curare i ciclamini

Il ciclamino (genere Cyclamen) è una pianta ornamentale molto comune, appartenente alla famiglia delle Primulacee. All’interno del genere Cyclamen sono comprese una ventina di specie, originarie di diversi ambienti.

Conosciuti fin dai tempi antichi, i ciclamini vengono coltivati come ornamentali e in questo articolo scoprirai come curare i ciclamini in vaso, per apprezzare la bellezza dei loro fiori e del loro fogliame.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Prima di capire come curare i ciclamini in vaso, vediamo quali sono le principali caratteristiche di queste bellissime piante.

In appartamento i ciclamini fioriscono da ottobre a marzo e i fiori sono di colore variabile dal bianco al rosso intenso. Durante i mesi estivi vanno in riposo vegetativo.

La parte basale è un tubero, dal quale si sviluppano sia le radici che la parte area. Il fogliame ha un colore verde con diverse screziature che rendono la pianta molto ornamentale anche quando i fiori non sono presenti.

Il ciclamino non è molto longevo, ma se curato nel modo giusto può durare anche 3 – 4 anni.

La specie più coltivata nel giardinaggio casalingo è Cyclaminum persicum, originario dell’ Asia Minore.

Come curare i ciclamini in vaso

Come curare i ciclamini in vaso

Come curare i ciclamini in vaso: esigenze ambientali

I ciclamini sono piante del sottobosco, quindi non gradiscono un’esposizione in pieno sole, ma stanno bene all’ombra, in un luogo fresco e umido.

Quindi se volete coltivare il ciclamino in giardino è bene porlo sotto degli alberi ombrosi, in modo che non sia danneggiato dalla luce solare diretta.

Il clima ideale è temperato – freddo, con temperature tra 6 e 18 °C. Sopportano comunque meglio temperature prossime allo zero, piuttosto che il caldo.

Per quanto riguarda il terreno, si consiglia di impiegare un terriccio per piante acidofile, reperibile in tutti i negozi di giardinaggio. Può essere utile arricchirlo con del compost, poichè i ciclamini amano i substrati ricchi di humus.

COLTIVAZIONE

Il ciclamino è una delle piante da appartamento per eccellenza e seguendo alcuni semplici consigli su come curare i ciclamini in vaso, potrà durare molto a lungo.

Se tenuto in casa non va posto vicino ai termosifoni, perchè il calore potrebbe danneggiarlo. Nelle zone con clima invernale particolarmente mite, può essere lasciato all’esterno o piantato in una aiuola. Nelle zone più fredde può essere lasciato all’esterno di giorno e ritirato di notte. Prestate però sempre attenzione che non sia esposto alla luce solare diretta.

Come moltiplicare il ciclamino

E’ possibile propagare il ciclamino per seme, seminandolo tra luglio e settembre in un vaso con un terriccio sofficce per semine. Il terreno deve essere mantenuto umido, in modo che i semi si trovino nelle condizoni ideali per germinare.

La germinazione avverrà dopo circa un mese. Le piante più robuste andranno trapiantate in un nuovo vaso.

Può inoltre essere moltiplicato tramite divisione del tubero, dividendo in primavera il bulbo in due parti e interrandole in due vasi diversi, con un terriccio leggero.

Cure colturali

Irrigazione: durante il periodo della fioritura i ciclamini vanno annaffiati ogni 2 – 3 giorni, senza riempire il terreno di acqua. Quando non sono fioriti le bagnature possono essere diradate ma il terreno non deve asciugarsi completamente perche le piante ne soffrirebbero.

Potatura del ciclamino: quando la fioritura è terminata, i fiori seccano e vanno eliminati. Eliminando le parti rovinate o secche le piante si riprenderanno meglio nell’autunno successivo, quando torneranno a fiorire.

In alternativa è possibile eliminare tutta la parte aerea è conservare i bulbi in un luogo fresco e buio, per poi ritrapiantarli tra agosto e settembre.

