Coltivare lo spinacio

La coltivazione dello spinacio

Lo spinacio (Spinacia oleracea) è una pianta orticola della famiglia delle Chenopodiacee, come la bietola, conosciuto fin dall’antichità e giunto in Europa grazie agli Arabi attorno all’anno 1000. Molto usato in cucina come verdura cotta ha un elevato contenuto in vitamine e sali minerali ed è un vero toccasana per la salute.

La coltivazione dello spinacio è molto comune negli orti familiari ed è diffusa in tutto il mondo. Le sue foglie possono essere consumate sia crude che cotte e sono considerate un piatto tipicamente autunnale e invernale. Tra le varietà più conosciute troviamo sicuramente lo spinacio Gigante d’inverno e il Matador.

La rapida crescita e la possibilità di coltivarli in autunno rendono gli spinaci perfetti per l’orto familiare. Amati anche dai bambini grazie al celebre cartone Braccio di Ferro, sono ottimi da un punto di vista nutritivo.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Lo spinacio è una pianta erbacea annuale o, più raramente, biennale ed è formata da piccoli cespi di foglie di colore verde scuro.

La radice è fittonante e di colore rosso in prossimità del colletto.

Le foglie possono essere lisce o bollose a seconda della varietà ed hanno un picciolo lungo circa 5 cm. Lo spinacio è una specie dioica, esistono cioè individui femminili e individui maschili.

Tra le principali cultivar troviamo:

  • Gigante d’Inverno: con foglie grandi e carnose di colore verde scuro, si semina ad agosto – settembre per essere raccolto in autunno, oppure ad ottobre per la raccolta a febbraio – marzo

  • Matador: ottima varietà, molto produttiva, per la raccolta estiva

  • Merlo Nero: può essere seminato in primavera o in autunno, resiste al freddo ed è lento a montare a seme

  • Viking: può essere seminato tutto l’anno.Sopporta il freddo e durante l’estate, se ben innaffiato, non sale a seme. Molto vigoroso, con ottime produzioni di foglie.

Coltivazione dello spinacio

Coltivazione dello spinacio

Coltivazione dello spinacio: esigenze ambientali

Lo spinacio gradisce un terreno di medio impasto, ma cresce bene anche in suoli argillosi e ricchi di sostanza organica, con pH tra 6,5 e 7,5.

E’ importante che il terreno abbia una buona capacità di trattenere una certa quantità di acqua, ma senza creare ristagni idrici.

Il clima ideale è temperato e fresco. Resiste a temperature attorno a zero gradi, ma è sensibile all’esposizione eccessiva al sole. Si adatta bene a condizioni di mezz’ombra.

COLTIVAZIONE

Nella coltivazione dello spinacio in un orto familiare è consigliabile aspettare almeno 4 anni prima di riseminare lo spinacio sullo stesso terreno.

Grazie allo sviluppo ridotto può essere coltivato tra le file di altri ortaggi a crescita più lenta come fagioli oppure piselli. Altre specie che possono essere consociate sono la lattuga, il sedano e le fragole.

Preparazione del terreno

In questa fase è possibile apportare 2 – 3 kg di letame maturo o di compost per metro quadrato di terreno. L’ideale è però concimare la coltura precedente e non ripetere la fertilizzazione: lo spinacio utilizzera la fertilità residua del terreno. E’ sconsigliabile eccedere con le concimazioni, in particolare azotate, per lo spinacio, in quanto tende ad accumulare sostanze tossiche nelle foglie se assorbe troppo azoto.

Propagazione

Lo spinacio viene propagato tramite seme da marzo a novembre, anche se nei mesi più caldi potrebbe andare rapidamente a fiore. E’ possibile seminare continuativamente, ad intervalli di 15 – 20 giorni, per avere un raccolto sempre fresco e costante.

Per seminare è possibile procedere facendo delle buche profonde 2 – 3 cm e distanti circa 20 cm tra di loro. In queste buche vanno posti 2 – 3 semi e poi ricoperti. Quando le piante nasceranno le più piccole andranno eliminate, per fare crescere le altre più forti.

Per seminare 10 mq servono 15 – 30 grammi di seme, a seconda della varietà.

Cure colturali

Irrigazione: la coltivazione dello spinacio necessita di bagnature attente e frequenti, evitando che il terreno si asciughi tra un intervento irriguo e il successivo. La siccità infatti determina una rapida montata a seme ed è deleteria per le qualità gustative del raccolto.

In particolare l’irrigazione è fondamentale nella fase di germinazione del seme e nelle prime fasi di crescita della piantina. Una carenza idrica in questo stadio può determinare la precoce salita a seme.

Se si vogliono limitare le irrigazioni si può optare per la pacciamatura, ricoprendo il terreno alla base della piante con paglia, corteccia o apposit film plastici. Questa tecnica limita anche lo sviluppo delle piante infestanti, oltre a limitare l’evaporazione dell’acqua dal suolo.

L’eliminazione delle piante infestanti viene fatta manualmente.

Coltivazione dello spinacio

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

Nel periodo primaverile – estivo la raccolta avviene 6 – 8 settimane dopo la semina, mentre in autunno-inverno bisognerà aspettare circa 3 mesi. Su una superficie di 10 metri quadrati la coltivazione dello spinacio può fornire anche 10 – 15 Kg di prodotto, in più tagli. E’ importante raccogliere prima che cominci la fioritura, poichè da quel momento le foglie diventeranno più coriacee e cambieranno sapore.

Gli spinaci possono essere consumati freschi (crudi o cotti) oppure conservati. In quest’ultimo caso si consiglia di surgerarli nel freezer. In questo modo possono essere conservati nel congelatore per circa 12 mesi.

La raccolta avviene strappando la pianta con le radici o tagliando le foglie cominciando da quelle più esterne e lasciando il germoglio centrale. In questo modo, specialmente se si tratta di pianta seminate da fine estate in avanti, potranno ricacciare e produrre nuove foglie.

Durante i mesi più caldi invece, è difficile poter effettuare più tagli.

AVVERSITA’ E DIFESA

Anche in un orto familiare lo spinacio può essere attaccato da malattie e da parassiti animali. Vediamo i principali problemi e come contrastarli.

Chiocciole e limacce: le chiocciole (lumache con guscio) e le limacce (lumache senza guscio) sono ghiotte di verdura e si cibano anche di spinaci. Esistono in commercio dei prodotti a base di ortofosfato di ferro ammessi anche in agricoltura biologica; in alternativa possiamo predisporre delle barriere attorno alle coltivazioni, disponendo sul terreno una striscia di cenere o calce. Queste sostane sono caustiche per questi molluschi, e gli impediranno di avvicinarsi. Ovviamente vanno sostituite alla prima pioggia.

Mosca dello spinacio (Pegomya hyoscyami): è un insetto che depone le uova sulla pagina inferiore delle foglie e le larve che ne fuoriescono si nutrono della pianta. In agricoltura biologica si può combattere con preparati a base di Bacillus thuringiensis aizawi.

Peronospora dello spinacio (Peronospora farinosa f. sp. spinaciae): provoca macchie di colore rossiccio, sulle quali si può formare una muffa che causa il disseccamento della foglia. Si consiglia di prevenire evitando di bagnare eccessivamente le foglie.

