La coltivazione del noce

Come coltivare il noce

Il noce (Juglans regia) è una pianta arborea della famiglia delle Juglandacee ed è originaria dell’Asia. Diffusa in tutto il mondo, in Italia è coltivato soprattutto in Campania ma è comune negli orti e nei frutteti familiari perché facile da coltivare. Oltre che per il frutto può essere coltivato anche per il legno. La coltivazione del noce è quindi semplice e alla portata di tutti; inoltre, se lasciato crescere, è un albero maestoso che farà bellissima figura in qualsiasi giardino.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il noce è un albero vigoroso, caratterizzato da un tronco diritto e solido con corteccia di colore da biancastro a cenere. La radice è robusta e fittonante.

E’ una specie monoica: esistono cioè fiori maschili e fiori femminili, separati, ma presenti sullo stesso individuo. I fiori maschili sono lunghi 10-15 cm, sono penduli e vengono chiamati amenti. I fiori femminili si aprono dopo quelli maschili e sono solitari o in gruppi di 2 – 3. Compaiono contemporaneamente alle foglie.

Il frutto, da un punto di vista botanico, è una drupa, come la ciliegia e l’albicocco. E’ formato da una parte esterna morbida e carnosa, che a maturità libera la noce, con un guscio solido e resistente. All’interno è presente il gheriglio, che viene consumato.

Esistono due specie principali di noce:

  • Juglans regia: il noce nostrano, coltivato per i frutti e per il legno
  • Juglans nigra: il noce nero o noce americano, coltivato per il legno

La cultivar più famosa e diffusa in Italia è la Sorrento, che produce frutti di buona qualità e produce anche un ottimo legno.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Il noce predilige posizioni soleggiate in pianura e collina, protette dai venti,  e zone a clima mite, in quanto teme gli eccessi termici (temperature troppo elevate o troppo fredde). E’ sensibile ai ristagni idrici e non tollera i terreni pesanti o argillosi, con possibili fenomeni di asfissia radicale.

COLTIVAZIONE

Impianto

Il noce viene generalmente impiantato in autunno; in un frutteto familiare non sono necessarie particolari tecniche di preparazione del terreno. E’ sufficiente scavare una buca di dimesioni adeguate ad accogliere l’apparato radicale della pianta, acquistata in un vivaio. Sul fondo della buca è possibile distribuire 3 – 4 chili di letame maturo o compost, e successivamente un altro strato di terreno, in modo che le radici non vengano direttamente a contatto con il fertilizzante, che potrebbe bruciarle.

Se si impiantano più piante è consigliabile porle ad una distanza di almeno 8 metri le une dalle altre, in modo che possano crescere liberamente. La forma di allevamento più usata è il vaso a 3 branche, ma nei frutteti familiari viene spesso lasciato crescere liberamente.

Cure colturali

La coltivazione del noce non richiede in genere particolari cure o attenzioni, essendo una pianta rustica.

L’irrigazione è utile per aumentare la produzione, ma, se il clima non è particolarmente siccitoso non è fondamentale. La concimazione, in un frutteto familiare, può essere effettuata con un innaffiatoio, distribuendo un concime solubile alla base della pianta.

La potatura è fondamentale se vogliamo ottenere una determinata forma di allevamento. Nel primo anno dall’impianto si deve potare in primavera,  quando i germogli hanno raggiunto una lunghezza di 20 – 25 cm scegliendone uno che costituirà il prolungamento del fusto. Gli altri germogli vanno accorciati lasciando solo 1 – 2 foglie. Eventuali polloni (rami che si sviluppano dalla base della pianta) vanno eliminati.

A luglio si interviene nuovamente, sempre favorendo il germoglio centrale. In genere viene usato un tutore di legno alto 2 – 3 metri, al quale il germoglio di prolungamento viene legato.

Nel secondo anno i due interventi di potatura vengono ripetuti  fino a raggiungere l’altezza dove formare l’impalcatura, a circa 2,5 m da terra.

Negli anni successivi gli interventi di potatura si limiteranno ad eliminare i rami secchi o malati e gli eventuali polloni o succhioni (rami che si dipartono dal fusto) che dovessero svilupparsi.

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RACCOLTA E CONSERVAZIONE

In un frutteto familiare la raccolta è manuale, raccogliendo i frutti caduti a terra. Un albero in piena produzione può fornire 50-70 kg di frutti. Il frutto è ricco di olio e può essere impiegato anche dalle aziende farmaceutiche e cosmetiche.

Le noci possono essere conservate tranquillamente per alcuni mesi in un locale fresco e asciutto, disposte in cassettine in strati.

AVVERSITA’ E DIFESA

Il noce può andare incontro ad alcune malattie. Vediamo le principali.

Batteriosi: maculatura batterica causata da (Xantomonas juglandis), causa macchie brune sui frutti e sulle foglie. Per prevenirla si possono effettuare trattamenti a base di rame (ammesso in agricoltura biologica) prima della fioritura, verso giugno – luglio e in autunno a caduta foglie.

Antracnosi: causata dal fungo Gnomonia juglandis, causa malformazioni dei frutti e macchie nerastre su frutti e foglie. Gli interventi a base di rame sopra descritti sono efficaci anche per questa malattia.

Baco delle noci: la Cydia pomonella, una farfalla le cui larve si nutrono dei frutti, riducendo la produzione. Possono essere usati insetticidi a base di Bacillus thuringiensis.

 

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La coltivazione del kaki

Il kaki nel frutteto famigliare

Il kaki o diospiro o loto (Diospyros kaki) è un albero della famiglia delle Ebenacee. Originario della Cina, è stato introdotto in Italia a fine ‘800 e si è diffuso rapidamente. Albero rustico e longevo, offre una buona produzione di frutti ricchi di vitamine e Sali minerali. La coltivazione del kaki è perfetta per un frutteto o orto familiare e non richiede particolari cure o attenzioni.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono tre specie principali di kaki:

  • Diospyros kaki: la specie più comune e coltivata, presenta frutti che vengono consumati
  • Diospyros lotus: resistente al freddo, viene usato come ornamentale o come portainnesto
  • Diospyros virginiana: presenta frutti piccoli e viene usato come portainnesto negli USA.