LE MALATTIE DEL CICLAMINO

Tra le malattie più comuni dei ciclamini in vaso, troviamo alcuni funghi che attaccano la parte basale e radicale. Spesso sono favoriti da un eccesso di umidità, quindi si consiglia di non esagerare con le irrigazioni.

Per quanto riguarda i parassiti animali, occasonalmente possono essere presenti degli afidi (conosciuti volgarmente come pidocchi delle piante). Un rimedio casalingo può essere costituito dal macerato di ortica.

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Come coltivare radicchio

Come coltivare radicchio nell’orto

Il radicchio è un ortaggio molto diffuso e molto apprezzato, presente in Italia in molte varietà, specialmente al Nord Est. E’ una varietà di cicoria (Cichorium intybus) ed appartiene alla famiglia delle Asteracee. Il suo sapore amarognolo ed aromatico lo rende adatto a numerose ricette della cucina italiana. Inoltre, alcune varietà possono essere raccolte nel periodo invernale, consentendoci così di avere verdura fresca del nostro orto anche in questa stagione.

In questo articolo scopriremo come coltivare radicchio in un orto familiare, operazione alla portata di tutti che non richiedi grandi spazi o investimenti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE E VARIETA’

Il radicchio può raggiungere un’altezza di 150 cm, se lasciata crescere. Negli orti la coltivazione è limitata al primo anno; al secondo anno si ha la formazione del fiore.

Le diverse varietà di radicchio possono essere suddivise nelle seguenti tipologie in base alla colorazione delle foglie:

  • Radicchio verde: il colore è verde più o meno intenso, le varietà selvatiche sono in genere più amare,

  • Radicchio rosso: il colore può variare dal rosso al viola, ed è caratterizzato da un sapore molto intenso. In questo gruppo troviamo il radicchio rosso di Treviso, quello di Verona e il radicchio di Chioggia.

  • Radicchio variegato: è caratterizzato da una colorazione verde con triature rosse o giallastre. Varietà tipica è il radicchio di Castelfranco Veneto.

Come coltivare radicchio

Come coltivare radicchio

Come coltivare radicchio: esigenze ambientali

Il radicchio, anche se predilige i climi temperati, resiste bene al freddo ed è coltivato in particolare al Nord.

Le varietà tardive sopportano le gelate, purchè di breve durata e non troppo intense. In genere, quando le temperature scendono al di sotto dei °C lo sviluppo rallenta fino a fermarsi, ma la ianta sopravvive tranquillamente. Più dannosa è l’alternanza di gelo e disgelo che rovina la conformazione del cespo. Gradisce un’esposizione soleggiata e cresce bene dalla primavera all’estate.

Il terreno perfetto è poroso, con un buon drenaggio per evitare la formazione di ristagni idrici. Per un’ottima produzione è importante che sia ben dotato di sostanza organica.

COLTIVAZIONE

Vediamo ora alcune informazioni essenziali per capire come coltivare radicchio senza difficoltà.

In un orto familiare il radicchio può essere coltivato in rotazione con carote, cavoli, fagioli e spinaci. Non deve invece essere seminato per due anni consecutivi sullo stesso terreno, oppure dopo verdure appartenenti alla stessa famiglia botanica (le Asteracee) come le lattughe e i carciofi.

Preparazione del terreno

La lavorazione ideale del terreno consiste in una zappatura o vangatura a circa venti centimetri di profondità (ma non oltre i quaranta) cercando di rompere bene le zolle e livellando bene il terreno con un rastrello.

Semina

Il radicchio viene in genere seminato a spaglio, direttamente nell’orto, sul terreno ben preparato.

Il periodo ideale per la semina va da maggio fino al mese di luglio.

Attenzione a non porre i semi troppo in profondità (circa 0,5 cm), pena la mancata germinazione. E’ sufficiente ricoprirli con un lieve strato di terreno e poi inumidire, per garantire una rapida emergenza delle piantine. In un orto è consigliabile non avere più di 10 piante per metro quadro, in modo da cosentire loro di svilupparsi bene.