Pubblicato in Uncategorized | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione dell’elicriso

Coltivare l’elicriso, pianta officinale

L’elicriso (Helicrysum italicum) è una pianta erbacea officinale della famiglia delle asteracee, come la camomilla, la lattuga e molte altre. La coltivazione dell’elicriso è piuttosto facile e, oltre che l’impiego come pianta officinale, è perfetta anche come ornamentale, in particolare nei giardini rocciosi.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Esistono in realtà circa 500 specie specie di elicriso, che possono essere annuali o perenni. La più comune è Helicrysum italicum.

Le foglie sono lineari e lanceolate, con il bordo ripiegato verso il basso, di colore verde – grigio con riflessi argentei. La pianta è ricoperta da una peluria bianca e profumata e può raggiungere un’altezza di 35 – 40 cm, con un portamento piuttosto compatto e fusti legnosi ed eretti.

I fiori (chiamati capolini), simili a quelli della margherita, sono di colore giallo chiaro e si formano in primavera all’apice dei fusti. La fioritura può durare fino all’autunno.

Coltivazione dell'elicriso

Coltivazione dell’elicriso

Coltivazione dell’elicriso: esigenze ambientali

Il clima ideale è quello temperato e mediterraneo (è tipico della macchia mediterranea), ma con le dovute cure, cresce anche negli ambienti con clima freddo.

L’esposizione ideale è al sole diretto e non teme particolarmente il caldo e la siccità. Preferisce terreni leggeri, non troppo fertili e tendenzialmente calcarei. In natura cresce fino a circa 800 metri di altitudine, anche vicino al mare, negli incolti, nelle pietraie e negli ambienti aridi delle colline litoranee.

COLTIVAZIONE

Anche se in natura è una specie perenne, viene la coltivazione dell’elicriso dura generalmente circa 6 anni, con la massima produzione di fiori attorno al 4 – 5° anno.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione dell’elicriso in vaso si può usare una miscela di terriccio universale, torba e sabbia.

Propagazione

Divisione dei cespi: usata per le specie di elicriso perenni, viene fatta in primavera. I cespi vengono interrati in un terriccio universale, mantenuto inumidito per favorire la radicazione ma senza causare ristagni idrici.

Talea: vengono fatte radicare a fine estate in un substrato composto da caratterizzato da torba, sabbia e terriccio per floricoltura. All’inizio della primavera successiva le piante saranno pronte ad essere trapiantate in pieno campo.

Seme: la semina diretta si effettua in primavera ed è effettuata per le specie annuali. Questa tecnica può dare problemi di emergenza non uniforme e di scalarità di crescita e sviluppo che influenzerà negativamente le successive fasi di coltivazione. Inoltre sono maggiori i problemi di piante infestanti. Per questo, per le specie perenni, è preferibile ricorrere al trapianto di piantine acquistate in vivaio o ottenute per talea, divisione dei cespi o semina in semenzaio.

Per la semina in semenzaio il periodo migliore e la fine dell’estate, in modo da poterle trapiantare a febbraio in vasi più grandi.

Trapianto: il trapianto in piena terra si effettua quando non vi sono più rischi di gelate o di ritorni di freddo, in particolare nelle regioni del nord Italia. Nelle zone mediterranee è posibile trapiantare anche in autunno.

Si consiglia di adottare sesti d’impianto di 25 – 30 cm sulla fila e di 60 – 70 cm tra le file.

Cure colturali

Pacciamatura: l’elicriso è una pianta rustica e resiste anche ai freddi dell’inverno. Per aiutarla a superare i freddi invernali nelle regioni dell’Italia settentrionale è utile effettuare una pacciamatura con residui di corteccia, paglia o foglie, dalla fine dell’autunno all’inizio della primavera successiva. In questo modo, con l’avvento del freddo la parte aerea della pianta si secca mentre le radici sopravvivono e la pianta tornerà a vegetare in primavera

Irrigazione: le bagnature devono essere limitate per evitare ristagni idrici con conseguenti marciumi delle radici. Se è coltivato in piena terra è consigliabile irrigare solo le piante più giovani o in caso di periodi prolungati di siccità, e comunque inumidendo bene il terreno ma senza creare un eccesso di acqua.

Potatura: è sufficiente tagliare i fiori secchi e le parti danneggiate o malate per avere una crescita rigogliosa di tutta la pianta.

Rinvasi: per la coltivazione dell’elicriso in vaso, si consiglia di rinvasare ogni 3 anni.

Concimazione: non è indispensabile (in natura cresce anche su terreni molto poveri), ma per avere una bella fioritura può essere utile somministrare in primavera, ogni  20 – 25 giorni circa, un concime liquido per piante da fiore diluito nell’acqua delle annaffiature. In alternativa si può somministrare ogni 3 mesi, ai piedi del cespo, del concime completo in granuli a lento rilascio.

RACCOLTA E UTILIZZAZIONE

L’elicriso è prima di tutto una pianta officinale; in erboristeria vengono usati prevalentemente i fiori essicati, raccolti nelle fasi iniziali della fioritura. Si ricava anche un olio essenziale (olio essenziale di elicriso) molto delicato, piuttosto denso e di colore giallo.

I fiori possono anche essere raccolti per farli seccare e usarli come ornamento. In questo caso la raccolta è manuale e le infiorescenze vanno appese in mazzetti in un luogo buio, fresco e asciutto per circa 3 settimane.

In fitoterapia l’elicriso viene usato contro laringiti, bronchiti e allergie. L’olio essenziale ha proprietà antinfiammatorie delle vie respiratorie. Può inoltre essere usato per preparare creme idratanti per la pelle.

Le foglie possono essere usate in cucina per insaporire numerosi piatti come risotti, carne e pesce.

AVVERSITA’ E DIFESA

L’elicriso è una pianta officinale molto resistente, ma occasionalmente può essere attaccata da alcuni parassiti e malattie. Vediamo i principali.

Afidi: volgarmente chiamati pidocchi delle piante, si nutrono della linfa dei vegetali, portando al disseccamento delle foglie e causare danni nella coltivazione dell’elicriso. Possono essere combattuti con dei prodotti fatti in casa, come il macerato di ortica.

Verticillium: è un fungo microscopico presente nel terreno, che, tramite le radici, penetra all’interno della pianta distruggendo i vasi conduttori. Questo blocca il flusso della linfa e la pianta può arrivare a morire. In un orto familiare un attacco di questo genere è comunque raro, ma è più diffuso nelle coltivazioni intensive dove la stessa specie viene coltivata per molti anni di fila sullo stesso terreno.

Pubblicato in Ornamentali, Piante aromatiche e officinali | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione della bietola

Come coltivare la bietola

La bietola (Beta vulgaris) è un ortaggio della famiglia delle chenopodiacee, come lo spinacio, ed è originaria del bacino del Mediterraneo.

Esistono in realtà molte varietà di bietole da foglia, da costa e anche da foraggio, per l’alimentazione degli animali da allevamento. Molto usata in cucina, è ricca di sali minerali e di benefici per la salute.

La coltivazione della bietola in un orto familiare è comunque molto semplice e le tecniche qui illustrate valgono per le diverse tipologie esistenti.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La bietola è una pianta biennale, ma viene coltivata come annuale. Nel secondo anno infatti, fiorirebbe e produrrebbe i semi. E’ parente della barbabietola ma non forma la radice ingrossata.