Il frutto è una bacca che può contenere fino a 8 semi oppure non presentarne affatto. I frutti non possono in genere essere consumati subito dopo la raccolta perché molto ricchi di sostanze tanniche.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Il kaki, tipico di ambienti temperato – caldi, non sopporta le gelate tardive e i freddi invernali eccessivi. Anche il vento può essere dannosoperchè causa la rottura dei rami, che sono abbastanza fragili. Per quanto riguarda il terreno, sono da prediligere i suoli sciolti, fertili e ben drenati, in quanto sensibile ai ristagni idrici.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

E’ consigliabile lavorare il terreno in autunno, alla profondità di 15 – 20 cm, apportando letame oppure compost alla dose di 4 – 5 chili per metro quadrato. Si possono quindi fare le buche nelle quali andranno impiantate le piantine acquistate in vivaio.

Impianto

Il periodo migliore per l’impianto del kaki è l’autunno, con piante di 2 anni acquistate in vivaio. Se si vogliono più piante è consigliabile piantarle ad una distanza di 6 metri l’una dall’altra, in modo che possano crescere liberamente.

Cure colturali

Irrigazione: in zone non siccitose non è necessaria, poiché è un albero rustico con limitate esigenze idriche. Tuttavia un’irrigazione oculata, specialmente in caso di siccità, migliora la produzione e le dimensioni dei frutti.

Potatura: In un orto familiare, la potatura è limitata all’eliminazione dei rami secchi o danneggiati oppure per l’ottenimento della forma d’allevamento desiderata, che in genere è la palmetta irregolare. L’albero produce comunque anche se lasciato crescere liberamente; è però necessario alleggerire, tagliandoli in parte, i rami troppo carichi di frutti, perché potrebbero spezzarsi.

Concimazione: l’azoto può essere somministrato in primavera ed autunno, mentre fosforo e potassio vengono distribuiti in primavera. In un orto familiare, se il terreno è fertile, la concimazione non è però necessaria e il kaki potrà produrre per molti anni anche senza apporti di fertilizzanti.

RACCOLTA

La raccolta si esegue tra ottobre e novembre, quando cadono le foglie, ma i frutti non possono essere consumati subito.  E’ infatti necessario un periodo di ammezzimento del frutto. In genere viene fatto maturare in cassette con paglia, in un locale asciutto e fresco. La presenza nello stesso locale di mele accelera il processo di maturazione. A maturazione avvenuta i frutti sono molli e dolci, senza alcuna traccia di sapore tannico. Vengono generalmente consumati entro gennaio – febbraio.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare, il kaki non presenta grossi problemi per quanto riguarda la difesa fitrosanitaria. Tra gli insetti che possono arrecare danno ricordiamo la sesia (Synanthedon typuliformis) e la mosca della frutta (Ceratitis capitata).

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La coltivazione della segale

Come coltivare la segale

La segale (Secale cereale) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle graminacee, coltivata nelle zone troppo fredde per poter coltivare il frumento.

La coltivazione della segale è possibile anche su piccole superfici o in aree marginali, in quanto rustica e resistente alle malattie. Viene in genere coltivata per la produzione di granella, ma è interessante anche per ottenere foraggio verde oppure per la fienagione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La segale è un cereale che può raggiungere un altezza di 150 cm, con una spiga lunga e compatta che porta chicchi (detti cariossidi) stretti ed allungati. Il colore della cariosside può essere olivastro, giallo oppure grigio, con una grande varietà di sfumature intermedie. Esistono molte forme coltivate di segale ed anche moltè varietà infestanti e selvatiche.

ESIGENZE AMBIENTALI

Rispetto al frumento, la segale sopporta meglio le basse temperature e per una maturazione ottimale sono sufficienti 20 °C. Oltre a resistere molto bene al freddo, resiste anche alla siccità primaverile e può crescere anche su terreni poco fertili, acidi e poveri di elementi nutritivi.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Spesso la segale viene seminata senza effettuare alcuna lavorazione del terreno. In alternativa si può eseguire un’aratura seguita da un’erpicatura. In genere non viene fatta alcuna concimazione.

Semina

L’epoca di semina varia a seconda della destinazione: per la produzione di foraggio si può seminare a fine agosto – inizio settembre, mentre per la produzione di granella si semina verso fine ottobre, come per il frumento. La quantità di seme è di 130 – 160 kg ad ettaro per la produzione granellare, mentre aumenta del 25 – 30% per la produzione di foraggio.

Cure colturali

La coltivazione di questo cereale non è molto impegnativa perché è una pianta rustica e con poche esigenze. La lotta alle infestanti non è quasi mai necessaria in quanto molto competitiva e le malerbe non si svilupperanno.

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RACCOLTA

La raccolta della granella, verso fine giugno, avviene con lo stesso tipo di mietitrebbiatrici impiegate per il frumento. La produzione non è molto elevata e si aggira sui 20 quintali ad ettaro.

Con la granella di segale si può produrre un pane molle, piuttosto scuro che si può conservare a lungo ed è indicato per i diabetici. In genere, durante la panificazione, la farina di segale viene miscelata con quella di frumento in propozione variabile dal 25 al 50%. Inoltre può essere utilizzata per produrre whisky.

Essendo una specie molto rustica, la coltivazione della segale, non prevede interventi con agrofarmaci o di lotta ai parassiti.

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La coltivazione del ravanello

I ravanelli nell’orto familiare

Il ravanello (Raphanus sativus var. radicula) è una pianta della famiglia delle brassicacee come i cavoli, la rucola e il cavolfiore. Molto comune e assai diffuso, la coltivazione del ravanello è facile e perfetta per un orto familiare, anche di piccole dimensioni.