I radicchi primaverili possono essere seminati in inverno sotto tunnel anche al nord Italia, mentre al Sud o nelle zone con clima particolarmente mite possono essere seminati all’aperto.

Come coltivare radicchio in vaso

Il radicchio viene in genere coltivato nell’orto, ma può crescere bene anche in un vaso di dimensioni adeguate.

E’ opportuno disporre sul fondo del vaso cocci e ghiaia e impiegare un terriccio ricco di nutrienti e drenante. Per quanto riguarda la tecnica colturale valgono le indicazioni sopra riportate, ricordandosi di afeguare la quantità di seme alle dimensioni del vaso, per evitare una crescita troppo fitta.

Cure colturali

Irrigazione: la necessità di intervenire con le innaffiature dipende molto dall’andamento climatico del periodo. Nelle zone calde e con scarsa piovosità le bagnature dovranno essere quotidiane per evitare una rapida salita a seme e un sapore eccessivamente amaro.

RACCOLTA E CONSUMO

Dalla semina alla raccolta passano in genere 50 – 60 giorni. Se tagliato alla base e lasciato ricacciare sarà possibile effettuare un secondo raccolto dopo circa 45 giorni.

Il radicchio viene raccolto tagliando il cespo intero, che va reciso sotto le foglie basali. Le foglie più esterne, spesso rovinate, vengono in genere rimosse, per conferire al cespo un aspetto più compatto e fresco.

Il radicchio ha un buon contenuto in ferro ed è molto utile per regolare la funzionalità intestinale grazie alla richezza di fibre. Inoltre il sapore amarognolo stimola la digestione e favorisce tutto l’apparato digerente.

I radicchi rossi sono inveci ricchi di antociani, sostanze importanti per preservare le cellule dall’invecchiamento.

Inoltre è molto utile nelle diete dimagranti poichè riempie lo stomaco senza appesantire e fornendo solo 13 calorie per 100 grammi di prodotto.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare, i principali problemi ai quali può andare incontro il radicchio sono attacchi da parte di lumache ed insetti.

Tra gli insetti ricordiamo le nottue e gli agrotidi, che, allo stadio larvale, si cibano delle foglie. In un orto familiare è consigliabile rimuovere manualmente le larve se visibili o trattare con prodotti a base di Bacillus thuringiensis.

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Coltivare cime di rapa

La coltivazione delle cime di rapa

Le cime di rapa o broccoletti sono un ortaggio molto diffuso in Italia, in particolare nel centro Italia e nel meridione. Appartengono alla specie Brassica rapa var. cymosa, della famiglia delle Brassicacee.

Coltivare cime di rapa in un orto è molto facile, non richiede troppo impegno ed è possibile in tutta Italia, anche se nelle regioni del Nord è consigliabile limitarsi alle varietà precoci.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il broccoletto è una pianta che può raggiungere un’altezza di 40 – 45 cm nelle varietà più precoci e fino a 1 metro nelle cultivar tardive.

I fiori, di colore giallo, sono riuniti in gruppi (infiorescenze) e sono la parte che viene consumata. Il diametro varia dai 5 ai 10 cm, a seconda delle varietà.

Le radici sono fascicolate e si sviluppano in superficie, senza andare troppo in profondità nel terreno.

Esistono diverse cultivar di cima di rapa, che si differenziano per la durata del ciclo colturale. Proprio in base alla sua duranta, esistono le sefuenti varietà:

  • Quarantina: la più precoce, si raccoglie 40 giorni dopo la semina

  • Sessantina: predilige climi temperati, offre una buona produzione ed è consigliabile raccoglierla prima della fioritura.

  • Novantina: viene consumata durante l’inverno

  • Centoventina o 120 giorni: si semina in autunno e si raccoglie in inverno, consigliata per le regioni del sud Italia.