Ha una radice di 3 – 4 cm di diametro, fittonante e che può arrivare ad una profondità di 30 cm.

Le foglie possono essere bollose oppure lisce ed hanno un picciolo di colore bianco, verde o rosso. Questa parte è particolarmente sviluppato nelle bietole da costa, che, nelle varietà a picciolo rosso, ricordano il rabarbaro.

I fiori sono piccoli e di colore verde e fioriscono in primavera per formare il seme verso luglio – agosto. Tutto questo avviene però nel secondo anno, e interessa quindi soltanto le ditte produttrici di sementi per l’orticoltura.

Tra le varietà più importanti troviamo

  • Bright Lights: produce delle coste di colore variabile dal rosso, al rosa, all’arancio

  • Rhubarb Chard: dalle coste di colore rosso intenso, assomiglia al rabarbaro, da cui il nome

Coltivazione della bietola

La coltivazione della bietola: esigenze ambientali

La bietola gradisce un clima temperato ed ha una buona resistenza al freddo, sopportando temperature di alcuni gradi sotto zero. Anche se beneficia di un’esposizione diretta al sole, per la coltivazione estiva è consigliabile scegliere una posizione di mezz’ombra.

Il terreno ideale è ricco di sostanza organica e ben drenato, senza ristagni idrici, con pH preferibilmente tra 6 e 7. Tollera bene la salinità del suolo.

COLTIVAZIONE

Essendo molto resistente al freddo, può essere coltivata da marzo a fine novembre. Una volta seminata in primavera può essere raccolta per tutto l’anno, poichè continua a ricacciare e a formare nuove foglie.

E’ importare non coltivarla sullo stesso terreno prima che siano trascorsi 4 – 5 anni ed è altresì sconsigliato seminarla dopo mais, spinacio o barbabietola.

Preparazione del terreno

In un orto familiare è consigliabile preparare il terreno prima della semina con una zappatura o vangatura, cercando di rendere il terreno soffice ed omogeneo. In questa fase è possibile apportare al terreno 3 – 4 kg di compost oppure letame maturo per metro quadro di terreno, interrandoli a 20 – 30 cm di profondità.

In alternativa è possibile effettuare la lavorazione e la letamazione l’autunno precedente la semina: in questo modo il fertilizzante avrà il tempo per decomporsi. Prima della semina sarà bene fare una nuova lavorazione per affinare bene il terreno.

Propagazione

Viene in genere propagata tramite semina diretta in campo. I semi germinano abbastanza facilmente e le piantine emergono nel giro di 7 – 10 giorni.

Si consiglia di interrare il seme a circa 2 cm di profondità e di tenere una distanza di 25 – 30 cm tra una pianta e l’altra e di 50 cm tra le file. In questo modo potranno crescere liberamente e produrre dei bei cespi.

In alternativa si può seminare in semenzaio protetto e poi trapiantare. In questo caso la semina può essere fatta già a febbraio, per poi trapiantare quando le piantine saranno alte almeno 10 cm.

Cure colturali

Irrigazione: durante la primavera e l’autunno può essere sufficiente la pioggia, ma è opportuno intervenire in annate siccitose. Durante l’estate invece, è quasi sempre necessario annaffiare, anche tutti i giorni. L’irrigazione va effettuata preferibilmente di sera o di primo mattino. Un buon apporto di acqua permette di ottenere delle foglie ben carnose e sviluppate.

Sarchiatura: la rottura della crosta del terreno tra le file con una zappetta serve sia ad eliminare le malerbe che a migliorare l’ossigenazione del terreno e ad evitare la formazione di uno strato superficiale compatto.

RACCOLTA E UTILIZZO

La raccolta avviene staccando le foglie più esterne o tagliando la pianta intera. In entrambi i casi continuerà a ricacciare. In genere il massimo sviluppo si ha da 60 a 90 giorni dopo la semina.

Anche se è preferibile consumarla fresca per beneficiare al meglio delle vitamine e dei sali minerali presenti, è possibile conservarla in freezer. In questo caso va bollita, lasciata scolare e raffreddare, per poi tagliarla in piccoli pezzi e messa in sacchettui per congelatore. In questo modo può essere conservata anche 8 – 9 mesi ed impiegata per minestroni o stufati.

AVVERSITA’ E DIFESA

Anche in un orto familiare, la coltivazione della bietola bietola da coste può andare incontro ad alcuni problemi. Vediamo i principali

Chiocciole e limacce: sono ghiotte delle foglie e possono arrecare grani danni. Esistono prodotti a base di ortofosfato di ferro, ammessi anche in agricoltura biologica; in alternativa si possono delimitare le aiuole con cenere o calce, che hanno effetto caustico su questi molluschi.

Tra gli altri parassiti animali ricordiamo gli afidi (i pidocchi delle piante), il grillotalpa, le nottue e gli elateridi.

Cercospora: causata dal fungo Cercospora beticola è chiamata anche vaiolatura.

Peronospora: causata da Peronospora farinosa, è spesso causata da un eccesso di umidità a livello fogliare.

Marciumi radicali: spesso favoriti da eccessi di acqua nel terreno, sono causati da diversi funghi del suolo tra cui Pythium e Rhizoctonia.

 

Pubblicato in Orticoltura | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione della pervinca

Come coltivare la pervinca

La pervinca è il nome comune con il quale vengono indicate diverse specie del genere Vinca della famiglia delle Apocynaceae.

Sono molto coltivate come ornamentali per la bellezza della loro fioritura e per la possibilità di coltivarle in vasi sospesi formando così delle cascate fiorite. Possono inoltre essere usate per formare siepi e cespugli; spontaneamente crescono nel sottobosco.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Sono specie erbacee o arbustive sempreverdi e possono avere portamento eretto oppure strisciante con un fusto legnoso alla base.

I fiori sboccianno dalla primavera all’autunno e sono formati da 5 lobi rotondeggianti, di colore variabile (blu, viola, bianchi o rosa) a seconda della specie e della varietà. Un singolo cespuglio può raggiungere un diametro di 60 – 80 cm.

Tra le specie di vinca, ricordiamo:

  • Vinca difformis: presenta foglie lanceolate di colore verde scuro. Fiorisce da fine inverno all’inizio della primavera, con fiori largi 4 cm.

  • Vinca herbacea: ha portamento strisciante e foglie lanceolate di colore verde intenso.

  • Vinca major: pervinca maggiore. Molto diffusa in Italia e assai rustica, con fiori sono colore azzurro-rosso che sbocciano dalla primavera all’autunno. Di questa specie, molto coltivata, esistono molte varietà.

  • Vinca minor: pervinca minore. Rispetto alla specie precedente presenta fogliame molto più folto.

Coltivazione della pervinca

Coltivazione della vinca: esigenze ambientali

Gradisce un’esposizione semiombreggiata, dove possa ricevere alcune ore di sole.

Le temperature ottimali sono di 20 – 25 °C, mentre sotto i 15 °C inizia a soffrire. In estate è quindi possibile tenerla all’aperto, mentre in inverno va tenuta in un luogo riparato.

I terreni ideali sono umidi, ricchi di sostanza organica e con un buon drenaggio delle acque in eccesso.