Grazie al basso contenuto di calorie (solo 11 per 100 grammi) e alla presenza di vitamine e sali minerali è un alimento salutare e adatto per le diete dimagranti. Ottimo in insalata, piace anche ai bambini per il colore rosso acceso della buccia, che contrasta con il bianco candido della parte interna.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il ravanello è una pianta erbacea annuale che può raggiungere un’altezza di 80 cm ed è caratterizzata da foglie basali ruvide e pelose nella pagina superiore. La parte ad essere consumata è l’ipocotile, comunemente chiamato “radice”. La vera radice è formata da un filamento che si diparte dall’apice della parte ingrossata.

I fiori compaiono 2 – 3 mesi dopo la semina e sono in genere di colore bianco – rosa. L’impollinazione è operata sia dagli insetti che dal vento.

La parte che viene consumata può avere forma tonda o allungata, a seconda della varietà. Anche il colore può variare dal rosso intenso al bianco. Nonostante queste differenze la tecnica di coltivazione in un orto familiare è la medesima.

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ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del ravanello può avvenire in qualsiasi tipo di terreno, ma per ottenere un buon prodotto si devono preferire i terreni sciolti, dove l’ipocotile può crescere adeguatamente. Nei terreni molto compatti si osservano spesso deformazioni e strozzature.

I migliori risultati si hanno in terreni soleggiati, ricchi di sostanza organica e con una buona disponibilità di acqua, che non deve però creare dei ristagni idrici.

Il ravanello predilige un clima temperato – fresco, mentre se le temperature superano i 24 °C con assenza di umidità si può avere una prefioritura, con svuotamento della parte edule, che diventa piccante. Sopporta abbastanza bene le basse temperature, potendo germinare anche con temperature del terreno di 3 °C. Le temperature ottimali sono di 15 – 20 °C, mentre il minimo per vegetare è 5 °C.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del ravanello a livello professionale avviene quasi esclusivamente in serra, mentre la coltivazione all’aperto è limitata agli orti familiari. Spesso viene consociato con lattuga, spinacio e cavoli.

Preparazione del terreno

Anche in un orto familiare la coltivazione del ravanello si avvantaggia di una buona preparazione del terreno: se è ben amminutato, si svilupperà meglio e senza deformazione nella radice. Se possibile è consigliata una fresatura, altrimenti ci si può limitare a zappare o vangare con cura il terreno. In questa fase è possibile apportare 3 – 4 chili a metro quadrato di letame oppure compost.

Semina

Il ravanello viene generalmente seminato e in commercio esistono numerose cultivar che si differenziano per il colore, la forma e la dimensione. Può essere seminato da gennaio fino a maggio, e di nuovo a settembre, considerando anche le temperature dell’areale geografico in cui viene effettuata la coltivazione.

La semina può essere eseguita a spaglio, oppure a file distanti 15 cm, con una distanza di 3 – 5 cm tra un seme e l’altro. I semi vanno ricoperti leggermente e il terreno inumidito, ma senza esagerare.

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Cure colturali

L’irrigazione è molto importante, in quanto una carenza di acqua può causare un’indurimento della parte che viene consumata, che diventa anche molto piccante. L’acqua è fondamentale specialmente per la germinazione del seme, ma non bisogna creare ristagni idrici. E’ consigliabile irrigare al mattino, quando la temperatura del terreno è più bassa e ridurre le bagnature in prossimità della maturazione, per limitare i  rischi di spaccatura dell’ipocotile.

Le infestanti vanno rimosse manualmente cercando di sradicarle. La coltivazione del ravanello non richiede altre operazioni particolari.

RACCOLTA

Del ravanello possono essere consumati sia la radice che le foglie, ottime in insalata. La raccolta avviene per sradicamento delle piante ed è importante non attendere troppo, poiché invecchiando la parte edule tende ad assumere una consistenza legnosa. Indicativamente, la raccolta avviene 30 – 40 giorni dopo la semina.

AVVERSITA’ E DIFESA

In un orto familiare è consigliabile non impiegare prodotti chimici che potrebbero essere dannosi per la salute, ma agire in via preventiva per limitare l’insorgere dei problemi. Vediamo quindi le principali avversità del ravanello:

Fisiopatie: includono una serie di alterazioni non causate da parassiti: spaccature, decolorazioni, indurimenti è spugnosità della radice. Sono in genere causate da carenze idriche, sbalzi di temperatura o alternanza di periodi siccitosi ad altri molto umidi.

Malattie fungine: possono verificarsi attacchi di peronospora, ruggine e alternaria. Per prevenirli è opportuno evitare i ristagni idrici e non seminare troppo fitto.

Parassiti animali: in un orto familiare possono avvenire attacchi da parte di grillotalpa, lumache, limacce e larve di farfalla cavolaia, che si nutrono delle foglie.

 

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La coltivazione del prugnolo

Il prugnolo, per siepi impenetrabili

Il prugnolo (Prunus spinosa) è un arbusto della famiglia delle Rosacee. E’ un arbusto molto comune nei boschi e nelle siepi, che rende impenetrabili grazie alla sua spinosità. I frutti, commestibili, non vengono consumati freschi ma devono essere trasformati. Oltre a numerose proprietà terapeutiche è un arbusto molto ornamentale, che regala una splendida fioritura in primavera. Inoltre è perfetto per creare siepi e per offrire rifugio a uccelli e piccoli animali. La coltivazione del prugnolo è molto semplice e adatta per un giardino o un orto familiare, l’importante è prestare attenzione alle sue spine durante la raccolta.

Il nome corretto è prùgnolo, con l’accento sulla u; mentre se si pronuncia  prugnòlo si parla di un fungo mangereccio.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

E’ un arbusto che perde le foglie in autunno, e può raggiungere un’altezza di circa 4 metri, anche se in genere è più basso. La forma tipica è un cespuglio molto intricato, con rami spinosi ed appuntiti e fogliame folto e di colore verde scuro. I fiori sono bianchi e molto numerosi, mentre i frutti hanno un colore blu intenso, sono ricoperti da una sostanza cerosa chiamata pruina e maturano verso l’autunno.