Coltivare cime di rapa

Coltivare cime di rapa

Coltivare cime di rapa: esigenze ambientali

La cima di rapa è un ortaggio tipico delle zone mediterranee ed ha quindi una resistenza al freddo inferiore rispetto ad altre piante della stessa famiglia. In particolare è sensibile alle gelate che si verificano con l’avvicinarsi dell’inverno, che possono danneggiarla seriamente.

Le zone preferite per coltivare cime di rapa sono quindi il Centro e il sud Italia.

La cima di rapa si adatta a diversi tipi di terreno, preferibilmente con pH attorno alla neutralità (pH 7). E’ importante evitare la formazione di ristagni idrici che causereberro asfissia radicale e insorgenza di marciumi.

COLTIVAZIONE

Per quanto riguarda la rotazione, nel coltivare cime di rapa, si raccomanda di non coltivarla dopo se stessa o dopo ortaggi della stessa famiglia (cavoli, verza, rapa, cavolfiori, ravanello e rucola).

La durata del ciclo colturale varia a seconda delle cultivar: per quelle precoci è di 55 – 60 giorni, mentre per quelle più tardive può arrivare a 170 – 180 giorni.

Preparazione del terreno

Per coltivare cime di rapa in un orto familiare si può procedere con una zappatura o vangatura. In suoli con scarso drenaggio delle acque è opportuno sistemare il terreno a porche, cioè formando una sorta di arco rialzato sul quale verrano poste le piantine. In questo modo l’acqua in eccesso potrà defluire.

Per quanto riguarda la concimazione organica è consigliabile non fertilizzare direttamente la coltura, ma farla seguire ad una coltura alla quale sia stata fatta una buona fertilizzazione (ad esempio zucchino o pomodoro). In questo modo sfrutterà la fertilità residua nel terreno, più che sufficiente per i suoi fabbisogni e non si correrrano rischi di eccessi nutrizionali.

Trapianto

Anche se è possibile effettuare la semina diretta e poi diradare, eliminando le piantine più deboli, in genere si ricorre al trapianto.

Le piante da trapiantare possono essere acquistate direttamente in vivaio oppure autoprodotte.

Per fare questo si consiglia di seminare in contenitori alveolati, impiegando un terriccio per semine.

L’ottimale per la germinazione è una temperatura di circa 25 °C. Dopo un mese, le piante potranno essere trapiantate in piena terra.

Nelle zone del nord Italia si consiglia di seminare tra fine giugno e fine luglio. Scendendo verso il Sud, è possibile ritardare le semine fino alla fine di settembre. Se il clima è molto mite, è possibile seminare in inverno per avere un raccolto in primavera.

Le distanze d’impianto consigliate sono di 40 – 50 cm tra le file e 20 – 30 cm sulla fila.

Cure colturali

Irrigazione: l’acqua è fondamentale per ottenere una buona produzione, sia in termini di quantità che di qualità. Il periodo critico è quello estivo, ma anche in autunno può essere necessario bagnare regolarmente, specialmente se le piogge dovessero essere scarse.

Lotta alle infestanti: le malerbe vanno rimosse, estirpandole a mano o con una zappa. Questa operazione è importante soprattutto nelle prime fasi di crescita, poichè non appena la cima di rapa sarà più sviluppata, l’effetto ombreggiante contrasterà lo sviluppo delle piante infestanti.

RACCOLTA E CONSUMO

L’infiorescenza deve essere raccolta quando ha i fiori ancora chiusi; in questo modo la pianta emetterà dei germogli laterali dai quali cresceranno nuovi fiori che potranno essere raccolti nuovamente.

Inoltre, se si attende, che il fiore si apra il prodotto avrà un peggioramento delle qualità gustative.

AVVERSITA’ E DIFESA

E’ possibile coltivare cime di rapa senza usare prodotti antiparassitari.