COLTIVAZIONE

Propagazione

Seme: la semina viene fatta in primavera, in un terriccio generico per piante da fiore.

Talea: la pervinca si può propagare molto facilmente per talea. A marzo si tagliano degli apici vegetativi lunghi 10 cm, usando delle lame molto affilate per garantire un’ottima precisione di taglio. Si asportano le foglie basali e si immerge la parte del taglio in una polvere contenente ormoni radicanti, disponibile nei negozi di giardinaggio.

Le talee vengono quindi piantate in vasi o cassette contenenti un substrato formato da 1 parte di sabbia grossa e due parti di terriccio per giardinaggio.

Quindi, i vasi vanno coperti con un nylon (ad esempio un sacchetto posto come cappuccio) e posti all’ombra a circa 25 °C, mantenendo il terreno inumidito. Prestare attenzione che non vi sia un eccesso di condensa sulla plastica.

Quando si svilupperanno i primi germogli, sarà il segnale che la radicazione è avvenuta. Si può quindi togliere la plastica e porre il vaso in una posizione più luminosa, per poi rinvasare le piantine ( a gruppi di due – tre) in un vaso più grande, non appena saranno sufficientemente robuste.

Cure colturali

Irrigazione: è necessario bagnare abbondantemente in primavera – estate ma senza creare ristagni idrici. Dal tardo autunno le bagnature vanno ridotte, lasciando il terreno solo leggermente umido. E’ importante non bagnare i petali dei fiori, per non rovinarli.

Rinvaso: è consigliabile rinvasarla annualmente, tra gennaio e marzo, impiegando un terriccio fertile leggermente acido. E’ preferibile usare vasi di terracotta, che consentono alla terra di respirare.

Concimazione: durante la fase vegetativa (dalla primavera all’autunno) è utile concimare la vinca ogni 15 – 20 giorni con un concime liquido o solubile in acqua contenente tutti gli elementi nutritivi. In alternativa si può distribuire ogni 2 mesi del concime granulare a lento rilascio alla base della pianta.

Una corretta concimazione favorisce un’ottima fioritura, sia come quantità che come qualità.

Potatura: una buona potatura favorisce lo sviluppo e la fioritura della vinca. Vanno eliminate le parti secche, appassite o malate.

IMPIEGO FARMACEUTICO

La pervinca contine una sostanza, la vincristina, con una struttura chimica molto complessa. Questa sostanza è contenuta specialmente in una specie affine alla pervinca, chiamata pervinca del Madagascar (Catharantus roseus). E’ una sostanza tossica perchè impedise la divisione cellulare; in virtù di questa proprietà viene normalmente impiegata come antitumorale nella chemioterapia.

AVVERSITA’ E DIFESA

Una mancata fioritura può dipendere da una scarsa illuminazione o da una carenza di elementi nutritivi. Può quindi essere utile spostare la pianta in un luogo più luminoso e procedere con la concimazione.

Esistono inltre alcuni parassiti che possono attaccare la pervinca.

Ragnetto rosso: è un acaro che con le sue punture per succhiare la linfa rende le foglie di colore grigio giallo. E’ necessario usare prodotti acaricidi specifici, disponibili nei negozi di agricoltura e giardinaggio.

Cocciniglia: provoca la comparsa di macchie sulla parte inferiore delle foglie. Oltre che i trattamenti con insetticidi, le foglie colpite possono essere lavate, per asportare il parassita.

 

 

Pubblicato in Ornamentali | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione del prezzemolo

Coltivare prezzemolo nell’orto familiare

Il prezzemolo (Petroselinum crispum) è una pianta erbacea della famiglia delle Ombrellifere (o Apiacee) come la carota, il finocchio e il cumino.

E’ un’erba aromatica molto usata in cucina, ottima per insaporire carne, pesce e pasta.

La coltivazione del prezzemolo è molto semplice e ci permette di avere questo aroma nel nostro orto, per usarlo fresco al momento del bisogno.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il prezzemolo è una pianta biennale (se coltivata) o perenne (se spontanea) originaria del Mediterraneo e dell’Asia occidentale.

I fusti sono eretti e possono raggiungere un’altezza di 70 – 75 cm. La radice è fittonante e carnosa.

I fiori compaiono nel secondo anno di coltivazione e sono riuniti in strutture chiamate ombrelle. Sono di colore bianco – verde e producono dei piccoli semi brunastri, con delle striature verticali.

Coltivare prezzemolo: esigenze ambientali

Il prezzemolo richiede un clima temperato, senza sbalzi termici. Le temperature ideali sono tra 15 e 22 °C. Se la temperatura non è particolarmente rigida può sopportare l’inverno, ma sarà comunque necessario procedere con una nuova semina in inverno per rinfoltirlo.

Per quanto riguarda il terreno, non è particolarmente esigente, ma i terreni di medio impasto con un buon drenaggio sono i migliori. Il pH ideale è compreso tra 6 e 8.

COLTIVAZIONE

Rotazione e consociazione

E’ importante non coltivare il prezzemolo su un terreno sul quale siano state precedentemente coltivate specie appartenenti alla sua stessa famiglia botanica come la carota e il finocchio. Prima di ricoltivarlo è necessario far passare 3 – 4 anni.

Nel caso venga seminato a file può essere consociato con altre colture ciclo breve, come lattuga oppure ravanello. Può anche essere consociato con cipolle, coltivandole ai bordi delle aiuole.

Coltivare prezzemolo

Preparazione del terreno

Qualche settimana prima della semina è consigliabile procedere con una vangatura o zappatura, cercando di arrivare a circa 20 cm di profondità. In questa fase è possibile apportare al terreno letame maturo oppure compost, alla dose di 3 – 4 kg per metro quadro.

E’ importare affinare bene il terreno, per preparare un letto di semina ideale per la germinazione.

Propagazione

Il prezzemolo viene propagato per seme. Il periodo ideale per la semina va da marzo a luglio, spargendo i semi direttamente sul terreno lavorato, in file distanti 15 – 20 cm. Quindi i semi vanno ricoperti con un sottile strato di terreno (circa 0,5 cm), per poi innaffiare senza esagerare.

Il prezzemolo ha una germinazione lenta, quindi dovrete attendere circa 20 giorni prima di veder spuntare le piantine. Inizialmente si può ricoprire con del tessuto non tessuto, che permetterà il mantenimento dell’umidità e di una temperatura ottimale. Una volta germogliato, il telo protettivo potrà essere rimosso. Si ricorda di mantenere il terreno sempre umido per consentire una buona germinazione e una crescita ottimale delle piantine.

Se si dispone di una serra si può seminare a gennaio – febbraio o addirittura a settembre – ottobre per anticipare la raccolta in primavera.

In alternativa alla semina è possibile acquistare le piantine ad aprile e trapiantarle in piena terra o in vaso

Cure colturali

Irrigazione: per una crescita ottimale il terreno deve essere mantenuto umido ma senza causare ristagni idrici che favorirebbero i marciumi delle radici.

La lotta alle infestanti è manuale ed è importante estirpare le malerbe perchè sottragono alla nostra coltura gli elementi nutritivi indispensabili per la crescita.

Non sono in genere necessarie concimazioni.