Prugnolo in fioritura

Prugnolo in fioritura

ESIGENZE AMBIENTALI

E’ un parente stretto del susino domestico (Prunus domestica), ma molto più rustico. Si trova spontaneo in Europa, Asia e Nord Africa, nei boschi, nelle scarpate e lungo i sentieri; spesso viene considerato una pianta infestante se cresce in prossimità dei campi coltivati. Molto adattabile, cresce in qualsiasi tipo di terreno, fino a 1000 metri di altitudine. Resiste sia alla siccità che ai geli invernali.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del prugnolo non è molto comune, ma è molto semplice e può dare grandi soddisfazioni per i suoi colori e per gli uccellini che ne saranno attratti.

Preparazione del terreno

Non è richiesto nulla di particolare, è sufficiente una zappatura o vangatura nel terreno destinnato all’impianto apportando 4 – 5 kg per metro quadro di letame maturo oppure di compost. Si potrà quindi procedere a scavare le buche per trapiantare le giovani piantine.

Propagazione

Il prugnolo può essere propagato facilmente per talea, effettuata a fine inverno oppure tramite i polloni che crescono alla base della  pianta madre, prelevandoli in autunno o ad inizio primavera, quando la pianta si trova ancora in riposo vegetativo. Le talee vanno messe a radicare in contenitori o in vasi, con terriccio per floricoltura o orticoltura, acquistabile anche nei negozo di giardinaggio oppure con un terreno di orto misto a sabbia. Prima di impiantarle a dimora è consigliabile attendere 2 anni, ma se si possono curare con un po’ più di assiduità si possono impiantare anche nell’autunno seguente al prelievo.

Impianto

L’impianto si effettua in autunno o ad inizio primavera, impiegando piantine in riposo vegetativo. Possono essere acquistate anche nei vivai più forniti, vendute generalmente per ottenere alberelli ornamentali.

Si consiglia di mantenere una distanza di circa 2 metri tra una pianta e l’altra; se si vuole ottenere una siepe impenetrabile possono essere messe anche a 60 – 70 cm di distanza.

Cure colturali

Essendo una pianta assai rustica, richiede irrigazione solo in caso di siccità molto prolungata. La potatura consiste semplicemente nell’eliminare i rami secchi o malati, cercando di arieggiare la parte interna e mantenendo la vegetazione un po’ più folta esternamente. Può anche essere lasciato crescere liberamente, ma apparirà più disordinato, anche se più naturale.

Le infestanti vanno tenute sotto controllo specialmente quando la pianta è ancora piccola, perché possono avvilupparla sfruttando l’intrico dei suoi rami.

RACCOLTA E UTILIZZAZIONE

I frutti possono essere usati per preparare marmellate  e confetture, mentre con i fiori si possono ottenbere infusi o tisane. In erboristeria può essere usata anche la corteccia, raccolta in autunno. E’ però meglio evitare il fai da te, poiché il prugnolo contiene anche sostanze tossiche, ed è quindi consigliabile avvalersi delle preparazioni disponibili i erboristeria. Viene sfruttato per le sue proprietà febbrifughe, lassative e diuretiche,

In campo alimentare i frutti sono usati per fare marmellate o per essere consumati freschi oppure secchi. Possono essere impiegati anche per produrre liquori come la prunella, il bargnolino e il prospino. Il nocciolo contenuto all’interno del frutto non va ingerito, poiché tossico. Per poter essere mangiati freschi, i frutti devono prima essere congelati; in caso contraruio sono estremamente astringenti ed impossibili da consumare. In alternativa possono essere consumati dopo le prime gelate autunnali, sfruttando l’azione naturale del gelo.

Frutti di prugnolo

Frutti di prugnolo

AVVERSITA E DIFESA

La coltivazione del prugnolo in genere non richiede trattamenti fitosanitari, essendo una specie molto rustica. Occasionalmente possono manifestarsi infestazioni di afidi e larve di lepidotteri che possono essere contenuti con insetticidi a base di piretro naturale, oppure, nel caso delle larve con prodotti a base di Bacillus thuringiensis. Nel caso di attacchi di cocciniglie si può intervenire con olio bianco trattando su tronco e rami, durante l’inverno in via preventiva.

Per quanto riguarda le malattie fungine, possono verificarsi attacchi di Corineo, per il quale si consiglia di limitarsi ad asportare i rami colpiti che appaiono secchi e malati. Se i danni dovessere essere troppo estesi si può intervenire con un fungicida a base di rame, trattando in autunno e a fine inverno, per distruggere le forme svernanti del fungo. I rami che vengono potati perché malati devono essere bruciati o compostati, in modo da ridurre la fonte di inoculo.

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La coltivazione della ruta

I segreti per coltivare la ruta

La ruta (Ruta graveolens) è una pianta della famiglia delle Rutacee. E’ una pianta velenosa, ma viene usata  in erboristeria, sotto stretto controllo medico, per le sue proprietà medicinali. In un orto familiare ha interesse unicamente come ornamentale o per aromatizzare grappe o carni. La coltivazione della ruta è molto semplice e non richiede molto spazio: è sufficiente un’aiuola o un vaso.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La ruta può raggiungere un’altezza di 1 metro e può espandersi per 70 cm, arrivando a formare un piccolo cespuglio. Le foglie sono di colore verde – argenteo, ed emanano un odore forte e pungente. I fiori, di colore giallo, sono presenti all’apice dei fusti e fioriscono dall’estate fino all’inizio dell’autunno. I frutti, di colore nero, sono raccolti in piccole capsule.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Originaria dell’Europa meridionale, cresce spontaneamente dalla pianura ai 1000 metri di altitudine, nei campi incolti e nei terreni sassosi, sabbiosi ed asciutti. Per una crescita ottimale sono perfetti i terreni di medio impasto, senza ristagni idrici, ed esposti in pieno sole.