Può essere soggetta ad attacchi di larve di cavolaia (Pieris rapae), dei bruchi di colore verde che si nutrono delle foglie. Queste larve possono essere eliminate a mano, oppure, incaso di forti attacchi, può essere impiegato un prodotto a base di Bacillus thuringiensis, ammesso anche in agricoltura biologica.

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Coltivare rucola con successo

Come coltivare coltivare rucola nell’orto

La rucola coltivata (Eruca sativa) è una pianta erbacea della famiglia delle Brassicacee come i rapanelli e i cavoli.
Coltivare rucola è molto facile e può essere consumata in insalata o per insaporire numerosi piatti.

Una specie affine è la rucola selvatica, o rughetta, anch’essa molto saporita e leggermente piccante.

E’ una pianta nota fin dall’antichità. Era conosciuta già dai Romani che la usavano per insaporire i piatti. Inoltre, dai semi si ricavava un olio essenziale impiegato per i massaggi.

Era considerato un cibo afrodisiaco in grado di combattere l’infertilità maschile, diventando quindi molto gradita agli uomini.
Al giorno d’oggi sappiamo che la rucola presenta proprietà diuretiche, depurative e digestive, ed è ricca di sali minerali e di vitamina C.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La rucola è una pianta erbacea annuale che può raggiungere un’altezza di 40 – 50 cm.

Le foglie sono riunite in una rosetta basale e i fusti sono eretti. I fiori sono di colore giallo e composti da 4 petali. Il frutto viene chiamato siliqua, e al suo interno racchiude numerosi semi.

Coltivare rucola

Coltivare rucola

COLTIVARE RUCOLA: ESIGENZE AMBIENTALI

E’ una pianta molto rustica ed adattabile ed è quindi possibile coltivare rucola in molti ambienti diversi.

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica, di medio impasto e senza problemi di ristagno idrico. Teme le gelate e il freddo intenso, mentre un clima temperato – caldo garantisce un’ottima produzione. L’esposizione ideale è al sole o in mezz’ombra.

COLTIVAZIONE

E’ sempre consigliabile effettuare una rotazione evitando di far seguire la rucola a se stessa o ad altre piante della stessa famiglia botanica come i cavolfiori e i rapanelli.

Può invece stare vicino a qualsiasi altra specie orticola che le lasci sufficiente spazio per svilupparsi.

Preparazione del terreno

Per coltivare rucola in un orto familiare è necessario procedere con una zappatura o vangatura, affinando bene il terreno. E’ utile incorporare al terreno 2 – 4 kg per metro quadrato di letame maturo o di compost.

Semina

Il periodo di semina della rucola va da marzo a settembre in pieno campo, mentre se si dispone di un tunnel è possibile coltivare rucola per quasi tutto l’anno.

La germinazione è rapida e la crescita veloce: dopo 7 – 8 giorni dalla semina si vedranno già le piantine spuntare.

Può essere seminata a file oppure a spaglio, ricoprendo leggermente i semi dando una passata leggera con un rastrello.

Coltivare rucola in vaso

La rucola può essere coltivata bene anche in vaso, dato che è una pianta poco esigente. L’unica accortezza è di non esagerare con la densità di semina, per lasciare lo spazio sufficiente per irrigare senza bagnare direttamente le foglie della pianta.

Ecco i consigli da seguire per ottenere i migliori risultati per coltivare rucola in vaso.

  • Usate un vaso con diametro di almeno 15 – 20 cm.

  • Sul fondo al vaso ponete uno strato di argilla espansa per favorire il drenaggio dell’acqua, quindi riempitelo usando un terriccio universale; oppure si può mescolare terriccio e sabbia.

  • Seminate e coprite i semi con un lieve strato di terra. Quindi bagnate in modo da inumidire bene il terreno e mantenete sempre umido.

Cure colturali

Irrigazione: è neccessario irrigare frequentemente ma senza esagerare con le quantità, cercando di mantenere il terreno umido ma non zuppo d’acqua. Se l’acqua è scarsa, anche il sapore ne risentità: la rucola sarà più amara e coriacea. Inoltre, se non si irriga a sufficienza, la pianta andrà rapidamente a fiore, con alterazioni negative sul sapore.

