Le piante biocide

Come impiegare le piante biocide

Le piante biocide sono dei vegetali che sviluppano un’azione tossica nei confronti di numerosi funghi e nematodi presenti nel terreno che possono essere patogeni per le colture agrarie.

I composti responsabili di tale effetto tossico sono diversi e appartenenti a diverse classi di composti chimici: terpenoidi, glucosinolati, alcaloidi, tannini, fenoli e altri.

Questi composti, rilasciati dalla pianta, possono agire tal quali o subire una serie di trasformazioni ed esercitano la loro azione su alcuni parassiti dei vegetali. Tale azione può essere anche semplicemente repellente, come nei confronti di alcuni nematodi del terreno.

MECCANISMO D’AZIONE

Le piante biocide possono essere distinte in specie ad azione biofumigante e in catch crops o piante trappola.

Queste piante possono essere coltivate e trinciate per poi distribuirle come sovescio, incorporandole al terreno dove avranno anche un effetto di apporto di sostanza organica.

In alternativa, sono disponibili sul mercato prodotti sotto forma di pellet o sfarinati che vengono apportati al terreno ed esplicano la loro attività mediante liberazione di sostanze bioattive.

Efficacia

Le piante biocide si sono dimostrate efficaci nei confronti di nematodi galligeni (Meloidogyne spp.), nematodi cisticoli (Heterodera e Globodera) e nematodi longidoridi (es. Xiphinema index).

Inoltre sono molto utili per limitare i Coleotteri Elateridi e alcuni funghi del terreno che provocano malattie radicali alle piante coltivate (es. Fusarium, Gaeumannomyces, Pythium e Rhizoctonia).

Inoltre l’apporto di sostanza organica attuato mediante l’interramento delle piante biocide, produce notevoli benefici sulla fertilità e sulla struttura del terreno.

E’ importante ricordare che bisogna attendere 10 – 15 giorni dopo il sovescio prima di procedere con il trapianto o con la semina della coltura, per evitare fenomeni di fitotossicità dovuti alle sostanze che si sviluppano durante la degradazione dei vegetali usati per il sovescio.

piante biocide

piante biocide: Brassica juncea

Piante ad azione biofumigante

Questi vegetali contengono concentrazioni elevate di composti tossici per alcuni organismi.

In genere questi composti sono contenuti nella parte epigea e la loro azione si manifesta quando le piante vengono interrate nella pratica del sovescio.

Le sostanze liberate svolgono un’azione simile a quella dei fumiganti chimici, rivelandosi tossiche per nematodi, insetti (in particolare Coleotteri elateridi) e alcuni funghi terricoli patogeni per le specie coltivate. Inoltre esiste anche un’attività di devitalizzazione di semi delle infestanti.

Tra le piante più efficaci per essere usate come biofumiganti troviamo:

  • Brassica juncea: questa pianta, in seguito a trinciatura e sovescio libera isotiocianati efficaci contro nematodi e funghi fitopatogeni.

  • Ricinus communis: produce alcaloidi, efficaci contro funghi del terreno e nematodi

  • Sorgo: contiene elevate quantità di durrina che una volta idrolizzata produce acido cianidrico tossico contro molti organismi del terreno. Lo stesso discorso vale per il sudangrass.

Piante trappola (catch crops)

Queste piante hanno un elevato contenuto di composti tossici nelle radici.

I nematodi sono attratti dagli essudati radicali prodotti da queste specie e, una volta penetrati nelle radici, iniziano a nutrirsi. In questo modo vengono avvelenati e non riescono a completare il proprio ciclo di sviluppo.

In questo modo la popolazione di nematodi fitopatogeni del terreno si riduce fortemente.

La crescita veloce e competitiva delle piante trappola ha anche un effetto di eliminazione delle infestanti, che non riescono a svilupparsi.

In seguito, l’interramento delle piante ha un effetto ammendante e di apporto di sostanza organica.

Tra le specie più efficaci per essere usate come piante trappola troviamo.

  • Brassicacee: molte piante appartenenti a questa famiglia rilasciano nel terreno glucosilati che, tramite idrolisi enzimatica, producono isotiocianati e nitrile. Esempi di queste specie sono la senape, la rucola coltivata e il rafano.

  • Leguminose: alcune specie appartenenti al genere Crotalaria rilasciano alcaloidi tossici nei confronti dei nematodi.

  • Asteracee: molte piante dei generi Artemisia, Chrysanthemum, Tagetes e Zinnia, emettono sostanze tossiche per i nematodi del terreno.

Sfarinati e pellet

Sono prodotti disponibili in commercio che, apportati al terreno, svolgono un’azione biofumigante, ammendante e fertilizzante.

Vengono distribuiti su tutta la superficie interessata alla dose di 25 quintali/ettaro ed interrati a 15 – 20 cm di profondità. Il terreno va leggermente irrigato e si può seminare o trapiantare dopo 10 – 15 giorni.

Modalità di applicazione

Per aumentare l’effetto nematocida è fondamentale effettuare il sovescio (trinciatura e interramento dei vegetali) nel momento di massima presenza dei nematodi nel terreno.

La semina delle piante biocide viene in genere effettuata a file impiegando, indicativamente, le seguenti quantità di seme:

  • Rucola coltivata: 6 kg/ha

  • Rafano: 25 kg/ha

  • Brassica juncea: 10 kg/ha

  • Crotalaria juncea: 50 kg/ha

Per avere la massima efficacia si consiglia di effettuare il sovescio quanto le piante biocide sono in piena fioritura, poichè in questo momento è più elevato il contenuto in sostanze attive.

Devono quindi essere trinciate e subito interrate a circa 20 cm di profondità per evitare di perdere sostanze volatili importanti.

In seguito i primi 4 – 5 cm di terreno vanno mantenuti umidi e si consiglia di attendere 10– 15 giorni prima di procedere con la semina o il trapianto della coltura, per evitare problemi di fitotossicità.

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