E’ inoltre possibile coltivare prezzemolo anche in vaso, ad esempio sul balcone o sul terrazzo. Si consiglia di usare un vaso di terracotta che permette l’ossigenazione del terreno e di porre uno strato di ghiaia sul fondo del vaso per permettere lo sgrondo dell’acqua in eccesso.

Il vaso va posto in penombra, o riparato con un telo. Può eventualmente essere ritirato con l’arrivo della brutta stagione; in questo modo le piante dureranno più a lungo.

RACCOLTA

Nella coltivazione del prezzemolo la raccolta è manuale e va dalla primavera all’estate. Le piante tagliate infatti ricrescono ed è quindi possibile effettuare più raccolte; in un anno si possono effettuare anche 10 tagli. La cosa migliore è tagliare i rametti al momento del bisogno, per avere la nostra erba sempre fresca da usare in cucina.

In alternativa i rametti di prezzemolo appena raccolti possono essere raccolti e congelati per utilizzarli al bisogno, oppurre essiccati.

AVVERSITA’ E DIFESA

In genere se si intende coltivare prezzemolo in un orto familiare o in vaso non è di norma necessario attuare interventi di difesa.

Se dovesse apparire ingiallito può essere dovuto ad un eccesso di acqua o a troppa luce solare.

Le principali malattie fungine alle quali può andare incontro sono:

Oidio: detto anche mal bianco è causato dal fungo Erysiphe umbelliferarum. Provoca la comparsa di una muffetta biancastra sulle foglie e compare in genere verso fine estate.

Septoriosi: anch’essa colpisce verso fine estate – inizio autunno, in conincidenza con periodi piovosi o umidi. Causa la formazione di macchie rossastre su foglie e piccioli; questa macchie tendono poi a seccare. All’interno delle macchie si possono osservare dei puntini neri che, rompendosi, contribuiscono alla dispersione del fungo e ad avviare nuove infezioni.

 

Pubblicato in Orticoltura, Piante aromatiche e officinali | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La coltivazione dell’altea

L’altea (Althea officinalis) è una pianta perenne della famiglia delle Malvacee, presente allo stato naturale in gran parte dell’Europa, in luoghi umidi e lungo argini, fossi e canali.

La coltivazione dell’altea ha uno scopo prevalentemente ornamentale, ma questa pianta ha anche interessanti proprietà medicinali, in particolare come espettorante naturale. Uno dei prodotti ottenibili è lo sciroppo di altea, utile come sedativo della tosse.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’altea è una pianta erbacea perenne che può crescere fino a 150 cm di altezza. I fusti sono eretti e robusti, e le foglie presente una lieve peluria. I fiori, che si sviluppano lungo gli steli, sono di colore rosa o rosso e sono formati da 5 petali cuoriformi. Si trovano in genere a gruppetti di 7 – 12 e raggiungono i 5 cm di diametro.

Fioriscono generalmente verso luglio ed agosto, ma occasionalmente anche durante l’autunno o nella parte finale della primavera seguente alla semina.

ESIGENZE AMBIENTALI

L’altea cresce naturalmente in luoghi umidi cOme le rive dei fiumi e gli argini dei canali irrigui. L’ambiente ideale per la sua coltivazione è quindi temperato – umido, con esposizione soleggiata. In un’aiuola non deve essere posta all’interno della vegetazione fitta. Il terreno ideale è permeabile, senza problemi di ristagno idrico o di eccessiva presenza di malerbe.

Coltivazione dell'altea

COLTIVAZIONE

In genere, la coltivazione dell’altea a scopo officinale dura due anni: le radici vengono infatti raccolte nell’autunno dell’anno successivo alla semina o al trapianto.

Trapiantando in autunno per divisione dei cespi (si piantano porzioni di pianta con radici), il ciclo diventa annuale, ma è una tecnica possibile solo in zone con inverno mite.

Preparazione del terreno

In un orto familiare si può procedere con una buona zappatura o vangatura, effettuata in autunno, incorporando al terreno 5 kg di letame maturo o compost per metro quadrato.

Propagazione

Seme: nel caso si scelga la propagazione per seme è consigliabile usare contenitori alveolati con torba o terriccio universale. Quando le piantine avranno raggiunto un’altezza di circa 5 cm possono essere trapiantate nell’aiuola distanziandole di 50 cm sulla fila e 80 cm tra le file. Il periodo consigliato è il mese di aprile – maggio.

In alternativa si può optare per la semina diretta, impiegando 20 grammi di seme per 10 metri quadrati. Il periodo indicato è verso metà aprile; si semina a file distanti 80 – 100 cm.

Talea: radica facilmente per talea, avendo cura che il terreno nel quale vengono trapiantate sia umido e in ombra nelle ore più calde.

Cure colturali

Potatura: il periodo migliore per la potatura dell’altea è la primavera. I rami vanno tagliati a circa 20 cm dalla base, al di sopra del germoglio. E’ consigliabile eliminare anche i rami più piccoli e quelli secchi o malati. In questo modo si migliora l’arieggiamento della pianta e l’intercettazione della luce.

Per ringiovanire e dare nuovo vigore ad un arbusto vecchio e con crescita stentata bisogna attuare una potatura drastica, tagliando vicino alla base. In questo modo, la pianta tornerà a vegetare l’anno successivo.

Irrigazione: Il terreno va annaffiato abbondantemente ma non bisogna far ristagnare l’acqua per evitare l’insorgere di marciumi e problemi alle radici.

La coltivazione dell’altea e l’impiego erboristico

Oltre all’utilizzo in campo cosmetico, nella formulazione di creme idratanti per la pelle, l’altea presenta molte proprietà terapeutiche.

Fin dall’antichità infatti, questa pianta è tenuta in grande considerazione per le sue caratteristiche di erba medicinale. Ancora oggi viene usata per preparare decotti e infusi calmanti, decongestionanti e lassativi, grazie alla presenza di mucillagini. Ad essere usate sono soprattutto le radici ma anche le foglie.

In particolare l’altea può essere usata nel trattamento di infiammazioni alle mucose, contro faringiti e di sturbi dell’apparato digerente e per combattere la tosse (sciroppo di altea). E’ inoltre utile per contrastare l’irritazione di bocca e gengive usando lo sciroppo di altea come colluttorio.

In dermatologia viene usata contro i foruncoli e per le sue proprietà antipruriginose ed addolcenti, oltre che contro l’acne giovanile.

Lo sciroppo di altea è molto utile per combattere il catarro bronchiale grazie all’azione espettorante naturale.

Le radici vengono raccolte nell’autunno del 2° anno di coltivazione con l’aiuto di una vanga. Nelle coltivazioni professionali si possono ottenere 25 – 30 kg di radici secche ogni 100 m2 . Vengono quindi pulite e messe ad essicare. In seguito vengono tagliate a rondelle e messe nuovamente a seccare. Per la conservazione vanno bene vasi di vetro o sacchetti di carta o tela tenuti in un luogo buio ed asciutto.

AVVERSITA’ E DIFESA

Per una coltivazione a scopo hobbistico, non sono in genere necessari interventi di difesa antiparassitaria.

Pubblicato in Ornamentali, Piante aromatiche e officinali | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La coltivazione dell’agrifoglio

Come coltivare l’agrifoglio

L’agrifoglio (Ilex aquifolirm) è un arbusto appartenente alla famiglia delle Aquifoliacee. Chiamato anche aquifoglio o pungitopo maggiore,  questa pianta dalle bacche rosse molto ornamentali, è usata per abbellire i giardini o per essere impiegata in erboristeria.