COLTIVAZIONE

La coltivazione della ruta è possibile in vaso, in un’aiuola, in serra o nell’orto familiare. Può essere propagata per seme o per talea.

Preparazione del terreno

Se si semina in vaso il terreno ideale sarà composto da un 50% di sabbia e un 50% di terriccio per semine, reperibile nei negozi di giardinaggio. Se si opta per la coltivazione in piena terra è sufficiente una zappatura o vangatura per affinare bene il terreno e facilitare la germinazione del seme.

Semina

Il periodo ideale per la semina è la primavera oppure l’autunno. I semi vanno posti in piccole buche profonde 2 cm, distanti circa 50 – 60 cm tra di loro. In ogni buca vanno depositati 2 – 3 semi, poi ricoperti da un sottile strato di terreno che va mantenuto umido. E’ possibile seminare in ambiente protetto (ad esempio una piccola serra) verso febbraio per poi trapiantare nell’orto o in un’aiuola in autunno. Le piante dovranno essere distanziate di circa 60 cm le une dalle altre e le innaffiature per favorire la germinazione del seme e il radicamento delle piantine trapiantate dovranno essere regolari ma non eccessive, per evitare marciumi causati da ristagni idrici.

Propagazione tramite talea

Un altro metodo per propagare rapidamente la ruta è la talea. Questo metodo può essere usato anche per coltivare la ruta sul balcone, mettendo la talea direttamente a dimora in un vaso con del terriccio misto a sabbia e mantenuto inumidito.

Le talee legnose, lunghe 15 – 20 cm, possono essere prelevate  in primavera o autunno e trapiantate direttamente a dimora.

Le talee semilegnose, lunghe 10 – 12 cm, vanno prelevate in estate e messe a radicare in un luogo protetto per poi essere trapiantate la primavera successiva.

Per favorire la radicazione delle talee possono essere usate delle polveri a base di ormoni radicanti, reperibili nei negozi di giardinaggio.

Cure colturali

La coltivazione della ruta prevede l’eliminazione manuale delle infestanti ed una leggera potatura in primavera per eliminare le parti secche o malate e favorire la ripresa vegetativa.

L’irrigazione, per le piante adulte, è necessaria solo in caso di caldo e siccità molto prolungati. Vanno eseguite preferibilmente di sera con acqua a temperatura ambiente, evitando gli eccessi.

Le concimazioni non sono sono necessarie, ma può essere utile apportare letame maturo o compost in inverno, per favorire la crescita nella primavera successiva. Sempre in inverno si può rincalzare leggermente la pianta, addossando della terra alla base del fusto, per proteggerla dai freddi dell’inverno.

RACCOLTA E IMPIEGO

Le foglie possono essere usate fresche in cucina per insaporire carni, insalate e grappe. Il momento migliore per raccoglierle è prima della fioritura. Per conservarle, vanno raccolti i rametti e lasciati essiccare in un luogo aerato e riparato dai raggi del sole.

In erboristeria la ruta viene usata in virtù delle sue proprietà digestive e sedative, ma l’uso scorretto può essere pericoloso. Presenta anche proprietà insetticide.

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La coltivazione dell’erba cipollina

L’erba cipollina, la cipolla in miniatura

L’erba cipollina (Allium schoenoprasu) è una pianta erbacea perenne della famiglia delle liliacee, come l’aglio e la cipolla. Molto conosciuta come erba aromatica, viene usata in cucina per insaporire e aromatizzare numerosi piatti. La coltivazione dell’erba cipollina è molto semplice e può avvenire in un orto familiare ma anche in un vaso, in modo da poterla usare fresca al momento del bisogno per apprezzare al meglio le sue qualità. Oltre alle sue qualità in cucina, può essere coltivata anche come ornamentale in aiuole o giardini rocciosi.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’erba cipollina può raggiungere un’altezza di 50 cm, emana un forte odore di cipolla ed è perenne, caratterizzata da un ciuffo di foglie di colore verde intenso, lisce e di forma tubolare. Durante l’inverno però la parte aerea muore, ma la parte sotteranea riprende a vegetare in primavera. Le radici sono dei bulbi, simili a quelli dei cipollotti, anche se più piccoli. I fiori sono di colore lilla e fioriscono da giugno ad agosto.

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ESIGENZE AMBIENTALI

Cresce bene sia al sole che all’ombra. I terreni sciolti e ben drenati sono perfetti per la sua crescita, specialmente se ricchi di sostanza organica. E’ comunque molto adattabile, ma soffre i ristagni idrici; per quanto riguarda l’inverno, non teme le gelate poiché la parte aerea muore ma tornerà a vegetare in primavera.

COLTIVAZIONE

La coltivazione dell’erba cipollina è molto semplice. Può essere seminata oppure si può partire da piantine acquistate in un vivaio o nei negozi di giardinaggio e poi trapiantate nell’orto familiare. Può anche essere coltivata in un vaso o in un’aiuola. Nell’orto familiare cresce bene vicino a pomodori, sedano, carote, e cetrioli.

Semina

Il periodo migliore per la semina è la primavera, verso maggio se si opta per la semina all’aperto. In un semenzaio protetto invece, può essere anticipata a marzo. Rispetto al trapianto, la propagazione per seme è più lenta. Nelle zone più miti si può seminare verso ottobre – novembre, per poi trapiantarla in primavera.

I semi vanno distanziati di circa 2 cm l’uno dall’altro e ricoperti leggermente. Quindi il terreno va inumidito, ma senza esagerare. La germinazione avviene in circa 10 giorni, durante i quali il terreno va mantenuto umido. Per la coltivazione dell’erba cipollina in vaso, è consigliabile usare un terriccio per piante fiorite, reperibile nei negozi di giardinaggio, aggiungendo un po’ letame maturo o di compost come fertilizzanti. Sul fondo disporremo uno strato a base di argilla espansa e cocci o ghiaia per consentire un ottimo drenaggio dell’acqua in eccesso.