Lotta alle infestanti: se seminata a file sarà più facile rimuovere le infestanti cn una zappa. Questa operazione contribuirà anche a rompere la crosta superficiale del terreno, migliorando la circolazione dell’aria.

RACCOLTA E CONSUMO

La rucola può essere raccolta appena raggiunge un’altezza di 7-8 cm, tagliando le foglie alla base. Questo in genere avviene 25 – 30 giorni dopo la semina. Un vantaggio di coltivare rucola è che la pianta può ricacciare anche 4 – 5 volte, se mantenuta in buone condizioni di irrigazione. In questo modo si può prolungare di molto il periodo di raccolta.

Bisogna ricodare che è importante tagliare le piante prima che fioriscano, per eviare che le foglie assumano un sapore troppo amarognolo.

AVVERSITA’ E DIFESA

Coltivare rucola in un orto familiare non richiede in genere interventi specifici di difesa. Resiste bene alle malattie fungine, in particolare se non è seminata troppo fitta.

Può essere attacata da alcuni insetti, tra cui le altiche (Chactoenema tibialis), chiamate anche pulci di terra. Questi parassiti forano le foglie rovinando il prodotto, anche se in genere il danno non è così grave da pregiudicarne l’utilizzo alimentare.

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Coltivare rafano nell’orto

Come coltivare rafano

Il rafano (Armoracia rusticana) è una pianta della famiglia delle Brassicacee come il cavolfiore e il broccolo.
Viene anche chiamato barbaforte, cren, rafano tedesco o rafano rusticano ed è impiegato in cucina sia fresco che in salsa.
Coltivare rafano nell’orto di casa non è difficile; la sua coltivazione è diffusa in Europa, in Asia occidentale e in Nordamerica. In Italia è presente anche allo stato spontaneo, inselvatichita.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

E’ una pianta erbacea perenne (anche se coltivata come annuale) che può raggiungere un’altezza di 50 cm, con foglie ruvide di colore verde intenso. I fiori sono piccoli e bianchi, è come tutti i fiori delle brassicacee hanno 4 petali disposti in croce. Fiorisce all’inizio dell’estate.
La radice è un rizoma ed è la parte che viene consumata e usata a scopo alimentare essendo ricca di proprietà benefiche e molto saporita.

Coltivare rafano: esigenze ambientali

Il rafano gradisce un terreno fertile e senza ristagni idrici. La posizione perfetta è mezz’ombra o soleggiata. Il clima ideale è temperato – fresco, quindi può essere coltivato con successo al nord Italia, anche in zone collinari – montuose.
Per coltivare rafano è consigliabile un terreno leggero, senza ristagni idrici. Molto importanti sono anche le precipitazioni atmosferiche, che, se presenti, ci consentiranno di ridurre le irrigazioni da effettuare.

Coltivare rafano

COLTIVAZIONE

La coltivazione del rafano va, in genere, dalla fine dell’inverno all’estate, per essere poi consumato in autunno e nell’inverno successivo.

Preparazione del terreno

E’ consigliata una buona zappatura o vangatura, rompendo bene le zolle ed incorporando al terreno 3 – 4 kg per metro quadro di letame oppure di compost.
E’ molto importante avere un terreno soffice e friabile, poichè la radice, che viene consumata, avrà difficoltà a svilupparsi in un terreno troppo compatto.

Semina e propagazione

Il periodo più indicato per la semina del rafano è il mese di febbraio. Tuttavia, il rafano viene generalmente propagato per suddivisione del rizoma.

Per fare questo, la radice deve essere divisa in parti, assicurandosi che ogni porzione abbia almeno una gemma. Quindi, le diverse parti devono essere interrate in buche profonde circa 8 centimetri, rispettando una distanza di impianto di 30 – 40 cm tra una pianta e l’altra e altrettanto tra le file.