Molto usati come piante beneauguranti fin dagli antichi romani durante la festa del soslstizio d’inverno, sono ancora oggi associate al periodo natalizio, per decorare le abitazioni con le loro bacche rosse e il verde acceso del loro fogliame.

La coltivazione dell’agrifoglio in un giardino ha un grande impatto estetico e il colore dei suoi frutti abbellirà qualsiasi siepe ornamentale, specialmente d’inverno, quando la maggior parte delle piante sono spoglie e senza colore.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

L’agrifoglio è una pianta dioica: esistono cioè piante femminili e piante maschili; entrambe producono fiori, anche se sono diversi. I fiori maschili sono di colore giallo, mentre quelli femminili sono bianco – rosati. Solo questi ultimi diventeranno frutti, caratterizzando la pianta con bacche rosse molto appariscenti conosciute da tutti. Quindi, se vogliamo che il nostro pungitopo sia pieno di bacche dovrà essere un esemplare femminile, ma sarà necessario almeno un maschio, per garantire l’impollinazione e la formazione dei frutti. La fioritura avviene a fine estate e continua in autunno.

L’agrifoglio è sempreverde ed ha una chioma densa e molto ramificata. Può raggiungere un altezza di 10 metri, anche se è raro che super i 4 – 5 metri.

Anche le foglie, di colore verde intenso, sono molto particolari: quelle nella parte basale sono munite di spine ed hanno il margine ondulato, mentre le foglie apicali sono senza spine e con forma ovale.

pianta bacche rosse

ESIGENZE AMBIENTALI

L’agrifoglio è un arbusto rustico, che cresce bene anche in condizioni non ottimali. Predilige i terreni sabbiosi o comunque con un buon drenaggio e senza pericolo di ristagni idrici, ricchi di sostanza organica e leggermente acidi.

Può crescere anche in terreni con pH basico e in suoli pesanti, purchè non vi siano lunghi periodi troppo asciutti o con ristagno idrico

Per quanto riguarda l’esposizione gradisce sia il sole che la mezz’ombra, anche se, in piena luce, le foglie assumeranno una colorazione più chiara.

Sopporta minime invernali di – 15 °C; eventuali gelate tardive anche intense, rovineranno i rami più esterni, ma la pianta si riprenderà in fretta. Anche il caldo estivo è ben tollerato, ma non ci devono essere periodi prolungati di siccità.

COLTIVAZIONE

Per ammirare questa pianta a bacche rosse in giardino è sufficiente qualche piccola attenzione.

Propagazione

Seme: La pianta produce delle bacche rosse che contengono semi che, in natura, cadono e daranno origine a nuove piantine. Possiamo quindi raccoglierli, separarli dalla polpa e metterli ad asciugare in un luogo privo di umidità, magari sotto uno strato di sabbia perfettamente asciutta.

Una volta asciugati possiamo seminarli in un terricco universale, ma per germinare impiegheranno qualche mese. In questo modo non potremo però sapere prima di 3 – 4 anni se la pianta è una femmina e potra produrre le tipiche bacche rosse.

Talea: prelevando le talee da una pianta femmina, avremo la sicurezza che una volta adulta la pianta produrrà le bacche rosse. Le talee vanno prelevate a fine primavera – inizio estate, recidendo i rami che non hanno prodotto fiori. La parte basale delle talee va privata delle foglie e vanno immerse nell’ormone radicante e quindi piantate nel terreno. Devono essere tenute in un luogo fresco e all’ombra e innaffiate regolarmente in modo da non lasciar asciugare il terreno.

Preparazione del terreno

Non è necessaria una preparazione particolare del terreno; è sufficiente del terriccio universale per giardinaggio miscelato con letame maturo o compost, da porre sul fondo della buca dove verrano poste le piante acquistate in vivaio. Può anche essere coltivato in vaso, ma è necessario usare un vaso piuttosto grande, poichè mal sopportano i rinvasi.

Cure colturali

Irrigazione: le piante giovani hanno bisogno di annaffiature regolari, da aprile a settembre. Non bisogna però esagerare ma bagnare solo quando e il terreno è asciutto.

Per le piante più grandi sono in genere sufficienti le piogge, ma è opportuno intervenire in caso di siccità prolungata. Le innaffiature devono essere più frequenti per gli esemplari coltivati in vaso.

Altre cure: avendo uno sviluppo lento, non necessitano di potature a parte la normale pulizia dai rami secchi o rovinati a fine inverno. I trapianti e i rinvasi non sono indicati e possono causare la perdita delle foglie, problema che viene comunque superato nel giro di qualche settimana.

MALATTIE DELL’AGRIFOGLIO

Essendo una specie molto rustica le malattie dell’agrifoglio non sono così diffuse. Vediamo comunque i principali problemi ai quali questa pianta può andare incontro.

Le principali malattie dell’agrifoglio sono:

Marciumi radicali: sono causati da funghi e si sviluppano se il terreno rimane saturo d’acqua per lunghi periodi (settimane o mesi). Per prevenirli è sufficiente non eccedere con le bagnature.

Mancanza di bacche rosse: questo è uno dei problemi più sentiti, in quanto viene spesso coltivato proprio per l’aspetto che assume quando la pianta ha le bacche rosse ad ornare i rami. Ricordiamo che essendo una pianta dioica solo le femmine producono i frutti, ma un individuo maschile deve essere presente affinchè avvenga l’impollinazione. Per sapere se l’agrifoglio che abbiamo in giardino è femmina, dovremo attendere la fioritura, che avviene solo in esemplari che hanno almeno 4-5 anni. Per ovviare a questo problema, è opportuno acquistare in vivaio agrifogli che abbiano già le bacche, per essere sicuri che le produrranno anche nel nostro giardino, ovviamente in presenza di una pianta di sesso maschile.

Insetti: tra gli insetti che possono essere dannosi vi sono gli afidi che colpiscono i germogli giovani, rovinando il fogliame e la cocciniglia, favorita da clima caldo – secco.

Pubblicato in Ornamentali | Contrassegnato , , , | Lascia un commento

La coltivazione del peperone

Coltivare il peperone nell’orto familiare

Il peperone (Capsicum annuum), è una pianta della famiglia delle solanacee come il pomodoro e la patata. I primi esemplari di peperone furono portati in Spagna da Cristoforo Colombo nel 1504; probabilmente erano specie piccanti, impiegate come spezie. Attualmente è un’importante coltura orticola in tutta Italia.

La coltivazione del peperone in un orto familiare è molto comune e può dare grandi soddisfazioni. Il peperone inoltre può essere consumato fresco, cotto e conservato e usato in moltissime ricette. Povero di calorie e ricco di vitamina C è un importante alleato per la nostra salute.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

Il peperone ha un apparato radicale costituito da un fittone e da numerose radici secondarie ed arriva in genere a 30 cm di profondità. Questo apparato radicale non fornisce di solito un valido sostegno alla pianta carica di frutti, che necessita quindi di un tutore.

La pianta può raggiungere un’altezza di 1 metro, in funzione della cultivar e delle caratteristiche ambientali e di coltivazione.