Trapianto

Acquistando le piantine nei negozi di agricoltura e giardinaggio, si possono accelerare i tempi. E’ sufficiente trapiantare i cespi in primavera, nell’orto ad una distanza di 30 cm da un cespo all’altro, o in un vaso, scegliendo contenitori profondi almeno 25 cm.

Cure colturali

Essendo una pianta rustica non richiede particolari cure. Anche se coltivata in vaso, in inverno può rimanere all’esterno. Si può eventualmente disporre uno strato di paglia o altra pacciamatura per proteggere i bulbi da gelate troppo persistenti.

L’irrigazione, per le piante cresciute in piena terra, è necessaria solo in caso di periodi prolungati di siccità. In vaso, gli apporti di acqua saranno un po’ più frequenti, ma evitando ristagni idrici, anche nel sottovaso. In linea generale bisogna bagnare solo quando il terreno risulti asciutto anche in profondità.

I fiori vanno eliminati, in caso contrario la pianta entrerà in riposo vegetativo e rallenterà la produzione di foglie.

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RACCOLTA E CONSUMO

L’erba cipollina va consumata fresca, perché perde in fretta le sue proprietà aromatiche una volta tagliata. Le foglie vanno tagliate quando sono alte almeno 15 cm ed impiegate subito in cucina. Il taglio non danneggia la pianta, anzi, la stimola a produrre nuove foglie.

In cucina si usa per aromatizzare pesce e carne. Può essere schiacciata in un mortaio con del burro o tritata per dare sapore a minestre, salse e sughi. Ricca di oli essenziali, ha proprietà depurative, antisettiche e stimolanti. Ha inoltre proprietà benefiche per il sistema cardiovascolare.

AVVERSITA’ E DIFESA

La coltivazione dell’erba cipollina non presenta in genere problemi di parassiti o malattie. Occasionalmente può essere colpita da afidi, in particolare su piante già sofferenti ed indebolite. In questi casi, per evitare l’impiego di insetticidi chimici, si possono impiegare i macerati d’aglio come antiparassitari.

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La coltivazione del dragoncello

Il dragoncello nell’orto familiare

Il dragoncello (Artemisia dracunculus) è una pianta perenne della famiglia delle Asteracee, come la camomilla e la lattuga. Chiamato anche estragone è coltivato per essere usato in cucina come pianta aromatica o in erboristeria per le sue proprietà curative. La coltivazione del dragoncello è molto semplice ed è perfetta per l’orto familiare.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

E’ una pianta erbacea perenne che può raggiungere un’altezza di 80 cm ed espandersa fino   a 70 cm in larghezza. Le foglie sono di forma lanceolata e di colore verde lucente. Firisce in estate e la fioritura dura fino all’inizio dell’autunno; i fiori sono di colore giallo – verde. Le dimensioni contenute consentono la sua coltivazione anche in vaso da tenere sul balcone, che andrà però rinvasato ogni due anni.

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ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del dragoncello è ottimale in zone soleggiate e riparate dal vento. Le gelate intense sono dannose, così come le temperature eccessive. Si adatta bene a diversi tipi di terreno, purchè non troppo compatti, anche se quelli ideali sono fertili e con un buon drenaggio dell’acqua.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del dragoncello è piuttosto semplice e non richiede molto lavoro. Anche se è una pianta perenne è consigliabile rinnovare la coltura ogni 3 anni.

Semina

Il dragoncello può essere seminato in primavera o in autunno, a file distanti 30 – 35 cm; i semi vanno quindi ricoperti con un sottile strato di terreno. Il terreno va quindi mantenuto umido per favorire la germinazione del seme, ma senza esagerare per evitare l’insorgere di marciumi. Quando le piante avranno raggiunto un’altezza di 10 cm vanno diradate, lasciandone una ogni 50 cm, in modo che possano espandersi liberamente.

Molto diffusa è la moltiplicazione per talea che prevede il prelievo di rametti apicali di circa 10 cm da piante madri sane e ben sviluppate nel periodo estivo. Questi rametti possono essere messi subito a dimora in un terriccio costituito dal 50% di sabbia, dal 25% di torba e dal 25% di terreno per semine. Quando saranno ben radicate possono essere trapiantate, rispettando le distanze di impianto sopra indicate. Per agevolare la radicazione si può usare della polvere radicante.

Un altro metodo per la propagazione è la divisione dei cespi, effettuato in primavera o in autunno.

Cure colturali

Non sono necessarie particolari attenzioni. Le infestanti possono essere rimosse manualmente, mentre l’irrigazione è necessaria solo in caso di prolungata siccità, in particolare se cade durante la fioritura.

Durante l’inverno è bene tagliare le parti secche e ricoprire le piante con un pacciamante per proteggerla dai freddi e dalle gelate.

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

La raccolta può essere effettuata dall’estate fino all’autunno. Durante la raccolta delle foglie è bene non asportare più dei due terzi dei rami, per permettere alla pianta di ricrescere. I rametti raccolti possono essere usati freschi oppure seccati, appendendoli in un luogo caldo, asciutto e ventilato. Una volta seccato può essere conservato in vasi chiusi ermeticamente. Le migliori caratteristiche aromatiche si hanno però nel prodotto fresco.

In cucina il dragoncello viene usato per aromatizzare ed insaporire pesci, carni bianche e crostacei. Le foglie fresche possono essere consumate anche in insalata.

 

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La coltivazione del cetriolo

Il cetriolo, non può mancare nell’orto familiare

Il cetriolo (Cucumis sativus) è una pianta appartenente alla famiglia delle cucurbitacee, come la zucca, l’anguria e il melone. Molto coltivato negli orti familiari viene usata in cucina per preparare insalate e molti altri piatti. La coltivazione del cetriolo non è difficile e con un po’ di tempo e qualche attenzione potremmo avere un ottimo raccolto, che ci consentirà anche di risparmiare sulla spesa, offrendoci un prodotto sano e gustoso.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il cetriolo è una pianta erbacea annuale con un apparato radicale che può raggiungere i 90 cm di profondità, inizialmente fittonante che diventa fascicolato nelle fasi successive di sviluppo della pianta. Il fusto presenta molti peli sulla sua superficie, e in presenza di supporti o tutori diventa rampicante. Le foglie sono ampie, lobate, di colore verde scuro sulla pagina superiore e argentate su quella inferiore.