Cure colturali

Irrigazione: il rafano teme la siccità, quindi è necessario irrigare con cura se le piogge dovessero essere scarse. E’ importante non esagerare per evitare di creare condizioni di eccesso di acqua che potrebbero favorire l’insorgere di marciumi della radice.

RACCOLTA E CONSUMO

Ad essere consumata è la radice che ha un sapore aromatico e piccante.
La raccolta inizia in autunno ed è progressiva. Si inizia con le piante più vecchie che vengono rimosse dal terreno, e si passa successivamente a quelle più giovani. Infatti, per avere il massimo sviluppo della radice, può occorrere anche un anno. In questo stadio, in condizioni ottimali, può misurare anche più di 15 centimetri di lunghezza.

Il rafano è ricco di proprietà nutrizionali e può essere molto utile per la nostra salute.
Innanzitutto è ricco di vitamine C e B1; inoltre contiene molti composti che possono essere usati in fitoterapia. Per quanto riguarda l’apporto calorico è davvero minimo: 100 grammi di rafano contengono solo 100 Kcal.

In erboristeria è usato per trattare bronchiti, difficoltà respiratorie e reumatismi. Può inoltre essere consigliato per curare alcune affezioni della pelle, oltre che a stimolare la diuresi e facilitare la digestione. E’ sconsigliato alle donne in gravidanza e a chi soffre di ulcere o di problemi allo stomaco.

AVVERSITA’ E DIFESA

Coltivare rafano in un orto familiare non è in genere molto impegnativo, e non sono previsti particolari interventi di difesa fitosanitaria.
Alcuni danni possono essere causati da roditori o da insetti del terreno che si nutrono della radice.

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Come coltivare broccoli nell’orto

Come coltivare broccoli

I broccoli (Brassica oleracea var. italica) sono una particolare varietà di cavolo, molto consumata e utilizzabile in molte ricette della cucina italiana. Coltivare broccoli è semplice e anche con un piccolo orto familiare si può avere una buona produzione per soddisfare tutta la famiglia.

Appartenente alla famiglia delle brassicace, come i cavoli (di cui rappresenta una tipologia) è una verdura ricca di proprietà importanti per la salute umana. Infatti è ricco di vitamine e sali minerali, oltre ad essere importante per la prevenzione dei tumori, se inserito in una dieta equilibrata e in uno stile di vita sano. Coltivato da millenni, era presente sulle tavole degli antichi romani. Oggi sono coltivati in tutto il mondo.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il broccolo è una pianta biennale che viene coltivata come annuale. Può raggiungere un’altezza di 80 cm e un diametro di 50 cm.

All’apice produce delle strutture dette corimbi, che sono formati da minuscoli fiori molto compatti. Il corimbo è la parte che viene normalmente consumata.

Le foglie sono spesse e allungate, risultano coriacee e possono assumere una colorazione bluastra in quanto ricoperte da una sostanza cerosa idrorepellente detta pruina.

Tra le numerose varietà di broccoli, ricordiamo.

  • Broccolo calabrese: molto apprezzato in cucina, è considerato tra i migliori per consistenza e sapore. Si semina tra aprile e giugno e si raccoglie in autunno – inverno.

  • Pugliese: precoce, si semina verso aprile – maggio e si raccoglie ad agosto

  • Romanesco: una delle varietà più famose si semina ad agosto – ottobre e si raccoglie da dicembre a marzo

Coltivare broccoli

Coltivare broccoli

Coltivare broccoli: esigenze ambientali

Il broccolo teme in particolar modo i ristagni idrici, quindi è importante che il terreno in cui viene coltivato non sia pesante o poco drenato. Predilige un terreno di medio impasto, anche se è abbastanza adattabile.