I fiori si formano all’ascella delle foglie e delle ramificazioni e sono di colore bianco.

Il frutto, che viene consumato, è una bacca di forma, dimensione e colore molto variabili, a seconda della cultivar. Anche le caratteristiche gustative sono molto variabili e possono andare dal dolce all’estremamente piccante.

Coltivazione del peperone

ESIGENZE AMBIENTALI

I terreni ideali per la coltivazione del peperone sono quelli di medio impasto, con una buona dotazione di sostanza organica, pH 7 – 7,5 e un buon drenaggio dell’acqua. Terreni troppo basici possono impedire l’assorbimento di alcuni elementi nutritivi, con riduzione della produzione e della qualità.

La temperatura ottimale per la crescita è di 25 °C di giorno e 16 – 18 °C di notte. Improvvisi abbassamenti di temperatura possono causare deformazioni del frutto.

COLTIVAZIONE

Nella coltivazione del peperone in un orto familiare bisogna evitare di farlo seguire ad altre solanacee (patata, melanzana, pomodoro), cucurbitacee (zucche, zucchini, melone, anguria) e chenopodiacee (spinacio, bietole) per evitare attacchi parassitari e l’insorgere di malattie comuni a queste specie.

Molto indicata invece la successione con aglio o cipolla, oppure, nel caso di coltivazioni su grandi superfici, con cereali come frumento, orzo o mais.

Coltivazione del peperone

Preparazione del terreno

La coltivazione del peperone si avvantaggia di lavorazioni profonde (arature a 30 – 40 cm), ma questo non sempre è possibile in un orto familiare. Nel caso di terreni argillosi o compatti è bene eseguire le lavorazioni in autunno in modo da esporre il terreno all’azione degli agenti atmosferici.

In un orto familiare è importante zappare o vangare in profondità il terreno, incorporandone 3 – 4 chili a metro quadrato di letame oppure di compost.

Impianto

Il peperone viene generalmente trapiantato partendo da piantine acquistate in vivaio già pronte o ottenute da seme, seminati in alveoli o vasetti e poi trapiantate quando la piantina ha 4 – 6 foglie. E’ importante, nell’effettuare questa operazione, che non vi sia più rischio di gelate.

Sul terreno ben lavorato le piantine vengono trapiantate ad una distanza di 70 – 90 cm tra le file e 30 – 50 cm sulla fila. Le distanze minori sono indicate per le varietà con frutto più piccolo, come i peperoncini.

In una serra i trapianti possono essere fatti da gennaio – febbraio per ottenere produzioni primaverili, oppure ad agosto – settembre per avere produzioni invernali. In campo bisogna attendere la primavera per il trapianto, onde evitare il rischio di ritorni di freddo. Immediatamente dopo il trapianto bisogna irrigare, senza creare ristagni di acqua.

Cure colturali

Per avere una buona produzione, la coltivazione del peperone richiede qualche attenzione. Vediamo le principali operazioni da effettuare in un orto familiare.

Rincalzatura: nel caso del trapianto a file, la terra viene prelevata dall’interfila e addossata alle piante sulla fila. In questo modo si crea un solco tra le file, usato per l’irrigazione, e si ricopre di terreno la parte basale delle piante, favorendo la formazione di radici e l’ancoraggio del vegetale al terreno.

Tutoraggio: una pianta di peperone, carica di frutti, non è in grado di sorreggersi e va tutorata. In un orto familiare vengono in genere usati paletti o bastoni conficcati nel terreno vicino alla pianta. A questi la pianta viene legata, senza stringere troppo per evitare strozzature con la crescita del fusto.

Irrigazione: è molto importante, dato l’apparato radicale molto superficiale. L’apporto di acqua deve essere costante per tutta la durata della coltivazione, aumentando le dosi in corrispondenza delle maturazione dei frutti. Le carenze idriche si ripercuotono negativamente su peso, numero e qualità dei frutti.

E’ importante evitare di bagnare le foglie, per non creare condizioni di umidità eccessiva che favorirebbero lo sviluppo di marciumi e malattie fungine.

In un orto familiare è comune l’irrigazione per infiltrazione laterale tramite solchi, creati con la rincalzatura. Tale tecnica evita di bagnare le foglie ma può causare ristagni idrici e danni da asfissia alle radfici. E’ quindi importante impiegare un’adeguata quantità d’acqua, in modo che non permanga troppo a lungo sul terreno.

RACCOLTA

Il peperone presenta maturazione scalare, quindi sulla stessa pianta sono presenti contemporaneamente frutti in maturazione e altri che devono ancora maturare. La raccolta si protrae anche per 2 – 3 mesi; è consigliabile raccogliere i frutti ogni 5 – 8 giorni.

E’ importante tagliare il peducolo del frutto con coltelli o forbici affilati, senza produrre strappi che sarebbero dannosi per la pianta. I frutti vanno manipolati con cura per evitare ammaccature. I frutti possono essere consumati subito, conservati sott’olio, oppure in frigorifero, dove si conservano per 15 – 20 giorni.

AVVERSITA’ E DIFESA

La coltivazione del peperone può purtroppo andare incontro ad una serie di problematiche causate da insetti, funghi, batteri e condizioni ambientali. Vediamo qui solo i più importanti e come intervenire in un orto familiare.

Fisiopatie: sono causate da fattori ambientali e non da parassiti. Ne sono un esempio i danni da gelate, da carenza di acqua e le scottature da colpo di sole.

Botrite: causata dal fungo Botrytis cinerea, provoca marciumi con formazione di muffa grigia e può colpire ogni parte della pianta. Si previene evitando di bagnare le foglie durante l’irrigazione.

Funghi radicali: esistono numerosi fungi che attaccano le radici del peperone e le fanno marcire, causando la morte cella pianta. Tra i principali ricordiamo la cancrena pedale (causata da Phytophthora capsici), la sclerotinia, la verticilliosi (causata da Verticillium dahliae) e i marciumi da Pythium. In un orto familiare l’unica misura preventiva è evitare di creare ristagni idrici eccessivi nel terreno.

Insetti: l’insetto più dannoso per il peperone è la piralide (Ostrinia nubilalis), una farfallina le cui larve danneggiano i fusti e i frutti vicino all’attacco del peduncolo, favorendo poi successivi marciumi. In un orto familiare possono essere usati preparati a base di Bacillus thuringiensis var. kurstaki, specifico per lepidotteri e innocuo per l’uomo.

Pubblicato in Orticoltura | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La coltivazione della canna da zucchero

Una dolce coltivazione

La canna da zucchero (Saccharum officinarum) è una pianta della famiglia delle graminacee ed la più importante specie saccarifera coltivata nel mondo, per l’ottenimento dello zucchero di canna. Attualmente, in Europa, è coltivata soltanto in Spagna, mentre in passato era coltivata anche in Sicilia, dove fu introdotta dagli Arabi attorno al IX secolo dopo Cristo. Tipica delle zone tropicali e sub – tropicali, la coltivazione della canna da zucchero in un orto familiare ha un interesse unicamente hobbistico, ed è possibile solo nelle zone meridionali dell’Italia.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La canna da zucchero può raggiungere un’altezza di 3 – 4 metri ed è costituita da radici rizomatose e da fusti di forma ovale, pieni di un tessuto spugnoso dal quale si ricava lo zucchero.