La fioritura dura a lungo e parte dalla parte bassa della pianta per procedere verso l’alto. L’impollinazione è entomofila, cioè avviene grazie agli insetti (api e bombi).

Il frutto può essere lungo da 10 a 40 cm a seconda delle varietà ed è chiamato peponide dai botanici. Può essere leggermente spinoso e la buccia può essere di colore bianco, verde o bruno.

ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del cetriolo dà i migliori risultati nei terreni sciolti o di medio impasto, con buona capacità di trattenere l’acqua ma senza ristagni idrici. Il pH ideale è compreso tra 6 e 7, la posizione preferita quella soleggiata.

Per germinare il seme richiede temperature di almeno 15 °C, ed i ritorni di freddo possono essere deleteri per le giovani piante. Presenta inoltre elevato fabbisogno di acqua, come tutte le specie appartenenti alla famiglia delle cucurbitacee. I momenti nei quali le esigenze idriche sono più elevate sono l’inizio della fioritura e l’ingrossamento dei frutti.

COLTIVAZIONE

In un orto familiare la coltivazione del cetriolo non dovrebbe essere ripetuta sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 4 anni. Può essere fatto seguire da colture di famiglie botaniche diverse come pomodoro, cavolfiore, finocchio, cipolle.

Preparazione del terreno

L’elevato sviluppo radicale del cetriolo richiede una buona preparazione del terreno e la lavorazione ottimale sarebbe un’aratura profonda. In un orto familiare può essere sufficiente una vangatura o una zappatura energica cercando di rompere bene le zolle, per rendere il terreno soffice e adatto all’espansione delle radici. In questa fase è consigliabile incorporare al terreno letame maturo oppure compost alla dose di 4 – 5 kg per metro quadrato di terreno.

Semina e impianto

Se si opta per la semina, possiamo effettuarla in semenzaio protetto verso febbraio – marzo, per trapiantare le piantine nell’orto verso aprile. Le distanze consigliate sono di 1 metro tra le file e 60 cm sulla fila, per consentire alle piante di espandersi e produrre molti frutti.

In alternativa si può seminare direttamente nell’orto, tra aprile e giugno. In questo caso i semi vanno posti (in numero di 3 – 4) direttamente in buche e ricoperti, rispettando le distanze sopra indicae tra le buche. Quando le piante germinate avranno 2 -3 foglie, si procederà con il diradamento, in modo da lasciarne solo una per buca.

Se non vogliamo ricorrere alla semina, possiamo acquistare i piantini in un vivaio e trapiantarli in primavera sempre rispettando le suddette distanze tra una pianta e l’altra.

Cure colturali

I cetriolo possono essere tutorati predisponendo delle reti di polietilene sulle quali la pianta si arrampica. Il fusto principale può essere cimato dopo la raccolta dei frutti, per stimolare la formazione di nuovi germogli e quindi di nuovi fiori e di nuovi frutti.

Le infestanti vanno rimosse manualmente, ma questa operazione è necessaria solo nelle prime fasi di sviluppo della pianta, poiché espandendosi molto tende a impedire alle malerbe di crescere.

L’irrigazione è molto importante, e l’acqua non deve mai mancare, ma non si devono formare ristagni idrici che potrebbero far marcire l’apparato radicale della pianta.

RACCOLTA

La raccolta inizia circa 2 mesi dopo la semina e va effettuata quotidianamente, preferibilmente al mattino. A temperatura ambiente il cetriolo si conserva solo 2 – 3 giorni, mentre in frigorigero può durare circa una settimana. Il cetriolo può essere consumato crudo in insalata o cotto nelle minestre. Viene impiegato inoltre per preparare applicazioni cutanee ad azione emolliente, rinfrescante e rassodante.

AVVERSITA’ E DIFESA

Anche in un orto familiare il cetriolo può incorrere in alcune malattie e parassiti. Vediamo i principali problemi e come prevenirli.

Mal bianco: è un fungo che, specialmente in estate, ricopre le foglie di una polvere bianca che può determinare la deformazione e il disseccamento delle foglie. In un orto familiare, se l’attacco non è particolarmente grave è sconsigliato effettuare trattamenti chimici.

Peronospora: causato da Pseudoperonospora cubensis, provoca la comparsa di macchie quadrangolari di colore giallastro sulle foglie. E’ favorita da un eccesso di umidità, si consiglia di non bagnare le foglie durante l’irrigazione.

Funghi radicali: causati da Pythium, Fusarium, Verticillium sono favoriti dai ristagni idrici nel terreno.

Insetti: la coltivazione del cetriolo può essere soggetta ad attacchi di afidi, acari, tripidi, ed aleurodidi. In un orto familiare, in caso di forti attacchi, si può intervenire con prodotti a base di piretro naturale, sospendendo i trattamenti prima della raccolta secondo quanto indicato sull’etichetta del prodotto.

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La coltivazione del finocchio

Il finocchio nell’orto familiare

Il finocchio (Foeniculum vulgare) è una coltura orticola della famiglia delle Apiacee (o Ombrellifere), come la carota, il cumino e l’aneto. Originario del Mediterraneo era conosciuto già dagli antichi Egizi. In cucina può essere usato sia crudo che cotto; la parte che viene consumata si chiama “grumolo”  ed è costituita dalle guaine fogliari. La coltivazione del finocchio è molto diffusa negli orti familiari e consente con poco sforzo di avere una buona produzione di un vegetale gustoso e ricco di proprietà nutritive.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il finocchio è una pianta erbacea biennale che nel primo anno di vita forma il grumolo, che è la parte basale che viene consumata, mentre al secondo anno produce fiori, frutti e semi. Il grumolo è costituito dalle guaine fogliari, che diventano spesse, carnose ed avvolgenti. Se il grumolo è di forma arrotondata il finocchio viene definito “maschio”, mentre se più allungato viene detto finocchio femmina.