Il clima ideale è fresco, non oltre i 20 – 22 °C. Per questo motivo è un ortaggio tipico del periodo tardo autunnale. Non sopporta però le gelate, quindi deve essere protetto durante i mesi più freddi, in particolare al nord Italia.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Per avere delle condizioni ideali, il terreno andrebbe lavorato alcuni mesi prima della messa a dimora delle piante, ad esempio in autunno. In un orto familiare la lavorazione consiste in una zappatura o vangatura, rompendo bene le zolle ed arrivando ad una profondità di crca 30 cm.. In questa fase è cosigliabile incorporare al terreno letame maturo o compost, alla dose di 3 – 4 kg per metro quadro.

Semina

Il periodo ideale per la semina va dalla primavera all’estate, quando le temperature sono miti e non vi sono rischi di ritorno di freddo che potrebbero essere letali per le giovani piante.

E consigliabile seminare in vasetti o in contenitori, in modo che dopo circa 30 – 40 giorni le piantine siano sufficientemente robuste da poter essere trapiantate in piena terra.

Trapianto

Se non si vuole effettuare la semina è possibile acquistare nei negozi di agricoltura e giardinaggio, le piantine già pronte da trapiantare.

Aiutandosi con un punteruolo si preparano delle buche, nelle qualli vanno poste le piantine.

Per quanto riguarda il periodo di trapianto e le distanze tra le piante si consiglia di seguire le indicazioni riportate nella tabella.

VarietàTrapiantoDistanza tra le fileDistanza sulla filaEpoca di raccolta
Precocifine agosto – inizio settembre50 cm40 cmautunno
Tardiveottobre – novembre70 - 80 cm50 - 60 cminverno

Cure colturali

Coltivare broccoli è molto facile, ma è necessario prestare attenzione ad alcune operazioni colturali fondamentali.

Irrigazione: per le varietà precoci, la cui coltivazione inizia nei mesi estivi è opportuno innaffiare anche tutti i giorni, per favorire un buon sviluppo della pianta. E’ importante non irrigare nelle ore più calde della giornata, ma riservare questa operazione alla sera. In questo modo il terreno rimarrà umido più a lungo.

Per facilitare le bagnature si può scavare un solco intorno alle piante, in modo che l’acqua possa scorrere e coprire tutto la lunghezza della fila di piante.

Rimozione delle infestanti: questa operazione può essere effettuata con una zappa, in questo modo i rompe anche la crosta superficiale, favorendo l’aerazione del terreno.

RACCOLTA E CONSUMO

I broccoli vengono raccolti nel periodo autunno – invernale, quando nell’orto non vi sono molte altre verdure presenti. Nelle regioni meridionali possono anche passare tutto l’inverno.

E’ consigliabile, una volta raccolto il fiore centrale, di attendere qualche settimana la formazione dei fiori secondari. Effettuando una raccolta graduale potremo godere di verdura fresca più a lungo; facendo dei tagli obliqui e netti si eviterà che l’acqua ristagni, facendo marcire tutta la pianta.

I broccoli possono essere consumati freschi oppure surgelati o messi sott’olio, dopo averli cotti con aceto e acqua. Possono essere consumate le foglie, più tenere, le teste e anche la parte meno dura dei gambi.

Come i cavoli, i broccoli contengono zolfo, il cui odore pungente e sgradevole è ben avvertibile durante la cottura.

AVVERSITA’ E DIFESA

Tra le avversità animali che deve frontaggiare chi intende coltivare broccoli troviamo sicuramente i bruchi di cavolaia. Essi infatti si nutrono mangiando le foglie e possono arrivare a fare danni ingenti. In agricoltura biologica è ammesso l’uso di preparati a base di Bacillus thuringiensis, effettuando il trattamento nelle ore serali.

Tra le avversità fungine, i broccoli possono essere colpiti dall’alternaria. In questo caso si può trattare con rame, ma è molto importante la prevenzione evitando di eccedere con l’irrigazione per non causare condizioni di umidità elevata che favoriscono questa ed altre malattie fungine.

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