Le foglie sono alterne e provviste da una guaina che avvolge il fusto, come avviene tipicamente nelle graminacee. L’infioresenza è una pannocchia, ma viene formata solo se le condizioni ambientali sono ideali.

Zucchero di canna

Fusti per ottenere lo zucchero di canna

ESIGENZE AMBIENTALI

La canna da zucchero si adatta bene a divversi tipi di terreno, ma predilige suoli argillosi e limosi con un buon drenaggio. L’assenza di ristagno idrico è infatti una condizione essenziale per questa coltura. Si dimostra tollerante anche nei confronti del pH del terreno, riuscendo a crescere sia in terreni acidi (pH 4,5 – 5,0) che in terreni basici (pH 8,0 – 8,2).

La temperatura ottimale per la coltivazione della canna da zucchero è di circa 27 °C.

L’accumulo di zucchero è fortemente influenzato dall’andamento climatico. Per una buona produzione l’andamento climatico dovrebbe essere il seguente:

  • Un periodo caldo con una buona disponibilità di acqua, per favorire una crescita rigogliosa
  • Un successivo periodo asciutto e meno caldo, ma senza gelate, dalla maturazione alla raccolta, per favorire l’accumulo di saccarosio.

COLTIVAZIONE

Preparazione del terreno

Nelle coltivazioni professionali il terreno viene arato ad una profondità di 35 – 40 cm, ben amminutato e concimato con concimi chimici. Per una coltivazione hobbistica è sufficiente una zappatura, eventualmente apportando 2 – 3 chili a metro quadro di letame o compost.

Propagazione

La coltivazione della canna da zucchero prevede la propagazione tramite talea. Queste vanno prelevate dalla parte mediana del culmo e poste nel terreno ad una distanza di 2 metri tra le file e 50 cm sulla fila. L’impianto viene effettuato a maggio – giugno.

Cure colturali

Fondamentale è il controllo delle infestanti che, in un orto familiare, viene effettuato manualmente. L’acqua non deve mai mancare, specialmente nelle prime fasi di sviluppo della coltura.

RACCOLTA

In un orto familiare la coltivazione della canna da zucchero non prevede una raccolta, che avrebbe senso solo su grandi estensioni e in un contesto professionale. Il massimo accumulo di zucchero si ha circa 1 anno dopo l’impianto; se tagliata alla base la pianta ricaccia e produrra nuovamente, con una possibile raccolta l’anno successivo. La durata della coltura può arrivare a 6 – 8 anni.

L’estrazione dello zucchero di canna viene effettuata tramite appositi macchinari che spremono e sfibrano il fusto, spremendone la linfa nella quale è contenuto lo zucchero. Questo liquido viene sottoposto a successive lavorazioni di depurazione e concentrazione.

Oltre che per il saccarosio, la coltivazione della canna da zucchero è interessante anche per la produzione di rhum, di cellulosa e di foraggio.

Pubblicato in Coltivazioni erbacee | Contrassegnato , , | Lascia un commento

La coltivazione della fava

Come coltivare la fava

La fava (Faba vulgaris) è una pianta appartenente alla famiglia delle fabacee, come il fagiolo, il cece e il pisello. Originaria dell’area mediterranea e medio – orientale è attualmente molto coltivata in Asia e in particolare in Cina.

La coltivazione della fava è adatta anche per un piccolo orto familiare e seguendo alcuni semplici consigli si potrà ottenere una buona produzione.

CARATTERISTICHE BOTANICHE

La fava è una pianta erbacea annuale con una radice fittonante ben sviluppata e con numerose ramificazioni laterali. Gli steli sono robusti, di forma quadrangolare, senza presenza di peluria.

Il frutto è un baccello, di forma cilindrica o appiattita. Può presentare una lieve peluria e contiene da 2 a 5 semi che possono avere colore verde, marrone, violetto oppure nero, a seconda della varietà.

Coltivazione della fava

ESIGENZE AMBIENTALI

La fava non sopporta il freddo intenso e la siccità prolungata, anche se può tollerare temperature di – 6 °C.

Il terreno ideale deve essere fertile con una buona capacità di trattenere l’acqua, ma senza ristagni idrici. Cresce bene anche nei terreni argillosi e pesanti, con una buona dotazione di calcio. La presenza di sostanza organica è importante per avere una buona produzione, così come la dotazione in azoto.

COLTIVAZIONE

La fava è una pianta miglioratrice della fertilità del terreno, grazie alla simbiosi con alcuni batteri che le permette di fissare l’azoto atmosferico arricchendo il terreno. La rotazione è molto importante sia per consentire alla coltura successiva di sfruttare la fertilità residua, sia per limitare l’insorgenza di malattie e parassiti.

Preparazione del terreno

Per la coltivazione della fava in un orto familiare non sono necessarie lavorazioni profonde e ripetute, che comunque favorirebbero la produzione; è sufficiente affinare bene il terreno con zappature e vangature per permettere alle radici di approfondirsi. In questa fase è consigliabile apportre letame maturo o compost alla dose di 3 – 4 kg per metro quadrato.

Semina

Nelle zone dell’Italia meridionale viene in genere seminata in autunno, a ottobre – novembre, per sfuggire alla siccità e al caldo eccessivo.

Al Nord si effettua invece la semina primaverile, da marzo fino a inizio giugno, anche se un ritardo nella semina comporta in genere una riduzione nella produzione.

In un orto familiare è consigliabile seminare a file distanti 50 – 80 cm, lasciando 15-20 cm tra una pianta e l’altra. La profondità di semina ideale è di 2 – 3 cm, ma i semi di fava più grossi sono in grado di germinare anche se posti ad una profondità maggiore.

Cure colturali

Oltre alla lotta alle infestanti che vanno estirpate manualmente è consigliabile effettuare una rincalzatura, prelevando il terreno tra le file e addossandolo alle piante. Questo, oltre a favorire la formazione di radici, protegge la pianta da eventuali ritorni di freddo.

Irrigazione: è importante in particolare a partire dalla fioritura. La siccità può influire negativamente sulla produzione ma anche un eccesso di acqua può essere dannoso, poiché induce un aumento della vegetazione (foglie, rami) a scapito del baccello.

Coltivazione della fava

Baccello di fava

RACCOLTA E CONSERVAZIONE

In un orto familiare la raccolta viene effettuata a mano, quando i semi all’interno dei baccelli hanno raggiunto le dimensioni finali ma sono ancora teneri. A questo stadio sono ottimi per il consumo fresco e possono essere conservati tramite surgelazione.

Per utilizzare la granella secca, la raccolta va effettuata quando i baccelli sono di colore scuro, ma non eccessivamente secchi, per evitare che si aprano e lascino cadere i semi al suolo.

La fava è inoltre un ottimo alimento per gli animali da allevamento e può essere coltivata come foraggio sia fresco che secco.

AVVERSITA’ E DIFESA

La fava può subire l’attacco di afidi (Aphis fabae), anche conosciuti come pidocchi delle piante e dal tonchio, che attacca i semi. In un orto familiare non sono comunque richiesti interventi antiparassitari e le produzioni sono in genere soddisfacenti per l’autoconsumo.

Pubblicato in Orticoltura | Contrassegnato , , | Lascia un commento