Al di sotto del grumolo si trova la radice che è composta da un fittone che si allunga in profondità e forma numerose radici laterali.

Il fusto è la parte verde chiaro, eretta ed allungata che emana un profumo aromatico se schiacciata. Il frutto, che normalmente viene denominato come seme, si sviluppa solo al secondo anno ed è pertanto interessante solo per le ditte sementiere.

coltivazione del finocchio

ESIGENZE AMBIENTALI

La coltivazione del finocchio richiede terreni di medio impasto o sciolti, senza ristagni idrici, fertili e con buona dotazione di sostanza organica. Il pH ideale è compreso tra 5,5 e 7,0. Non si adatta a terreni troppo compatti, nei quali il grumolo non riesce a formarsi. Il clima ideale  è mite, anche se alcune cultivar sopportano brevi periodi di temperature prossime a 0 °C. Le temperature ottimali sono comprese tra 15 e 20 °C; temperature elevate diminuiscono la qualità della produzione. Da privilegiare l’esposizione soleggiata per avere una buona produzione.

COLTIVAZIONE

La coltivazione del finocchio non dovrebbe essere ripetuta sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 3 – 4 anni. Non deve inoltre seguire altre ombrellifere come la carota o il sedano, perche molte malattie sono comuni. Può invece essere posto in rotazione con patata, pomodoro, fagiolo o pisello.

In passato veniva seminato tra le file negli uliveti, anche se l’ombreggiamento riduce la produzione. In un orto familiare può essere consociato con lattuga, spinacio, scarola.

Preparazione del terreno

Per le produzioni da reddito si esegue un’aratura profonda, seguita da erpicature per affinare bene il terreno. In un orto familiare è sufficiente una zappatura  o vangatura manuale; in genere non viene concimato, ma si sfrutta la fertilità residua derivata dagli apporti organici dati alla coltura precedente.

Semina

Il finocchio può essere seminato direttamente a dimora a partire da metà giugno, fino ad inizio agosto nelle zone settentrionali. Nel meridione possono proseguire fino a settembre.

Va seminato a file distanti 60 – 70 cm, ricoprendo i semi con circa 1 cm di terra. Durante la fase di germinazione è richiesta qualche attenzione in più: il terreno deve rimanere sempre umido, ma bisogna evitare accuratamente i ristagni idrici, ai quali il finocchio è molto sensibile. Con temperature di circa 25 °C il finocchio germina in 10 giorni.

Quando le piantine avranno raggiunto un’altezza di 5 cm, si può procedere con il diradamento, in modo da lasciare una pianta ogni 20 cm sulla fila. In questo modo tutte le piante potranno svilupparsi in maniera ottimale e formare un grumolo di notevoli dimensioni.

Trapianto

In alternativa alla semina diretta si può procedere con il trapianto, partendo da piantine acquistate in vivaio o prodotte da sé, partendo dal seme.

In questo caso si può seminare in contenitori impiegando terriccio per semine. Esistono in commercio appositi contenitori alveolati adatti per questo genere di semine. Dopo 30 – 40 giorni dalla semina, quando le piantine sono alte circa 10 cm e con le radici trattengono la terra dell’alveolo, possono essere trapiantate nell’orto. Il periodo migliore per il trapianto va da fine luglio a metà agosto. Se il clima è mite si può arrivare fino a novembre. Le distanze di impianto da rispettare sono di circa 60 cm tra le file e 20 cm sulla fila. In questo modo avremo 8 – 9 finocchi per metro quadrato.

Cure colturali

Per il finocchio, l’irrigazione è molto importante e va attuata con cura. Una carenza di acqua nelle prime fasi di sviluppo comporta una ridotta formazione di radici con conseguente scarsa produzione di grumoli. Bisogna irrigare senza esagerare ma in modo continuativo, specialmente nei periodi caldi.

Per quanto riguarda le piante infestanti, vanno rimosse manualmente o con l’aiuto di una zappetta.

Una pratica diffusa nella coltivazione del finocchio è l’imbianchimento. L’imbianchimento consente di rendere i grumoli perfettamente bianchi, migliorandone l’aspetto e la qualità. Viene eseguito tramite rincalzatura, circa 15 giorni prima della raccolta, quando i grumoli sono già formati. Il terreno viene accostato alle piante ricoprendo la parte basale, che in questo modo non riceve più i raggi del sole e tende a imbiancare per mancata sintesi di colorofilla.

coltivazione del finocchio

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

Appena i grumoli sono ben formati devono essere raccolti, senza attendere oltre per evitare che si deformino ed inizino a produrre gli scapi fiorali. Anche una raccolta troppo anticipata è dannosa, perché i finocchi avranno consistenza fibrosa. La raccolta va eseguita con cura, essendo sensibili alle ammaccature e si procede con l’eliminazione della radice e delle foglie più esterne, soprattutto se danneggiate o malate. Da 10 metri quadrati coltivati a finocchio, si possono ottenere 20 – 30 kg di grumoli. Ad una temperatura di 3 – 4 °C si conservano per circa 2 settimane, se avvolti in una pellicola trasparente.

AVVERSITA’ E DIFESA

La malattia più comune e dannosa che può colpire il finocchio è la sclerotinia, causata dal fungo Sclerotinia sclerotiorum. Questa malattia provoca un marciume basale che rovina irremediabilmente la pianta, che non può più essere consumata. In condizioni di elevata umidità, sulla parte colpita si forma un micelio di colore bianco candido, simile  a cotone. In un orto familiare la strategia migliore è la prevenzione, evitando i ristagni idrici ed estirpando ed eliminando le piante  colpite.

Tra le avversità animali ricordiamo chiocciole e lumache, che sono ghiotte di tutta la pianta e in particolare del grumolo.

 

 

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